Il giuocatore

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«Florindo: Non potrei vincere trentamila zecchini? Centomila zecchini? Sì, facilmente. Mettiamo solamente ch'io vinca un giorno per l'altro cento zecchini il giorno, in un anno sono più di trentaseimila zecchini, ma dei giorni vincerò altro che cento zecchini! Basta; in un anno io mi posso far ricco. Voglio comprar un feudo, voglio acquistarmi un titolo, voglio fabbricar un palazzo magnifico e ammobiliarlo all'ultimo gusto; voglio farmi correr dietro tutte le femmine della città»

Il giuocatore
Commedia in tre atti
AutoreCarlo Goldoni
Generecommedia
Composto nel1750
Prima assoluta1751
Carnevale di Venezia
Personaggi
  • Pantalone de' Bisognosi, mercante veneziano
  • Rosaura, sua figliuola, promessa sposa a Florindo
  • Florindo Aretusi, giovane civile, giuocatore
  • Beatrice, amante di Florindo
  • Lelio, giuocatore
  • Agapito, altro giuocatore
  • Tiburzio, giuocatore di vantaggio
  • Gandolfa, vecchia sorella di Pantalone
  • Pancrazio, vecchio amico di Gandolfa
  • Colombina, cameriera di Rosaura
  • Brighella, custode del casino, ovvero delle stanze del giuoco
  • Arlecchino, servitore di Florindo
  • Un servitore del casino del giuoco
  • Menico, servitore di Agapito
  • Un servitore di Lelio
  • Un servitore di Tiburzio
 

Il giuocatore è un'opera teatrale in tre atti di Carlo Goldoni scritta nel 1750 ed è una delle sedici commedie che il commediografo veneziano - a seguito di una scommessa con il pubblico veneziano - si impegnò a scrivere in un solo anno per l'impresario Girolamo Medebach.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il giovane Florindo è divorato dal vizio del gioco. Ingannato da due bari, perde tutto ciò che possiede, anche l'amore della sua promessa sposa Rosaura e le amicizie. Solo l'intervento di Pantalone riuscirà a salvarlo dai debiti, dal carcere e da un matrimonio di convenienza con la vecchia e ricchissima Gandolfa.

Poetica[modifica | modifica wikitesto]

Nella Venezia del Settecento il gioco era diffusissimo in ogni rango sociale: si giocava nelle case dei nobili e dei borghesi, nei caffè e nelle bische[1]. Come esplicitato nella prefazione dello stesso Goldoni, l'autore si era proposto di assegnare a questa commedia, ricca di riferimenti autobiografici, il compito di un teatro esemplare che svegliasse dalla fascinazione del gioco, definito il peggiore dei vizi[2].

Il giuocatore ha sempre avuto un minor successo rispetto a tutte la altre opere di Goldoni. Nelle note di regia al suo allestimento del 2004, Giuseppe Patroni Griffi sostiene che il motivo è da ricercarsi nel fatto che in questa commedia tutti i buoni sentimenti sono banditi e l'autore si veste di nero raccontando di un libertino cattivo capace di tutto, senza scrupoli e senza sentimenti. Ma la forza della commedia è proprio questa: parlare onestamente di una malattia, quella del gioco, di non nascondere nulla e in questo modo di rendere lo spettatore partecipe del destino di Florindo[3].

Rappresentazioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]