Festività in Italia
Le festività in Italia sono dodici oltre a ogni domenica.
Le feste religiose di precetto sono sei cui se ne aggiungono due di prolungamento, mentre quelle civili nazionali sono quattro cui se ne aggiunge una comunale.
Giorni festivi
[modifica | modifica wikitesto]In Alto Adige il lunedì di Pentecoste è considerato giorno festivo in luogo del giorno del santo patrono.
Il numero di giorni festivi effettivi si riduce nel caso in cui cadano in domenica, ma in questo scenario la legge prevede che i lavoratori italiani ricevano un giorno retribuito in più in busta paga. Nel caso in cui invece il lavoratore operi, come nella maggior parte dei casi, su cinque giorni settimanali, e la festività ricada nel suo secondo giorno libero, che generalmente risulta essere il sabato, la festività stessa è persa salvo specifici accordi contrattuali.
La tabella evidenzia come per un lavoratore italiano medio che lavori dal lunedì al venerdì, e al netto del fatto che la sua festa del santo patrono possa poi cadere in una data fissa nel fine settimana sottraendogli un altro giorno libero,[1] la casistica più sfavorevole corrisponde a un anno ordinario che cominci di giovedì o uno bisestile di mercoledì i quali gli lasciano solo 8 festività infrasettimanali,[2] mentre la più favorevole è quella dell’anno ordinario col capodanno in domenica, in quanto sarà proprio questa l’unica festività perduta e che gli verrà peraltro pagata.[3]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Il Regio decreto 17 ottobre 1869, n. 5342 estese la normativa sulle festività del Piemonte del 1853 a tutta Italia, abrogando dal 1870 quelle dei vecchi stati regionali preunitari. Le festività erano dieci, cui si aggiungeva ogni domenica:
- Epifania (6 gennaio);
- Ascensione (il giovedì della sesta settimana dopo la Pasqua);
- Corpus Domini (il giovedì della nona settimana dopo la Pasqua);
- Santi Pietro e Paolo (29 giugno);
- Assunzione di Maria o Ferragosto (15 agosto);
- Natività di Maria (8 settembre);
- Tutti i Santi (1º novembre);
- Immacolata Concezione (8 dicembre);
- Natale (25 dicembre);
- la Festa del santo patrono, decisa da ciascun comune.
La vistosa assenza del Capodanno, non celebrato in Piemonte, causò proteste nelle regioni che se lo ritrovarono abrogato. L'anomalia fu sanata dal parlamento solo cinque anni dopo, con la Legge 23 giugno 1874, n. 1968 che convertì il suddetto decreto. Tutte le festività erano di natura religiosa.[4] La prima festa nazionale fu istituita dalla legge nº401 del 19 luglio 1895 e fu individuata nell'anniversario della Breccia di Porta Pia (20 settembre), una scelta, tra tutte quelle possibili, che non contribuì a rasserenare i rapporti col Vaticano.[5]
Le pressioni degli imprenditori della crescente industria italiana per ridurre le interruzioni alla produzione lavorativa trovarono sfogo nel Regio decreto 4 agosto 1913, n. 1027 che lasciò solo sette feste, abolendone ben cinque:
- il Corpus Domini,
- San Pietro e Paolo,
- la Natività di Maria,
- l'Immacolata Concezione,
- la festa comunale del santo patrono.
Il crescente nazionalismo successivo al conflitto mondiale aumentò le feste nazionali. Il Regio decreto 22 ottobre 1922, n. 1354 introdusse l'Anniversario della vittoria del 4 novembre già sperimentato una tantum nel 1919 e nel 1921, in quest'ultimo caso per la solenne tumulazione del Milite ignoto[6].
L'ascesa del fascismo incrementò tale tendenza, affrontando al contempo la propensione di molti imprenditori a concedere particolari agevolazioni in occasione del primo maggio per ingraziarsi i sindacati. Mussolini intervenne nel 1923 introducendo la commemorazione della Fondazione di Roma del 21 aprile e dichiarandola festa del lavoro, pur senza alcun legame tra i due fatti, e abolendo il 1º maggio.[7] La prioritaria ricerca del consenso attraverso un riavvicinamento al mondo cattolico portò inoltre subito dopo al ristabilimento delle tre feste religiose del Corpus Domini, dei Santi Pietro e Paolo e dell'Immacolata Concezione.[8]
Il duce impose poi l'anniversario della Marcia su Roma del 28 ottobre non appena instaurata la dittatura nel 1926.[9]
Il dittatore andò poi oltre, pescando nel 1928 nella tradizione religiosa: istituendo la festività del 19 marzo, giornata dedicata a San Giuseppe,[10] unì la già citata propaganda cattolica con l'appuntamento della Festa del papà, ritenuto in linea con i principi sostenuti dal regime.
La definitiva riconciliazione col Vaticano successiva al Concordato fu sancita dall'abolizione della prima e unica festa nazionale dell'era liberale, il già citato anniversario di Porta Pia, che fu compiuta in occasione del riordinamento delle feste nazionali, dei giorni festivi e delle solennità civili del 1930[11].
L'auto-celebrazione fascista andò avanti dichiarando nel 1939 festa nazionale anche il 9 maggio, anniversario della fondazione dell'impero in Etiopia.[12].
Con lo scoppio della guerra, per non rallentare lo sforzo bellico, tutte le feste nazionali, i giorni festivi e le solennità civili furono sospesi, escluse le feste di precetto stabilite dall'art. 11 del Concordato, lasciando alla Presidenza del consiglio (e quindi al Duce) la possibilità di determinare quali ricorrenze dovessero essere celebrate.[13]
La liberazione portò nel 1946 l'abrogazione delle vecchie feste nazionali, ripescando però il 4 novembre e introducendo il 25 aprile, il 1º maggio e il 2 giugno, oltre a una transitoria festa degli Alleati in Europa dell'8 maggio[14] che durò solo fino alla definitiva risistemazione dell'argomento tre anni dopo.
Nel 1949 le undici feste confermate dal vecchio ordinamento, le nuove feste politiche, le due innovative e particolari feste di prolungamento di Pasquetta e Santo Stefano e la ristabilita Festa del santo patrono portarono il totale dei giorni festivi a diciassette.[15]
Nel 1977, con la legge 5 marzo 1977 numero 54, furono soppressi i seguenti giorni festivi:[16]
- 6 gennaio, Epifania;
- 19 marzo, San Giuseppe;
- 40 giorni dopo Pasqua, Ascensione;
- 60 giorni dopo Pasqua, Corpus Domini;
- 2 giugno, Festa della Repubblica: festa spostata alla domenica successiva;
- 29 giugno, Santi Pietro e Paolo, patroni di Roma (rimane festa a Roma come santo patrono);
- 4 novembre, Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate (anniversario del giorno della vittoria dell'Italia sull'Austria-Ungheria nella prima guerra mondiale): festa spostata alla domenica successiva.
Otto anni dopo la festa dell'Epifania venne ripristinata.[17]
Nel 2001 la Festa della Repubblica è stata ristabilita al 2 giugno. Nel 2025 è stata introdotta la festa di San Francesco d'Assisi al 4 ottobre[18].
Le altre feste religiose soppresse, come tutte quelle ancora in essere in Italia, sono ancora festività nella Svizzera italiana.
Giornate celebrative nazionali e internazionali
[modifica | modifica wikitesto]Il 17 marzo è stato proclamato festa nazionale nel 1911, 50º anniversario dell'Unità d'Italia, nel 1961, 100º anniversario dell'Unità d'Italia, e nel 2011, 150º anniversario dell'Unità d'Italia.
Con la legge 23 novembre 2012, n. 222 è stata istituita la "Giornata dell'Unità nazionale, della Costituzione, dell'inno e della bandiera" da celebrarsi il 17 marzo di ogni anno, nel giorno della proclamazione nel 1861 dell'Unità d'Italia, tuttavia non è da considerare giornata festiva.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Molti comuni non rientrano in questa casistica poiché la loro festa patronale cade sempre di lunedì essendo susseguente a una specifica domenica dell’anno.
Prendendo invece ad esempio la più grande economia d’Italia, Milano e il suo hinterland che pongono la festa patronale il 7 dicembre, questa cade di sabato negli anni normali inizianti di martedì e nei bisestili di lunedì, mentre è di domenica se un anno normale inizia di mercoledì o uno bisestile di martedì. - ↑ Lo stesso succede negli ordinari che iniziano di venerdì e nei bisestili di giovedì, ma in questi casi il lavoratore riceve almeno un giorno retribuito in più in busta paga.
- ↑ Mentre nel caso di un anno bisestile con capodanno di sabato, questa festività verrà completamente persa.
- ↑ Cosa peraltro piuttosto normale in un regime monarchico, dato che le feste nazionali erano tipiche delle poche repubbliche all'epoca esistenti.
- ↑ GU 19/7/1895, su gazzettaufficiale.it. URL consultato il 1º gennaio 2024 (archiviato il 1º gennaio 2024).
- ↑ Regio decreto 19 ottobre 1919, n. 1888, in materia di "Col quale il giorno 4 novembre 1919 è dichiarato festivo"Regio decreto 28 ottobre 1921, n. 1462, in materia di "Che dichiara festivo il giorno 4 novembre 1921 dedicato alla celebrazione delle onoranze al soldato ignoto"
- ↑ Decreto-legge 19 aprile 1923, n. 833
- ↑ Decreto-legge 23 dicembre 1923, n. 2859
- ↑ Decreto-legge 21 ottobre 1926, n. 1779
- ↑ Legge 6 dicembre 1928, n. 2765
- ↑ Legge 27 dicembre 1930, n. 1726
- ↑ Legge 5 maggio 1939, n. 661
- ↑ Decreto-legge 24 luglio 1941, n. 781
- ↑ Decreto legislativo luogotenenziale 22 aprile 1946, n. 185, in materia di "Disposizioni in materia di ricorrenze festive"
- ↑ Legge 27 maggio 1949, n. 260
- ↑ Legge 5 marzo 1977, n. 54, in materia di "Disposizioni in materia di giorni festivi"
- ↑ Decreto del presidente della Repubblica 28 dicembre 1985, n. 792
- ↑ Legge 8 ottobre 2025, n. 151, in materia di "Istituzione della festa nazionale di San Francesco d'Assisi"
- ↑ Detta anche "Festa del Tricolore" o "Giornata Tricolore"
Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su festività nazionale in Italia
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Ufficio del Cerimoniale di Stato - Festività e giornate nazionali, su presidenza.governo.it.
- ELENCO DELLE FESTIVITÀ CIVILI, MILITARI E RELIGIOSE (PDF), su indire.it.
- LE FESTE MOBILI. FESTE RELIGIOSE E FESTE CIVILI IN ITALIA (e all'estero), su calendario.eugeniosongia.com.