Chiesa dell'Immacolata Concezione (Polistena)

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Polistena.

Chiesa dell'Immacolata Concezione
Vecchio Ospedale di Polistena.JPG
StatoItalia Italia
RegioneCalabria Calabria
LocalitàPolistena
ReligioneCattolica
Diocesi Oppido Mamertina-Palmi

La chiesa dell'Immacolata Concezione è un edificio religioso che si trova a Polistena, in provincia di Reggio Calabria.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Essa faceva parte dell'antico convento degli Osservanti, operante a Polistena prima del terribile terremoto del 1783 che tutto distrusse. Dopo il terremoto, la chiesa fu ricostruita in modeste dimensioni assieme al convento il quale però venne definitivamente soppresso nel 1809. Del convento resta la testimonianza di una massiccia porta lignea all'interno della chiesa.[1][2]. La chiesa fu poi ampliata a cavallo tra il XIX e XX secolo da parte di artigiani e operai polistenesi (i Rovere, Formica, Calcopietro) in occasione del cinquantenario del dogma dell'Immacolata Concezione (1854), e un'epigrafe in latino incisa su una pregevole lastra di marmo e conservata nella chiesa, fu dettata dall'Arcivescovo Domenico M.Valensise (1832-1916) a testimonianza delle origini della chiesa stessa.[2]. L'edificio sacro subì gravi danni a seguito di un altro evento funesto, il terremoto del 1908, in cui ci fu il crollo parziale della facciata, ma fu prontamente restaurato pochi anni dopo.[3][4]. Divenuta parrocchia autonoma nel 1961, la chiesa è infine andata incontro ad ulteriori lavori di restauro e abbellimento negli anni '90 del XX secolo e nella prima decade del XXI secolo.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Ha una facciata semplice ma imponente, da cui primeggia una grande cupola rivestita in rame che si scorge anche da parecchi km di distanza. Sul finire del primo decennio del XXI secolo, è stato aggiunto un alto campanile staccato dall'edificio centrale. Prima di esso, la chiesa ne possedeva uno di piccolissime dimensioni posto a fianco del timpano che, nel corso del tempo e dei vari restauri, fu eliminato e il suono delle campane veniva riprodotto mediante altoparlanti.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa presenta un'unica e ampia navata che si presenta allo stato grezzo, con un interessante tetto con travi in legno a vista, mentre le zone del coro, dell'abside, del transetto e della cupola sono rifinite con stucchi e decorazioni cromatiche, grazie ai lavori eseguiti negli anni '60 del '900 dal polistenese Pepè Ursida su disegni del prof. Michelangelo Parlato[1]. La parte più pregevole senza dubbio è l'altare centrale in marmi policromi, opera degli artisti napoletani Varvella e Fluoreano (1771)[5], ed è adornato da tre statue marmoree di diversa provenienza: quella centrale (altezza 1,88 m) raffigura l'Immacolata, quelle laterali (altezza 1,60 m circa per entrambe) rappresentano rispettivamente Santa Caterina e Santa Lucia; quest'ultima statua è attribuita a Pietro Bernini.[1]

Il transetto è caratterizzato da due altari laterali in cui, entro altrettante nicchie lignee, fanno bella mostra le statue anch'esse di legno di Sant'Antonio (che viene solennemente festeggiato il 13 giugno), di origini settecentesche, e quella dell'Immacolata Concezione, opera del 1833 del serrese Vincenzo Zaffiro, che viene portata in processione l'8 dicembre[5]. Adiacente all'altare di Sant'Antonio, c'è una nicchia in cui è custodita la statua di San Francesco da Paola raffigurato nell'atto della preghiera. Dall'altra parte del transetto, vicino invece all'altare dell'Immacolata, è stata costruita all'inizio della seconda decade del XXI secolo una grande cappella laterale, ben decorata e rifinita, usata tra le altre cose per allestire l'Altare della Reposizione la sera del Giovedì Santo.

Lungo l'unica navata e il resto del transetto, si conservano inoltre numerosissime statue devozionali in legno o cartapesta tra cui: san Diego (scolpita da Fortunato Morani nel 1854), san Giuseppe, sant'Espedito, san Pio X, santa Lucia, san Pio da Pietrelcina, san Pasquale, il Crocifisso (autore Francesco Morani), e il gruppo della Pietà, scolpito dalla ditta statuaria Malecore di Lecce nel 1905 e restaurato esattamente un secolo dopo, nel 2005; la Pietà viene portata in solenne processione durante il tardo pomeriggio del Venerdì Santo[6]. Infine, sono degni di nota i grandi quadri in mosaico artistico che raffigurano le stazioni della Via Crucis, aggiunti negli anni '90 del '900.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Vincenzo Fusco, "Polistena, Storia sociale e politica 1221-1979", Edizioni Parallelo 38, Reggio Calabria 1981
  2. ^ a b Ferdinando Sergio, "Polistena ieri e oggi", F.lli Gigliotti Editore, 2001
  3. ^ Giovanni Russo, "Polistena nelle immagini di ieri", 1985, Edizioni Priulla, Palermo
  4. ^ Vincenzo Fusco, "Dolce paese...", 1991, Editrice Jone
  5. ^ a b Giovanni Russo, "Polistena, storia, arte e cultura, Laruffa Editore, 2003
  6. ^ Comune di Polistena, Servizio Civile Nazionale, "I riti della Settimana Santa tra culto e tradizione", Polistena, 2008

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]