Ugo Cerletti

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Ugo Cerletti (Conegliano, 26 settembre 1877Roma, 25 luglio 1963) è stato un neurologo e psichiatra italiano. Ideatore della terapia elettroconvulsivante, comunemente nota con il nome di elettroshock, utilizzata per la cura di alcuni disturbi mentali.

Indice

[modifica] Vita

Ugo Cerletti era figlio di Giovanni Battista, illustre enologo di Chiavenna stabilitosi a Conegliano per dirigere la locale Scuola Enologica.

Frequentò la facoltà di medicina a Roma e Torino, dove studiò con Giovanni Mingazzini ed Ezio Sciamanna (docenti di neuropatologia il primo e di psichiatria il secondo), specializzandosi in neurologia e psichiatria. Approfondì i suoi studi con i più eminenti neurologi del suo tempo, prima a Parigi, con Pierre Marie ed Ernest Dupré, e poi a Monaco, con Emil Kraepelin (il "padre" della psichiatria scientifica moderna) e Alois Alzheimer (scopritore della demenza senile, malattia che porta oggi il suo nome). Successivamente studiò a Heidelberg, con il neuropatologo Franz Nissl.

[modifica] La TEC

Terminati gli studi, fu nominato direttore del laboratorio neurobiologico dell'Ospedale psichiatrico di Mombello, a Milano. Nel 1925 fu professore di neuropsichiatria all'Università di Bari, e nel 1928 subentrò ad Enrico Morselli come direttore della Cattedra di neuropsichiatria all'Università di Genova. Nel 1935 divenne direttore della clinica neuropsichiatrica dell'Università "La Sapienza" di Roma, dove sviluppò e introdusse insieme a Lucio Bini (condussero il primo esperimento nel 1938) la terapia elettroconvulsivante (TEC), per il trattamento di numerose forme di disturbo mentale.

Nel 1946 fu Presidente della Società italiana di Psichiatria, e nel 1950 ricevette la Laurea honoris causa dal Collège de Sorbonne dell'Università di Parigi.

[modifica] Attività scientifica

Cerletti arrivò a utilizzare l'elettroshock terapeutico sull'uomo in conseguenza degli esperimenti da lui condotti sugli animali circa le conseguenze neurologiche di ripetute crisi epilettiche. A Genova, e successivamente a Roma, usò apparati elettroconvulsivanti per provocare attacchi epilettici ripetibili e controllabili su cani e altri animali. L'idea di utilizzare la TEC su pazienti neuropsichiatrici gli venne dopo aver osservato alcuni maiali che venivano anestetizzati con una scarica elettrica prima di essere condotti al macello. Va inoltre considerato che sin dal 1935, il metrazol (un farmaco convulsivante) e l'insulina erano largamente usati in molti paesi per il trattamento della schizofrenia, con risultati interessanti.

L'idea alla base dell'approccio era fondata sulle ricerche effettuate dal premio Nobel Julius Wagner-Jauregg sull'uso di convulsioni indotte attraverso la malaria per la cura di alcuni disturbi nervosi e mentali - come la demenza paralitica causata dalla sifilide - nonché sulle teorie sviluppate da Ladislas Meduna, secondo il quale la schizofrenia e l'epilessia erano disturbi antagonisti; ricerche e teorie che nel 1933 portarono Manfred Sakel a sviluppare la "terapia del coma insulinico" in psichiatria.

Cerletti usò per la prima volta la terapia elettroconvulsivante nell'aprile del 1938, in collaborazione con Lucio Bini, su un paziente affetto da schizofrenia con sintomi di delirio, allucinazione e confusione; una serie di elettroshock terapeutici permisero al paziente di tornare ad uno stato mentale di normalità. Conseguentemente, negli anni successivi, Cerletti e i suoi collaboratori effettuarono regolarmente gli elettroshock terapeutici, sia su animali sia su pazienti neuropsichiatrici, arrivando a determinare l'affidabilità della terapia e la sua sicurezza e utilità nella pratica clinica, soprattutto per il trattamento della psicosi maniaco-depressiva, e dei casi più gravi di depressione. Il suo lavoro e le sue ricerche ebbero un’influenza notevole, e l'uso della terapia si diffuse velocemente in tutto il mondo.

Nella sua lunga attività di psichiatra e neurologo, Cerletti pubblicò 113 lavori scientifici, sulla patologia delle placche senili nel Morbo di Alzheimer, sulla struttura delle cellule della glia, sul tessuto nervoso normale e patologico, sulla sifilide congenita, sugli ormoni e sul gozzo endemico.

Vanno ricordati anche alcuni suoi contributi estranei alla medicina: l'ideazione di tute bianche per la mimetizzazione delle truppe alpine, e l'invenzione di una spoletta a scoppio ritardato per artiglieria.

È sepolto nel cimitero di Chiavenna, vicino al padre e alla moglie Antonietta Marzolo (morta nel 1977).

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Fonte

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