Enrico Morselli

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Enrico Morselli

Enrico Morselli (Modena, 17 luglio 1852Genova, 18 febbraio 1929) è stato uno psichiatra e antropologo italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

« Noi amiamo il Manicomio nostro come il marinaio la sua nave, come il soldato il suo campo trincerato; è qui che sosteniamo le nostre lotte con la natura matrigna; è qui che tentiamo di strappare alla malattia gli ultimi lembi di una povera ragione che si disperde; è qui, dove raccogliamo tutte le nostre compiacenze, dove allato alle numerose ed, ahi!, forse troppo frequenti sconfitte, segniamo con intima soddisfazione dell'animo le nostre vittorie. »
(Sergio Musitelli, Enrico Morselli, Storia della Medicina, Fratelli Fabbri Editori, Milano 1964, vol. II)

Infanzia ed Adolescenza[modifica | modifica sorgente]

Nel 1855, divenuto orfano di padre[1], si trasferì con la madre, in attesa della secondogenita - Giuseppina -, presso Correggio, ponendosi sotto la protezione di un potente prozio[2]. Per volere di questi, Morselli frequentò prima un noto collegio religioso nel comune emiliano, poi un liceo privato a Modena.[3].

Carriera Universitaria[modifica | modifica sorgente]

Studiò presso la facoltà di Medicina e Chirurgia nell'università di Modena, dove prese parte alle lezioni di Giovanni Canestrini[4], zoologo, e di Paolo Gaddi, anatomista, che lo introdusse all'antropologia ed alla craniologia. In particolare questi gli mise a disposizione i reperti del Museo Anatomico Universitario da lui fondato[5]. Nel luglio del 1874, infine, si laureò con una tesi, poi pubblicata da Loescher, dal titolo La trasfusione del sangue[6], in cui si provò a negare l'efficacia di tale pratica in ambito psichiatrico.

Prime esperienze lavorative[modifica | modifica sorgente]

Sotto invito di Carlo Livi[7], professore di Igiene e Medicina Legale, e direttore dell'Istituto Manicomiale di Reggio Emilia, il giovane prese la decisione di occuparsi di psichiatria, ed il 15 agosto 1874[8] fu assunto come medico praticante nel frenocomio da quegli diretto[9]. Per di più, sempre sotto suggerimento di Livi, frequentò un corso di perfezionamento in Antropologia presso l’Istituto di Studi Superiori di Firenze tenuto da Paolo Mantegazza fondatore della Società Italiana di Antropologia e Etnologia. Qui il dibattito culturale era condotto da filosofi come Felice Tocco e scienziati come Moritz Schiff; cosicché in un ambiente tanto vivace Morselli si trovò costretto ad una revisione degli approcci che aveva tenuto nei confronti della craniologia, nonché del metodo antropologico[10]. Da queste influenze sarebbe poi nata La rivista di filosofia scientifica, che sarebbe divenuta organo del Positivismo Italiano per tutto un decennio, radunando intorno ad essa la maggior parte degli uomini di cultura e dei pensatori aderenti all'indirizzo positivo.[11] L'esperienza frenocomiale di S. Lazzaro, rappresentò una svolta nella vita di Morselli per due ragioni:

  • in primo luogo perché ebbe occasione di acquisire senso clinico e recepire il moderno approccio psichiatrico di Livi, unitamente alla considerazione del valore insito nell'abbinamento di speculazione ed empirismo nelle scienze mediche -principio fortemente propugnato dal suo vate -[12];
  • quindi l'amicizia con Augusto Tamburini con il quale condivise la necessità di un rinnovamento del panorama della psichiatria in Italia. Con questi propose a Livi di fondare la tuttora esistente Rivista sperimentale di freniatria e medicina legale[13][14].

Contemporaneamente, dal 1875, Morselli lavorò, come assistente di Carlo Ghinozzi, nell'Arcispedale di Santa Maria Nuova in Firenze, occupandosi in particolare di neuropatologia come dimostrato dai costanti interventi su Lo sperimentale - Rivista medica fondata da Maurizio Bufalini - in cui si prediligeva un approccio clinico nei confronti del malato inteso nella sua interezza di uomo e non in relazione alla sua patologia.[15].

Maturità[modifica | modifica sorgente]

Enrico Morselli

Nel febbraio del 1877, all'età di 25 anni, sposata Maria Pia Regália, sorella del noto paleontologo positivista, si trasferì a Macerata dove era stato assunto come Direttore Medico Amministrativo del Manicomio di S. Croce: seguendo gli insegnamenti di Carlo Livi mirò alla definizione di un indirizzo terapeutico e non custodialistico dell'Istituto[16]. In ossequio a questa sua visione dei fatti Morselli sarà il primo in Italia a concedere a gruppi di malati di uscire dall'Istituto di ricovero, di frequentare luoghi e locali pubblici[17].

Vinse il concorso indetto dal Regio Istituto Lombardo con il saggio Il suicidio. Saggio di statistica Morale comparata - 1879 -[18], opera che sarebbe stata pubblicata in lingua inglese nel 1887[19], ed ottenne così a Pavia la prima docenza in Clinica Psichiatrica.

L'opera ebbe subito un rilevante successo, tanto che attrasse l'attenzione di Emile Durkheim, il quale utilizzò in gran parte le analisi statistiche di Morselli come base empirica per la redazione di uno dei suoi libri più significativi: Il Suicidio. Studio di sociologia, uscito nel 1897[20].

Quindi iniziò l'insegnamento della disciplina a Torino dove diresse anche il Regio Manicomio della città. Dal 1887, poi, tenne dei corsi di Antropologia da cui sarebbe stato ricavato il saggio Antropologia generale. L'uomo secondo la teoria dell'evoluzione (1911). A questi anni risalgono alcune di quelle affermazioni che avrebbero fatto di Morselli uno di pionieri nel panorama della psichiatria in Italia. In riferimento all'atteggiamento degli infermieri nei confronti degli infermi, infatti, sostiene:

« Siate per i nostri malati i fratelli e gli amici premurosi che la vita ha loro negato; essi devono sentire in voi la fiamma d'amore, non il freddo distacco del custode, o, peggio, dell'aguzzino. »
(Sergio Musitelli, Enrico Morselli, Storia della Medicina, Fratelli Fabbri Editori, Milano 1964, vol. II)

In ambiente Torinese conobbe sia Cesare Lombroso, con il quale aveva avuto occasione di compiere un viaggio estivo in Lunigiana, Lucchesia e Garfagnana per ragioni di studio antropometrico[21], che Eugenio Tanzi, con il quale condusse un lavoro di ricerca che avrebbe portato alla pubblicazione de Il magnetismo, la fascinazione e gli stati ipnotici. In questo testo, e nei successivi articoli pubblicati in varie riviste, difende l'interpretazione psicologica portata avanti dalla scuola di Nancy che, in contrapposizione alla lettura neurologica di Charcot, vede l'ipnotismo strettamente legato alla suggestione: facoltà presente in maggiore o minore quantità nell'individuo, sano o malato. Morselli e il suo gruppo di ricerca fu tra i primi in Italia a sostenere la lettura psicologica dell'ipnotismo in una psichiatria a orientamento fortemente organicista. Al VI Congresso della società Freniatrica Italiana (Novara, 8-14 settembre, 1889) Tamburini, inizialmente Charcotiano, propone una "teoria conciliativa" che fornisce una sintesi fra scuola di Nancy e scuola della Salpêtrière, sostenendo di fatto una lettura psicologica legata strettamente alla suggestione. Opera, questa, che finì per rappresentare la rottura totale con quell'ambiente accademico torinese all'interno del quale, Morselli, era già individuato come personalità "scomoda". Proprio per tale ragione questi rassegnò nel 1888, all'età di 37 anni, le proprie dimissioni e chiese il trasferimento presso l'Università di Genova.

Periodo Genovese[modifica | modifica sorgente]

Nel 1890 Morsell fu chiamato ad occupare la vacante cattedra di clinica psichiatrica dell'ateneo ligure, rimasta libera alla morte di Dario Maragliano nel 1889.[22] Portò qui con sé Tanzi ma coltivò comunque un nutrito nucleo di allievi, tra cui ricordiamo Giuseppe Portigliotti, Giuseppe Vidoni, Moisey Kobylinsky. Negli anni gli fu affidato l'insegnamento di un numero variegato di discipline: da Psicologia forense e sperimentale, a Neuropatologia ed Elettroterapia, senza dimenticare Antropologia per la Scuola di preparazione per viaggiatori, istituita dalla Facoltà di Scienze. Nel 1894 accettò la direzione del dipartimento di Neurologia del policlinico, dove già alcuni anni prima aveva fondato una sezione ambulatoriale per le patologie psichiatriche, dove venivano offerti sia consulti gratuiti in favore di indigenti, che prestazioni a pagamento. Qualche anno dopo inaugurò Villa Maria Pia ad Albaro che prometteva cure modernissime per psicopatici, neuropatici e morfococainomani; il tutto dopo aver diretto nel 1887 lo stabilimento idroterapico di S. Maurizio Canavese, rivolto in particolare a donne affette da isterie e senza dimenticare la direzione dellIstituto Paedagogium per bambini tardivi a Nervi[23]. Proprio su queste numerose e variegate esperienze si basa la competenza che condusse Morselli alla definizione dei due fortunati volumi del Manuale di Semeiotica delle malattie mentali in cui tentò per la prima volta a coniugare empirismo e rigore classificatorio, e nella cui seconda edizione si dedicò particolare attenzione allEsame psicologico della pazzia.

In questi anni iniziò ad interessarsi di fenomeni medianici, prima approcciando ai temi con grande scetticismo; quindi, avendo fatti propri gli indirizzi della Society for Psychical Research, giunse alla redazione nel 1908 di un minuzioso diario dal titolo Psicologia e Spiritismo, dopo aver partecipato da attento osservatore delle sedute di Eusapia Palladino, tra le più note medium dell'epoca.[24].

Fondò nel 1914 i Quaderni di Psichiatria, affidati alle cure redazionali del figlio, anch'egli psichiatra, nato nel 1879, che divennero, in tempo di guerra, luogo di scambio di opinioni relative ai nuovi problemi che il conflitto pose e che gli alienisti si trovarono a dover fronteggiare. Convocato alla partecipazione alla guerra, presiedette l'Unione dei Medici Italiani per la Resistenza Nazionale, ed al termine della stessa iniziò a dimostrare i nuovi interessi per profilassi sociale ed eugenica, prendendo parte al Primo congresso Internazionale a Londra nel 1912[25].

Negli ultimi anni della sua vita si dedicò in particolare alla divulgazione delle nuove istanze psicanalitiche di matrice freudiana già diffuse in Europa, ma ancora del tutto sconosciute in Italia. Così pubblicò due volumi col titolo La psicanalisi, che inviò allo stesso Freud, accompagnati da un pamphlet sul Sionismo, dimostrazione del nuovo interesse che la già poliedrica personalità di Morselli iniziava a coltivare. Interesse che avrebbe condotto il medico bolognese ad analizzare i nuovi panorami che la scienza freudiana offriva: quelli relativi a libido e sessualità. Di questi tardi studi ci rimangono, però, soltanto pochi scritti, raccolti in un'edizione postuma, editi sotto la curatela del figlio, e recanti il titolo Sessualità umana secondo la psicologia, la biologia e la sociologia, Torino 1931.

La Psicanalisi[modifica | modifica sorgente]

La prova più grande del desiderio di apertura, aggiornamento, lo dimostra con la pubblicazione nel 1926 di due volumi -dedicati uno a Roberto Ardigò, l'altro a Cesare Lombroso, due glorie del pensiero italiano - recanti il titolo de La Psicanalisi, primo tentativo di introdurre nell'ambiente scientifico-culturale italiano il pensiero maturato da Sigmund Freud. Nella redazione dell'opera il modenese si rifece certamente più alle istanze culturali del centroeuropa, dove già abbondavano le pubblicazioni di materia psicanalitica, che a quelle propriamente italiche, versando, ancora, la penisola nel più gretto provincialismo[26].

Eppure, da un punto di vista più strettamente scientifico, Michel David sostiene, ne La psicanalisi nella cultura italiana, che Morselli non supera lo stadio di "diligente compilazione" ed anzi pecca di "una quasi totale incomprensione verso il proprio tema" - Michel David -.

Nonostante questa critica lettura dello studioso, il 18 febbraio 1926 a Morselli fu recapitata una lettera da Freud il quale lo ringraziava caldamente per "la sua grande opera sulla psicanalisi" - Sigmund Freud -, pur non nascondendo il proprio disappunto nei confronti delle riserve che l'italiano avanzava nei confronti della nuova materia. Scriveva:

« Nel leggere la Sua grande opera sulla psicoanalisi ho notato con dispiacere che Ella non riesce a dare la Sua adesione alla nostra giovane scienza senza grandi limitazioni, e sono costretto a consolarmi di ciò pensando alla necessaria divergenza delle opinioni in argomenti così difficili, come anche alla certezza che la sua opera contribuirà enormemente a risvegliare l'interesse dei Suoi concittadini alla psicoanalisi »
(Lettera ad Enrico Morselli, Sigmund Freud)

Riserve che è lo stesso Morselli ad indicare nella prefazione:

« Noi alienisti e neurologi italiani siamo dispostissimi a riconoscere i lati originali della psicanalisi, ma nel contempo vogliamo sottoporli, secondo i criteri del sano positivismo, ad un esame serio e sottile, massimamente in riguardo dei suoi principi generali; non possiamo accettare quelli che per ora ci sembrano paradossi o parti di fantasia. Men che mai ci accoderemo alla falange di quei suoi fautori che mettono la creazione della psicanalisi alla pari con le scoperte del sistema planetario, dell'attrazione universale, o della patologia cellulare. Noi ascoltiamo senza battere ciglio le immani presunzioni del freudismo e ne ammiriamo, magari, le audacie ed i voli pindarici, ma restiamo fermi sul solido terreno dei fatti, ossia delle prove positive e dell'esperienze. Perciò, né ci possiamo entusiasmare per la psicanalisi, né tutta la respingiamo per partito preso; vogliamo giudicarla senza preconcetti, e così avverrà che ne accetteremo ciò che l'equità di criterio ci dimostrerà accettabile nelle sue dottrine: per il rimanente, ed in particolare per i suoi metodi e procedimenti psicologici, per certi suoi successi psicoterapici che ci si proclamano ormai stabili e sicuri, noi preferiamo sottoporli a cauzione, e stiamo in un atteggiamento di una più meno benevola attesa, di cortese e prudente riserbo. Da studiosi italiani non si pretenda più di questo! »
(Prefazione a La Psicanalisi, Enrico Morselli)

Tutto ciò serva ad esempio di quale fosse l'atteggiamento dell'Italiano nei confronti della nuova materia; cosicché "passato il gran momento dell'infatuazione" , finirà per aderire in maniera più completa alla scienza "più sanamente somatica" di Pavlov nettamente deterministica e per tale ragione sicuramente più vicina alle visioni positivistico-lombrosiane di Morselli[27].

A questo autore si deve la prima descrizione scientifica, nel 1891, del quadro psicopatologico di alcune fobie e della loro denominazione, fra cui:

  • Tafofobia (o tafefobia), la paura irrazionale di essere seppelliti vivi;
  • Dismorfofobia, la paura legata ad una visione distorta del proprio aspetto esteriore[28].

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Conferenza sui rapporti fra il cervello e il pensiero, L’Eco delle Università, 1870
  • Razze umane e la lotta per l’esistenza, Lo Studente, 1871
  • La trasfusione del sangue, Loescher, Roma-Torino-Firenze, 1876; II ed., 1885
  • Sul lavoro agricolo e industriale nei manicomi, San Severino Marche, 1877
  • Le scuole per gli infermieri nel manicomio, Macerata, 1878
  • Il suicidio. Saggio di statistica morale comparata, Dumolard, Milano, 1879, TO00315491
  • Critica e riforma del metodo in antropologia, Roma, 1880
  • Manuale di semeiotica delle malattie mentali, Milano, 1885
  • Il magnetismo animale. La fascinazione e gli stati ipnotici, Roux e Favale, Torino, 1886, SBL0472026
  • Psicologia e spiritismo, Fratelli Bocca Editori, Milano, 1908
  • Antropologia generale. L'uomo secondo la teoria dell'evoluzione, Unione tipografico-editrice torinese, Torino, 1911 - un capitolo del volume è stato pubblicato a parte con il titolo L'umanità dell'avvenire, Brindisi, 2009 (consultabile on-line)
  • L’uccisione pietosa (Eutanasia) in rapporto alla medicina, alla morale e all’eugenica, Torino: Fratelli Bocca Editori, Torino, 1923. Qui il link diretto all'opera: http://it.wikisource.org/wiki/L'uccisione_pietosa
  • La Psicanalisi, Fratelli Bocca Editori, Torino, 1926

Collaborazioni con Riviste ed Editoriali[modifica | modifica sorgente]

  • Rivista sperimentale di freniatria e di medicina legale in relazione con l’antropologia e le scienze giuridiche e sociali, fondata con Tamburini e LIvi nel 1875, tutt'oggi attiva
  • Redattore della rivista Lo Sperimentale fondata da Maurizio Bufalini nel 1858
  • Fondatore nel 1878 da La gazzetta del Manicomio di Macerata
  • Collaboratore del Giornale della Reale società italiana d'igiene
  • Fondatore nel 1881 della Rivista di filosofia scientifica
  • Partecipazione alla Rivista di patologia mentale e nervosa, curata dalla clinica psichiatrica di Firenze a partire dal 1896, all'interno della quale postula l'esigenza di una legislazione più adeguata nei confronti degli alienati
  • Partecipazione alla Rivista ligure di scienze, lettere e arti, organo della Società di letture e conversazioni scientifiche, di cui egli fu direttore dal 1899 al 1910
  • Fondatore nel 1914 de i Quaderni di psichiatria

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Patrizia Guarnieri, Dizionario Biografico degli italiani, vol. 77
  2. ^ Roy Porter, Dizionario Biografico della Storia della Medicina, Franco Maria Ricci editore, 1988, pag.148
  3. ^ Guarnieri, Op. Cit., vol. 77
  4. ^ Il più darwiniano dei darwiniani (Roy Porter, Op. Cit., pag.148, op. cit.).
  5. ^ Roy Porter, Op. Cit. , pag.148
  6. ^ Roma-Torino-Firenze 1876. II ed., 1885
  7. ^ E. Morselli - A. Tamburini, La mente di Carlo Livi, in «Rivista sperimentale di freniatria e di medicina legale», V (1879), pp. I-XXXIII; Ivi, VI (1880), pp. I-XVI.
  8. ^ Guarnieri, Op. Cit., vol. 77
  9. ^ Lino Rossi, Enrico Morselli al S. Lazzaro e nella Rivista Sperimentale di Freniatria, in P. Rossi (a cura di), L'età del positivismo, Il Mulino, Bologna, 1984.
  10. ^ Critica e riforma del metodo in Antropologia, E. Morselli
  11. ^ Avrebbero collaborato: Roberto Ardigò, Herbert Spencer, Giovanni Canestrini, ed altri.
  12. ^ Guarnieri, Op. Cit., vol. 77
  13. ^ Reggio Emilia, 1875
  14. ^ Roy Porter, Op. Cit. , pag.148
  15. ^ Roy Porter, Op. Cit., pag.148
  16. ^ Roy Porter, Op. Cit., pag.148
  17. ^ Sergio Musitelli, pag. 538
  18. ^ Roy Porter, Op. Cit., pag.148
  19. ^ Guarnieri, Op. Cit., vol. 77
  20. ^ Lino Rossi, Enrico Morselli e le scienze dell'uomo nell'età del positivismo, in Rivista Sperimentale di Freniatria, vol. CVIII, Suppl. al Fasc. VI, 1984.
  21. ^ Guarnieri, Op. Cit., vol. 77
  22. ^ Guarnieri, Op. Cit., vol. 77
  23. ^ Guarnieri, Op. Cit., vol. 77
  24. ^ Roy Porter, Op.Cit., pag 148
  25. ^ Roy Porter, Op. Cit., pg. 148
  26. ^ Sergio Musitelli, op. cit., pg. 540
  27. ^ Sergio Musitelli, op. cit., pg. 540
  28. ^ Morselli E., Sulla dismorfofobia e sulla tafefobia, due forme non ancora descritte di Pazzia con idee fisse. Bollettino della Regia Accademia delle Scienze Mediche di Genova, 1891, VI: 110–119.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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