The Hours

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The Hours
The Hours (film).jpg
Nicole Kidman in una scena del film
Titolo originale The Hours
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 2002
Durata 110 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Stephen Daldry
Soggetto Michael Cunningham
Sceneggiatura David Hare
Fotografia Seamus McGarvey
Montaggio Peter Boyle
Effetti speciali Stuart Brisdon
Musiche Philip Glass, Burkhard von Dallwitz
Scenografia Maria Djurkovic
Costumi Ann Roth
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

The Hours (Le Ore in italiano) è un film del 2002 diretto da Stephen Daldry, basato sul romanzo di Michael Cunningham vincitore del premio Pulitzer Le ore. Per il difficile ruolo di Virginia Woolf, Nicole Kidman è stata premiata con l'Oscar alla miglior attrice. Anche le altre due protagoniste Meryl Streep e Julianne Moore hanno ottenuto validi riconoscimenti. La Moore è stata anch'essa candidata all'Oscar mentre la Streep è stata candidata al Golden Globe per la migliore attrice in un film drammatico e ai BAFTA. Tutte e tre le interpreti al Festival internazionale del cinema di Berlino sono state premiate con l'Orso d'argento per la migliore attrice.

Trama[modifica | modifica sorgente]

1941, Sussex: dopo aver lasciato una lettera al marito Leonard in cui dice di non poter più combattere contro la depressione, ringraziandolo per la felicità che le ha dato, la scrittrice britannica Virginia Woolf, si suicida annegandosi nel fiume Ouse. Dopodiché la storia si divide in tre: la storia di un giorno nella vita di Virginia nel 1923; la storia di un giorno nella vita di Laura Brown, una casalinga infelice che aspetta un bambino, nel 1951; e la storia di una editor lesbica, Clarissa Vaughan, che sta preparando una festa per il suo ex-amante Richard che sta per morire di AIDS, nel 2001.

1923, Richmond: Virginia si è stabilita a Richmond, sperando che l'aria di campagna le faccia passare gli esaurimenti nervosi con cui convive. Virginia soffre inoltre di disturbo bipolare della personalità, e spesso si rivolge in modo acido al marito e alla servitù, in particolare alla cuoca Nelly Boxall. Virginia però si sente chiusa in quella casa in campagna: le manca Londra e vorrebbe tornare a viverci. Una mattina, Virginia comincia a scrivere quello che diventerà uno dei suoi romanzi più famosi: La signora Dalloway. Nel pomeriggio, Virginia riceve la visita di sua sorella Vanessa, ed esprime il suo disappunto per non essere stata invitata alla festa organizzata proprio da Vanessa. I due figli maschi di Vanessa, Quentin e Julian, ridono alle spalle di Virginia, che invece lega molto con la nipotina, la piccola Angelica, con cui ha una breve conversazione sul cosa succede quando si muore. Per Vanessa è ora di andarsene; Virginia e la sorella si salutano, e Virginia le chiede se riuscirà a guarire dal male con cui convive. Vanessa risponde di sì, e le due si baciano appassionatamente, per poi staccarsi in fretta e congedarsi. Virginia scappa dalla casa e va alla stazione dei treni, ma viene raggiunta da Leonard. Virginia e Leonard hanno una lunga discussione nella quale lei gli dice che non riesce a vivere in quella città e che vorrebbe tornare a Londra. Leonard, dopo un po' di incertezza, acconsente.

1951, Los Angeles: Laura Brown è una donna che vive col marito Dan e il figlio Richie. Laura è una donna infelice, e non vuole nemmeno avere il bambino che aspetta. Il marito la ama tanto, ma lei in fondo sa di non ricambiare il sentimento. L'unica cosa che la conforta è la lettura del romanzo La signora Dalloway. Quel giorno è il compleanno di Dan, e lei intende preparargli una torta, che però non riesce bene. Poco dopo, Laura riceve la visita di Kitty, una vicina di casa molto amica di Laura nonostante siano molto diverse. Kitty inizialmente si dimostra molto tranquilla, ma poi scoppia in lacrime, perché nel pomeriggio dovrà essere operata all'utero poiché in esso è presente un'escrescenza che le impedisce di avere figli. Per calmare Kitty, Laura la bacia sulle labbra molto brevemente. Kitty si ricompone e torna apparentemente tranquilla, e saluta Laura. Il destino di Kitty rimane ignoto allo spettatore. Laura non riesce più a sopportare questa vita e intende suicidarsi in un albergo, ma poi decide di continuare a vivere. Festeggia il compleanno del marito e solo dopo cena, mentre suo marito è a letto, si concede un pianto sconsolato.

2001, New York: Clarissa saluta la sua fidanzata Sally e va a comprare i fiori per Richard, che la chiama ostinatamente "Signora Dalloway", suo ex amante ora malato di AIDS. Clarissa va poi a trovare Richard, che la sera stessa riceverà un'onorificenza per il suo lavoro nel campo della letteratura. Richard, infatti, ha scritto molte poesie e un romanzo lunghissimo, ma molta gente giudica il romanzo negativamente, per questo Richard pensa di non meritare il premio. Clarissa torna a casa e riceve la visita di Louis Walters, l'ex-fidanzato di Richard, visita che getta Clarissa in un grande sconforto. Clarissa parla a sua figlia Julia del suo primo incontro con Richard e di come lo avesse amato tanto. Nel pomeriggio, Clarissa va di nuovo da Richard, che confessa alla donna l'amore che ha sempre provato per lei, citando le parole che Virginia Woolf aveva scritto nella lettera d'addio per il marito, per poi gettarsi dalla finestra. Con la morte di Richard si scopre che Richard era il primo figlio di Laura Brown, che dopo aver avuto il secondo bambino aveva lasciato la famiglia e si era trasferita in Canada. Un'anziana Laura Brown fa visita a Clarissa dicendole che le dispiace di aver abbandonato Richard, ma dice di non aver avuto altra scelta. Si era infatti trovata a scegliere se morire o vivere, e aveva scelto di vivere.

Il film finisce come è iniziato, ovvero con il suicidio di Virginia nel 1941. Mentre si immerge si sente la voce di Virginia pronunciare le frasi finali del film, rivolte a Leonard:

« Caro Leonard, guardare la vita in faccia, sempre; guardare la vita, sempre, riconoscerla per quello che è; alla fine, conoscerla, amarla per quello che è, e poi metterla da parte. Leonard, per sempre gli anni che abbiamo trascorso; per sempre gli anni; per sempre, l'amore; per sempre, le ore. »

Critica[modifica | modifica sorgente]

Pino Farinotti, autore dell'omonimo dizionario di cinema, assegna al film due stelle, ammirandone l'ottimo montaggio e l'esecuzione fotografica, oltre alle eccellenti interpretazioni delle tre protagoniste. Unica pecca è l'eccessiva monotonia del film, che potrebbe tradire le aspettative di un qualsiasi spettatore di fronte alle nove candidature ai Premi Oscar: "La qualità letteraria del romanzo" afferma infatti "si traduce nel più verboso esercizio della storia del cinema, dove l’intelligenza, tanto sottile e snob quanto letteraria (appunto), non riesce mai ad essere afferrata e consumata dallo spettatore."[1]

Il giudizio del critico Stefano Lo Verme, tratto dal Morandini 2007, è di gran lunga positivo: egli passa infatti dall'elogio della sceneggiatura, capace di catturare l'interesse di qualsiasi spettatore, e dell'avvolgente colonna sonora di Philip Glass alla totale ammirazione del cast completo.[2]

Slogan promozionali[modifica | modifica sorgente]

  • «Three Different Women. Each Living a Lie.»
    «Tre donne differenti. Ognuna vive una bugia.»
  • «The Time to Hide is over. The Time to Regret is Gone. The Time to Live is Now.»
    «Il tempo di nascondersi è finito. Il tempo di rimpiangere è andato. Il tempo di vivere è adesso.»

Citazioni in altre opere[modifica | modifica sorgente]

  • La scena in cui Nicole Kidman si guarda allo specchio si ripete esattamente nel film Shrek 2 con la principessa Fiona.[3]
  • Nel film My Big Fat Independent Movie viene menzionato che Nicole Kidman vinse un Premio Oscar per The Hours parlando con un accento inglese.[3]

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pino Farinotti, The Hours: Recensione. URL consultato il 19 aprile 2009.
  2. ^ Stefano Lo Verme, The Hours: Recensione. URL consultato il 19 aprile 2009.
  3. ^ a b Collegamenti ad altri film for The Hours (2002). URL consultato il 22 aprile 2009.

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