Raffaele Cantoni

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Raffaele Cantoni (Venezia, 18961971) è stato un antifascista italiano, ebreo, dirigente della DELASEM prima e durante il periodo dell'occupazione tedesca e quindi nel dopoguerra presidente dell'UCEI.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Raffaele Cantoni, massone e socialista, fu tra gli ebrei che parteciparono nel 1919-20 all'impresa di Fiume sotto la guida di Gabriele D'Annunzio.

Restato fedele agli ideali socialisti, assunse un atteggiamento critico nei confronti del regime fascista, venendo anche deferito al Tribunale speciale. Nei primi anni '30 fu a Milano a capo delle attività del Comitato di Assistenza profughi ebrei, per il sostegno dei molti fuggitivi dalle persecuzioni naziste. Nel 1935 ne divenne il responsabile nazionale ma nel settembre 1936 il Ministero dell'Interno ne richiese l'allontamento, accusandolo di usare la carica per una campagna disfattista contro il regime. Continuò a rimanere l'anima del Comitato anche quando la Presidenza fu data ad altri.

Le leggi razziali del 1938 provocarono un riavvicimento tra la nuova dirigenza dell'UCEI (Dante Almansi e Lelio Vittorio Valobra) e le componenti ebraiche antifasciste. Cantoni collaborò in prima persona alle attività della neonata DELASEM, l'associazione nazionale per il sostegno ai profughi ebrei, sostenuta ora in prima persona dall'UCEI e presieduta dal Valobra.

Fervente sionista, agli inizi del 1939 Cantoni cercò anche senza successo di convincere l'ambasciatore inglese a Roma ad accettare un piano per l'arruolamento di volontari ebrei nell'esercito alleato, piano che si sarebbe realizzato solo nell'ultimo anno del conflitto con la creazione della Brigata Ebraica.

Con l'entrata in guerra dell'Italia nel giugno 1940, Cantoni fu inviato al confino coatto nel campo di internamento di Urbisaglia nelle Marche. Approfittando della confusione seguita all'armistizio dell'8 settembre 1943, scappò dal luogo di confino. Ripresi i contatti con la sede centrale genovese della DELASEM ne venne impiegato come corriere in Toscana per la distribuzione dei fondi e la creazione di comitati clandestini, entrando in collaborazione, fra gli altri, con don Leto Casini e Giorgio Nissim.

Arrestato riuscirà nuovamente a fuggire rocambolescamente gettandosi dal treno in corsa. Braccato dalla polizia, si rifugiò in Svizzera, da dove continuò a lavorare nella direzione della DELASEM al fianco di Lelio Vittorio Valobra.

Insieme al partigiano Luigi Gorini, rappresentante del Partito Socialista nel CLN, nel 1945 è l'artefice della colonia Sciesopoli (1945-1948) di Selvino (Bergamo) che fu assegnata dal Governo Militare Alleato ai bambini ebrei orfani, scampati ai campi di sterminio nazisti e alla guerra[1]. Nel dopoguerra proseguì la sua militanza nel Partito Socialista Italiano e nelle organizzazioni ebraiche milanesi. Nel marzo 1946 fu eletto presidente dell'UCEI impegnandosi nella battaglia per il risarcimento agli ebrei dei danni subiti con le persecuzioni razziali e, con più fortuna, perché la nuova Costituzione italiana sancisse per gli ebrei un quadro chiaro di uguaglianza e di libertà religiosa.

The Central Archives for the History of the Jewish People (CAHJP) a Gerusalemme contengono un fondo di documenti sulla vita di Raffaele Cantoni, raccolto e donato da Sergio Minerbi.

Da 35 anni è attiva in Israele la Fondazione per la Gioventù Ebraica Raffaele Cantoni, la quale offre ogni anno borse di studio a giovani immigrati ebrei che giungono dall'Italia e che intendono iscriversi a Università, Yeshivot, o altri Istitituti di Studio Superiori Specializzati.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Aharon Megged, "Il viaggio verso la terra promessa. La storia dei bambini di Selvino", Milano, Mazzotta, 1997

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]