Nibiru (Sitchin)

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Nibiru è un presunto pianeta descritto, sulla base di una personale interpretazione delle scritture babilonesi, dallo scrittore Zecharia Sitchin nell'ambito della sua teoria che vorrebbe che all'origine della vita sulla Terra ci sia una presunta civiltà extraterrestre. Tale sua personale teoria speculativa è del tutto priva di riscontri e di qualunque base scientifica.[1][2][3][4]

Descrizione di Nibiru[modifica | modifica wikitesto]

Nibiru per gli antichi Sumeri era il corpo celeste associato al dio Marduk. Il nome deriva dalla lingua accadica e significa punto di attraversamento o di transizione. Nella maggior parte dei testi babilonesi è identificato col pianeta Giove (nella tavoletta n. 5 dell'Enûma Eliš potrebbe essere la Stella Polare, che a quel tempo non era quella di oggi a causa della precessione degli equinozi e degli altri movimenti come la nutazione, ma Thuban o forse Kochab).

Sitchin, sulla base di una propria interpretazione personale delle scritture sumeriche, giunge alla convinzione che Nibiru sia un diverso e sconosciuto pianeta. Nella sua costruzione teorica affianca al pianeta Nibiru il pianeta Tiamat. Quest'ultimo sarebbe esistito collocandosi tra Marte e Giove. Egli suppone che fosse un fiorente mondo con giungle e oceani la cui orbita fu distrutta dall'arrivo di un grande pianeta e di una piccola stella che attraversò il sistema solare tra i 65 milioni e i 4 miliardi di anni fa. La nuova orbita assunta da Tiamat avrebbe fatto sì che collidesse con Nibiru. I detriti di questa collisione avrebbero dato vita alla fascia principale, alla Luna e alla Terra.

Per misurare la precessione degli equinozi, tra gli antichi Sumeri e in Babilonia, il cielo sarebbe stato diviso in 7 spicchi, ciascuno dedicato a uno dei 7 maggiori Anunnaki, ogni spicchio misurante circa 50 gradi sull'equatore celeste. Con la precessione l'equinozio di primavera si sposta nel corso dei secoli lungo l'eclittica, attraversando via via i vari spicchi in cui era diviso il cielo. Il passaggio del punto equinoziale da uno spicchio all'altro determinava l'attraversamento di una fascia di confine di circa 1,5 gradi, corrispondente a circa 3 volte il diametro apparente della Terra proiettata sulla Luna durante un'eclissi. Tale fascia di attraversamento era Nibiru, nella quale la sovranità del cielo non apparteneva ad alcun Anunnaki particolare, e dunque gli dei potevano scendere sulla Terra. Ogni 3600 anni si ripete il passaggio tra uno spicchio di cielo e l'altro, e si ha il ritorno di Nibiru.

Nibiru e il 2012[modifica | modifica wikitesto]

Secondo una teoria che si è diffusa in questi anni attraverso internet, proposta nel 1995 da Nancy Lieder (che si descrive come contattista), fondatrice del sito ZetaTalk, la Terra sarebbe dovuta essere distrutta dal passaggio di un grande pianeta denominato Nibiru o Pianeta X o Wormwood.

L'anno che i siti internet previdero per il passaggio fu il 2012 (ma lo stesso Sitchin non concorda su questa data).[5] Moltissimi astronomi e fisici hanno criticato questa teoria priva di fondamento scientifico.

I sostenitori di tale teoria ravvisarono una correlazione nel fatto che, secondo una interpretazione del testo Maya Popol Vuh, nel 2012 ha avuto inizio un nuovo "lungo computo", quello della cosiddetta quinta creazione, che terminerà tra altri 3600 anni.[6]

La posizione della comunità scientifica[modifica | modifica wikitesto]

Le teorie di Sitchin sono state ampiamente smentite sia dal punto di vista filologico e interpretativo della lingua sumera[7][8][9] sia per ciò che concerne l'assoluta mancanza di basi scientifiche della sua teoria astronomica e archeologica[1][10].

In merito al presunto passaggio del grande pianeta che avrebbe dovuto sconvolgere la Terra nel 2012, astronomi e debunker come Phil Plait hanno fatto notare che se la previsione fosse stata esatta, un oggetto così grande e vicino alla Terra sarebbe stato visibile a occhio nudo così come a occhio nudo si vedono Giove e Saturno, inoltre avrebbe creato visibili effetti alle orbite degli altri pianeti[11]. L'astronomo Mike Brown critica inoltre la teoria rimarcando l'impossibilità fisica delle affermazioni sul passaggio del pianeta[12]. Lieder sostiene che questo oggetto sia lo stesso "Pianeta X" già cercato da parte degli astronomi per spiegare le discrepanze nelle orbite di Urano e Nettuno.[13] Comunque, nel 1992 l'astronomo Myles Standish dimostrò che queste discrepanze erano illusorie, e oggi tutti gli astronomi concordano che il Pianeta X non esiste.[14][15]

Un'altra tesi dei sostenitori dell'esistenza di Nibiru è l'identificazione di quest'ultimo con Nemesis, l'ipotetica stella nana bruna o rossa associata al Sole, ipotizzata da Richard A. Muller per spiegare una presunta regolarità delle estinzioni di massa osservata nella storia dei fossili. Muller sostenne che Nemesis, passando attraverso la nube di Oort a cadenze di alcuni milioni di anni, perturberebbe con la sua gravità le orbite degli oggetti della nube di Oort, causando l'entrata nel sistema solare di uno sciame di comete, alzando così le probabilità di una collisione che porterebbe a un'estinzione di massa.[16] Tuttavia, Nemesi, se esistesse, avrebbe un'orbita migliaia di volte più grande di quella proposta per Nibiru, e non potrebbe mai avvicinarsi alla Terra.[17]

Lo stesso Sitchin ha criticato l'associazione di questo scenario apocalittico con le sue ipotesi su Nibiru. Nel 2007, rispondendo in parte alle affermazioni di Lieder, ha pubblicato un libro intitolato Il giorno degli Dei. Il passato è il nostro futuro, in cui fissò la data dell'ultimo passaggio di Nibiru vicino alla Terra intorno al 600 a.C., il che significherebbe che non ritornerà a passare per almeno altri mille anni.[18]

Whitley Strieber, autore del resoconto sui rapimenti alieni Communion, ha detto che, sebbene accetti la pretesa di rapimento alieno della signora Lieder, crede che le sue predizioni sulla fine del mondo siano un sintomo del suo trauma: "La visita di quelle presenze impossibili ed irresistibili crea dei disastri nelle convinzioni personali. È come se il mondo finisse. Ciò significa che le convinzioni, così come le conoscevamo e le vivevamo, sono finite."[19]

Zecharia Sitchin[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Zecharia Sitchin.

Negli anni recenti, il lavoro di Zecharia Sitchin ha generato molta attenzione da parte di ufologi e vari cospirazionisti. Zecharia afferma di aver scoperto, tramite le sue traduzioni dei testi Sumeri, evidenze che la razza umana fosse in passato visitata da gruppi di extraterrestri provenienti da un pianeta distante del nostro sistema solare. Le tesi, sono state smentite in diverse occasioni dalla comunità scientifica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b The Myth of a 12th Planet in Sumero-Mesopotamian Astronomy: A Study of Cylinder Seal VA 243 by Dr. Michael S. Heiser
  2. ^ sitchiniswrong.com
  3. ^ Zecharia Sitchin, The Skeptic's Dictionary. URL consultato il 18 settembre 2009.
  4. ^ Govert Schilling, The Hunt For Planet X: New Worlds and the Fate of Pluto, Copernicus Books, p. 111.
  5. ^ Andy Lloyd, Book reviews: The End of Days. URL consultato il 13 febbraio 2008.
  6. ^ Schele, Linda, A New Look at the Dynastic History of Palenque in Victoria R. Bricker (Volume ed.), with Patricia A. Andrews (a cura di), Supplement to the Handbook of Middle American Indians, Vol. 5: Epigraphy, Victoria Reifler Bricker (general editor), Austin, University of Texas Press, 1992, pp. 82–109, ISBN 0-292-77650-0, OCLC 23693597.
  7. ^ Sumerian Lexicon: A Dictionary Guide to the Ancient Sumerian Language John A. Halloran, 2006, The David Brown Book Company
  8. ^ Zecharia Sitchin
  9. ^ http://www.ianlawton.com/mes6c.htm What's in a Shem?
  10. ^ http://www.michaelsheiser.com/VA243seal.pdf The Myth of a 12th Planet: A Brief Analysis of Cylinder Seal VA 243 by Michael S. Heiser
  11. ^ Phil Plait, badastronomy.com/bad/misc/planetx/science.html#orbits The Planet X Saga: Science, badastronomy.com, 2003. URL consultato il 2 aprile 2009. (this page relates to the initial supposed 2003 arrival, but holds just as well for 2012)
  12. ^ Mike Brown, I do not ♥ pseudo-science, Mike Brown's planets, 2008. URL consultato il 12 aprile 2009.
  13. ^ Planet X, zetatalk.com, 1996. URL consultato il 30 aprile 2009.
  14. ^ Myles Standish, Planet X - No dynamical evidence in the optical observations in Astronomical Journal, vol. 105, nº 5, 16 luglio 1992, pp. 200-2006. URL consultato il 30 aprile 2009.
  15. ^ John Standage, The Neptune File, Pengin, 2000, p. 168.
  16. ^ J. G. Hills, Dynamical constraints on the mass and perihelion distance of Nemesis and the stability of its orbit in Nature, vol. 311, Nature Publishing Group, 18 ottobre 1984, pp. 636–638, DOI:10.1038/311636a0. URL consultato il 25 marzo 2008.
  17. ^ Ian O'Neill, Constraining the Orbits of Planet X and Nemesis, Universe Today, 2009. URL consultato il 4 maggio 2009.
  18. ^ Zacharia Sitchin, The End of Days, William Morrow, 2007, p. 401.
  19. ^ Mark Pilkington, Planet Waves, Fortean Times, 2003. URL consultato il 9 maggio 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • "The Fifth Tablet of Enuma Elish", di B. Landsberger e J. V. Kinnier Wilson, nel Journal of Near Eastern Studies: Vol. 20, No. 3. (Jul., 1961), pp. 174-176.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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