Mattei (famiglia)

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Stemma lapideo dei Mattei.
Pavimento della Cappella Mattei in S. Maria in Aracoeli
Palazzetto Mattei su Piazza in Piscinula in Trastevere.
Veduta di un lato del cortile del palazzo Mattei dei duchi di Giove.
Veduta del portico nel cortile di palazzo Mattei di Giove.
Villa Celimontana.
Asdrubale Mattei in un dipinto della scuola del Caravaggio.
A sinistra arme dei Mattei nella chiesa di San Benedetto in Piscinula

La famiglia Mattei appartenne al più antico nucleo del patriziato romano. Già apparentata con i Conti di Tuscolo e gli Stefaneschi, si ritiene che discenda dai Papareschi o de Papa (de Domo Paparescorum) nella zona di Trastevere, che estendevano le loro radici con un Johannes de Papa a prima del 1000. Vantano nella famiglia di origine i cardinali Cinzio, Pietro, Gregorio e Guido dei Guidoni Papareschi; e con il cognome Mattei ben otto cardinali, oltre al cardinale Gregorio che divenne papa Innocenzo II. Altri tuttavia ne farebbero derivare la discendenza dalla famiglia anagnina di Gregorio IX.[1]

Aveva per blasone uno scaccato di argento e di azzurro alla banda d'oro attraversante. L'aquila fu aggiunta nel ramo di Giove solo successivamente al matrimonio di Asdrubale con Costanza Gonzaga di Novellara (1595).[2]

La famiglia che per mezzo dei Papareschi aveva posseduto feudi nei dintorni di Cerveteri, oltre alla signoria di Civita Castellana nel XII secolo, continuò a possederne di propri dal secolo XVI oltre ad ampie estensioni lungo la via Portuense suburbana, e ancora sul finire del sec. XVIII, secondo il Catasto annonario dell'Agro romano, possedeva la tenuta della Casetta per una estensione di 650 rubbî, pari a circa Ha 1.170, e quella di Ponte Galera o Campo Salino di rubbî 284, pari a circa Ha 511[3].

Storia[modifica | modifica sorgente]

I primi Mattei, forse derivati da un Matteo de' Papareschi, costruirono il loro palazzetto, ancora visibile con il loro stemma con lo scudo scaccato con la banda, prospiciente la piazza in Piscinula, nei pressi degli argini del Tevere in prossimità del ponte Cestio sull'isola Tiberina. Il luogo in passato era noto anche come Capocroce dei Mattei: inoltre nella vicina chiesa di San Benedetto in Piscinula è conservata la più antica sepoltura della famiglia. Il palazzetto aveva funzione di controllo, perché la Gens Mattheia detenne sin dal 1271 e fino alla sua estinzione, la carica di Guardiano perpetuo dei ponti e delle ripe dell'alma città di Roma in Sede Apostolica vacante, che imponeva, ogniqualvolta moriva un papa, di reclutare cento uomini dai loro possedimenti, vestirli di uniforme rossa (da qui i soldati rossi) e armarli al fine di custodire la Porta Portese, che dava accesso diretto sul lato del Vaticano, e il porto fluviale (ripa) di Ripa Grande, oltre a tenere sotto controllo il transito su tutti i ponti di Roma anche esigendone un pedaggio.

Sin dagli anni del papato di Bonifacio IX, la famiglia, con il testamento di Jacobello di Renzo di Cencio di Ianni Mattei dei Papareschi era documentata proprietaria dei castelli Pantanello, Oricona, Polverella, 1/2 di S. Giorgio e Castiglione. Successivamente il ramo della famiglia che rimase in Trastevere si estinse negli Annibaldi della Molara che dettero il nome alla ora scomparsa piazzetta antistante la loro residenza prospiciente l'attuale Piazza in Piscinula[4].

Tra i secoli XIV e XV altri rami della famiglia con Giacomo di Matteo e Ludovico[5] suo figlio, grazie a un'intensa attività mercantile e creditizia, si trasferirono nel rione Sant'Angelo su un ampio comprensorio che prese il nome di Insula Mattheorum, compreso dalla piazza loro omonima con la famosa fontana delle Tartarughe, Via Paganica (dal nome di un loro feudo il cui palazzo, detto del ramo di Trastevere, iniziato da Ludovico, nipote del precedente, è attribuito a Nanni di Baccio Bigio, fu passato per eredità ai Canonici Mattei e ceduto nel 1927 a Giovanni Treccani, che ne fece la sede della Enciclopedia Italiana), via delle Botteghe Oscure, via Michelangelo Caetani (già via dei Funari e poi di S. Caterina de' Funari) e via dei Funari (già via del Melangolo): tutti gli immobili compresi in queste vie appartenevano ai vari rami del casato. L'attività edilizia della famiglia è altresì testimoniata dalla costruzione del palazzo costruito sul finire del sec. XVI su una preesistente vigna di loro proprietà, all'angolo delle Quattro Fontane, dopo che Sisto V fece passare di lì l'attuale via omonima all'incrocio con via del Quirinale, ora noto come Palazzo Del Drago.

Noti per le violente lotte intestine alla famiglia e da sempre aderenti al Papato, raggiunsero la massima potenza e ricchezza agli inizi del secolo XVI, dimostrate sia dall'elevato numero dei componenti della famiglia nel Censo della Città di Roma, fatto poco prima del Sacco dei Lanzichenecchi del 1527[6], che dalle numerose volte (forse il maggior numero rispetto alle altre famiglie romane) in cui i suoi membri esercitarono il Conservatorato della città. Esponente di spicco della famiglia in questo periodo era il noto collezionista d'arte Ciriaco Mattei, che fece costruire la villa omonima poi villa Celimontana. La famiglia aveva cappelle gentilizie nelle chiese di S. Maria in Aracoeli, di S. Maria della Consolazione e di S. Francesco a Ripa.

Tra i feudi che gli appartennero, oltre alla citata Paganica, acquistata con Tempera e Onda dai De Torres al principio del Seicento[7], su cui successivamente conseguirono il titolo ducale, ebbero Rocca Sinibalda acquistata nel 1600 da Giuliano Cesarini dai fratelli Ciriaco e Asdrubale[8], e Giove acquistato dagli stessi da Mario Farnese del ramo di Latera nel 1597 per 65mila scudi che passò per eredità alla famiglia Antici. I duchi di Giove, che nel 1719 nella persona del duca Alessandro, ebbero da Clemente XI il riconoscimento della dignità di "Principe di I° rango"[9], abitarono il Palazzo Mattei omonimo, eretto su disegno di Carlo Maderno all'angolo tra via dei Funari e via Caetani; nel sec XIX vi abitò Giacomo Leopardi come nipote della principessa Antici Mattei, mentre gli edifici più antichi sono quelli prospicienti la piazza omonima.

Negli ultimi anni la famiglia ebbe notevoli tracolli immobiliari nei vari rami. Nella Roma dell'Ottocento, quando molti patrimoni passarono di mano per la dedizione al gioco d'azzardo di non pochi nobili, era noto l'adagio: «un quattro un cinque un sei perdé il palazzo il duca Mattei»

Il ramo maschile dei duchi di Giove, si estinse nel 1801 con Filippo ultimo duca della famiglia, che trasmise titoli e beni alla figlia Caterina che sposò Giovanni Battista Canonici, che con Carlo Teodoro unico figlio maschio si estinsero, cedendo i titoli al ramo collaterale degli Antici Mattei eredi di Anna Maria sorella minore del citato Filippo. Attualmente il predicato di Giove è assunto dalla famiglia Spinola eredi di Anna Maria primogenita di Guido ultimo erede maschio degli Antici Mattei.

Personaggi illustri della famiglia[modifica | modifica sorgente]

Cardinali[modifica | modifica sorgente]

Altri[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giuseppe Marchetti Longhi, v. voce Mattei, Enciclopedia Italiana.
  2. ^ Stemma dei Mattei.
  3. ^ Per gran parte dei secc. XVI e XVII possedettero le tenute di Vaccarese, Villa San Giorgio e Cortecchia che cedettero alla famiglia Pallavicini, quando furono identificate tutte con il solo toponimo Maccarese per un totale di 1700 rubbî.
  4. ^ Pasquale Adinolfi, Roma nell'età di mezzo. Rione Trastevere, pp. 72-74.
  5. ^ Dizionario Biografico degli Italiani, v. alla voce.
  6. ^ v. Descriptio Urbis, The roman census of 1517, al rione S. Angelo, alla famiglia di Ciriaco Mattei erano attribuite 199 bocche e a quella dello zio Pietro Antonio Mattei 200; per fare un confronto alla famiglia del ricchissimo Minico de Maximis nel rione Parione erano attribuite 160 bocche, e a quella del cardinale Farnese nel rione Regola 300.
  7. ^ Il ducato di Paganica venne ceduto ai Di Costanzo nel 1788 da Donna Faustina Mattei Orsini
  8. ^ Rivenduta ai Lante Della Rovere con Belmonte e Antuni nel 1678
  9. ^ v. V. Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, vol. I, p.400; e G. De Novaes, Elementi della storia de' sommi pontefici: da San Pietro sino al felicemente regnante Pio Papa VII..., Tomo XI, p.267

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