Masaharu Homma

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Masaharu Homma
Il generale Homma
Il generale Homma
27 novembre 1888 - 3 aprile 1946
Nato a Prefettura di Niigata, isola di Sado
Morto a Manila, Filippine
Dati militari
Paese servito Giappone Impero giapponese
Forza armata War flag of the Imperial Japanese Army.svg Dai-Nippon Teikoku Rikugun
Anni di servizio 1898 - 1945
Grado generale
Guerre seconda guerra sino-giapponese
seconda guerra mondiale
Campagne Campagna delle Filippine (1941-42)

dati tratti da Generals.dk[1]

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Masaharu Homma, in giapponese 本間 雅晴 (Honma Masaharu?) (Prefettura di Niigata, 27 novembre 1888Manila, 4 aprile 1946), è stato un generale giapponese, famoso per aver comandato 27ª divisione di fanteria durante la seconda guerra sino-giapponese, e la 14ª armata durante l'invasione delle Filippine nella seconda guerra mondiale.

La prima parte della carriera[modifica | modifica sorgente]

Masaharu Homma nasce sull'isola di Sado, situata nel Mar del Giappone e appartenente alla Prefettura di Niigata, il 28 novembre 1888. Nel 1907 si diploma sottotenente presso l'Accademia dell'Esercito Imperiale (Rikugun Shikan Gakkō) di Ishigaya, Tokio, risultando 14° nel suo corso. È promosso tenente nel novembre 1907, e nel 1915 frequenta l'Accademia di Guerra dell'esercito imperiale (Rikugun Daigakkō), classificandosi 27º nel suo corso. Nello stesso anno viene promosso capitano. Nel 1916 frequenta il corso di ufficiale di stato maggiore, e nell'agosto 1918 presta servizio in qualità di osservatore presso il British Expeditionary Force in Francia[2], combattendo contro i tedeschi. Nel giugno 1922 diviene istruttore presso l'Accademia di Guerra. Nell'agosto 1922 viene nominato attaché militare presso il governo dell'India britannica. La sua lunga permanenza in India gli permette di imparare correttamente l'uso della lingua inglese.
Nel 1930 viene promosso colonnello, e nominato addetto militare presso l'ambasciata giapponese in Gran Bretagna, dove rimane fino al 1932. In quell'anno entra a far parte della delegazione nipponica che partecipa alla Conferenza sul disarmo di Ginevra. Rientrato in patria presta servizio presso la Sezione Stampa del Ministero della Guerra (Rikugunshō) a Tokyo fino al 1933.

Nel 1933 assume il comando del 1º reggimento di fanteria dell'esercito imperiale, incarico che mantiene fino al 1935. In quell'anno viene promosso maggior generale, assumendo il comando della 1ª brigata di fanteria. Nel 1936 viene trasferito allo Stato maggiore, per passare poi alla direzione del 2° ufficio (personale) dello Stato Maggiore dell'Esercito[3]. Nel maggio 1937 diviene aiutante di campo del principe Chichibu, fratello dell'imperatore Hirohito. A causa del coinvolgimento del principe in un tentativo di colpo di stato, egli e sua moglie furono spediti in un tour diplomatico in giro per l'Europa della durata di alcuni mesi. I due principi rappresentarono il Giappone all'incoronazione del re Giorgio VI e della regina consorte Elizabeth, avvenuta presso l'abbazia di Westminster nel maggio dello stesso anno. La visita proseguì in Svezia e nei Paesi Bassi, dove furono ospiti rispettivamente del re Gustavo V e della regina Guglielmina. Il tour diplomatico finì con la visita a Norimberga, in Germania, effettuata dal solo principe: presenziando ad un raduno nazista avvenuto in tale città incontrò Adolf Hitler, con il quale cercò di rafforzare le relazioni in seguito al patto anticomintern stipulato nel 1936[4].

Con l'inizio della seconda guerra sino-giapponese, Homma assunse il comando della 27ª divisione di stanza in Cina. Tra il 1938 ed il 1940 diresse il blocco delle concessioni straniere a Tientsin, dove condusse le trattative con i britannici[5]. Dopo la caduta della capitale cinese Nanchino, avvenuta il 13 dicembre 1937, egli dichiarò pubblicamente che "... a meno che non si ottenga immediatamente la pace, sarà un disastro."[6]. Nel luglio del 1938 venne elevato al rango di tenente generale. Successivamente Homma venne rimosso dalla sua posizione in prima linea, e nel dicembre 1940 fu nominato comandante in capo delle forze armate del distretto militare di Taiwan. Durante il suo servizio nell'isola compose una canzone intitolata Taiwan Army[7]. Il cantante Yamaguchi Yoshiko ("Lee Shiang Lan" in cinese) fu invitato a eseguire la canzone per alzare il morale delle truppe presenti a Taiwan.
Con l'avvicinarsi dell'entrata in guerra del Giappone, nel novembre 1941 Homma assunse il comando della 14ª armata, che aveva il compito di invadere le Filippine[8].

L'invasione delle Filippine[modifica | modifica sorgente]

Il generale Homma sbarca dopo la costituzione della testa di ponte sul suolo filippino

Il primo sbarco avvenne già il 10 dicembre 1941 sull'isola di Batan, situata davanti la costa settentrionale dell'isola di Luzon. Con una strategia basata su serie di sbarchi successivi, che aggiravano le forze statunitensi e filippine, Homma ebbe rapidamente la meglio sulle strategie difensive messe in atto dal comandante Douglas MacArthur. Homma non riuscì però a impedire alle forze filippino-americane di ritirarsi nella penisola di Bataan, dove si trincerarono su una linea difensiva che poteva sconvolgere il calendario di marcia giapponese. Preoccupato per la fase di stallo dell'offensiva a Luzon, all'inizio del gennaio 1942 l'imperatore Hirohito effettuò per due volte pressioni sul Capo di Stato Maggiore dell'esercito, generale Hajime Sugiyama. L'intenzione dell'imperatore era di aumentare la resistenza delle truppe e lanciare un veloce attacco risolutore nella penisola di Bataan[9]: perciò Sugiyama ordinò espressamente ad Homma di attaccare le forze avversarie ivi presenti. Il 6 gennaio 1942 Homma inviò sul posto una mal addestrata brigata della riserva, invece che una divisione di fanteria, con il compito di rastrellare la penisola. Le forze giapponesi furono invece fermate a più riprese, subendo numerose perdite[10]. Homma riconobbe il proprio errore, ed invece di sprecare i suoi uomini in furiosi assalti frontali, cercò di avere la meglio sui filippino-statunitensi compiendo nuovamente una manovra aggirante[11]. Il 9 gennaio 1942 uno sbarco giapponese ad Abucay impegnò le forze del generale Parker, mentre un attacco da nord su Mauban consentì ai giapponese di infiltrarsi sul Monte Nahib, non difeso, precludendo ai due corpi d'armata filippini la possibilità di ricongiungersi[12]. Le truppe filippine dovettero ripiegare su una seconda linea difensiva, che i giapponesi tentarono di aggirare con uno sbarco il 22 gennaio; tale azione fu però sventata dalle truppe americane, ed i giapponesi patirono pesanti perdite. Homma fermò le operazioni per tutto il mese di febbraio, perché dopo l'attacco del 22 gennaio l'efficienza delle sue forze si era drasticamente ridotta, e fu solo nel mese di marzo, con l'arrivo di rinforzi dalla Cina[13] che fu lanciata l'offensiva finale su Bataan. Il 6 aprile scattò l'attacco finale[14] che portò rapidamente alle resa delle truppe alleate nella penisola di Bataan, e successivamente a quella dei reparti statunitensi asserragliatisi nell'isola di Corregidor. Il generale Johathan Wainwright, succeduto al generale MacArthur alle testa delle truppe alleate, firmò la resa incondizionata delle forze americane operanti nelle Filippine il 7 maggio 1942.

Il generale Homma ordinò sempre ai suoi uomini di trattare i filippini come amici, rispettare le loro usanze e la loro religione. In un caso, avvicinandosi alla capitale Manila, il generale fermò temporaneamente le sue colonne e ordinò agli uomini di rientrare nei ranghi, sapendo che i soldati isolati erano i più propensi a saccheggiare ed a stuprare[15]. Tale approccio liberale nei confronti dei civili filippini gli valse l'inimicizia del suo diretto superiore, il maresciallo conte Hisaichi Terauchi, comandante del Gruppo di Armate Sud dell'esercito imperiale, che dal suo quartier generale di Saigon inviò rapporti negativi sull'operato di Homma a Tokyo. All'interno del suo comando prese vita una crescente insubordinazione da parte di un piccolo gruppo di ufficiali, influenzati dall'opera del colonnello Masanobu Tsuji. A nome del generale il colonnello Tsuji emanò ordini segreti contro la sua politica, tra cui quello di giustiziare il ministro Jose Abad Santos, e tentando l'esecuzione dell'ex presidente della Camera dei Rappresentanti del Congresso filippino Manuel Roxas, che Homma scoprì in tempo per fermarla[16].
Tuttavia il deterioramento delle relazioni tra Homma e Sugiyama portò alla sua rimozione dal comando operativo della 14ª armata poco dopo la caduta dell'isola di Corregidor. La goccia che fece traboccare il vaso fu l'esecuzione dell'inno americano Stars and Stripes durante le celebrazioni per la resa americana avvenute a Manila: con quel gesto Homma intendeva omaggiare i suoi valorosi avversari, ma venne immediatamente sollevato dal comando e provvisoriamente sostituito con il generale Shizuichi Tanaka. Il New York Times prima della caduta di Bataan riferì erroneamente che il generale Homma, dopo essere stato sostituito dal generale Yamashita, si era suicidato[17]. Il Quartier Generale imperiale considerò Homma non abbastanza aggressivo in guerra, e troppo indulgente con il popolo filippino in pace. Successivamente rientrato in Giappone fu costretto a ritirarsi a vita privata nell'agosto 1943, e visse in semi-isolamento fino alla fine della guerra.

Il processo per crimini di guerra[modifica | modifica sorgente]

Il 9 aprile 1942 il generale Edward P. King, comandante del I Corpo d'armata filippino di stanza nella penisola di Bataan decise di arrendersi. Egli si incontrò con il suo omologo Kameichiro Nagano per firmare il documento di resa. I giapponesi decisero di concentrare i prigionieri di guerra a Camp O'Donnell, per poter attaccare liberamente l'isola di Corregidor. I prigionieri furono costretti ad un trasferimento a piedi di più di 100 chilometri in un tragico calvario che fu denominato marcia della morte di Bataan[18].

Dopo la resa del Giappone il generale Homma venne arrestato dalle autorità di occupazione statunitensi ed estradato nelle Filippine su espressa richiesta del generale Douglas MacArthur[19], così che a processarlo fosse un tribunale militare statunitense piuttosto che la Commissione Internazionale alleata per i crimini di guerra.
Lo storico Philip Piccigallo scrisse che Homma venne condannato per le azioni commesse dai suoi uomini durante la marcia della morte e non per aver commesso od ordinato direttamente le azioni stesse[20]. Il generale Homma non ordinò le atrocità di cui si macchiarono i suoi soldati, ma la sua mancanza di esperienza amministrativa e la sua incapacità di controllare adeguatamente i propri subordinati contribuirono a rendere possibile il massacro. Dopo la resa delle forze filippino-americane a Bataan, il generale Homma aveva infatti delegato la logistica del trasferimento dei previsti 25.000 prigionieri al maggior generale Yoshitake Kawane: egli dichiarò pubblicamente che i prigionieri di guerra sarebbero stati trattati in modo equo. Venne predisposto un apposito piano per trasportare i prigionieri fino a Camp O'Donnell, che fu approvato da Homma[21], ma le misure prese dai giapponesi furono compromesso fin dall'inizio perché in realtà gli uomini catturati ascendevano a 78.000[22], dei quali una buona parte era affetta da malaria oppure vicini alla morte per inedia.

Durante il processo Homma affermò che era stato così preoccupato della stesura dei piani per l'assalto finale a Corregidor che aveva dimenticato il trattamento dei prigionieri, credendo che i suoi ufficiali subordinati avrebbero gestito con professionalità il compito assegnato loro; inoltre dichiarò di essere stato informato di tali crimini solo dopo la fine della guerra. Il tribunale militare condannò comunque il generale Homma alla pena di morte per i crimini di guerra verificatisi durante la marcia della morte di Bataan, e per quelli successivamente commessi a Camp O'Donnell e a Cabanatuan. Il capo del collegio di difesa, John H. Skeen Jr.[23], dichiarò che si trattava di un "... processo molto irregolare, condotto in un clima che non lasciava dubbi su quello che sarebbe stato il risultato finale". Il giudice della corte suprema statunitense Frank Murphy protestò per il verdetto, affermando: Either we conduct such a trial as this in the noble spirit and atmosphere of our Constitution or we abandon all pretense to justice, let the ages slip away and descend to the level of revengeful blood purges[24].
La moglie di Homma scrisse al generale MacArthur esortandolo a risparmiargli la vita, ma le sue motivazioni non vennero accolte[25]. Il generale Homma venne fucilato da un plotone di esecuzione misto, formato da soldati filippini ed americani, il 3 aprile 1946 sulla spiaggia di Los Baños, a Manila[26].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Search for generals
  2. ^ Toland 1970, p. 313
  3. ^ Honma Masaharu The Generals of World War II
  4. ^ Durante l'incontro avvenuto presso il castello di Norimberga, Hitler si lanciò un aspro attacco contro Josip Stalin e l'Unione Sovietica. Al termine dell'incontro il principe disse privatamente al suo aiutante di campo Homma: Hitler è un attore, sarà difficile avere fiducia in lui
  5. ^ Homma Masaharu Pacific War Online Encyclopedia
  6. ^ Toland 1970, p. 250
  7. ^ Da allora Homma divenne noto all'interno dell'esercito imperiale con il soprannome de Il generale poeta
  8. ^ Tale armata era forte di 43.110 uomini e comprendeva inizialmente la 16ª, 48ª e 56ª divisioni; erano appoggiate da due battaglioni di carri armati, due reggimenti ed un battaglione di artiglieria campale di medio calibro, tre reggimenti di genieri, cinque battaglioni contraerei e alcuni reparti di supporto. Prima di iniziare l'invasione la 48ª divisione gli fu tolta e destinata ad appoggiare l'invasione delle Indie Olandesi. Sgarlato, Nico. La caduta delle Filippine, Eserciti nella Storia n.38, Delta Editrice, Parma, novembre-dicembre 2006. p.55
  9. ^ Bix, Herbert. Hirohito and the Making of Modern Japan, 2000, p.447
  10. ^ Millot, Bernard. La Guerra del Pacifico, Mondadori Editore, Milano 1967. ISBN 88-17-12881-3
  11. ^ Questa decisione portò ad una pesante critica da parte dei suoi superiori che lo credettero "contaminato" dalle idee occidentali sul risparmio delle vite degli uomini al suo comando
  12. ^ Sgarlato, Nico. La caduta delle Filippine, Eserciti nella Storia n.38, Delta Editrice, Parma, novembre-dicembre 2006, p. 59
  13. ^ Rimpiazzi per la 16ª divisione, la 4ª divisione e la 65ª brigata mista. Sgarlato, Nico. La caduta delle Filippine, Eserciti nella Storia n.38, Delta Editrice, Parma, novembre-dicembre 2006, p. 61
  14. ^ Toland 1970, p. 350; le operazioni furono condotte dal generale Akira Nara, che aveva frequentato il college di Amherst, e successivamente la scuola di fanteria dell'US Army di Fort Benning
  15. ^ Toland 1970, p. 258
  16. ^ Toland 1970, p. 317-18
  17. ^ New York Times, April 3, 1942, p. 1
  18. ^ Millot, Bernard. La Guerra del Pacifico, Mondadori Editore, Milano 1967, p.110. ISBN 88-17-12881-3
  19. ^ Hampton Sides "The Trial of General Homma," American Heritage, February/March 2007
  20. ^ Piccigallo, Philip. The Japanese on Trial: Allied War Crimes Operations in the East, 1945-1951
  21. ^ Toland 1970, p.366; Il piano prevedeva che i soldati avrebbero marciato a piedi fino a Balanga, una distanza massima di 19 miglia, che di solito non era un problema per i soldati. Da Balanga 200 camion li avrebbe portati a San Fernando, dove dei treni merci li avrebbero tresferiti a Capas. Da lì avrebbero percorso a piedi le ultime 8 miglia fino al campo di detenzione
  22. ^ Toland 1970, p. 294, un numero che superava ogni previsione nipponica
  23. ^ Il collegio di difesa era formato da: capitano George W. Ott, tenente Leonard Nataupsky, maggiore John H. Skeen, Jr., capitano Frank Coder, tenente Haig Kantarian, capitano George A. Furness, tenente Roert L. Pelz, tenente Robert Polaski
  24. ^ Toland 1970, p. 320; "O si conduce un processo come questo nel nobile spirito e nell'atmosfera della nostra Costituzione o si abbandona ogni pretesa di giustizia che i secoli ci hanno insegnato, e si scende al livello di sanguinose e vendicative purghe"
  25. ^ Toland 1970, p. 400; Homma fu processato, condannato e giustiziato come criminale di guerra, ma è stato anche l'uomo che sconfisse MacArthur
  26. ^ Manchester, William. American Caesar: Douglas MacArthur, 1880-1964. Little, Brown, and Co, 1978. ISBN 0-09-136510-4

Biografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dupuy, Trevor N.; Johnson, Curt; and Bongard, David L. The Harper Encyclopedia of Military Biography. HarperCollins Publishers, 1992.
  • Fuller, Richard. Shokan: Hirohito's Samurai. Arms and Armor, London, 1992. ISBN 1-85409-151-4
  • Hayashi, Saburo. Kogun: The Japanese Army in the Pacific War. Marine Corps. Association, 1959. ASIN B000ID3YRK.
  • Bernard Millot, La Guerra del Pacifico, Mondadori, 1967, ISBN 88-17-12881-3.
  • Pettibone, Charles D. The Organization and Order of Battle of Militaries in World War II. Volume 4: Japan. Trafford Publishing, 2007. ISBN 1-4251-2422-4.
  • John Toland, The Rising Sun: The Decline and Fall of the Japanese Empire 1936-1945, Random House, 1970, ISBN 0-8129-6858-1.
  • Amedeo Tosti, Storia della Seconda guerra mondiale, II, Milano, 1950.

Giornali e riviste[modifica | modifica sorgente]

  • Sgarlato, Nico. La caduta delle Filippine, Eserciti nella Storia n.38, Delta Editrice, Parma, novembre-dicembre 2006.
  • Vaccari, Pier Francesco. Attacco aereo alle Filippine, Rivista Italiana Difesa Anno XVI, n.7, luglio 1997.

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