Guido Marini

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Guido Marini
Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie
Mons. Guido Marini - 2008-05-18 - Visita di Papa Benedetto XVI a Genova.jpg
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Nato Genova, 31 gennaio 1965 (1965-01-31) (49 anni)
Ordinato sacerdote 4 febbraio 1989 dal cardinale Giovanni Canestri
Nominato maestro 1º ottobre 2007 da Papa Benedetto XVI

Monsignor Guido Marini (Genova, 31 gennaio 1965) è un presbitero italiano, prelato d'onore di Sua Santità e attuale maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie.[1] Ha assistito le celebrazioni pontificie di papa Benedetto XVI dal 1º ottobre 2007 al 28 febbraio 2013. Dal 13 marzo 2013 è a servizio di papa Francesco.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Dopo la maturità classica, è entrato nel seminario arcivescovile di Genova quando l'arcivescovo di Genova era il cardinale Giuseppe Siri.[2] Ha terminato gli studi in teologia e ha ottenuto il baccellierato. Il 4 febbraio 1989 è stato ordinato presbitero dal cardinale Giovanni Canestri.[3] Ha proseguito gli studi a Roma presso la Pontificia Università Lateranense dove ha ottenuto il dottorato in utroque iure. Presso la Pontificia Università Salesiana ha invece conseguito il baccellierato in psicologia della comunicazione.[4]

A partire dal 1988 ha svolto l'ufficio di segretario personale degli arcivescovi di Genova, i cardinali Giovanni Canestri e Dionigi Tettamanzi. Ha ricoperto inoltre il ruolo di maestro delle celebrazioni liturgiche sotto i cardinali Dionigi Tettamanzi, Tarcisio Bertone e Angelo Bagnasco. La sua cura era rivolta particolarmente alla stesura dei libretti liturgici e alla guida dell'Associazione di servizio d'accoglienza Collegium Laurentianum.

Dal 1992 si è occupato di insegnamento. In particolar modo è stato docente di diritto canonico alla sezione di Genova della Facoltà teologica dell'Italia settentrionale e anche di teologia dei ministeri all'Istituto superiore di scienze religiose della medesima arcidiocesi.[3] Nel 2002 ha ricevuto la nomina a canonico e successivamente a prefetto, nel 2003, della cattedrale di San Lorenzo. Nel 2004 è stato eletto direttore spirituale del seminario arcivescovile di Genova. Dal 2003 al 2005 ha invece assunto il ruolo di direttore dell'Ufficio diocesano per l'educazione, rivolgendo uno sguardo all'insegnamento della religione cattolica nell'ambito della scuola. Nel 2005 ha ricevuto la nomina a cancelliere arcivescovile ed è divenuto così membro permanente del Consiglio episcopale.[3]

Il 29 settembre 2007 papa Benedetto XVI lo ha insignito del titolo di prelato d'onore di Sua Santità[3] mentre il 1º ottobre lo ha nominato maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie,[4] sollevandolo da tutti gli incarichi precedenti presso l'arcidiocesi di Genova.

Il 12 marzo 2013, in abito corale proprio con mantelletta paonazza e rocchetto,[5] ha intimato l'extra omnes durante i riti di inizio del conclave del 2013 e dal 13 marzo successivo è a servizio presso papa Francesco. In un articolo de Il Foglio,[6] che riporta alcune espressioni di papa Francesco in occasione della visita ad limina dei vescovi pugliesi, riferite in seguito da mons. Domenico Padovano, vescovo di Conversano-Monopoli, e raccolte dal giornalista Sandro Magister, il pontefice ha dichiarato di aver subìto alcune pressioni affinché sostituisse il maestro delle cerimonie, mons. Guido Marini, additato come tradizionalista.[6] Papa Francesco ha invece inteso rifiutare le richieste di cambiamento «per fare tesoro della sua preparazione tradizionale» e per consentire a mons. Marini «di avvantaggiarsi di una formazione più emancipata».[6]

Cambiamenti liturgici tra continuità e sviluppo[modifica | modifica sorgente]

Nel pontificato di papa Benedetto XVI[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ermeneutica della continuità.
Mons. Marini insieme a papa Benedetto XVI con ferula, mitria, dalmatica, pianeta e pallio durante una celebrazione liturgica.
Mons. Guido Marini accanto a papa Francesco durante la messa di inizio pontificato.

La vocazione di mons. Marini trae origini dalla liturgia: l'amore passa attraverso la liturgia, vista come luogo d'incontro con il Signore. L'operazione liturgica che è stato chiamato ad attuare non è una rottura rispetto al passato, ma si pone in linea con l'ermeneutica della continuità: in continuità e nel rispetto della tradizione, in equilibrio tra passato e presente. La ricerca di bellezza e di armonia sono rivelazione del mistero di Dio.[7]

« Come un Papa cita nei suoi documenti i Pontefici che lo hanno preceduto, in modo da indicare la continuità del magistero della Chiesa, così nell'ambito liturgico un Papa usa anche vesti liturgiche e suppellettili sacre dei Pontefici che lo hanno preceduto per indicare la stessa continuità anche nella lex orandi.[8] »

Inoltre in ambito liturgico, la pubblicazione del motu proprio Summorum Pontificum di papa Benedetto XVI del 7 luglio 2007[9] ha riaffermato la validità della celebrazione tridentina con il messale di papa Giovanni XXIII del 1962, mai abrogata, quale "forma straordinaria" dell'unico rito romano, accanto alla "forma ordinaria" in lingua nazionale o in latino, entrata in vigore con il messale di papa Paolo VI del 1969. Dispone anche nuove raccomandazioni per la celebrazione anticu rito. All'accusa di preconciliarità rivolta a Benedetto XVI, Marini osserva come il termine utilizzato sia ormai superato e riduttivo.

« Per quanto riguarda, poi, termini come «preconciliari» e «postconciliari» utilizzati da alcuni, mi pare che essi appartengano a un linguaggio ormai superato e, se usati con l'intento di indicare una discontinuità nel cammino della Chiesa, ritengo che siano errati e tipici di visioni ideologiche molto riduttive. Ci sono "cose antiche e cose nuove" che appartengono al tesoro della Chiesa di sempre e che come tali vanno considerate.[8] »

I cambiamenti sono stati vari, a partire dalla collocazione del crocifisso al centro dell’altare affiancato da sette candelabri. Questa scelta vuole indicare il giusto orientamento al celebrante e all'assemblea, non più perso nel vuoto ma rivolto verso Cristo, fulcro della liturgia eucaristica. Altro ambito è quello della comunione, distribuita in ginocchio e in bocca. Sottolinea la sacralità del mistero e la presenza viva di Cristo.[10] Sono ricomparsi paramenti antichi appartenuti a pontefici precedenti a Benedetto XVI così come i troni e i tronetti dei papi Leone XIII e Pio IX. Il trono papale ritorna infatti al centro dell'altare ad evidenziare il ruolo di presidenza liturgica del papa in quanto successore dell'apostolo Pietro e vicario di Cristo in Terra.

A partire dalla festività dei santi Pietro e Paolo del 2008, anche il pallio introdotto da mons. Piero Marini nella foggia in uso fino al IX secolo è stato sostituito da un pallio a forma circolare che ricorda quello latino a "Y" usato da papa Giovanni Paolo II e attualmente in uso presso i metropoliti, con i due capi che pendono nel mezzo del petto e del dorso. Del precedente pallio conserva le croci rosse.[11] La scelta di assumere il nuovo pallio e la ferula dorata di Pio IX (da Pasqua 2008 a novembre 2009) è stata guidata anche da semplici motivi d'ordine pratico. La "ferula", il pastorale senza il Crocifisso per intendersi, fa parte della tradizione romana dei romani pontefici; inoltre il pastorale argenteo dell'artista Lello Scorzelli introdotto da Paolo VI è più pesante e meno pratico. Dal 28 novembre 2009 papa Benedetto XVI fece uso di una ferula personale d'oro, ricevuta in dono dal Circolo San Pietro e ancora più maneggevole di quella di Pio IX, con al centro l'Agnello e agli estremi i simboli dei quattro evangelisti.[12]

A partire dalla canonizzazione del 21 ottobre 2012, e per le maggiori solennità dell'anno liturgico, papa Benedetto XVI ha ripreso a indossare il fanone papale, la veste liturgica di uso esclusivo del romano pontefice già dal XIII secolo. Marini ha spiegato che l'antica mantellina rappresenta lo scudo della fede che protegge la Chiesa.[13]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, Cerimonieri e officiali. URL consultato il 30 giugno 2013.
  2. ^ Guido Marini, Testimonianza alla presentazione del volume "Omelie per l'anno liturgico" del card. Giuseppe Siri, vatican.va. URL consultato il 30 giugno 2013.
  3. ^ a b c d Mons. Guido Marini nominato Prelato d'Onore da Benedetto XVI, diocesi.genova.it, 19 ottobre 2007. URL consultato il 14 gennaio 2009.
  4. ^ a b Sala Stampa della Santa Sede, Bollettino quotidiano del 01.10.2007 - Rinunce e nomine.
  5. ^ Joseph L. Shetler, Dress of Roman Catholic Clergy, shetlersites.com. URL consultato il 30 giugno 2013.
  6. ^ a b c Matteo Matzuzzi, La messa antica non si tocca, il Papa gesuita spiazza ancora tutti in Il Foglio, 28 maggio 2013. URL consultato il 16 luglio 2013.
  7. ^ Intervista concessa da mons. Guido Marini a Giuseppe De Carli, vatican.va, 28 dicembre 2008. URL consultato il 12 febbraio 2009.
  8. ^ a b Gianluca Biccini, Il pallio papale tra continuità e sviluppo, Intervista di Gianluca Biccini a mons. Guido Marini, L'Osservatore Romano, 26 giugno 2008. URL consultato il 30 giugno 2013.
  9. ^ (LA) Benedetto XVI, Litteræ Apostolicæ Motu Proprio datæ Summorum Pontificum, Libreria Editrice Vaticana, 7 luglio 2007. URL consultato il 30 giugno 2013.
  10. ^ Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, Il Crocifisso al centro dell'altare. URL consultato il 30 giugno 2013.
  11. ^ Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, Il Pallio Papale. URL consultato il 30 giugno 2013.
  12. ^ Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, La ferula. URL consultato il 30 giugno 2013.
  13. ^ Gianluca Biccini, A colloquio con il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice sui riti presieduti da Benedetto XVI, vatican.va, 19 dicembre 2012. URL consultato l'11 gennaio 2013.

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Predecessore Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie Successore Emblem Holy See.svg
Piero Marini dal 1º ottobre 2007 in carica

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