Donne ch'avete intelletto d'amore

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Donne ch'avete intelletto d'amore
Autore Dante Alighieri
1ª ed. originale XIII secolo
Genere canzone
Lingua originale italiano

Donne ch'avete intelletto d'amore è una canzone di soli endecasillabi di Dante Alighieri, contenuta nel XIX capitolo[1] della Vita Nova.

Struttura e temi[modifica | modifica wikitesto]

Donne ch'avete consta di 70 versi endecasillabi divisi per cinque stanze col seguente schema metrico: ABBC ABBC CDDCEE; nel secondo libro del De vulgari eloquentia il poeta citerà questo tipo di struttura metrica come una delle più alte, prendendo la canzone in questione come l'exemplum dello stile solenne (VE II, 8.8 e 12.3). Di seguito si riporta la prima stanza:

« Donne ch'avete intelletto d'amore,

i' vo' con voi de la mia donna dire,
non perch'io creda sua laude finire,
ma ragionar per isfogar la mente.
Io dico che pensando il suo valore,
Amor sì dolce mi si fa sentire,
che s'io allora non perdessi ardire,
farei parlando innamorar la gente.
E io non vo' parlar sì altamente,
ch'io divenisse per temenza vile;
ma tratterò del suo stato gentile
a rispetto di lei leggeramente,
donne e donzelle amorose, con vui,
ché non è cosa da parlarne altrui. »

(Dante Alighieri, Vita Nuova, XIX)

Si tratta del componimento manifesto dello stile della loda, innovazione poetica di Dante costituente il superamento della stagione cavalcantiana, e che interessa i capitoli centrali del libello giovanile. Nel Purgatorio a Bonagiunta Orbicciani saranno attribuite le parole Ma dì s'i' veggio qui colui che fore/trasse le nove rime, cominciando/Donne ch'avete intelletto d'amore (Pg XXIV, vv.49-51): l'Alighieri è dunque autore di "rime nuove" che costituiscono un concreto scarto rispetto alla tradizione precedente e ai contemporanei.

Secondo le parole di Guglielmo Gorni, con questa canzone Dante passa dalla poesia comunicazione, legata strettamente al saluto dell'amata, alla poesia celebrazione, in cui il poeta, direttamente ispirato da Amore (la mia lingua parlò quasi come per se stessa mossa dice nell'introduzione in prosa), trova appagamento dalla lode stessa della propria donna.

Cambia anche il destinatario: Dante individua subito il suo pubblico nelle donne e, tra di esse, in quelle che hanno intelletto (piena conoscenza, esperienza) d'amore, sempre più inteso come amore caritas.

Chiaro è poi il tributo a quello che Dante nella Commedia riconosce come padre dello stilnovo, Guido Guinizzelli, per mezzo di richiami evidenti al sonetto Io vogli' del ver la mia donna laudare.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dante Alighieri, Vita nova, a cura di Luca Carlo Rossi, Mondadori, Oscar Classici, 1999, pp.79-96.
  • Dante Alighieri, Vita Nova, a cura di G. Gorni, Torino, Einaudi, 1996.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Equivalente al capitolo 10 dell'edizione di Gorni 1996.

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