Caterina Cornaro

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando l'opera di Gaetano Donizetti, vedi Caterina Cornaro (opera).
Caterina Cornaro
Ritratto di Caterina Cornarodipinto di Tiziano e bottega.
Ritratto di Caterina Cornaro
dipinto di Tiziano e bottega.
Regina di Cipro, Gerusalemme e Armenia
In carica 14741489
Predecessore Giacomo II di Lusignano
Successore Territorio ceduto alla Repubblica di Venezia
Altri titoli Signora di Asolo
Nascita Venezia, 25 novembre 1454
Morte Venezia, 10 luglio 1510
Sepoltura Chiesa di San Salvador, Venezia
Dinastia
Armoiries Lusignan Chypre.svg
Lusignano
Padre Marco Corner
Madre Fiorenza Crispo
Consorte Giacomo II di Cipro
Figli Giacomo III di Cipro

Caterina Corner, italianizzato in Cornaro (Venezia, 25 novembre 1454Venezia, 10 luglio 1510), fu regina di Cipro, Gerusalemme e Armenia dal 1474 al 1489, signora di Asolo (1489-1510).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il matrimonio con Giacomo di Cipro[modifica | modifica wikitesto]

Caterina con il marito Giacomo II e il figlio Giacomo III

Nacque dalla cospicua casata Corner del ramo di San Cassiano, figlia di Marco di Giorgio, diretto discendente dell'omonimo doge, e di Fiorenza di Nicolò Crispo, duchessa di Nasso e nipote per via materna dell'imperatore Giovanni IV di Trebisonda.

Trascorse un'infanzia serena, dapprima nel palazzo di famiglia sul Canal Grande (l'attuale ca' Corner della Regina), quindi, dal suo decimo compleanno, nel monastero delle benedettine di San Benedetto Vecchio, presso Padova. Il 10 o il 30 luglio 1468, a quattordici anni, sposò per procura il re di Cipro e di Armenia Giacomo II di Lusignano.

Il matrimonio era stato proposto da Andrea Corner, zio paterno di Caterina il quale, bandito da Venezia e confinato a Cipro, aveva rafforzato i legami di amicizia che legavano la sua famiglia ai Lusignano. L'unione risultava vantaggiosa per entrambe le parti: la Serenissima intendeva estendere la sua influenza su Cipro, importante base commerciale dove già deteneva grossi interessi economici; il sovrano aveva bisogno di un alleato potente, minacciato dalle rivendicazioni della sorellastra Carlotta (da lui detronizzata nel 1464), dalle pretese dei Genovesi su Famagosta e dall'incombere dei Turchi.

Giacomo fu rappresentato nella fastosa cerimonia dal suo ambasciatore Filippo Mistahel. Caterina portò una dote ricchissima: 100.000 ducati, che vennero assicurati sulle rendite di Famagosta e Cerines.

Tuttavia dovettero passare alcuni anni prima che potesse raggiungere il suo consorte. Quest'ultimo, infatti, in un primo periodo trascurò l'impegno e cominciò ad avvicinarsi al Regno di Napoli, da sempre nemico della Serenissima, e a considerare un nuovo matrimonio con una figlia naturale di re Ferdinando. Tuttavia le insistenze dei Veneziani e soprattutto l'avanzata ottomana lo convinsero a rispettare i patti e nel 1469 concluse un'alleanza con cui Cipro veniva posto sotto la protezione della Repubblica.

Invero il Lusignano temporeggiò ancora qualche tempo finché, di fronte alla minaccia della Serenissima di far tornare sul trono la sorellastra, nell'estate del 1472 si decise a inviare un'ambasciata in laguna per portare Caterina sull'isola. La futura regina fu condotta al porto di San Nicolò a bordo del Bucintoro, accompagnata dal doge Nicolò Tron e da una moltitudine di nobili e popolani. Il 26 settembre, nel monastero di San Nicolò del Lido, fece testamento in cui nominava il fratello Giorgio suo principale erede in caso di morte senza figli.

Giunta finalmente sull'isola, Caterina si unì in matrimonio al sovrano nella cattedrale di Famagosta. Poco dopo, a Nicosia, venne incoronata[1].

La morte del sovrano[modifica | modifica wikitesto]

Pochi mesi dopo, nella notte tra il 6 e il 7 luglio 1473, Giacomo II moriva improvvisamente, lasciando la consorte incinta. Prima di spirare il sovrano aveva lasciato delle disposizioni ambigue sicché la regina, benché designata a succedergli assieme al figlio che aspettava, venne esclusa dal governo. Le redini del Regno furono invece assunte da un collegio di commissari, formato, ad eccezione dello zio Andrea Corner, da esponenti del partito filo-napoletano. Altra fonte di insidie furono i tre figli naturali del sovrano, ai quali sarebbe spettata la corona in caso di morte sua e del nascituro, e le mai sopite rivendicazioni di Carlotta.

Frattanto, il 28 agosto, diede alla luce l'erede al trono al quale impose il nome di Giacomo III.

Di fronte a questa situazione, la Repubblica passò alle vie di fatto: il 24 agosto il capitano generale da Mar, Pietro Mocenigo, ricevette l'ordine di raggiungere Cipro con la flotta per occuparne le posizioni più strategiche; il 31 agosto comunicò a papa Sisto IV, sostenitore di Carlotta, di voler difendere il Regno ad ogni costo, conservandolo sotto la sovranità della sua "figlia adottiva"; un comunicato simile fu inviato, il 2 settembre, a Ferdinando di Napoli.

Queste azioni, tuttavia, non intimidirono gli oppositori della regina. Capeggiati dall'arcivescovo di Nicosia Luigi Fabricies, appena tornato da Napoli dove aveva negoziato le nozze tra Ciarla e Alfonso (figli naturali rispettivamente di Giacomo II e Ferdinando di Napoli), ordirono un complotto: nella notte tra il 13 e il 14 novembre i congiurati irruppero nel palazzo reale, trucidando gli uomini più fidati di Caterina, tra cui Andrea Corner e il nipote di questi Marco Bembo. Successivamente, comunicarono alla Serenissima che i due veneziani erano stati uccisi dai propri mercenari per un mancato pagamento e la invitarono a disarmare le sue truppe perché non avvenissero altri incidenti; Venezia adottò una linea prudente e acconsentì.

Allo stesso tempo la regina fu sottoposta a nuove vessazioni: fu obbligata a consegnare le fortezze, ad assentire alle nozze tra Ciarla e Alfonso e di riconoscere a quest'ultimo il titolo di principe di Galilea, tradizionalmente assegnato all'erede al trono di Cipro; in aggiunta le fu strappato il figlioletto che venne affidato alla suocera Marietta di Patrasso e le vennero sottratti il sigillo reale e i gioielli della corona. Per tranquillizzare Venezia, i commissari inviarono in laguna un'ambasciata che recava alcune lettere estorte a Caterina in cui veniva confermata la versione dei fatti da loro sostenuta.

Negli stessi giorni il Mocenigo, ritiratosi a Modone con il grosso della flotta, si era insospettito per il transito di navi napoletane che riportavano a Cipro il Fabricies. Aveva quindi inviato sull'isola il provveditore Vettor Soranzo con dieci galee; qui incontrò i commissari e gli venne assicurata l'intenzione di restituire alla regina la sua autorità. Ma la situazione per i congiurati si stava complicando: Ferdinando, volendo evitare lo scontro diretto con la Repubblica, smise di apportare il suo aiuto, mentre tra gli stessi commissari stavano sorgendo delle discordie e c'era chi avrebbe preferito un accordo con Venezia proponendo il matrimonio tra il maggiore dei bastardi di Giacomo II e una sorella della Corner. Di questo momento di difficoltà approfittò il Soranzo che, favorito dagli abitanti di Nicosia che si erano rivoltati a sostegno della regina, il 31 dicembre sbarcò a Famagosta con le proprie truppe, provocando la fuga del Fabricies e di altri congiurati. Assicuratosi il controllo dell'isola, mise a morte quanti erano coinvolti negli assassini del Corner e del Bembo, bandì catalani, siciliani e napoletani e ne confiscò i beni. Quando il 2 febbraio il Mocenigo lo raggiunse con il resto della flotta, l'isola era ormai pacificata[1].

Caterina continuò a regnare sotto la costante protezione della Repubblica di Venezia anche dopo la morte di suo figlio Giacomo III, avvenuta per febbri malariche nel 1474[2].

L'abdicazione e il ritorno a Venezia[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma dei Corner

Nell'ottobre 1488 fu scoperta un'altra congiura, ordita ancora dai nobili catalani. Venezia represse di nuovo la ribellione e decise di richiamare Caterina costringendola ad abdicare a favore della Repubblica. A seguito del suo rifiuto, fu minacciata che nel caso di disobbedienza sarebbe stata spogliata di tutti i privilegi e sarebbe stata trattata come ribelle. Il 26 febbraio 1489 avvenne l'atto ufficiale dell'abdicazione di Caterina in favore della Repubblica Veneta. Il 18 marzo, vestita di nero, la regina lasciò per sempre l'isola.

Venezia accolse la sua figlia in maniera trionfale. Arrivata da Cipro a San Nicolò al Lido, entrò il giorno seguente, il 6 giugno 1489, seduta sul Bucintoro accanto al doge Agostino Barbarigo[3], dopo la consegna formale della corona alla Serenissima in S. Marco, fu nominata domina Aceli (signora di Asolo), conservando tuttavia anche negli atti ufficiali il titolo e il rango di regina. Sul territorio di Asolo, Caterina aveva gli stessi poteri del doge. Unici limiti: non poteva far subire ai sudditi nessun onere o angheria e non poteva ospitare chi non fosse gradito al doge.

Signora di Asolo[modifica | modifica wikitesto]

La regina Caterina Cornaro
dipinto di Gentile Bellini
Tomba di Caterina Cornaro
Chiesa di San Salvador, Venezia

Caterina richiamò alla sua corte artisti e letterati, tra cui Giorgione, Lorenzo Lotto, Pietro Bembo, che qui ambientò Gli Asolani. Nel 1509, all'avanzare delle truppe imperiali di Massimiliano I d'Asburgo, si rifugiò a Venezia. Ritornata nel suo castello e tra gli asolani che tanto l'amavano, fuggì di nuovo quando le truppe tedesche si riaffacciarono alle porte di Altivole.

Morì a Venezia il 10 luglio 1510 e venne tumulata nella Chiesa dei Santi Apostoli. Tale fu la folla che volle partecipare al rito funebre che i Provveditori fecero costruire un ponte di barche da Rialto a Santa Sofia per permettere un migliore deflusso.

La salma rimase solo pochi anni nella chiesa dei Santi Apostoli perché nel 1584 venne trasferita nella Chiesa di San Salvador, nella grande tomba voluta per lei dal fratello Giorgio, dove tuttora riposa[2].

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

Alla figura di Caterina Cornaro è dedicato il grand-opéra La Reine de Chypre di Fromental Halévy, su libretto di Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges, andato in scena a Parigi il 22 dicembre 1841. Sul libretto di Saint-Georges si basa quello di Giacomo Sacchero per Caterina Cornaro di Gaetano Donizetti, andata in scena al Teatro San Carlo di Napoli il 12 gennaio 1844. Nell'opera si narra l'episodio storico che determina la morte del Lusignano, intrecciato ad una storia d'amore tra Caterina e Gerardo, un giovane cavaliere francese.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Francomario Colasanti, Caterina Corner regina di Cipro in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 22, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1979. URL consultato il 14 novembre 2014.
  2. ^ a b Francesco Boni de Nobili, Caterina Cornaro, De Bastiani, Godega S.U. 2012
  3. ^ L'episodio, seguito da tre giorni di fastosissimi festeggiamenti, viene ricordato ogni anno dalla Regata Storica che si tiene a Venezia la prima domenica di settembre.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Boni De Nobili, Caterina Cornaro, dal Regno di Cipro alla Signoria di Asolo, De Bastiani, Godega S.U. 2012
  • Giuseppe Campolieti, Caterina Cornaro: regina di Cipro, signora di Asolo, Camunia, Milano 1987
  • Charles Cawley, Medieval Lands, Cyprus (ospitato nel sito www.Medieval_Lands, Familypedia)
  • Attilio Centelli, Caterina Cornaro e il suo regno, Ongania, Venezia 1892
  • Antonio Colbertaldo, Breve compendio della vita di Cattarina Cornara, Regina di Cipro
  • Loredana (Anna Loredana, Zacchia Rondinini), Caterina Cornaro regina di Cipro, Cosmopoli, Roma 1938

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Regina di Cipro Successore
Armoiries Lusignan Chypre.svg

Giacomo III

14741489 Il Regno passa alla Repubblica di Venezia

Controllo di autorità VIAF: 52489508 LCCN: n81104120