Callicebus
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Callicebi allo zoo di Berlino |
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| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Classe | Mammalia |
| Superordine | Euarchontoglires |
| (clade) | Euarchonta |
| Ordine | Primates |
| Sottordine | Haplorrhini |
| Infraordine | Simiiformes |
| Parvordine | Platyrrhini |
| Famiglia | Pitheciidae |
| Sottofamiglia | Callicebinae Pocock, 1925 |
| Genere | Callicebus Thomas, 1903 |
| Nomi comuni | |
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Titi |
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| Specie | |
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Vedi testo |
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Callicebus (Thomas, 1903) è un genere di scimmie appartenente alla famiglia Pitheciidae.
È l'unico genere della sottofamiglia Callicebinae.
Al genere vengono ascritti gli animali conosciuti col nome comune complessivo di callicebi o titi: essi vivono prevalentemente nella foresta pluviale amazzonica di Colombia meridionale, Perù, Brasile e Paraguay settentrionale.
Indice |
[modifica] Descrizione
Si tratta di animali di medie dimensioni (lunghezza totale compresa fra il mezzo metro ed i 90 cm), per un peso che raramente supera il chilogrammo: le varie specie sono piuttosto simili fra loro morfologicamente, ma presentano colori differenti. Generalmente, il pelo, lungo e soffice al tatto, tende a schiarirsi nella zona ventrale, mentre alcune specie presentano disegni scuri o chiari, contrastanti col colore del resto del mantello, sulla fronte. Gli esemplari ascritti al sottogenere Torquatus presentano un collare bianco attorno al collo. La coda, semiprensile, è più lunga del corpo e ricoperta di pelo.
[modifica] Biologia
Si tratta di animali diurni ed arboricoli, molto agili ed attivi, che utilizzano le zampe posteriori, leggermente più lunghe di quelle anteriori, per saltellare di ramo in ramo (il loro nome in tedesca è Springaffen, "scimmie saltatrici"), che prediligono le zone di foresta densa nei pressi di fonti d'acqua permanenti: di notte si riposano assieme in cavità dei tronchi d'albero, ma anche nelle ore più torride della giornata possono rifugiarsi nella vegetazione più fitta per sfuggire al calore in stato di torpore.
Vivono in gruppi familiari, formati da una coppia riproduttrice coi propri cuccioli di età differenti, per un totale di 2-7 individui per gruppo: ciascun gruppo delimita tramite vocalizzazioni e secreti di una ghiandola posta sul mento un proprio territorio, il quale viene difeso accanitamente da eventuali intrusi. Gli appartenenti allo stesso gruppo sono assai sociali fra loro: non è raro osservare questi animali, nei momenti di relax, intrecciare le proprie code oppure effettuare il grooming reciproco.
Si nutrono principalmente di frutta matura, anche se non disdegnano mangiare altro materiale di origine vegetale (foglie, fiori) ed animale (invertebrati, piccoli vertebrati e le loro uova)[1].
I titi formano coppie monogame e durature: la gestazione dura circa cinque mesi, al termine dei quali la femmina dà alla luce un unico cucciolo ed assai raramente (meno del 2% dei parti totali[2]) dei gemelli. In questo caso, spesso la madre abbandona uno dei cuccioli, spesso l'ultimo nato: quest'ultimo può tuttavia venire adottato da esemplari dei gruppi vicini, attratti dai suoi richiami[3].
I cuccioli, curati principalmente dal padre, vengono svezzati attorno ai cinque mesi d'età ed a due anni raggiungono la taglia definitiva: non si allontanano tuttavia dal proprio gruppo familiare prima di aver compiuto almeno tre anni.
In cattività, esemplari della specie Callicebus moloch sono vissuti per oltre 25 anni: in natura, la speranza di vita di questi animali è stimata attorno ai 13 anni: le specie del sottogenere Torquatus vivono invece attorno ai 12 anni allo stato brado[4].
[modifica] Tassonomia
Nella classificazione passata, i generi Callicebus e Torquatus venivano ambedue ascritti alla famiglia dei Callitrichidae, comprendente uistitì e tamarini ed attualmente considerata una sottofamiglia dei Cebidi: in seguito, i due generi vennero piazzati nella propria famiglia Callicebidae, comprendente inoltre anche gli Aotidae, col rango di sottofamiglia (Aotinae). Attualmente il genere Callicebus, comprendente i sottogeneri Callicebus e Torquatus, è considerato una sottofamiglia di Pitheciidae:
- Famiglia Pitheciidae
- Sottofamiglia Callicebinae
- Genere Callicebus
- Sottogenere Callicebus
- Gruppo C. cupreus
- Callicebus aureipalatii - callicebo GoldenPalace.com
- Callicebus caligatus - callicebo dal ventre rosso
- Callicebus caquetensis - callicebo di Caquetà [5]
- Callicebus cupreus - callicebo rosso
- Callicebus discolor - callicebo dalla coda bianca
- Callicebus dubius - callicebo misterioso
- Callicebus ornatus - callicebo ornato
- Callicebus stephennashi - callicebo di Stephen Nash
- Gruppo C. donacophilus
- Callicebus donacophilus - callicebo della Bolivia
- Callicebus modestus - callicebo di Lonnberg
- Callicebus oenanthe - callicebo delle Ande
- Callicebus olallae - callicebo del Rio Beni
- Callicebus pallescens - callicebo bianco
- Gruppo C. moloch
- Callicebus baptista - callicebo del Lago Baptista
- Callicebus bernhardi - callicebo del Principe Bernardo
- Callicebus brunneus - callicebo bruno
- Callicebus cinerascens - callicebo cenerino
- Callicebus hoffmannsi - callicebo di Hoffmann
- Callicebus moloch - callicebo grigio
- Gruppo C. personatus
- Callicebus barbarabrownae - callicebo di Barbara Brown
- Callicebus coimbrai - callicebo di Coimbra Filho
- Callicebus melanochir - callicebo costiero
- Callicebus nigrifrons - callicebo dalla fronte nera
- Callicebus personatus - callicebo mascherato
- Gruppo C. cupreus
- Sottogenere Torquatus
- Callicebus lucifer - callicebo lucifero
- Callicebus lugens - callicebo nero
- Callicebus medemi - callicebo colombiano
- Callicebus purinus - callicebo del Rio Purus
- Callicebus regulus - callicebo dalla testa rossa
- Callicebus torquatus - callicebo dal collare
- Sottogenere Callicebus
- Generi estinti di Callicebinae
- Genere Callicebus
Negli ultimi dieci anni, il numero di specie ascritte al genere è raddoppiato, e si pensa che nei prossimi anni salirà ancora: tale fenomeno è dovuto a due fattori principali.
- Il primo è la scoperta effettiva di nuove specie nel bacino amazzonico, a seguito di nuove spedizioni in territori inesplorati o scarsamente conosciuti: specie di recente scoperta sono, ad esempio, Callicebus stephennashi, Callicebus bernhardi e Callicebus aureipalatii.
- Il secondo fattore è la tendenza di molti studiosi odierni allo scorporo delle sottospecie dalle specie nominali[6], in accordo col concetto di specie ecologica piuttosto che biologica.
[modifica] Note
- ^ Nowak, R. M. (1999). Walker's Mammals of the World. 6th edition. The John Hopkins University Press, Baltimore. ISBN 0-8018-5789-9
- ^ Valeggia, Mendoza, Fernandez-Duque, Mason, and Lasley (1999). Reproductive Biology of Female Titi Monkeys (Callicebus moloch) in captivity. American Journal of Primatology 47: 183–195. DOI:<183::AID-AJP1>3.0.CO;2-J 10.1002/(SICI)1098-2345(1999)47:3<183::AID-AJP1>3.0.CO;2-J.
- ^ Cäsar, and Young (2008). A case of adoption in a wild group of black-fronted titi monkeys (Callicebus nigrifrons). Primates 49 (2): 146–148. DOI:10.1007/s10329-007-0066-x.
- ^ Rowe, Noel (1996). The Pictorial Guide to Living Primates. Pogonias Press, Charlestown. ISBN 0-9648825-1-8
- ^ Defler TR, Bueno ML and García J. Callicebus caquetensis: A New and Critically Endangered Titi Monkey from Southern Caquetá, Colombia. Primate Conservation 2010 (25): Published electronically prior to print publication 12 August 2010.
- ^ Roosmalen, Roosmalen, and Mittermeier (2002). A taxonomic review of the titi monkeys, genus Callicebus Thomas, 1903, with the description of two new species, Callicebus bernhardi and Callicebus stephennashi, from Brazilian Amazonia. Neotropical Primates 10 (Suppl.): 1–52.
[modifica] Bibliografia
- Groves C. Callicebus. In: D.E. Wilson; D.M. Reeder, Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference. 3rd edition, Johns Hopkins University Press, 2005. 141-146 ISBN 0-8018-8221-4
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
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