Stato

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Lo Stato[1] è un'entità politica sovrana, costituita da un territorio e da una popolazione che lo occupa, da un ordinamento giuridico formato da istituzioni e leggi.

Lo Stato si compone di tre elementi caratterizzanti:

  • Il territorio, cioè un'area geografica ben definita, su cui si esercita la sovranità;
  • I cittadini, su cui si esercita la sovranità;
  • Un ordinamento politico e un ordinamento giuridico, insieme delle norme giuridiche che regolano la vita dei cittadini all'interno del territorio.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Nascita degli Stati nazionali.

Storicamente ha cominciato ad affermarsi in Europa tra il XIII ed il XIV secolo, soprattutto grazie ad alcuni accadimenti come la guerra dei cent'anni, anche se un primo esempio già possiamo trovarlo in Asia con la nascita dei primi imperi cinesi.

In particolare, lo Stato moderno si afferma in Europa tra il XV e il XIX secolo. La sua formazione avviene attraverso un progressivo accentramento del potere e della territorialità dell'obbligazione politica. Infatti scompaiono le frammentazioni del sistema feudale in favore di un potere centrale o omogeneo in un determinato territorio, e anche la Chiesa si subordina allo Stato. In questo periodo si afferma il concetto di stato come monopolista legittimo dell'uso della forza tramite la costituzione di forze armate regolari alimentate con il servizio militare coatto, e dotato di un apparato burocratico, di polizia. Fondamentale per la nascita dello Stato moderno fu la statalizzazione del diritto di emettere moneta e la conseguente affermazione di un'economia monetaria: le retribuzioni lavorative avvenivano con salari pagati con una valuta e non più in natura, come accadeva nel sistema feudale. Questo portò alla nascita di una burocrazia efficiente e legata allo Stato.[senza fonte][2] Esso nacque grazie ai conflitti militari perché nasce da esigenze di carattere militari. Tale esigenza comporta la crescita esponenziale del prelievo fiscale e dell'amministrazione statale, l'accumulo di debiti e, spesso, l'intervento statale nell'economia (dirigismo).

Dopo la rivoluzione francese si assisté invece all'affermarsi dello stato democratico, che poggia le sue basi originarie sullo stato di diritto, poiché il bisogno di legittimazione del potere centrale necessita lo sviluppo di un consenso possibile solo trasformando i sudditi in cittadini.[3] Conseguentemente, si affermarono i modelli di stato del benessere o stato sociale, un modello che si caratterizza per il concetto di benessere dei cittadini da cui gli deriva il consenso e la legittimazione mediante strumenti di assistenza economica e politiche tese al raggiungimento dell'eguaglianza formale, se non sostanziale. Le ultime trasformazioni nel mondo occidentale, guidate dal crescente turbo-capitalismo, stanno disgregando i vecchi fondamenti dello stato sociale, portando alla formazione di uno stato in cui è il mercato (riprendendo la teoria della mano invisibile smithiana) a guidarne scelte politiche, economiche, amministrative e militari, con la creazione di cittadini sempre meno tali ma sempre più consumatori nell'economia globalizzata del XX secolo.[senza fonte]

Lo Stato viene rappresentato un il processo storico di accentramento del potere a partire da quella dispersione territoriale dei differenti centri di potere indipendenti che rappresentavano le signorie dell'Europa medievale. Questo processo si accompagna a quello dell'emergere della borghesia e delle sue esigenze di sicurezza e protezione commerciale e di proprietà. Una delle dinamiche fondamentali che portarono alla formazione dei moderni stati è certamente quella delle «guerre civili di religione» prodotte dalla perdita di universalità della repubblica cristiana medievale, operata dalla riforma protestante.[senza fonte] Il risultato di questi processi fu la visione tecnica e mondana del potere del sovrano, che si serve di un apparato amministrativo professionale per l'esercizio concreto del potere secondo procedure sempre più precise. Questa forma del potere rappresenta la garanzia di una maggiore stabilità del potere politico, sempre più svincolato dalla religione (processo di secolarizzazione).[senza fonte] Tipicamente esso possiede un ordinamento giuridico che definisce i limiti dell'agire dei componenti dello Stato stesso nonché dei suoi cittadini, e dispone di un proprio governo, forze armate e polizia. Alla parola Stato afferiscono due concetti teoretici distinti:

  • Stato-comunità è formato dal popolo, stanziato su un territorio definito, che è organizzato attorno a un potere centrale (comunemente chiamato "Stato-nazione"); questo concetto è largamente impiegato nel campo delle Relazioni Internazionali;
  • Stato-apparato (o Stato-organizzazione): ovvero quel potere centrale sovrano, stabile nel tempo e impersonale (poiché esiste indipendentemente dalle singole persone che lo fanno funzionare), organizzato in possibili differenti modi, che detiene il monopolio della forza e impone il rispetto di determinate norme nell'ambito di un territorio ben definito; il termine è usato soprattutto nell'ambito del diritto internazionale.
  • Stato sovrano: dal latino superanus, colui che sta al di sopra; lo Stato è superiore a ogni altro soggetto entro i suoi confini. Per essere tale, la sovranità deve manifestarsi come "indipendenza" nei rapporti reciproci; per tale ragione, allora, lo Stato è indipendente e sovrano; sovrano al suo interno, indipendente nei confronti degli altri stati.

Esso è spesso considerato dalla scienza politica originario poiché i suoi poteri derivano solo da sé stesso e da nessun'altra entità statuale. Con ciò si sostiene che esso non è subordinato ad altri soggetti e quindi è indipendente e sovrano in un ambito definito. Esso si organizza e si gerarchizza ai fini del miglior esercizio del potere.

Tuttavia questa concezione entra in crisi sia in tutti quei casi di stati solo formali o comunque fortemente dipendenti da altri stati, sia soprattutto più in generale tenendo conto dell'economia globalizzata che lega economicamente in modo indissolubile tutti gli stati non solo tra loro, ma anche a organismi sovrastatali quali il Fondo monetario internazionale, la Banca centrale europea, ecc. Pertanto, in un tale contesto, la pretesa "indipendenza" degli stati è, anche se non sempre totalmente, solo formale e teoretica.

Le visioni politiche[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Forme di Stato.

Numerosi studiosi di politica hanno cercato di dare definizioni più precise del concetto di Stato, cercando di enunciare anche le condizioni necessarie affinché esso possa essere considerato tale.

Per Max Weber per Stato si deve intendere «un'impresa istituzionale di carattere politico in cui l'apparato amministrativo avanza con successo una pretesa di monopolio della coercizione della forza legittima in vista dell'attuazione degli ordinamenti».

Un'altra definizione è tentata da Charles Tilly: «Un'organizzazione che controlla la popolazione occupante un determinato territorio costituisce uno Stato se e in quanto:

  • si differenzia rispetto ad altre organizzazioni che operino sul medesimo territorio;
  • è autonoma;
  • è centralizzata;
  • le sue parti componenti sono formalmente coordinate le une con le altre».

Secondo Hobbes: «Lo Stato rappresenta l'istanza unitaria e sovrana di neutralizzazione dei conflitti sociali e religiosi attraverso l'esercizio di una summa potestas, espressa attraverso la forma astratta e universale della legge che si legittima in base al mandato di autorizzazione degli individui, in cui si realizza il meccanismo della rappresentanza politica; i cittadini si trovano infatti in quella fase pre-politica che è definita come stato di natura e il sovrano svolge un ruolo "rappresentativo" unificando in sé la "moltitudine dispersa"».[4]

I tratti dello Stato moderno che sono venuti affermandosi, secondo alcuni autori italiani sono:[5]

  1. sovranità: Concentrazione di tutti i rapporti politici in un'unica istanza indipendente e sovrana su un determinato territorio;
  2. spersonalizzazione del comando politico;
  3. costituzione e utilizzo di un apparato burocratico (dunque professionale) centralizzato.

Classificazione degli stati in base al processo di creazione[6][modifica | modifica wikitesto]

Rokkan e Urwin indicano quattro modalità di stato in base alla formazione:

  1. Stato Unitario: si basa su un centro molto forte che detiene il potere politico, amministrandolo in maniera omogenea e indifferenziata su tutto il territorio statale;
  2. Stato di unione: nasce sulla base di incorporazione di territori partendo da diverse dinastie (come i matrimoni, eredità o veri e propri trattati), unendo così anche i loro regni, dando vita ad una nuova entità statale (vedi Spagna e Regno Unito). Questo tipo di formazione prevedeva che una serie di competenze rimanesse nelle mani delle entità che componevano lo stato (rilevante quando parleremo di federalismo);
  3. Federalismo meccanico: esiste un centro aggregatore che tramite conquista o aggregazione di parti che costituivano le precedenti entità statali dà vita al nuovo stato (caso tipico l'Italia, con lo Stato Pontifico e Regno delle due Sicilie);
  4. Federalismo organico: esiste un centro aggregatore che non obbliga le parti ad entrare nella nuova entità statale, ma fa un accordo paritario con quelle che vogliono farne parte (come il caso della Svizzera e dei cantoni).

Stato Unitario e Federalismo Meccanico sono frutto di un processo che "parte dall'alto", e che si realizza in un centro aggregatore; Stato di unione e Federalismo organico, invece, sono frutto di un processo che "parte dal basso". Se a questi uniamo il processo di disgregazione, abbiamo un quadro completo della nascita degli Stati.

Uno Stato, in definitiva, può formarsi in tre modi:

  • Unificazione ed espansionismo ad opera di un centro (caso tipico dello Stato unitario e del Federalismo meccanico);
  • Unione ad opera di diverse entità separate (come nel caso dello Stato di unione e del Federalismo organico);
  • Disgregazione di precedenti entità politiche (come lo sfaldamento di un impero).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^
    • stato2, 7a, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 16 giugno 2015.
      «Nell'uso moderno, per evitare ambiguità con altri significati, la parola viene a volte scritta con iniziale maiuscola: gli Stati d’Europa, dell’Asia; il territorio, i confini d’uno S.; uno S. grande, potente; costituire, fondare uno S.; soprattutto quando ci si riferisce allo stato proprio, alla propria nazione: le leggi dello S., la difesa dello S., il capo dello S., ecc.».
      ;
    • L'uso del maiuscolo, Accademia della Crusca. URL consultato il 16 giugno 2015.
    • Stato, Dizionario d'ortografia e di pronunzia. URL consultato il 16 giugno 2015.
  2. ^ Aa. Vv., I palazzi del potere - LE CASE DEGLI ITALIANI: Gli edifici storici e moderni per le istituzioni dello Stato, Roma, Gangemi Editore, ISBN 8849247435. URL consultato il 5 febbraio 2018.
    «Fondamentale per la nascita dello Stato moderno fu l'affermarsi di una economia monetaria. Chi operava nello Stato veniva ricompensato con salari più alti e non più in natura, come accadeva nel sistema feudale. Questo portò alla nascita di una burocrazia efficiente e legata allo Stato.».
  3. ^ stato di diritto
  4. ^ Thomas Hobbes, Leviatano, 1651.
  5. ^ Roberto Bin - Giovanni Pitruzzella Diritto Pubblico, Giappichelli editore, 2001.
  6. ^ Pietro Grilli di Cortona - Capire la politica. Una prospettiva comparata UTET, Novara (NO) 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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