Luciano Gallino

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Luciano Gallino (Torino, 15 maggio 1927Torino, 8 novembre 2015) è stato un sociologo, scrittore e docente universitario di sociologia italiano.

Uno tra i sociologi italiani più autorevoli, ha contribuito all'istituzionalizzazione della disciplina nel secondo dopoguerra, lavorando dentro e fuori l'accademia su tematiche che riguardano la sociologia dei processi economici e del lavoro, di tecnologia, di formazione e, più in generale, di teoria sociale. Era considerato uno dei maggiori esperti italiani del rapporto tra nuove tecnologie e formazione, nonché delle trasformazioni del mercato del lavoro. I suoi principali campi di ricerca sono stati la teoria dell'azione e teoria dell'attore sociale, le implicazioni sociali e culturali della scienza e della tecnologia, gli aspetti socio-culturali delle nuove tecnologie di telecomunicazione.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La sua formazione sociologica iniziò presso l'Olivetti di Ivrea, per volontà del proprietario dell'azienda, l'ingegnere Adriano Olivetti. Nel 1956, infatti, venne chiamato a collaborare all'Ufficio Studi Relazioni Sociali costituito presso la Olivetti - struttura di ricerca aziendale inedita in quel periodo in Italia - e, successivamente, dal 1960 al 1971, ricoprì la carica di direttore del Servizio di Ricerche Sociologiche e di Studi sull'organizzazione (SRSSO), ulteriore articolazione dell'ufficio Studi Relazioni Sociali. Nella struttura aziendale, il SRSSO faceva capo alla Direzione del Personale e dei Servizi sociali, di cui fu responsabile per lungo tempo Paolo Volponi. Dopo il 1969 lasciò il SRSSO dell'Olivetti, ma continuò a collaborare con l'azienda, come consulente, almeno fino al 1979. Milita, nel frattempo, nel Partito Socialista Italiano[1].

Dopo aver ottenuto una libera docenza in sociologia nel 1964, divenne Fellow Research Scientist del Center for Advanced Study in the Behavioral Sciences di Stanford (California). Dal novembre 1965 al 1971 fu professore incaricato presso la Facoltà di Magistero e la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Torino. Successivamente, dal 1971 al 2002, fu professore ordinario di sociologia alla Facoltà di Scienze della Formazione della stessa Università, della quale fu professore emerito fino alla scomparsa. Tra il 1968 e il 1978 fu direttore dell'Istituto di Sociologia di Torino, una delle prime strutture di ricerca in questo ambito disciplinare costituite nell'università italiana. Dal 1999 a fine 2002 fu direttore del Dipartimento di Scienze dell'Educazione e della Formazione. In tale ruolo promosse lo sviluppo di un centro specializzato nello studio e nella realizzazione di corsi orientati alla "Formazione aperta/assistita in rete". D'altra parte, sin dagli anni ottanta fece parte, quale rappresentante dell'ateneo torinese, del Comitato Scientifico del CSI Piemonte, ricoprendo, dal 1990 al 1993, la carica di presidente. Fondò e presiedette dal 1987 al 1999 il Centro di Servizi Informatici e Telematici per le Facoltà Umanistiche dell'Università di Torino, che sin dai primi anni novanta ha messo a disposizione Internet a studenti e docenti.

Parallelamente alla sua attività di ricerca e d'insegnamento, ricoprì diverse e prestigiose cariche istituzionali. Dal 1979 al 1988 fu presidente del Consiglio Italiano delle Scienze Sociali. Dal 1987 al 1992 rivestì la stessa carica nell'Associazione Italiana di Sociologia. Fu socio dell'Accademia delle Scienze di Torino, dell'Accademia Europea e dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Diresse dal 1968 la rivista scientifica Quaderni di Sociologia.

Collaborò inoltre con autorevoli quotidiani nazionali, in particolare tra il 1970 e il 1975 con Il Giorno, dal 1983 al 2001 con La Stampa, e dal 2001 con la Repubblica. Fece parte del comitato scientifico della manifestazione Biennale Democrazia.

Dal 2007 fu responsabile scientifico del Centro on line Storia e Cultura dell'Industria, progetto che promuove la conoscenza della storia industriale e del lavoro del Nord Ovest italiano dal 1850 a oggi, con finalità didattiche.

Dal 2011 fu presidente onorario nonché presidente del Consiglio dei Saggi dell'AIS - Associazione Italiana di Sociologia[2].

Contributi e pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Le opere di Gallino sono numerose: diverse trattano del mercato del lavoro, con riferimento all'esigenza del benessere aziendale del lavoratore e alle politiche di welfare e di sostegno dell'occupazione. In altri scritti, Gallino analizza le caratteristiche dell'industria italiana e le cause del suo declino nei suoi diversi settori ("La scomparsa dell'Italia industriale"), identificandole nella scarsa lungimiranza della classe dirigenziale e politica, dimostrata in diversi episodi, quali la vendita della Divisione Elettronica di Olivetti, oppure al ridimensionamento del centro di ricerca CSELT nel campo dell'elettronica e dell'istituto Donegani di Novara[3], e così via. Negli anni più recenti, ha messo in guardia ai pericoli connessi all'eccessiva "finanziarizzazione" dell'economia globale.

Appoggio politico[modifica | modifica wikitesto]

Per le elezioni politiche italiane del 2013 dichiarò di votare SEL.[4]

Aderì, come altri sociologi come Franco Ferrarotti, ai fini e agli scopi dei filomati[5].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ricordo di Luciano Gallino, il grande sociologo del lavoro che restando moderato ormai passava per intransigente di Gad Lerner
  2. ^ AIS - Nomina del Presidente Onorario - http://www.ais-sociologia.it/alert/nomina-del-presidente-onorario/
  3. ^ Gallino, Luciano. La lotta di classe dopo la lotta di classe. Gius. Laterza & Figli Spa, 2013., pag.
  4. ^ Elezioni 2013 - Per chi votano Travaglio, Guzzanti, Scanzi, ecc. Tra Rivoluzione Civile e il Movimento 5 Stelle
  5. ^ (EN) Philomaths. URL consultato l'8 novembre 2015.
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