Stato d'eccezione

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« Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione »

(Carl Schmitt, Teologia politica)

In scienza politica, si definisce stato di eccezione una particolare configurazione del potere politico. Ciò si verifica in presenza di una circostanza particolarmente grave (guerra, tumulto popolare, disgregazione del corpo sociale, etc.) che impone di sospendere il rispetto delle leggi scritte e di dedicarsi con tutte le forze al superamento della situazione stessa. È il capo del governo a poter decidere di dichiarare questo stato per salvaguardare il paese anche a costo di andare a ledere i diritti individuali.

Lo "stato d'eccezione" nel pensiero di Carl Schmitt[modifica | modifica wikitesto]

Quello di "stato di eccezione" è uno dei concetti chiave nell'ontologia politica di Carl Schmitt. Partendo da concetti primordiali come terra, mare, amico, nemico, Schmitt giunge a teorizzare la differenza tra "legalità" e "legittimità", e quindi a correlare strettamente la sovranità con la possibilità di decidere sullo stato di eccezione[1].

Da alcuni punti di vista lo stato di eccezione si contrappone allo stato di diritto, perché si configura come una situazione in cui il diritto è sospeso. D'altro canto esso tende a situarsi in una posizione intermedia tra lo stato di natura e lo stato di diritto, assumendo un aspetto pre-giuridico.

Questa situazione in cui il potere costituito sospende il diritto è sotto certi aspetti speculare al diritto di resistenza altra situazione in cui legalità e legittimità si differenziano, però a favore del popolo e non del potere costituito.

Lo Stato d'eccezione si configura come soggetto politico che deve avere e pretendere per sé il controllo totale di ogni ambito della società (Stato che Schmitt vedrà realizzato nel Terzo Reich). Lo Stato d'eccezione, definibile anche come "Stato totale per energia", si contrappone perciò allo "Stato totale per debolezza", come Schmitt definiva lo Stato creato dal compromesso liberal-democratico, ritenuto incapace di decisione politica e di sovranità, per quanto si occupi di ogni ambito della società.

Lo "Stato totale per energia", secondo Schmitt, deve basarsi su tre punti: Popolo (diviso per ordine razziale); Partito (manifestazione dell'energia politica vitale del popolo appartenente a quello Stato); Stato (ambito formale in cui si dà l'ordine concreto).

Critiche all'impostazione di Schmitt[modifica | modifica wikitesto]

I costituzionalisti come Hans Kelsen non hanno mai condiviso questo approccio: essi considerano pre-giuridico questo stato e, in antitesi alle sue implicazioni costituzionali[2] permeabili alla giustizia politica, preferiscono dare significato al potere costituente come fondamento di un ordinamento giuridico dotato di prevedibilità.

Lo "stato d'eccezione" nel pensiero di Giorgio Agamben[modifica | modifica wikitesto]

Il concetto di stato d'eccezione è stato ripreso in tempi recenti da Giorgio Agamben in un libro omonimo, in cui analizza tale stato come un vuoto giuridico, una sospensione del diritto paradossalmente legalizzata (un ius-stitium che è differente dalla dittatura). Egli trova lo stato d'eccezione molto diffuso nella realtà di oggi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Kaufmann, Matthias, Derecho sin reglas. Los principios filosoficos de la teoria del Estado de Schmitt [Fontamara ed.].
  2. ^ Carl Schmitt, a cura di Antonio Caracciolo, Dottrina della costituzione, Giuffrè 1984.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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