Prossedi

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Prossedi
comune
Prossedi – Stemma
Prossedi – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneLazio Coat of Arms.svg Lazio
ProvinciaProvincia di Latina-Stemma.png Latina
Amministrazione
SindacoAngelo Pincivero (UDC) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate41°31′N 13°16′E / 41.516667°N 13.266667°E41.516667; 13.266667 (Prossedi)Coordinate: 41°31′N 13°16′E / 41.516667°N 13.266667°E41.516667; 13.266667 (Prossedi)
Altitudine206 m s.l.m.
Superficie35,37 km²
Abitanti1 200[1] (28-2-2017)
Densità33,93 ab./km²
FrazioniPisterzo
Comuni confinantiAmaseno (FR), Giuliano di Roma (FR), Maenza, Priverno, Roccasecca dei Volsci, Villa Santo Stefano (FR)
Altre informazioni
Cod. postale04010
Prefisso0773
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT059020
Cod. catastaleH076
TargaLT
Cl. sismicazona 3A (sismicità bassa)
Cl. climaticazona D, 1 453 GG[2]
Nome abitantiprossedani
Patronosant'Agata
Giorno festivofesteggiata l'ultima domenica di maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Prossedi
Prossedi
Prossedi – Mappa
Posizione del comune di Prossedi nella provincia di Latina
Sito istituzionale

Prossedi (Prùssedi in dialetto locale[3]) è un comune italiano di 1 200 abitanti[1] della provincia di Latina nel Lazio, costituito dal borgo capoluogo e dalla frazione di Pisterzo, distante circa 12 km. Il paese sorge su una collina balcone che si affaccia sulla valle dell'Amaseno.

A livello economico, Prossedi è ricco di coltivazioni ad ortaggi, oliveti, vigneti. Il territorio è per di più collinare e montuoso, L'unica zona pianeggiante è quella dove emerge il fiume Amaseno e qualche altra sorgente. L'ambiente prossedano si caratterizza per lo svolgimento di una vita estremamente tranquilla.

Confina con i comuni di: Maenza, Roccasecca dei Volsci, Priverno, Amaseno, Villa Santo Stefano e Giuliano di Roma.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il paese sorge sopra una ripida collina ubicata sui Monti Lepini ed è ben visibile dalla Statale 156, a metà strada fra Priverno e Frosinone. È attraversato dall'Amaseno (fiume) e dal suo principale affluente, il fiume Monteacuto

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Classificazione climatica: zona D, 1453 GR/G

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Già nel periodo pre-romano vennero riscontrate tracce di insediamenti umani, nel territorio di Prossedi. Tali tracce, purtroppo, non sono testimoniate da fonti scritte ma da una escursione effettuata sull'altopiano del Borgo si è rivelata l'esistenza di antichi muri, realizzati con pietre di piccole dimensioni che dovevano costituire primitive abitazioni oppure un muro in difesa di un Pagus. Una struttura residenziale sorse probabilmente nel territorio prossedano, dove sono stati ritrovati una cospicua quantità di oggetti in terracotta e resti di colonne, forse di un tempio votivo.

Secondo la leggenda, Prossedi sarebbe sorto a seguito della distruzione di Privernum avvenuta per opera dei Romani nel 341 a.C. allorché vi si rifugiarono alcuni fuggiaschi. Più accreditata è l'ipotesi secondo la quale Prossedi è stato fondato da sei famiglie della Privernum antica che si rifugiarono nel VII secolo d.C. su una collina non molto lontana dal paese natio, dalla quale si poteva controllare l’intera valle dell’Amaseno, attraversata molto spesso da nemici ed eserciti stranieri. Questi fuggiaschi costituirono un piccolo villaggio, primo nucleo abitati di Prossedi, chiamato prima “Castrum” e successivamente “Persei”(dalle sei famiglie privernate che lo fondarono). Di questo fatto si trova testimonianza scritta nel libro "La Regia, & antica Piperno" d iFra Teodoro Valle da Piperno del 1673 dove si legge che a seguito della distruzione della città, che si trovava in pianura, i suoi abitanti si divisero formando nuovi nuclei abitativi e così nacquero in collina i paesi di Maenza, Sonnino, Roccagorga . Nel corso dei secoli il nome “Persei” venne sostituito da “Proxeudi” con probabile riferimento al verbo greco Proséidon,"guardare verso"; sicuramente in riferimento alla posizione strategica del paese, dalla cui altura si gode, ancora oggi, della veduta di tutta la valle dell’Amaseno.

La prima fonte storica relativa a Prossedi risale al 1125, anno in cui il paese fu dato alle fiamme dalle truppe del Pontefice Onorio II.

La storia del paese è stata segnata da continui passaggi di proprietà tra le famiglie nobiliari. L'ultima famiglia alla qualche appartenne Prossedi fu lafamiglia Gabrielli che lo acquistò dalla famiglia Altieri nel 1758. Con chirografo del 1º ottobre 1762 Angelo Gabrielli ottenne da papa Clemente XIII il titolo di principe riunendo i feudi di Prossedi, Pisterzo e Roccasecca dei Volsci in un unico principato. Placido Gabrielli fu il quarto e ultimo principe di Prossedi; il quale Il 2 gennaio 1856 a Parigi si unisce in matrimonio con Augusta Bonaparte, sua cugina. La madre di Placido ed il padre di Augusta sono fratello e sorella ed entrambi figli di Luciano il fratello di Napoleone I. Dal loro matrimonio non nacquero figli e quando Placido morì il 3 settembre 1911 il patrimonio passò alla famiglia Del Gallo di Roccagiovine.

Il centro storico, nonché nucleo originario del paese, si estende con una forma a "ferro di cavallo". Il primo nucleo medievale, con un impianto stradale curvilineo e irregolare si sarebbe formato intorno alla chiesa di San Nicola (XIV secolo) ed al primitivo castello. Il paese è cinto da mura castellane in buono stato e difeso da 6 torri. Nelle epoche passate all'interno delle mura si trovavano anche appezzamenti di terra utilizzati per le attività agricole che successivamente, con l’incremento demografico, vennero trasformati in nuovi spazi edificabili. Lo sviluppo edilizio si concluse quando il tessuto urbano assorbì tutti gli spazi edificabili, arrivando con le ultime case ad inglobare le stesse mura ad eccezione di una stretta fascia a sud-est del paese. L’ingresso al paese veniva garantito da due Porte: la Porta Principale e la Porta Nuova. La porta principale si affaccia sul lato sud-est del paese in corrispondenza di Piazza Umberto I. Da essa si accede a Piazza Plebiscito, caratteristica piazzetta che presenta sul lato destro due archi uno dei quali successivamente chiuso, che formavano un grazioso portico probabilmente sede del dazio in epoca medievale. La porta fu inserita negli edifici circostanti inglobando in parte il suddetto portico.

Con la creazione della provincia di Littoria, Prossedi entra a far parte della novantatreesima provincia italiana.

La storia del paese è stata segnata da continui passaggi di proprietà tra famiglie nobiliari.

  • 1125: annoverata fra le proprietà terriere di Papa Onorio I.
  • 1128: seguirono i Conti di Ceccano
  • 1391: successivamente divenne di proprietà di Raimondo De Cabanis;
  • 1425: ritorna poi alla famiglia Conti
  • 1534: poi passa in mano ai Chigi di Siena
  • 1544: passa a Luca De Massimi ed Anna De Massimi lo lascia in eredità a suo nipote - Cardinale Lorenzo Altieri
  • 1726: diviene di proprietà del Marchese Livio De Carolis
  • 1746: passa al Marchese Girolamo Belloni
  • 1750: rientra fra le proprietà di Girolamo Altieri
  • 1758: per ultimo, diventa di proprietà del Marchese Angelo Gabrielli

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa di Sant'Agata, La chiesa di Sant'Agata si erge sull'altura più alta di Prossedi e domina dall'alto l'intero nucleo abitativo. La sua costruzione è cominciata presumibilmente nel 1788 come ampliamento della chiesa precedente edificata nel 1655. Infatti questa chiesa era insufficiente a ricevere l'intera popolazione e dunque era necessaria la costruzione di una chiesa più capiente che potesse rispondere alle esigenze religiose del popolo. Così, gia nel 1802 la chiesa era stata innalzata nel suo interno di 40 palmi ed erano già state costruite le cappelle. La fabbrica venne interrotta a più riprese per mancanza di fondi. il Progetto iniziale prevedeva la spesa di oltre 6000 scudi e nonostante i contributi da parte del papa Pio VI che ne aveva elogiato il progetto, i lavori rimasero incompiuti per più di 25 anni. Al fine di agevolarne il compimento venne fatto un nuovo progetto che, scartando il gettito dell'enorme volta delineata nel primo, ridusse la spesa a termini più discreti. La costruzione è stata terminata nel 1829 e venne dedicata a Sant'Agata vergine e martire. Di stile neoclassico, essa sorge all'interno del nucleo del paese e si affaccia su piazza XI febbraio. Il prospetto principale sulla piazza si caratterizza per una massa muraria elementare di notevoli dimensioni. Nelle sue dimensioni, insieme al castello baronale, ci permette di individuare l'immagine del paese. La pianta è a croce greca, con absidi e cappelle negli angoli della croce, probabilmente trova il suo modello nell'attuale sacrestia, di origine posteriore alla chiesa. L'organismo della sacrestia manifesta nell'impianto e nello stile, una riassunzione dei modelli cinquecenteschi soprattutto nel portico d'accesso dove troviamo paraste in pietra e costolature che ne innervano la copertura a cupola. L'interno della chiesa ripete i motivi del portico della sacrestia, è coperto cun una cupola emisferica posta all'incrocio dei bracci e da volte a botte che si innestano du un fregio. La ricchezza di particolari decorativi costituiti da costoloni circolari nella volta e da nervature nella cupola arrichhita da fregi floreali, accentua e allo stesso tempo appesantisce il valore elementare. Nel corso degli anni è stata sottoposta a diversi restauri, l'ultimo avvenuto nel 2005. All'interno della chiesa una iscrizione recita così: TEMPLUM HOC DIVAE AGATHAE VIRGINI ET MARTIRI TITULARI ET PATRONAE DICATUM ANNO DOMINI MDCCCVII (Questo tempio è dedicato a Sant'Agata Vergine e Martire titolare e patrona Anno del Signore 1807) La parte inferiore della cupola è circondata invece da questa iscrizione:STANS B. AGATHA IN MEDIO CARCERIS EXPANSIS MANIBUS ORABAT (La beata Agata mentre entrava all’interno del carcere pregava con le mani aperte) Questa iscrizione si rifà agli atti del martirio di Sant'Agata. Su questa frase, inoltre, si basa il canto composto da Filippo Tarallo presumibilmente nel 1908. Questo inno a Sant'Agata viene cantato dalle Clarisse di Catania al passaggio della processione del pusto della Santa Patrona Catanese.
  • Chiesa di S.Nicola; Nel centro storico, lungo Via Roma troviamo la Chiesa di San Nicola, di stile Romanico. Ubicata entro le mura castellane dell'antico borgo di Prossedi, è stata costruita nel secolo XIII in onore di San Nicola ed è la chiesa più antica nel territorio comunale. Nel corso degli anni si arrivò a trascurarla, tanto che nel 1846, il vescovo della diocesi di Frosinone, decise di emettere un decreto di chiusura al culto poiché essa rischiava di crollare ed era divenuta stalla di animali. Grazie all'interessamento di alcuni prossedani ed a quello dei religiosi la chiesa non fu chiusa. Nel 1900 il giovane vice parroco don Salvatore Baldassarra si adoperò per coinvolgere tutta la popolazione ed il principe Placido Gabrielli nei lavori di restauro. La popolazione ed il principe risposero ognuno con le proprie possibilità finanziarie e così nella prima metà dell'anno 1902 la chiesa venne riaperta al culto. L’ultimo restauro è iniziato nel 1992 ed è durato circa 11 anni. La facciata della chiesa s'impone all'osservatore per lo splendore e la mole del portale trecentesco scolpito in pietra con molta cura. La cimasa è adornata con motivi a fogliame; ancora a fogliame è decorata tutta la parte superiore del portale poggiante su capitelli composti di forma gotico-cistercense, impostati su colonnine spezzate con rilievo sagomato al centro. Lungo l’apertura a sesto ogivale corrono sue gole adornate da rosette e figure apotropaiche. Lungo gli stipiti gravano le mensole ornate a fogliame. Il portone d’ingresso è sormontato da un bassorilievo in legno policromo raffigurante S. Nicola in abiti vescovili. Sulla facciata, al di sopra del portale regna un nobile rosone ad archetti intrecciati, con otto colonnine, di cui quattro tortiti e quattro lisce centrate su di una rosa. Tale rosone del XIV secolo, molto simile a quello dell’Abbazia di Valvisciolo, illumina la piccola chiesa assieme a cinque strette finestre sul fianco destro. L'interno della chiesa è a forma rettangolare. La copertura si presenta con arcate ogivali e travatura a vista, mentre, nella parte absidale si trovano due campate costituite da volte a crociera. L'altare domina dall'alto tutta la chiesa. Per raggiungerlo bisogna salire una scalinata in pietra (otto gradini) delimitata da una balaustra in marmo, realizzata con colonnine tortili e lisce sormontate da capitello ionico. A destra dell’altare vi è la tela di “Maria Santissima Avvocata Nostra”, meglio conosciuta come “Madonna di Vicovaro” venerata a Prossedi con particolare devozione. A questa Immagine è legato un evento particolare: nel luglio 1863 a Vicovare, nella provincia di Roma, la sacra immagine di Maria Santissima mosse gli occhi. In quegli anni si trovava a Prossedi il sacerdote senese Don Gaspare Olmi che, spinto dall’amore filiale verso la Madre di Dio, volle andare a venerarla a Vicavore. L’immagine di Maria gli piacque così tanto che, preso un pittore dalla vicina Roma, fece fare una copia per portarla con se a Prossedi. L’immagine sarebbe stata subito esposta nell’antica chiesa di San Nicola. Il 6 giugno 1864, davanti ad alcuni fanciulli che pregavano nella Chiesa, l'evento miracoloso si replicò anche a Prossedi; le campane suonarono a festa e tutta la popolazione accorse per assistere al prodigioso evento. In data 31 maggio 1964 Sua Santità Paolo VI concedeva la facoltà di poter incoronare con corona d’oro l’immagine di Maria SS. Avvocata Nostra venerata nella chiesa di San Nicola.
  • Chiesa si Santa Maria Extra-Moenia, Lungo la Via Principessa Augusta si trova la graziosa chiesetta di Santa Maria extra moenia, meglio conosciuta come “Chiesa della Strammetta”. Essa è realizzata in posizione sopraelevata rispetto al piano stradale e per accedervi occorre salire una piccola ma scenografica scala a due rampe contrapposte, fornite di una elegante balaustra in mattoncini di laterizio. La facciata è del tipo a capanna semplice, con la presenza di un archivolto aggettante, di un modesto oculus e sotto la grondaia di una decorazione aggettante realizzata con mattoncini. La chiesetta viene costruita nei primi anni del XIX secolo da Pietro Gabrielli come cappella di famiglia e cenotafio dei principi Gabrielli. Infatti nel suo interno si trovano alcune sepolture tra cui quella di Augusta Bonaparte e Placido Gabrielli. La facciata della chiesa è impreziosita dalla presenza di un bellissimo e raffinato mosaico policromo in cui è raffigurata la Madonna con il Bambino tra tralci di rose e di gigli - lilium. Tale mosaico è stato realizzato tra il 1902 e 1905 dal noto mosaicista Adolfo De Carolis su disegno del pittore Napoleone Parisani, uno tra i componenti di spicco tra gli artisti che componevano il gruppo conosciuto con il nome “I XXV della Campagna Romana”. L’interno della chiesa (si trova in cattivo stato di conservazione) è un vero gioiello artistico per la ricchezza e per l’alta qualità degli affreschi alle pareti, in cui sono raffigurati elementi geometrici movimentati da scodelle maiolicate, pentacoli e foglie di edera. Predominano i colori: azzurro, rosa, verde e giallo. Un vero gioiello artistico è il piccolo altare di marmo, arricchito da minuscoli e raffinati mosaici policromi. Le pitture, i mosaici, l’intero arredo sono opera di Napoleone Parisani, che nell’eseguire gli affreschi e i mosaici ha volutamente lasciato chiari simboli della Massoneria, quali la croce del tipo templare. Sopra l’altare era posto un trittico realizzato dal Parisani, che ora si trova conservato nel castello di Prossedi, raffigurante la Madonna con il Bambino con ai lati Sant’Agostino e San Placido. Il trittico è realizzato ad olio su tavola ed è abbastanza grande. Il Parisani nel realizzare quest’opera si ispirò all’iconografia classica del Rinascimento italiano.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Palazzo Baronale (Palazzo Gabrielli) di Prossedi domina con la sua grandiosità Piazza Umberto I. Sulla sua storia si hanno poche notizie. L’attuale fabbricato è stato innalzato su quello di modeste dimensioni appartenuto alla famiglia Massimo e precedentemente ai Conti di Ceccano. Una volta acquistato dai Gabrielli, questi lo ampliarono conferendogli dignità principesca secondo lo stile barocco- rococò in voga nel XVIII secolo. I lavori iniziarono nel 1760 e l’architetto incaricato dal Principe Angelo Gabrielli fu il romano Costantino Fiaschetti. L’impianto attuale del complesso è a pianta rettangolare con quattro massicci torrioni angolari. Il tutto ripete la tipologia cinquecentesca del castello-fortezza nel quale il senso della fortificazione prevale su quello dell’abitazione. La facciata principale misura circa 36 metri, mentre i lati, uno dei quali si affaccia su Piazza Umberto I si allungano per 30 metri. Al palazzo si accede attraverso una elegante scalinata di 10 gradini molto bassi separata da Piazza Umberto I da un cancello di ferro, di recente fattura. Il cortile antistante il palazzo comunica con il piazzale della chiesa di Sant’Agata (oggi piazza XI Febbraio) per mezzo di un cancello di ferro finemente decorato. Il Palazzo è alto più di 20 metri e, non tenendo conto delle fondamenta oggi occupate da uno scantinato, sorge su tre piani. Nei prospetti una doppia fascia marcapiano stacca la parte basamentale, che assume l’aspetto di un muro di cinta, da quella sovrastante. Tutte le finestre, molto semplici, sono modanate da una esile cornice di pietra. Il portale di ingresso è in pietra levigata; gli stipiti sono sormontati da un architrave rettilineo su cui sono posti tre scudi con tre diverse corone. Al centro è lo scudo della famiglia Gabrielli su cui spiccano tre globi crociati e una mezzaluna crescente. A sinistra di chi guarda si trova uno scudo diviso in due parti uguali: nella prima metà è riprodotto lo scudo dei Gabrielli; nella seconda, invece, è rappresentata l’aquila napoleonica. Nel suo insieme questo scudo indica che la famiglia Gabrielli, durante l’occupazione francese di Roma, s’imparentò con la famiglia napoleonica. A destra di chi guarda si trova un altro scudo anch’esso diviso in due parti: nella prima parte c’è un gallo vittorioso che canta e che calpesta un lungo serpente; nel secondo partito dello scudo è rappresentata l’aquila napoleonica. L’intero scudo indica il passaggio per eredità del palazzo dalla famiglia Gabrielli ai Del Gallo anch’essi imparentati con i Bonaparte. La visita al palazzo si limita al cortile interno, piuttosto angusto, con un puteo addossato alla parete di fronte che convogliava le acque piovane in una cisterna sotterranea. Intorno al cortile si aprono alcune porte che immettono negli spazi di servizio. Entrando dal portone il visitatore è accolto da un fitto colonnato dal gusto settecentesco. Al lato destro si apre una scala che comunica con i piani superiori: al secondo piano era la residenza signorile, al terzo piano un tempo abitava la servitù. Nei due piani sono sistemate circa 50 stanze tra piccole e medie.
  • Monumento ai Caduti: anche i prossedani nella Grande Guerra pagarono il loro tributo di sangue lasciando sul campo di battaglia giovani vite ricordate sull’artistico Monumento ai caduti. Nel 1919 la giunta comunale di Prossedi deliberò l’erezione di una memoria marmorea ai caduti e dopo la sottoscrizione pubblica, ne integrò i fondi. Il monumento fu inaugurato nel terzo anniversario della Vittoria, il 4 novembre 1922. L’autore, Corrado Betta, progettò un’imponente stele decorata a rilievo sormontata da un’aquila bronzea ad ali spiegate, con gli artigli poggiati su una base semicircolare su cui è inciso il motto “frangar non flectar” (mi spezzerò ma non mi piegherò). Alla sommità della stele in travertino vennero scolpite all’interno di medaglioni in rilievo le parole: “Amore”, “Fede”, “Patria”, “Lavoro”. Il rigore compositivo del bronzo e della stele che lo sorregge sono un capolavoro di armonia e sobrietà. Di gusto decisamente decò il monumento denuncia la provenienza torinese dell’artista, che studiò all’accademia Albertina di Torino con Leonardo Bistolfi. Dopo la seconda guerra mondiale vennero aggiunte due lapidi commemorative alla base della stele e in data 6 dicembre 2003 è stata posta una terza lapide a ricordo dei Carabinieri caduti durante l’attentato di Nassiriya
  • Orologio Pubblico : Elemento caratteristico del borgo prossedano è la Porta Principale di accesso al centro storico sovrastato dal grande orologio pubblico. L’attuale struttura della Porta risale al periodo nel quale Prossedi era tra i possedimenti dei Gabrielli. Essa si affaccia sul lato sud-est del paese in corrispondenza di Piazza Umberto I. L'arco di accesso, in pietra bugnata è inquadrato da quattro lesene e sovrastato da una cornice sulla quale s'imposta un elemento di raccordo in cui è inserita una scritta (S.P.Q.P), chiusa lateralmente dal proseguimento delle lesene, tale elemento fa da base ad un altro corpo in muratura, di ampiezza minore, dove è inserito l'orologio; a concludere la struttura è posta una di coronamento. Sin dall'antichità, la sua funzione era quella di regolare la vita dei cittadini. L'attuale struttura dell'orologio risale al 1899. Fu costruito dalla ditta Federico Uccelli di Milano e costò 880 Lire. La compera del nuovo orologio è andata a sostituire quello bisecolare che non era più in grado di funzionare e che meritava di essere rimpiazzato anche perché essendo esposto sulla piazza pubblica era diventato il mito dei viaggiatori forestieri che passano sull'adiacente via. Oggi l'orologio è funzionante grazie ad un sistema computerizzato acquistato nel 1987. Nei tempi antichi, quando era l'orologio pubblico a regolare la vita cittadina, esisteva la figura del regolatore dell'orologio incaricato del suo corretto funzionamento. Nella parte retrostante l'orologio, quella verso piazza del Plebiscito, è presente il quadrante di un vecchio orologio meccanico.
  • Fontana dei Papi : In un sito poco distante dall’ingresso del paese, lungo la vecchia strada Marittima si trova la monumentale Fontana dei Papi. Essa fu edificata nel 1727 dal marchese Livio De Carolis che l’anno precedente aveva acquistato il feudo di Prossedi dalla famiglia Altieri. Livio De Carolis, originario di Pofi, fu signore di Prossedi per soli vent’anni. Proveniente da una famiglia di commercianti ebbe una grande fortuna quando ottenne l’esclusiva dell’appalto della tassa sul macinato nelle provincie di Marittima e Campagna. La grande disponibilità di denaro gli consentì di acquistare numerosi terreni nella Campagna e Marittima e soprattutto di ingraziarsi il clero. Fu Papa Benedetto XIII a nominarlo “patrizio romano e marchese di Prossedi”. Nel 1711 fece costruire una fontana a Frosinone, presso il santuario della Madonna della Neve e, sedici anni dopo, la marmorea fontana dei Papi di Prossedi che commemora la visita del papa Benedetto XIII. Le cronache del tempo ricordano che alle ore 9:00 del 23 maggio 1727 il gruppo di 92 calessi che accompagnava il pontefice partì da Frosinone percorrendo una strada che nel tratto iniziale era sconnessa e impervia. Il tragitto non fu facile, ma arrivati ai confini di Prossedi, la strada era stata resa più agevole e percorribile dal marchese de Carolis. Il gruppo degli accompagnatori del pontefice si fermò in paese e ascoltò la Messa nella chiesa di Sant’Agata, dove il pontefice benedì la popolazione che giunse dai paesi limitrofi. Il marchese Livio De Carolis aveva effettuato consistenti lavori per rendere comodamente carrozzabile il tratto di strada tra Frosinone e Priverno e alla loro inaugurazione fu presente lo stesso Benedetto XIII che passò davanti alla monumentale fontana eretta per commemorare l’evento. La splendida fontana consiste in una ampia vasca appoggiata ad una quinta marmorea che accoglie l’iscrizione fiancheggiata da due paraste. Il fastigio sommitale si flette innalzandosi al centro per incorniciare i tre stemmi previsti: al centro lo stemma papale di Benedetto XIII, alla sua sinistra lo stemma vescovile di M.P. de Carolis e a destra lo stemma del marchese L. de Carolis. Quest’ultimo purtroppo non è più in loco, essendo andato disperso fin dalla metà del XVIII secolo, molto probabilmente eliminato dai successivi proprietari di Prossedi. Alla vasca rettangolare, utilizzata dalle donne di Prossedi per lavare i panni e dai mandriani come abbeveratoio, vennero affiancate successivamente due vasche più piccole. Le due paraste laterali culminano a sostenere due sfere marmoree che bilanciano la composizione
  • Palazzo delle Carceri si colloca immediatamente all’interno della cinta muraria del centro storico di Prossedi in prossimità della Porta Principale. La sua costruzione risale al 1807 per volere del principe Pietro Gabrielli. L’architetto incaricato per la realizzazione di tale opera fu il romano Francesco Rust al quale venne commissionato anche l’ampliamento del palazzo dei Gabrielli sul Monte Giordano, piccola altura nel centro di Roma. L'edificio si presenta come un imponente blocco di forma irregolare scandito da finestrature regolarmente disposte su tre delle sue cinque facciate. Il prospetto Est non presenta un disegno architettonico preciso. Nel lato corto dell’edificio è inserita la porta di accesso ai piani superiori ed ai locali sotterranei un tempo utilizzati come carcere. Nella progettazione di tale fabbricato l’architetto dovette tenere conto del tessuto urbano circostante; è per tali ragioni che si optò per la realizzazione un edificio racchiuso in cinque facciate di diversa misura L’edificio risulta orizzontalmente quadripartito: Il basamento dell'edificio è ricoperto da blocchi bocciardati in pietra calcarea di grandi dimensioni che incorniciano tre grandi portali; nella seconda parte, realizzata con mattoncini in laterizio, una lastra marmorea ricorda che Pietro Gabrielle costruì ed eresse tale edificio perché fosse utilizzato come carcere e come tribunale: la terza e l’ultima parte sono realizzate rispettivamente in blocchi calcarei squadrati e sagomati e in muratura di mattoncini a vista, separate da una elegante fascia in pietra. La quasi totalità dell'edificio è destinato a residenza, eccezion fatta per i locali al piano terra con accesso da Piazza del Plebiscito nei quali si situa l’ufficio postale.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1934 passa dalla provincia di Roma, alla nuova provincia di Littoria, costituita dal governo fascista dell'epoca.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
5 giugno 1985 16 giugno 1990 Roberto Passarelli DC Sindaco
16 giugno 1990 23 aprile 1995 Roberto Passarelli PLI Sindaco
23 aprile 1995 13 giugno 1999 Franco Solli PPI Sindaco
13 giugno 1999 12 giugno 2004 Franco Solli Udeur Sindaco
12 giugno 2004 7 giugno 2009 Franco Greco UDC Sindaco
7 giugno 2009 25 maggio 2014 Franco Greco UDC Sindaco
25 maggio 2014 in carica Angelo Pincivero UDC Sindaco

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 28 febbraio 2017.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 522.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28 dicembre 2012.

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