Villa Santo Stefano

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Villa Santo Stefano
comune
Villa Santo Stefano – Stemma Villa Santo Stefano – Bandiera
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneLazio Coat of Arms.svg Lazio
ProvinciaProvincia di Frosinone-Stemma.png Frosinone
Amministrazione
SindacoGiovanni Iorio (lista civica Uniti per Villa) dal 26-5-2019
Territorio
Coordinate41°31′N 13°19′E / 41.516667°N 13.316667°E41.516667; 13.316667 (Villa Santo Stefano)Coordinate: 41°31′N 13°19′E / 41.516667°N 13.316667°E41.516667; 13.316667 (Villa Santo Stefano)
Altitudine205 m s.l.m.
Superficie20,1 km²
Abitanti1 704[1] (30-11-2018)
Densità84,78 ab./km²
FrazioniMacchioni
Comuni confinantiAmaseno, Castro dei Volsci, Ceccano, Giuliano di Roma, Prossedi (LT)
Altre informazioni
Cod. postale03020
Prefisso0775
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT060090
Cod. catastaleI364
TargaFR
Cl. sismicazona 2B (sismicità media)
Cl. climaticazona A, 1,517 GG[2]
Nome abitantiSantostefanesi
Patronosanto Stefano Protomartire - (Compatrono): san Rocco
Giorno festivo16 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Villa Santo Stefano
Villa Santo Stefano
Villa Santo Stefano – Mappa
Posizione del comune di Villa Santo Stefano nella provincia di Frosinone
Sito istituzionale

Villa Santo Stefano è un comune italiano di 1.704 abitanti della provincia di Frosinone nel Lazio.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Villa Santo Stefano è in prevalenza collinare: si estende dalla cima di Monte Siserno (791 m.s.l.m,) fino alle rive del fiume Amaseno (49 m s.l.m.).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il mito fondativo di Villa Santo Stefano racconta che il re volsco Metabo, padre della principessa guerriera Camilla, era solito cacciare in questo territorio, ed a memoria di questo è stata eretta un edificio ancora esistente, la Torre di re Metabo, situata all'ingresso del centro storico del paese.Le gesta del re volsco sono raccontate nell'Eneide di Virgilio, che inoltre cita il fiume Amaseno, collocando geograficamente la mitica vicenda all'interno del territorio santostefanese:

«Ecco un giorno assalito con la caccia / Dietro, fuggendo, a l’Amasèno arriva. / Per pioggia questo fiume era cresciuto, / E rapido spumando, infino al sommo / Se ne gía de le ripe ondoso e gonfio.»

(Eneide, Virgilio)

Secondo la verità storica, i primi insediamenti erano localizzati sulle rive del fiume Amaseno, e sono risalenti all'epoca romana. Sulla montagna alle spalle del paese sono stati riscontrati resti di epoca tardo-romana, appartenenti ad insediamenti rurali.

In seguito alle invasioni barbariche ed alle imprese saraceniche, la popolazione sparsa nelle campagne risalì le più sicure pendici del monte Siserno, dando vita a Castrum Sancti Stephanii. All'inizio del XIII secolo il territorio santostefanese è in mano alla famiglia De Ceccano, che fece erigere la fortificazione, il palazzo del Marchese e la torre dedicata a Metabo, per accogliere la popolazione al suo interno. Nel 1224, Giovanni I de Ceccano cede al figlio primogenito Landolfo II il castello di Santo Stefano insieme ad Arnara, Patrica e Pisterzo.

Il feudo verrà venduto nel 1425, ai signori Antonio, Prospero ed Odoardo Colonna. I Colonna saranno i baroni di Santo Stefano fino al 1816, anno in cui i detti signori rinunceranno a tutti i loro feudi a causa della soppressione dei feudi avvenuta con Napoleone, il territorio di Villa Santo Stefano passò allo Stato Pontificio. Con la formazione del Regno d'Italia, Santo Stefano è entrato a far parte della Sotto Prefettura di Frosinone e del Mandamento di Ceccano. Nel 1872 Santo Stefano cambiò denominazione in Villa Santo Stefano a causa delle numerose omonimie con altri comuni.

Con gli altri paesi del frusinate, anche Villa Santo Stefano ha vissuto il fenomeno del brigantaggio, conseguenza diretta della presenza napoleonica nel basso Lazio tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo. Villa Santo Stefano ha avuto sempre un’economia povera, basata sull’agricoltura e sulla pastorizia, ed ha conosciuto la diaspora dell’emigrazione verso Stati Uniti, Canada ed Argentina alla fine dell'Ottocento.


Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Collegiata di Maria Assunta in Cielo (sec. XVIII)
  • Chiesa di San Sebastiano
  • Santuario della Madonna dello Spirito Santo

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo del Marchese (sec. XVIII)
  • Torre dell’Ospedale Vecchio
  • Acquasantiera con epigrafe dedicatoria (sec. XVI)
  • Palazzo Card. Iorio ex frantoio Colonna (sec. XVIII)
  • Torre medievale di Re Metabo e Galleria comunale Pomponio Palombo
  • Piazza del Mercato e lapide a ricordo del terremoto del 1654
  • Belvedere delle Ceneri (sec. XX)

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]


Tradizione e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Festa di San Rocco: La Panarda

La festa patronale chiamata Panarda, dedicata al santo protettore San Rocco, risale circa all'anno 1601. Secondo l'usanza, la festa ha inizio la sera del 15 agosto: la statua lignea del santo viene portata in processione e traslata dalla chiesa di San Sebastiano alla chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo, situata all'interno del centro storico. In piazza Umberto I, dopo la processione, i maestri di mensa aiutati da circa trenta inservienti (i "panardari") accendono quaranta caldaie di rame in cui nella notte vengono cotti sette quintali di ceci. A mezzogiorno del 16 agosto, i ceci accompagnati dalle pagnottelle vengono benedetti per poi essere distribuiti alla popolazione. La caratteristica principale della tradizione sta nella modalità di distribuzione dei ceci: gli inservienti, vestiti in costume tradizionale verde ed amaranto a simboleggiare i colori del gonfalone comunale, a turno si presentano sul sagrato della chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo con una brocca di coccio, ricevono dai maestri di mensa i ceci, il pane e l’indirizzo del destinatario della porzione di zuppa, si dirigono di corsa a piedi verso l’abitazione indicata.[4]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

  • Biblioteca Comunale di Villa Santo Stefano [2]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

  • Banda musicale di Villa Santo Stefano [3]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1927, a seguito del riordino delle circoscrizioni provinciali stabilito dal regio decreto n. 1 del 2 gennaio 1927, per volontà del governo fascista, quando venne istituita la provincia di Frosinone, Villa Santo Stefano passò dalla provincia di Roma a quella di Frosinone.

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2018.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 01-04-2019.
  4. ^ [1] Storia della Panarda santostefanese

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Edoardo Martinori, Lazio turrito : repertorio storico ed iconografico di torri, rocche, castelli e luoghi muniti della provincia di Roma, Roma, Tipografia Manunzio, 1933.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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