Palazzo Reale (Oslo)

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Palazzo reale di Oslo
Residenza ufficiale del
Sovrano di Norvegia
Kungliga slottet 2.JPG
Localizzazione
StatoNorvegia Norvegia
LocalitàOslo
Coordinate59°55′01″N 10°43′39″E / 59.916944°N 10.7275°E59.916944; 10.7275Coordinate: 59°55′01″N 10°43′39″E / 59.916944°N 10.7275°E59.916944; 10.7275
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1824-1849
Stileneoclassico
UsoResidenza ufficiale del Re di Norvegia
Realizzazione
ArchitettoHans Ditlev Franciscus Linstow
ProprietarioStato norvegese
CommittenteJean-Baptiste Jules Bernadotte

Il palazzo reale di Oslo (in norvegese Det kongelige slott, normalmente abbreviato in Slottet) venne costruito nella prima metà del XIX secolo come residenza del sovrano Carlo III di Norvegia (noto anche col nome di Carlo XIV di Svezia); attualmente viene usato come residenza ufficiale della monarchia norvegese.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Prima del completamento della nuova dimora, la dinastia Bernadotte risiedeva nel Paleet, un edificio dell'allora Christiania (l'odierna Oslo) donato poi allo stato. Carlo III non vide mai l'ultimazione dei lavori del suo palazzo, ma i suoi successori Oscar I, Carlo IV e Oscar II lo usarono regolarmente durante i loro soggiorni in città: essi vivevano per la maggior parte dell'anno nella capitale del regno Stoccolma, ma cercavano di risiedere alcuni mesi l'anno anche in Norvegia. Oscar II fu un visitatore assiduo, anche se preferiva utilizzare la villa sul mare di Bygdøy durante i mesi estivi, mentre la regina Sofia di Nassau soggiornava nella residenza di campagna di Skinnarbøl, vicino al confine svedese. Dopo il 1905, l'anno della separazione fra i due regni di Svezia e Norvegia, Oscar II non tornò mai più al palazzo reale di Oslo, ma il figlio Gustavo vi fece due brevi visite, nel vano tentativo di salvare l'unione fra i due stati. Dopo la partenza della dinastia Bernadotte, il trono norvegese venne preso da Haakon VII, il primo re ad usare il palazzo reale di Oslo come residenza permanente.

Il palazzo reale visto dal parco

Il progetto venne ideato dall'architetto danese Hans Ditlev Franciscus Linstow; la costruzione venne approvata nel 1821 e la prima pietra venne posata dal re Carlo III nel 1825. Il palazzo venne poi ultimato nel 1849 durante il regno di Oscar I.

Durante il regno di Olav V, fra il 1957 ed il 1991, il palazzo non venne restaurato ed andò incontro ad una manutenzione insufficiente. Quando il sovrano Harald V, il successore di Olav V, iniziò un'opera di restauro in grande stile, venne criticato a causa dell'alta cifra necessaria per riportare l'edificio ad una condizione soddisfacente. A partire dal 2002, al termine dei lavori, il palazzo venne aperto al pubblico.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo con le sue 644 stanze è uno dei più grandi d'Europa. Nonostante il suo esterno semplice e spoglio gli interni sono caratterizzati da elementi che vanno dall'arte neoclassica,al barocco e al rococó. Le sue stanze, costellate di imponenti colonnati,sono ricche e sfarzose in particolare la grande sala da ballo, la sala dei banchetti e la suite di re Haakon VII. Circa 50 stanze sono disposte per il personale reale (maggiordomi, cuochi, domestiche,l'addetto al portone e i cocchieri reali). Oggi è uno palazzi reali più ricchi, importanti, grandi e anche più belli (internamente) di Europa

Le stalle reali[modifica | modifica wikitesto]

Le stalle reali si trovano in prossimità del palazzo, furono fatte costruire dalla regina Maud su modello di quelle di Buckingham Palace. Dopo la seconda guerra mondiale tutti i cavalli furono uccisi, ma tutte le carrozze reali si salvarono compresa la sfarzosa carrozza Dell'incoronazione di re Haakon VII. Per l'ottantesimo compleanno della regina Sonja, Re Harald V regalò la struttura delle stalle a sua moglie che trasformò l 'edificio in una grande esposizione di arte e di tutti i tesori della corte norvegese. Dal 2016 furono ripresi i cavalli reali e le stalle furono spostate nell'isola di Bygdoy in prossimità della residenza reale estiva di Oscarshall.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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