Osvaldo Licini

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Osvaldo Licini (Monte Vidon Corrado, 22 marzo 1894Monte Vidon Corrado, 11 ottobre 1958) è stato un artista e pittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Osvaldo Licini nasce a Monte Vidon Corrado, un piccolo paese dell'entroterra marchigiano, nell'allora provincia di Ascoli Piceno. Crebbe lontano dai genitori (il padre era un disegnatore e la madre direttrice di una casa di moda), i quali lo affidarono alle cure del nonno Filippo. Compì i suoi studi primari prevalentemente dislocandosi tra il suo paese natale e la città di Fermo.

Nel 1911 si iscrisse all'Accademia di belle arti di Bologna, presso la quale conseguì il diploma nel 1914. Nel 1913 scrisse I racconti di Bruto, una raccolta di storie musicate. In seguito si trasferì a Parigi dove trovò ispirazione nella pittura di Henri Matisse. Negli anni venti si diede a una pittura di paesaggio post-impressionista e fauve, con una riflessione su Morandi, ma la prima esposizione risale al 1914, all'Hotel Baglioni di Bologna.

Tra il ’25 e il ’26 soggiornò a Parigi per la seconda volta, sperimentando il viaggio geografico oltre che romantico: infatti fu in questa occasione che incontrò Nanny Hellstrom, una pittrice svedese che sarebbe diventata sua moglie nel 1925 oltre che il gancio per visitare i paesi nordici nel ’31 e nel ’38. Si definì “errante erotico eretico”. Tornato dal viaggio a Parigi incontrò tante difficoltà per ottenere il passaporto perché era stato segnalato come sovversivo. Da quel momento, sarebbe stato seguito da un agente in ogni suo spostamento, fino al 1930 quando non venne più considerato pericoloso dal regime fascista.

Nel 1935 tornò a Parigi e visitò lo studio di Kandinsky e la mostra di Man Ray alla Galleria di Cahiers d'Art.

Gli anni '40 segnarono l'adesione a un surrealismo dalle influenze nordiche.

Nel 1958 vinse il Gran Premio Internazionale di Pittura della Biennale di Venezia.

Fra il 1931 e il 1973 partecipò a sette edizioni della Quadriennale di Roma[1].

Nel 1963-1964 una sua opera venne esposta alla mostra Peintures italiennes d'aujourd'hui, organizzata in Medio Oriente e in Nordafrica[2].

Morì nel 1958 per enfisema.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Danilo Eccher, Osvaldo Licini. Capolavori, Mondadori Electa, 2010.
  • Elena Pontiggia, Osvaldo Licini. Tra le Marche e l'Europa, Silvana Editoriale, 2008
  • Antonello Trombadori, Osvaldo Licini. Novembre 1973, La nuova Pesa, 1973
  • Giuseppe Marchiori, Licini - I cieli segreti di Osvaldo Licini col catalogo generale delle opere, Alfieri, 1968
  • Daniela Simoni, a cura di, Francesco Scarabicchi e Daniela Simoni, testi di, Osvaldo Licini a Monte Vidon Corrado. Catalogo illustrato del Centro Studi Licini, Edizioni Ephemeria, 2016.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Osvaldo Licini, su www.quadriennalediroma.org. URL consultato il 5 marzo 2016.
  2. ^ Peintures italiennes d'aujourd'hui, su www.quadriennalediroma.org. URL consultato il 28 febbraio 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN22187117 · LCCN: (ENn86091400 · SBN: IT\ICCU\CFIV\064942 · ISNI: (EN0000 0000 6631 0002 · GND: (DE119217724 · BNF: (FRcb12193016k (data) · ULAN: (EN500001961