Giuseppe Terragni

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« Michelangiolo e Borromini si dichiarano sinceri, ferventi cattolici, e Terragni si presenta integralmente fascista; tuttavia , dato che il cattolicesimo ed il fascismo in cui credono sono immaginari, e contraddicono quelli concreti, la loro azione risulta eversiva »
(Bruno Zevi, Giuseppe Terragni, Bologna, 1980)

Giuseppe Terragni (Meda, 18 aprile 1904Como, 19 luglio 1943) è stato un architetto italiano considerato il massimo esponente del razionalismo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia, formazione e inizi[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Terragni nasce a Meda da Michele, costruttore e titolare di un'impresa edile e da Emilia Giamminola che contribuì in maniera determinante alla formazione del futuro architetto[1]. Per seguire le scuole elemetari e tecniche si trasferì a Como presso i parenti materni. Nel 1917 s'iscrive al corso di fisica-matematica all'Istituto Tecnico di Como, nel 1921 conosce Luigi Zuccoli, con il quale avrebbe poi collaborato[2].

Nel 1921 si diploma e si iscrive alla Scuola Superiore di Architettura presso il Politecnico di Milano, nel 1925 conosce Pietro Lingeri con il quale stabilirà un'amicizia ed una collaborazione professionale che durerà tutta la vita. Il 16 novembre 1926 si laurea ed un mese dopo firma, assieme a Luigi Figini, Adalberto Libera, Gino Pollini, Guido Frette, Sebastiano Larco e Carlo Enrico Rava, il primo documento ufficiale del razionalismo italiano. È così costituito il Gruppo 7, che negli anni successivi si qualifica, allargandosi, nel Movimento Italiano di Architettura Razionale (MIAR)[3]. Nel 1927, escono sulla rivista "Rassegna italiana" i quattro articoli del considerati il manifesto del Razionalismo italiano, Terragni è uno dei sette firmatari di tale manifesto. Nel 1933 fonda insieme ai compagni astrattisti la rivista "Quadrante" che verrà poi diretta da Pier Maria Bardi e Massimo Bontempelli.

La professione e le opere[modifica | modifica wikitesto]

Prima ancora di laurearsi (1925-26) aveva redatto un progetto per la Villa G. Salbene a Como, in stile neomedievale. In parte era stato ispirato dall'appello del 1880 di Camillo Boito che aveva indicato per l'Italia democratica uno stile ispirato alle maniere municipali del trecento[4]. Nel 1926 insieme a Pietro Lingeri aveva partecipato al concorso pubblico per un intervento nella zona monumentale di Como, tra il duomo, il Broletto ed il campanile romanico della chiesa di san Giacomo. Terragni sin dagli inizi fu molto condizionato da ciò che avvenne fuori dall'Italia. Soprattutto la Germania, ma anche l'Austria, la Francia e gli Stati Uniti furono considerati da lui le culle del movimento moderno. Infatti la biblioteca dello studio era ben fornita di pubblicazioni, manuali e periodici provenienti dall'estero. Terragni stesso si recò in Germania nel 1927 e poi nel 1931[5].

Como: Novocomum(1927/29)

Nel 1927, Terragni aprì uno studio a Como con il fratello ingegnere Attilio ed il suo primo lavoro fu la ristrutturazione della facciata dell'albergo Metropole-Suisse. Intanto cominciò la sua collaborazione con Luigi Zuccoli ed in particolare lo studio di alcune soluzioni per l'edificio ad appartamenti "Novocomum" a Como (1927-29), che fu il primo edificio costruito da Giuseppe Terragni. L'edificio fu realizzato illegalmente, infatti era stato presentato un progetto d'impronta neoclassicista e fu invece costruito l'attuale edificio, che si innesta nell'avanguardia europea, dove s'intrecciano elementi del linguaggio espressionista tedesco e del costruttivismo sovietico[6]. In particolare, come fa notare la soluzione dell'angolo, riprende modelli come per esempio il circolo operaio Zuev a Mosca dello strutturalista Ivan A. Golosov.[7] Questa realizzazione fu contrassegnata da una forte polemica contro l'edificio, la commissione edilizia del comune di Como aprì un'inchiesta per verificare se «l'edificio costituisse un elemento di deturpazione»[8]. Nel 1928 partecipa alla Esposizione italiana di architettura razionale a Roma dove fra le altre cose espone il progetto in corso di costruzione del Novocomum.

Fra il 1928 ed il 1932 fu realizzato il Monumento ai Caduti ad Erba, che lo stesso Terragni definisce il primo monumento ai caduti moderno realizzato in Italia. Nel sacrario era posto un altorilievo di Lucio Fontana, avente per tema La Vittoria, che fu rimosso nel 1936[9].

Francobollo dedicato da Poste Italiane in occasione del 100º della nascita dell'artista
Como: Casa del Fascio(1932/36)

Nel 1932 a Como iniziano i lavori della Casa del Fascio, opera che è stata definita da Bruno Zevi una pietra miliare dell'architettura moderna europea[10]. Si tratta di un prisma perfetto con l'altezza corrispondente alla metà della base. L'impianto è rigido, quadrato e prisma sono canoni del purismo corbuseriano, ma in questo caso il volume non è posto su pilotis e le facciate non sono libere rispetto all'intelaiatura strutturale, il risucchio dell'atrio e lo sfondamento sul cielo garantiscono la trasparenza del blocco[11]. La trasparenza viene propugnata dallo stesso Terragni che dichiara «ecco predominare nello studio di questa Casa del Fascio il concetto della visibilità, dell'istintivo controllo stabilito fra pubblico e addetti di Federazione», rispondendo nel contempo alle richieste del regime che voleva che l'edificio pubblico fosse una casa di vetro, disponibile e senza segreti[12].

Nel 1933 Terragni apre uno studio a Milano con Lingeri ed insieme costruiranno cinque case per appartamenti. Insieme a Piero Bottoni partecipò al IV CIAM dove furono formulati dei principi che furono pubblicati nella Carta di Atene l'anno successivo. Principi che troveranno espressione nel loro loro C.M.8 (Como-Milano 8), progetto per il nuovo piano regolatore di Como, che avevano presentato in base al bando cui parteciperanno con Lingeri, Cesare Cattaneo, Luigi Dodi, Alberto Mario Pucci e altri[13].

Como - Asilo Sant'Elia

Nel 1936 l'Asilo Sant'Elia un'architettura libera e felice, caratterizzata da ampi spazi luminosi, e dal dialogo tra le intelaiature strutturali ed i volumi. L'intervento si inserisce nel suo programma sociale di una scuola per l'infanzia in grado di contribuire alla liberazione della donna dalla sudditanza domestica e "a dare ai piccoli un ambiente sano, igienico, aperto al verde, al gioco, all'educazione. Non nei quartieri alti e ricchi, ma nell'espansione operai di Como, in periferia." Inoltre in senso tecnico e funzionale, offrendo grandi pareti trasparenti, ampie penetrazioni di luce e di aria, un riscaldamento, una cucina moderna e l'arredamento suscettibile di una produzione in serie. Infine un monumento anche all'arte del XX secolo che culmina nella magistrale compenetrazione tra natura e architettura che va ben oltre il razionalismo.[14]

Poltroncina Sant'Elia di Giuseppe Terragni 1936

Nel 1937 Terragni, con Lingeri e Cattaneo, partecipa al concorso per il Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi nel quadro dell'E.42 presentando un edificio modernissimo che documenta la sua distanza dal monumentalismo dilagante in quell'epoca[15].

Monumento a Roberto Sarfatti - Sasso di Asiago 1934-35

Opere realizzate[modifica | modifica wikitesto]

Monumento ai caduti della I Guerra Mondiale a Erba (CO) progettato e realizzato da Giuseppe Terragni, 1930

Studi e progetti non realizzati[modifica | modifica wikitesto]

Progetti presentati alla prima esposizione dell'architettura razionale a Roma, 1928[modifica | modifica wikitesto]

  • 1927, Fonderia di tubi
  • 1928, Officina per la produzione del gas, Como

Concorsi[modifica | modifica wikitesto]

Progetti e studi[modifica | modifica wikitesto]

Citazioni e commenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Un commento di Giuseppe Terragni circa l'essenza dell'architettura e il suo essere oggetto di una continua sperimentazione:

"L'architettura, indice di civiltà, sorge limpida, elementare, perfetta quando è espressione di un popolo che seleziona, osserva e apprezza i risultati che, faticosamente rielaborati, rivelano i valori spirituali di tutte le genti."[16]

Testimonianze[modifica | modifica wikitesto]

  • Testimonianze su Terragni circa il suo modo di lavorare nello studio:

"Inserendo cenni di paesaggio di particolare rilievo con le matite colorate [...] lavorava con la sigaretta tra le labbra su fogli sparsi di cenere e di residui di gomma derivanti dalle cancellature che di tanto in tanto respingeva con un soffio ai margini del foglio o sul gatto che era quasi sempre adagiato sulle pratiche".[17]

"altre volte lo si vedeva arrivare vestito col cappotto - c'era sempre il suo gatto sul tavolo da lavoro, un tavolo da lavoro disordinato - spostava il gatto, poi, mezzo seduto, mezzo in piedi, cominciava a schizzare, a disegnare, per ore".[18]

"Giuseppe Terragni era in realtà un lavoratore instancabile, solito rintanarsi nel piccolo locale studio personale, 'cella progettuale'. dove stava rinchiuso per ore, in compagnia del suo amato e inseparabile gatto; in continuo e accanito schizzare, sovrapponendo idea ad idea, soluzione a soluzione, isolamento che non ammetteva e consentiva interruzioni e violazioni da parte di noi collaboratori".[19]

"Lavorava in una piccola stanza piena di disegni e di libri col gatto che gli passeggiava fra le mani. Lavorava spesso di notte per non essere disturbato; al mattino restava a letto fino a tardi, sempre col suo fedele gattone [pare, 'Battista'] steso ai piedi".[20]

"Quando arrivavano le lastre della facciata, Terragni si presentava in cantiere il mattino presto: sai, faceva mettere due cavalletti, guardava la lastra e, se aveva un difetto, con un martello la spaccava! "Perché - diceva - se dico che non va [...] il capomastro: Sì, sì, Non la mettiamo! la mette da parte, ma appena giro le spalle la rimette, e una volta in opera non la si può più togliere, perché vanno giù anche le altre...". Le spaccava; era forte ed era molto severo; aveva ragione: devono essere così gli architetti."[21]

  • Valutazione di Terragni nel contesto del Movimento Moderno:

"Non ho più conosciuto nessuno, dopo Terragni (anche dopo Cattaneo) che riuscisse a vivere come noi vivevamo, completamente estraniati dal mondo degli svaghi, dei divertimenti, dello sport, delle gite, della villeggiatura, del riposo. Si pensava, si parlava unicamente di arte."[22]

Giuseppe Terragni nei musei[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bruno Zevi, Giuseppe Terragni, Bologna, 1980, p. 198
  2. ^ B. Zevi, cit., p.198
  3. ^ Giulio Carlo Argan, L'arte moderna 1770/1970, Firenze, 1970, p.403
  4. ^ Bruno Zevi, Giuseppe Terragni, cit., p.20
  5. ^ Albertini, Antonio: La biblioteca di Giuseppe Terragni. In: Ciucci, Giorgio (Hg.): Giuseppe Terragni. Opera completa. Milano 1996, pp. 87-93
  6. ^ B. Zevi, cit., p.26
  7. ^ Fonatti, Franco: Giuseppe Terragni. Poet des Razionalismo. Vienna 1987, p. 28.
  8. ^ B. Zevi, cit., p.24
  9. ^ L. Cavadini, Architettura razionalista nel territorio comasco, Como ,2014, p.27
  10. ^ B. Zevi, cit., p.70
  11. ^ B. Zevi, cit., p.70
  12. ^ L. Cavadini, Architettura razionalista nel territorio comasco, cit., p.58
  13. ^ B. Zevi, cit., p. 200
  14. ^ Antonio Saggio, Giuseppe Terragni. Vita e Opere, Roma/Bari 2011 (1995), p. 73.
  15. ^ B. Zevi, cit., p.201
  16. ^ Terragni in un manoscritto del 1941, cfr. Zevi, Bruno: Giuseppe Terragni. Bologna 1980, p. 118.
  17. ^ Zuccoli, Luigi: Quindici anni di vita e di lavoro con l'amico maestro Giuseppe Terragni. Como 1981, p. 9.
  18. ^ Testimonianza di Alberto Sartoris. In: Di Salvo, Mario: Architetti, pittori e scultori del 'Gruppo di Como'. Un polo del razionalismo italiano. Como 1989, pp. 104-105.
  19. ^ Parisi, Ico: Giuseppe Terragni e il Gruppo Como. In: Giuseppe Terragni. Materiali per comprendere Terragni e il suo tempo (a cura di Alberto Artioli e Gian Carlo Borellini). Viterbo 1993, p. 76.
  20. ^ Scalini, Carlo: Ricordi e testimonianze. In: Omaggio a Terragni (a cura di Bruno Zevi). Milano 1968, p. 61.
  21. ^ Testimonianza di Alberto Sartoris. In: Di Salvo, Mario: Architetti, pittori e scultori del 'Gruppo di Como'. Un polo del razionalismo italiano. Como 1989, p. 104.
  22. ^ Radice, Mario: Intervento. In: L'eredità di Terragni e l'architettura italiana 1943-1968. (Atti del convegno di studi, Como, 14-15 settembre 1968), L'architettura - cronache e storia, n.163, maggio 1969, p. 8.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Thomas L. Schumacher, Surface and Symbol, Giuseppe Terragni and the Architecture of Italian Rationalism, Princeton, 1991 (tradotto in italiano con il titolo Giuseppe Terragni, 1904-1943, Electa Mondadori, 1992) ISBN 978-88-435-3489-0
  • Fabio Mariano, Terragni:poesia della razionalità, (presentazione di Alberto Sartoris), Ed. Istituto Mides, Roma 1983.
  • Omaggio a Terragni (a cura di Bruno Zevi). Milano 1968.
  • L'eredità di Terragni e l'architettura italiana 1943-1968. (Atti del convegno di studi, Como, 14-15 settembre 1968), L'architettura - cronache e storia, n.163, maggio 1969.
  • Bruno Zevi, Giuseppe Terragni, Bologna 1980.
  • Luigi Zuccoli: Quindici anni di vita e di lavoro con l'amico maestro Giuseppe Terragni. Como 1981.
  • Ada Francesca Marcianò, Giuseppe Terragni opera completa 1925-1943, Roma, Officina Edizioni, 1987.
  • Testimonianza di Alberto Sartoris. In: Di Salvo, Mario: Architetti, pittori e scultori del 'Gruppo di Como'. Un polo del razionalismo italiano. Como 1989.
  • Antonino Saggio, Giuseppe Terragni Vita e Opere, Roma-Bari Editori Laterza, 1995.
  • Giorgio Ciucci, a cura di, Giuseppe Terragni 1904-1943, Milano, Electa 1996.
  • Peter Eisenman, Giuseppe Terragni. Trasformazioni, scomposizioni, critiche, con scritti di G. Terragni e M. Tafuri, Macerata, Quodlibet 2004.
  • Andrea Di Franco, Giuseppe Terragni, Novocomum, Maggioli Editore, 2008.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN40174669 · LCCN: (ENn83318564 · SBN: IT\ICCU\CFIV\044892 · ISNI: (EN0000 0001 2024 4027 · GND: (DE118801643 · BNF: (FRcb123818211 (data) · ULAN: (EN500028752