Marisa Solinas

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Marisa Solinas
Marisa Solinas negli anni sessanta
Marisa Solinas negli anni sessanta
Nazionalità Italia Italia
Genere Beat
Pop
Periodo di attività 1964 – in attività
Etichetta La Voce del Padrone, CDB, Mau Man, Beat Records Company, Blitz
Album pubblicati 2
Studio 2

Marisa Anna Solinas, in arte semplicemente Marisa Solinas (Genova, 30 maggio 1941[1]), è un'attrice e cantante italiana che ha avuto il momento di massima notorietà fra gli anni sessanta e i settanta.

È ricordata per l'avvenenza che, nonostante la minuta corporatura, ne faceva una sorta di modello di pin-up all'italiana. È fra le starlette che sono apparse sulla copertina di Playmen, segnatamente in quella del primo numero del 1968.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La famiglia (di origini sarde il padre, mentre la madre toscana), gestiva un bar a Genova; Marisa durante l'adolescenza sogna l'attività di cantante lirica, frequentando anche una scuola di canto presso il Teatro Carlo Felice di Genova, ma ben presto decide di dedicarsi alla musica leggera e nel 1960 si trasferisce a Milano accompagnata dalla madre.

Il matrimonio di Marisa Solinas con Italo Panone, il 25 settembre del 1964

Il debutto nel mondo dello spettacolo, però, avviene come attrice: viene infatti notata da Mario Monicelli, che la fa debuttare come protagonista nell'episodio Renzo e Luciana, all'interno del film Boccaccio '70, segmento filmico riguardante la tormentata storia d'amore di due giovani impiegati di una grande azienda, contrastati nel loro amore dalle convenzioni sociali dell'era del boom economico.

In questo periodo si parla di lei anche per un suo presunto flirt con Luigi Tenco[2], anche se Tenco stesso smentì in varie interviste questa relazione[3].

In seguito alla morte del cantautore, la Solinas dichiarò che la morte di Tenco era stata causata anche da alcuni debiti da lui contratti per pagare una tangente di sei milioni agli organizzatori del Festival di Sanremo: in seguito a queste affermazioni la Solinas venne denunciata nella primavera del 1967 dalla società organizzatrice, e sostenne anche di aver ricevuto minacce verso il figlio David[4] se non avesse rettificato le dichiarazioni[5].

Marisa Solinas con il figlio David nel 1967

In seguito interpreta film di genere musicarello (come Riderà (Cuore matto), insieme a Little Tony, tratto dalla sua canzone omonima) e b-movie ma anche pellicole di qualità nell'ambito della commedia all'italiana (Viaggio di nozze all'italiana, del 1966, L'arbitro, del 1974, Tutti dentro e I due carabinieri, del 1984).

Solo nel 1964 riesce a debuttare come cantante con Devi imparare, canzone di cui viene anche realizzato un filmato diffuso nel circuito dei cinebox, ma in questa attività avrà indubbiamente minor fortuna; ha interpretato e inciso per La Voce del Padrone, la CDB ed altre etichette minori canzoni come solista o accanto ad altri cantanti e attori, come Andrea Giordana.

Particolare scalpore fecero la sua interpretazione del brano L'estasi - una chiara emulazione di Je t'aime... moi non plus, di cui riecheggia anche la melodia, con forti richiami all'erotismo - scritto da Elvio Monti e Armando Stula (che divenne poi il marito di sua sorella Vittoria) e cantato insieme a Giordana e Amo sentirvi, inciso insieme alla sorella e a Stula (in copertina i tre appaiono nudi a mezzo busto).

Negli anni settanta un'altra canzone trasgressiva da lei incisa fu Vai suora vai, brano il cui testo racconta di una suora in preda a fantasie erotiche e sulla cui copertina del 45 giri la Solinas si fa ritrarre vestita da monaca ma in posa sexy.

Nel 1973 posa nuda per Gina Lollobrigida, che la sceglie come modella per il suo libro di fotografie Italia mia.

Negli anni novanta ha ricoperto cariche di rilievo all'interno dell'IMAIE (l'associazione che tutela gli artisti dello spettacolo).

Nel 2009 ha pubblicato un album, intitolato Venerefenice - Retrospettiva, in cui sono racchiuse alcune sue incisioni del passato e qualche inedito, tra cui un medley di varie canzoni (Smile di Charlie Chaplin, Cabaret, Amado mio ed altre) eseguite con l'accompagnamento al pianoforte del maestro Elvio Monti.

Nel 1981 si cimenta anche nel Teatro, interpretando in modo magistrale la parte della sordida madre ne Il Pellicano di August Strindberg diretto dal maestro Lorenzo Cicero. Lo spettacolo fu realizzato in collaborazione con l'Ambasciata di Svezia a Roma. Nella parte della figlia recitava Liliana Eritrei.

Anche la sorella Mara Vittoria è stata attrice (come Vittoria Solinas) e cantante, con il nome d'arte Maria Sole.


Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Album[modifica | modifica sorgente]

Singoli[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Nel Dizionario della canzone italiana, ed. Curcio, 1990, l'anno di nascita della Solinas è indicato come 1939; in tutte le altre fonti, però, è indicato il 1941.
  2. ^ Fonte: luigi-tenco.tripod.com
  3. ^ Ad esempio su Annabella del 28 ottobre 1965
  4. ^ David Panone, noto fotografo, nato dal suo matrimonio del 1964 con il regista Italo Panone
  5. ^ L'intera vicenda è raccontata nel dettaglio nell'articolo Il grido disperato di una mamma: Marisa Solinas....non toccate mio figlio!, pubblicato su Stop del 19 giugno 1967

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Autori Vari (a cura di Gino Castaldo), Dizionario della canzone italiana, ed. Curcio, 1990; alla voce Solinas, Marisa, di Enzo Giannelli, pag. 1600
  • Enrico Lancia e Roberto Poppi, Dizionario del cinema italiano. Le attrici dal 1930 ai giorni nostri, Gremese editore, 2006, alla voce Solinas Marisa, pag. 343
  • Osvaldo Pagani, Il più giovane dei cantautori, Luigi Tenco, e l'attrice debuttante Marisa Solinas, si amavano fin da ragazzi, ma se lo sono detto solo pochi giorni fa, dalla rivista Settimana Incom, N° 44 Anno XIV del 5 novembre 1961
  • Articolo Marisa insegue la grande rivincita, pubblicato su Oggi n° 32 del 9 agosto 1962
  • Articolo su Epoca n° 568 del 1961
  • Articolo su Tempo n° 22 del 1 giugno 1963
  • Articolo su L'Automobile n° 15 del 1966
  • Articolo su La Domenica del Corriere n° 10 del 10 marzo 1970

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