Lippa (gioco)

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Due bambini intenti a giocare a lippa

La lippa è un antico gioco popolare italiano che risale al XV secolo. La pratica della lippa s'è diffusa in varie nazioni europee quindi periodicamente si disputano tornei internazionali a livello agonistico.

Nella cultura popolare di alcune regioni d'Italia il termine viene utilizzato per descrivere qualcosa di particolarmente celere (es. andar veloce come una lippa).

Nome[modifica | modifica wikitesto]

Il gioco ha differenti nomi in base alla località. Raggruppando in base regionale:

Regolamento[modifica | modifica wikitesto]

Il gioco è effettuato con due pezzi di legno, generalmente ricavati dai manici di una scopa, uno di circa 15 cm in lunghezza con le estremità appuntite (chiamato lippino), l'altro lungo circa mezzo metro chiamato lippa: si traccia a terra un cerchio ed un ovale per posizionare il lippino. La tecnica consiste nel colpire con il pezzo lungo il pezzo piccolo su un'estremità per farlo saltare (questo il motivo delle estremità appuntite), quindi colpirlo. Si hanno tre tentativi, il gioco consiste nel lanciare il pezzo piccolo quanto più lontano possibile.

Il numero di concorrenti è variabile. La squadra che attacca dispone al centro di un cerchio di raggio pari alla lunghezza del bastone che si usa come mazza il bastoncino piccolo, affusolato, la lippa appunto; se ne colpisce un'estremità per sollevarla in aria e colpirla con forza una seconda volta per lanciarla il più lontano possibile.

La squadra che difende si dispone in modo da afferrare al volo la lippa, cosa piuttosto difficile, se vi si riesce il lanciatore è eliminato. In caso contrario dal punto in cui è finito il lippino, il difensore, tenendola in pugno poi la lancia cercando di colpire il bastone-mazza preventivamente posato dietro il cerchio in direzione del lippino; se viene colpito il lanciatore è eliminato (questa operazione si dice carare).

In caso contrario, gli attaccanti hanno tre possibilità per colpire e allontanare il più possibile il lippino dal cerchio dopodiché il lanciatore valuta ad occhio la lunghezza in bastoni-mazza del lancio effettuato, ossia tra il cerchio e il punto raggiunto dal lippino. Dopo i tre colpi l'attaccante chiede quanto il difensore offre, per esempio trenta bastoni: se l'attaccante accetta tale distanza, trenta, si scrive il numero a punteggio. Se non accetta, si controlla se la valutazione è corretta misurandola; se il numero dei bastoni è superiore a trenta, per esempio 35, i punti ottenuti dagli attaccanti saranno il doppio del contato; se saranno meno, gli attaccanti prenderanno quello contato. Di solito si valuta sempre in difetto, ma caratteristica del gioco, in prossimità del finale, è anche rischiare. Finché la squadra che attacca non viene eliminata, continua a battere con rotazione dei giocatori.

Il punteggio finale può essere 500 o anche 1000. Dipende dal tempo di gioco e dal numero dei giocatori.

In contesti particolari (cortili di quartieri popolari, piazze, ecc.) ci possono essere "regole locali" che attribuiscono punteggi speciali associati al superamento di ostacoli. Ad esempio il superamento in altezza di una casa, o di fili dell'energia elettrica può far attribuire punteggi bonus (es. 1000 punti).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o G. Pitrè, Giuochi fanciulleschi siciliani, Palermo, Luigi Pedone Lauriel editore, 1883, pagg. 151-54.
  2. ^ Paolo Maietti, Ferrara ieri, oggi, l'altro ieri, Faust edizioni, 2015, descrizione.
  3. ^ Francesco Cherubini, Vocabolario milanese-italiano, vol. 4, R-Z, Milano, dall'imp. regia stamperia, 1843, pag. 32.
  4. ^ Pietro Schierano, Il gioco del pindolo, su www.tgpadova.it, 20 aprile 2009. URL consultato il 22 giugno 2016.
  5. ^ Sub voce cirimela in Dizionario Elettronico Piemontese.
  6. ^ Le scèche de na volde, su www.dondialetto.it, 15 giugno 2016. URL consultato il 22 giugno 2016.
  7. ^ Pundelìcchje, su www.parlamanfredoniano.com. URL consultato il 22 giugno 2016.
  8. ^ a b Raffaele de Seneen, La Lippa (màzze e bustìche), amicidomenica.altervista.org, 10 giugno 2011. URL consultato il 22 giugno 2016.
  9. ^ Nicola Gigante, Dizionario della parlata tarantina, Mandese Editore, Mandura, 2002, pagg. 806-07.
  10. ^ Lippa - "Mazza e pizzarieddhu", su www.salentu.com. URL consultato il 10 giugno 2016.
  11. ^ Pietro Paolo Volpe, Vocabolario napolitano-italiano tascabile, Napoli, Gabriele Sarracino librajo-editore, 1869, pag. 167
  12. ^ Armando Carruba, 'U scannellu, su ventosiracusano.blogspot.it, 1 gennaio 2016. URL consultato il 22 giugno 2016.
  13. ^ Vincenzo Dorsa, La traduzione greco-latina nei dialetti della Calabria citeriore, Cosenza, dalla tipografia Migliaccio, 1876, pag. 61.
  14. ^ La redazione & Luigi Bisignani, Giochi di altri tempi : Cavicchiula ,Lippa,mazza e spizzingulu…, su www.sandonatodininea-cs.it, 10 febbraio 2014. URL consultato il 22 giugno 2016..
  15. ^ Dialettando in Serrese, su http://www.rivistasantamariadelbosco.it. URL consultato il 22 giugno 2016.
  16. ^ Giambattista Azzolini, Vocabolario vernacolo-italiano pei distretti roveretano e trentino, Venezia, tip. e calc. di Giuseppe Grimaldo, 1856, pag. 323.
  17. ^ La famiglia Billio (Bio), su www.melegnano.net. URL consultato il 22 giugno 2016.
  18. ^ Gianni Dalia, E ancora ricordi di Terracina, plus.google.com, 26 settembre 2015. URL consultato il 22 giugno 2016..
  19. ^ Micky Guidetti, 'Mazz e cuzz', l'era del baseball dei poveri, su www.termolionline.it, 1 dicembre 2010. URL consultato il 22 giugno 2016.
  20. ^ MAZZA E PIZZOTT’ – LA LIPPA, su www.altosannio.it, 25 giugno 2015. URL consultato il 22 giugno 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Tassini, (1890), Feste e spettacoli. Divertimenti e piaceri degli antichi veneziani, Filippi Editore, Venezia

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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