Léon Gustave Dehon

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« Miei carissimi figli, vi lascio il più meraviglioso dei tesori: il Cuore di Gesù »
(Leone Dehon, Testamento Spirituale)
Padre Léon Gustave Dehon ritratto nel 1920

Léon Gustave Dehon (La Capelle, 14 marzo 1843[1]Bruxelles, 12 agosto 1925[1]) è stato un presbitero francese, fondatore della congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù (detti comunemente Dehoniani).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Léon Gustave Dehon nacque il 14 marzo del 1843 a La Capelle da Alexandre-Jules Dehon (1814-1882)[2][3], membro di un'agiata famiglia di possidenti terrieri[1], e da Stephanie Vandelet[2]. L'infante fu poi battezzato il 24 marzo[4] da don Prospero Hécart[5]. La famiglia Dehon, proveniente dall'Hainaut[N 1], aveva la denominazione de Hon fino al XVIII secolo, quando cambiarono il prefisso nobiliare de aggiungendolo alla località di cui erano feudatari, col fine di evitare rappresaglie durante i torbidi della Rivoluzione francese[6]. L'ambiente famigliare in cui crebbe il piccolo Léon non era molto portato alla pratica cristiana: il padre, difatti, si professava tale soltanto di nome, senza però più partecipare ai sacramenti[2][3]. L'unico spiraglio di una vita cristiana vissuta genuinamente gli venne dalla madre Stephanie[7], cresciuta nella devozione al Sacro Cuore di Gesù, devozione che trasmetterà al figlio[8].

Il collegio di Hazebrouck ove Dehon studiò dal 1855 al 1859.

L'educazione ad Hazebrouck (1855-1859)[modifica | modifica wikitesto]

« La vita era austera...Una parte delle costruzioni era allo stato di catapecchia. Si mangiava sempre pane nero...La regola era spartana: levata mattutina, poco fuoco, molto lavoro e poche vacanze. Gli studi erano molto impegnativi. »
(Leone Dehon, in Manzoni, p. 60)

Dopo un'educazione sommaria ricevuta a La Capelle, caratterizzata da un atteggiamento turbolento ed indisciplinato di Léon[9], i genitori decisero di inviare i figli Léon ed Henri al collegio di Hazebrouck, località al confine con le Fiandre, dove entrarono il 1º ottobre 1855[10]. Dehon aveva soltanto 12 anni, ma dimostrò un ingegno precoce e un vero e proprio talento naturale per lo studio, tanto da ottenere il baccalaureato in lettere il 16 agosto 1859, all'età di soli 16 anni[11]. Il collegio di Hazebrouk, però, non fu soltanto un luogo in cui Léon forgiò il suo sapere culturale (improntato ad una correlazione con il cristianesimo[12]), ma che gli fece anche coltivare l'idea di farsi sacerdote. Sotto la guida del direttore Jacques Dehaene e grazie alla severa spiritualità che regnava nel collegio, Dehon si convinse sempre di più ad intraprendere la strada del sacerdozio[13], consapevolezza maturata appieno nel Natale del 1856[14].

Il soggiorno parigino (1860-1864)[modifica | modifica wikitesto]

Gli studi al Barbet e alla Sorbona[modifica | modifica wikitesto]

Il padre, avuta conoscenza della decisione del figlio di farsi sacerdote, si rifiutò fermamente di assecondare questo suo desiderio: «Mio padre...respinse ben lontano il mio progetto»[15]. Desiderava, infatti, avviarlo agli studi scientifici del Politecnico di Parigi, perché vi ricevesse una formazione scientifica e positivista tipica della mentalità dell'epoca[16]. Nel 1860, superati gli esami di maturità scientifica presso l'Istituto Barbet[17], Dehon preferì continuare a seguire i corsi di diritto alla Sorbona, ateneo presso cui si era già iscritto mentre frequentava il Barbet. L'intelligenza e la predisposizione del giovane contribuirono ad ottenergli un dottorato in diritto soltanto nel giro di quattro anni, il 2 aprile 1864[14][18]:

« ... il 2 aprile, tutto era finito. Ero dottore. Era una tappa importante nella mia vita. Avevo promesso a mio padre di giungere a questa meta. Potevo sperare che mi avrebbe permesso di seguire la mia vocazione »
(Dehon, Notes sur l’Histoire de ma Vie, II/66r)
Il circolo di San Sulpizio[modifica | modifica wikitesto]

Questa trafila di titoli accademici, però, vengono vissuti da Dehon soltanto come un'anticipazione alla sua missione sacerdotale e spirituale, come un dovere nei confronti della volontà paterna. Difatti, nel tempo libero si ritaglia spazi rivolti alla spiritualità, frequentando la parrocchia di San Sulpizio[18]. Tale luogo, però, non è soltanto un luogo di ritiro e di preghiera: vengono tenuti, infatti, incontri e conferenze sull'attualità politica e religiosa che tanto contraddistinguono il panorama della Chiesa di Francia nel XIX secolo[19], una Chiesa di cui il giovane Dehon nota le profonde carenze in ambito intellettuale e nella formazione dei sacerdoti[20]. Nel contempo, si iscrive alle conferenze della San Vincenzo, contribuendo a dare una mano ai poveri della città[17].

I viaggi[modifica | modifica wikitesto]

La frenetica dinamicità di Dehon non si sfoga soltanto all'interno dei circoli di ispirazione cattolica. Insieme all'amico Léon Palustre, il giovane studente di diritto comincia, tra il 1861 e il 1863, a visitare i principali Paesi europei: prima la Gran Bretagna (già visitata per tre mesi nel 1861[21]), poi l'Europa Centrale ed infine la Scandinavia, inoltrandosi fino in Norvegia[22]. Dopo la laurea in diritto civile conseguita a Parigi, il padre Alexandre nota che il figlio continua a manifestare la sua intenzione di consacrarsi al sacerdozio. Per questo motivo, attraverso la mediazione di Palustre che è presente ai colloqui tra Léon e il padre a La Capelle[23], viene deciso di inviare il figlio a fare un lungo viaggio in Medio Oriente, in Palestina[24], perché venisse distratto da questa sua intenzione[25]. Dopo 10 mesi di questo grand tour[23], Léon prende una decisione radicale: essendo ancora fermamente convinto del suo proposito, anziché ritornare in Francia dalla famiglia, decide di fermarsi a Roma, sfidando la volontà paterna.

Roma: dal seminario al Vaticano I (1865-1871)[modifica | modifica wikitesto]

Gli studi teologici e la consacrazione presbiterale[modifica | modifica wikitesto]

Giunto nella Città Eterna il 14 giugno 1865, Léon riuscì ad avere un colloquio con papa Pio IX, il quale appoggiò la sua volontà di farsi sacerdote ed invitandolo a studiare a Roma, e non a San Sulpizio[26]. Pertanto, fino al 1868 (anno in cui verrà ordinato sacerdote), Léon soggiornò presso il seminario francese di Santa Chiara, uno dei tanti seminari voluti da Pio IX e affidato ai sacerdoti della Congregazione dello Spirito Santo[27], studiando poi al Collegio Romano, ovvero l'attuale università Gregoriana[28]. Gli studi e l'assimilazione della spiritualità di quest'ordine religioso contribuirono a rafforzare, nell'animo del giovane seminarista, quanto aveva assorbito nell'infanzia dalla madre: l'unione con Cristo. Seguendo la scuola religiosa francese del XVII secolo[27], Dehon «sarà dominato da questa esigenza di interiorità [...] In questa prospettiva, in quanto sacerdote, Leone Dehon cercherà di essere in tutta la sua vita..."un altro Cristo"»[29]. Il 19 dicembre 1868, alla fine, fu ordinato sacerdote nella basilica di San Giovanni in Laterano: fu un giorno di gioia non soltanto per aver conseguito il desiderio che gli ardeva nell'anima, ma anche perché vide suo padre, cattolico non praticante, partecipare alla sua prima messa[30].

Il Concilio Vaticano I e l'ultimo periodo romano[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Concilio Vaticano I.

Dehon, sacerdote novello, fu scelto per essere uno dei ventiquattro stenografi che avrebbero redatto le sedute del Concilio voluto fortemente da papa Pio IX per la proclamazione dell'infallibilità pontificia. Aperto l'8 dicembre del 1869, il Concilio vide una parte dei padri schierarsi a favore della proclamazione del dogma (in particolar modo italiani); un'altra (costituita da tedeschi e francesi), invece, era decisamente contraria o, quantomeno, non riteneva opportuno proclamare dogmaticamente l'infallibilità pontificia perché già portato del sentimento ecclesiale dei cattolici. Uscita vincitrice, anche per l'ingerenza del pontefice nell'assise conciliare, la frangia favorevole alla proclamazione del dogma dell'infallibilità, il Concilio fu poi sospeso sine die il 18 luglio 1870 a causa della breccia di Porta Pia e all'annessione di Roma al Regno d'Italia.

L'esperienza, pur quanto breve, fu assai significativa per Dehon in quanto poté entrare in contatto, seppur solo come "tecnico", con le varie voci della Chiesa Cattolica dell'epoca e constatare la sua lontananza di vedute rispetto alla maggior parte del clero francese - capeggiata dal vescovo d'Orléans Felix Dupanloup - riguardo la questione dell'infallibilità[31]. Sempre in questo periodo, ampiamente dipinto da Dehon per via delle numerose riflessioni che annotava su un suo diario, il giovane sacerdote francese ebbe modo di conoscere la personalità dell'allora cardinale Gioacchino Pecci, futuro Leone XIII[32]. Dopo la chiusura del Concilio, Dehon ritornò momentaneamente in patria, dove visse il trauma della guerra franco-prussiana del 1870, vista come una punizione divina nei confronti della Francia per aver lasciato senza protezione militare il pontefice nella questione risorgimentale[33]. Il 18 marzo del 1871 il giovane sacerdote fece ritorno nell'ormai capitale italiana[34], ove conseguì nei mesi di giugno e luglio rispettivamente i dottorati in teologia e diritto canonico[35] presso il Collegio Romano, obiettivi che Dehon intese conseguire per perfezionare quel carisma di apostolato intellettuale che ormai si era prefisso[36].

Vicario a Saint-Quentin (1871-1877)[modifica | modifica wikitesto]

Un ministero pastorale[modifica | modifica wikitesto]

La Basilica di San Quintino, di cui Dehon era il settimo vicario

Tornato in patria nel 1871, venne nominato cappellano della basilica di Saint-Quentin, un grosso centro industriale della Piccardia di 35 mila abitanti[37] facente parte della diocesi di Soissons. Questo ministero prettamente pastorale non rientrava nelle intenzioni di Dehon il quale, come si è visto, aveva intenzione di operare nella Chiesa più dal punto di vista intellettuale:

« Era tutto il contrario di ciò che per tanti anni aveva desiderato: una vita di studio, di raccoglimento, di preghiera [...] Umanamente parlando non era certo una valorizzazione, ma piuttosto un fallimento. »
(Manzoni, p. 181)

Nonostante la divergenza dalle aspirazioni iniziali di Dehon, quest'ultimo si immerse profondamente nel tessuto sociale della città di Saint-Quentin, della quale scoprì la profonda povertà spirituale dettata non soltanto dagli strascichi ideologici della Rivoluzione[38], ma anche dalla diffusa idea che la pratica religiosa fosse soprattutto un'occupazione da donne più che da uomini[39]. Inoltre, come sottolinea lo stesso Dehon, la pastorale finora adottata non riusciva a penetrare negli animi delle persone, il che ne comportava una totale rivisitazione in termini pragmatici[40]: «progressivamente Leone Dehon sostituisce, al ministero strettamente sacramentario, una pastorale integrale ove l'elemento umano, sociale, spirituale si completino a vicenda»[41].

Sulla base di questa volontà riformatrice, oltre al pesante carico di lavoro che lo attendeva come settimo vicario, Dehon imposterà la sua azione pastorale a Saint-Quentin, cercando di animare intorno a sè l'opera della San Vincenzo e le forze vive della città per una maggiore attenzione nei confronti degli strati più indigenti della società[42]: da qui l'utilizzo della stampa con la fondazione de Le Conservateur de l'Aisne, ovvero di un giornale cattolico che tenesse viva l'informazione riguardo la situazione sociale cittadina[43]. Dall'altro, in qualità di sacerdote, a lui era affidata l'educazione religiosa dei ragazzi. Leone Dehon, su questo punto, intendeva andare oltre alla semplice catechetica, proponendosi come obiettivo quello di «fare uomini e cristiani formati, istruiti»[44]: è la fondazione del patronato "San Giuseppe", che dall'estate del 1872 trovò spazio concreto in un giardino in rue des Bouloirs, spazio in cui i giovani potevano discutere di tematiche concrete legate alla vita cristiana[45].

Direttore spirituale delle Ancelle del Sacro Cuore[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante l'attività frenetica, Leone Dehon continuava a maturare in cuor suo l'aspirazione alla vita religiosa. Il riaccendersi di questo interesse fu facilitato dall'incontro che Dehon ebbe con alcune religiose facenti parte dell'Ordine delle Ancelle del Sacro Cuore. Queste, per sfuggire ai tedeschi, abbandonarono Strasburgo per rifugiarsi in territorio francese, venendo a risiedere a Saint-Quentin e dove ebbero, a partire dal 1873, come direttore spirituale proprio padre Dehon[46]. La comunità religiosa, guidata dall'energica madre Maria Ulrich, si inquadrava nella scia devozionale al Sacro Cuore di Gesù, incentrandone la spiritualità sull'aspetto della riparazione ai mali del mondo attraverso la preghiera e il sacrificio. Il legame tra padre Dehon e le religiose fu estremamente forte, dal momento che sembrano più loro a dirigere spiritualmente Dehon che non l'incontrario.

Gli Oblati del Sacro Cuore di Gesù (1877-1883)[modifica | modifica wikitesto]

La nascita del Collegio san Giovanni[modifica | modifica wikitesto]

Fu questo aspetto - l'attenzione al sacerdozio - che permise a Dehon di entrare in comunione di prospettiva con le religiose: «A San Quintino le Ancelle del s. Cuore avevano le mie stesse aspirazioni per un'opera sacerdotale»[47]. L'attrattiva per la vita religiosa e il ruolo determinante che madre Maria Ulrich ebbe nella decisione di Dehon di orientarsi verso il culto del Sacro Cuore[N 2] si incrociavano col desiderio, da parte del vescovo di Soissons Mons. Odon Thibaudier, di avere un collegio sacerdotale che servisse da "strumento" diocesano per la coordinazione della vita della diocesi[48]. Fu così che Padre Dehon, dopo un pellegrinaggio a Loreto (febbraio 1877[49]), decise di esporre a mons. Thibaudier il suo desiderio di vita religiosa, ricevendone il consenso verbale il 25 giugno[50]. Tre giorni dopo Dehon emise i suoi voti di religioso - cui aggiunse quello di vittima - e si fece chiamare padre Giovanni del Sacro Cuore[51]. Ricevuto quindi il consenso formale del suo vescovo, Dehon prese in affitto una casa il 14 luglio, rendendola il nucleo di quello che sarà il Collegio san Giovanni[52].

I primi problemi e il Consummatum est[modifica | modifica wikitesto]

La vita del Collegio san Giovanni parve iniziare nel migliore dei modi. Dopo essere stato dispensato dagli impegni di vicario e canonico della basilica di Saint-Quentin il 15 agosto 1877[53], Leone Dehon dovette organizzare la vita quotidiana anche a fronte dell'entrata di nuovi seminaristi, professori e sacerdoti desiderosi di seguire la sua vita[54]. I primi anni di vita del san Giovanni, però, furono funestati anche dalle prime difficoltà che lo porteranno alla chiusura per ordine del Sant'Uffizio nel 1883. Una delle Ancelle del Sacro Cuore, suor Ignazia comincia a riferire di aver ricevuto delle visioni di Cristo da parte di angeli, esasperando il vescovo Thibaudier e mettendo in serie difficoltà padre Dehon[55]. A peggiorare la situazione fu l'esaltazione e la nevropatia di un nuovo membro degli oblati, padre Taddeo Captier, il quale pensava di usare l'ordine fondato da Dehon per crearne uno proprio stilando costituzioni e preghiere particolari[56]. Si aprì un'inchiesta, la quale fu poi portata all'attenzione del Sant'Uffizio nel 1882. Thibaudier chiese a padre Dehon di stilare una memoria sugli Oblati del Sacro Cuore, che il vescovo avrebbe portato all'attenzione del pontefice in un suo viaggio a Roma[57]. Gli eventi prima ricordati, però, ebbero il loro peso nel giudizio della Curia: l'8 dicembre del 1883, tramite Thibaudier, Dehon viene a sapere dello scioglimento dell'ordine da lui fondato e l'imposizione del troncamento delle relazioni tra lui e le ancelle del Sacro Cuore[58]: consummatum est, scriverà un dolente padre Dehon riguardo questo suo primo fallimento.

Gli anni '80[modifica | modifica wikitesto]

La crisi e la rinascita: i sacerdoti del Sacro Cuore[modifica | modifica wikitesto]

Quattro mesi dopo la soppressione, nella primavera del 1884, Roma ripensa alla sua decisione e padre Dehon può pensare a riprendere in mano il progetto della sua congregazione. Il mutato giudizio di Roma e di quello di mons. Thibaudier sarà facilitato anche dalla sottomissione e dall'ubbidienza che padre Dehon mostrerà nei confronti del suo superiore, atteggiamento ponderato che sarà da preludio al breve di lode del 25 febbraio 1888 concessogli da papa Leone XIII in segno di stima e di fiducia per i suoi "sacerdoti del Sacro Cuore"[59][60]. In questi anni, infatti, padre Dehon ritorna a considerare prioritaria non tanto l'aspetto vittimista e sacrificale del sacerdote, quanto la sua formazione e il ruolo concreto che egli può offrire alla Chiesa. Il 1888 è dunque un anno fondamentale, perché l'approvazione di Roma conferisce, nelle intenzioni di Dehon, un riconoscimento superiore a quello del vescovo di Soissons; dall'altro, Dehon dà inizio ad un processo di internazionalizzazione dell'Istituto che si scontrerà con mons. Thibaudier, ancorato ad una visione diocesana della fondazione[61]. La nuova impronta spirituale data da Dehon stride col carattere mistico-contemplativo delle origini, tanto che tra il 1893 e il 1900 si rischierà una scissione con i religiosi che erano stati preparati secondo lo spirito dell'Istituto San Giovanni.

Riconoscimenti e polemiche[modifica | modifica wikitesto]

Stemma della Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù. L'influenza della scuola francese del '600 e dei sacerdoti della Congregazione dello Spirito Santo contribuirono a rafforzare la devozione di padre Dehon verso il Sacro Cuore di Cristo.

Nel 1997 papa Giovanni Paolo II lo ha dichiarato Venerabile. Presso la Congregazione per le Cause dei Santi il processo di beatificazione si è concluso il 19 aprile 2004: la cerimonia di beatificazione, prevista per il 24 aprile 2005, è stata rinviata prima a causa della morte del pontefice (2 aprile 2005), poi a causa delle accuse di antisemitismo mosse ad alcuni dei suoi scritti[62]

Dehon, infatti, pubblicò sul quotidiano cattolico La Croix articoli nei quali sostenne che gli ebrei erano «assetati di denaro [ ... ] la bramosia del denaro è un istinto della loro razza», definendo il Talmud «un manuale banditesco, corruttore e distruttore della società», e suggerendo di rendere gli ebrei riconoscibili con particolari contrassegni, di mantenerli chiusi nei ghetti, di escluderli dalla proprietà terriera, dalla magistratura e dall'insegnamento. Nel leggere in prospettiva storica l'opera di Dehon bisogna considerare anche il contesto storico caratterizzato dall'antisemitismo diffuso, che permeava anche gli ambienti cattolici[63]. Le indagini sull'antisemitismo francese in quegli anni sviluppate in particolare dagli storici Pierre Pierrad, Paul Airiau e J.M. Mayeur sono concordi nel collocare p. Dehon fra i ripetitori piuttosto che fra gli ispiratori dell'antigiudaismo, fra i moderatori piuttosto che fra i promotori.[64]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Manzoni, p. 50, riporta degli studi compiuti dallo stesso Leone in merito alla sua famiglia, scoprendo che erano già nobili nel corso del Medioevo e che poi, in seguito alla conquista dell'Hainaut da parte del re di Francia Luigi XIV (1643-1715), divennero francesi perdendo al contempo il loro status nobiliare.
  2. ^ Non a caso, Manzoni intitola un paragrafo relativo a Maria Ulrich "Una cofondatrice?", sottolineando che
    « Madre Maria del Cuore di Gesù e L. Dehon vivevano un'identica spiritualità di amore e riparazione. Ambedue desideravano l'istituzione di un'opera riparatrice sacerdotale. »
    (Manzoni, p. 224)

    .

Bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Yves Ledure, Leone Dehon, spiritualità di una vita, p. 7.
  2. ^ a b c Ledure, 2002, p. 15
  3. ^ a b P. Stefan Tertünte scj, Léon Dehon - Il Padre, leodehon.com. URL consultato il 4 luglio 2015.
  4. ^ Biografia, Congregazione dei Padri Dehoniani, 17 giugno 2011. URL consultato il 4 luglio 2015.
  5. ^ Manzoni, p. 47
  6. ^ Ledure, 2002, p. 14
  7. ^ P. Stefan Tertünte scj, Leone Dehon - La madre, leodehon.com. URL consultato il 4 luglio 2015.
  8. ^ Ledure, 2002, p. 16
  9. ^ Leon Dehon - Collegio - seguito, leodehon.com. URL consultato il 4 luglio 2015.
    «Cominciò per me l'età critica. Ero troppo abbandonato a me stesso.... L'anno fu cattivo. Ero pigro e altro ancora ... Mia madre soffriva a vedermi su quella via. Mio padre pure era addolorato.... Dissimulavo il più possibile i miei difetti. Avevo una curiosità febbrile per il male. Sentivo l'attrazione per le riunione mondane, per la danza... Non avevo più confidenza con mia madre ed ero spesso rimproverato in famiglia.».
  10. ^ P. Stefan Tertünte scj, Leone Dehon - Collegio, leodehon.com. URL consultato il 4 luglio 2015.
  11. ^ Ledure, 2002, p. 18 e Dorrensteijn, p. 31
  12. ^ Ledure, 2002, p. 20
  13. ^ Leone Dehon - Collegio - seguito, leodehon.comc. URL consultato il 4 luglio 2015.
    «La Provvidenza mi ha condotto in questo paese di fede dove ho trovato la mia vocazione».
  14. ^ a b Leone Dehon (1843-1925), vatican.va. URL consultato il 5 luglio 2015.
  15. ^ Dorresteijn, p. 32
  16. ^ Ledure, 2002, p. 25
  17. ^ a b Leone Dehon - Studi - seguito, leodehon.com. URL consultato il 5 luglio 2015.
  18. ^ a b Ledure, 2002, p. 26
  19. ^ Ledure, 2002, p. 27
  20. ^ Ledure, 2002, pp. 30-31
  21. ^ Dorresteijn, p. 36
  22. ^ Avventure - seguito, leodehon.com. URL consultato il 7 luglio 2015.
  23. ^ a b Yves Ledure, Profilo spirituale di Leone Dehon (1843-1925), p. 33.
  24. ^ Léon era intenzionato più che mai a visitare Gerusalemme e i luoghi in cui visse Gesù Cristo durante la Settimana Santa, come testimoniato da una lettera inviata ai genitori (Si veda: Yves Ledure, Profilo spirituale di Leone Dehon (1843-1925), p. 35.)
  25. ^ Cronologia di Padre Leone Dehon, dehonianisud.it. URL consultato il 7 luglio 2015.
  26. ^ Ledure, 2002, p. 36
  27. ^ a b Seminario - seguito, leodehon.com. URL consultato il 7 luglio 2015.
  28. ^ Ledure, 2002, p. 40
  29. ^ Ledure, 2004, p. 11
  30. ^ Ledure, 2002, p. 45
  31. ^ Ledure, 2002, p. 47; :Manzoni, p. 146
    « La minoranza antinfallibilista...[vi] aderisce un buon terzo dell'episcopato francese, animato da mons. Dupanloup [...] Leone Dehon è decisamente ultramontano e sostenitore dell'infallibilità. »
  32. ^ Dorresteijn, pp. 56-57
  33. ^ Manzoni, p. 169
  34. ^ Manzoni, p. 172
  35. ^ Manzoni, p. 173
  36. ^ Dorresteijn, p. 58
  37. ^ Ledure, 2002, p. 57
  38. ^ Ledure, 2002, p. 59
  39. ^ Citazione di Dehon in Ledure, 2002, p. 71: «...e da ogni parte si segnalava l'indifferenza o l'irreligiosità degli uomini».
  40. ^ Ledure, 2002, p. 62
  41. ^ Manzoni, p. 185
  42. ^ Manzoni, p. 198: «L. Dehon crede fermamente che il solo rimedio al malessere sociale crescente sia l'associazionismo cattolico».
  43. ^ Manzoni, pp. 191-192
  44. ^ Ledure, 2002, p. 64
  45. ^ Manzoni, p. 189
  46. ^ Manzoni, p. 201
  47. ^ Manzoni, p. 223
  48. ^ Ledure, 2002, p. 92: «Essi [i vescovi di Soissons] vedranno soltanto uno strumento al servizio della diocesi...»
  49. ^ Manzoni, p. 225
  50. ^ Ledure, 2002, p. 88
  51. ^ Dehon
  52. ^ Manzoni, p. 227
  53. ^ Dorresteijn, p. 113
  54. ^ A fine 1879, la Congregazione contava quattordici membri in totale (cfr. Dorresteijn, p. 125)
  55. ^ Dorresteijn, pp. 133-134
  56. ^ Manzoni, pp. 267-268
  57. ^ Ledure, 2002, p. 108
  58. ^ Ledure, 2002, p. 111
  59. ^ Ledure, 2002, p. 125
  60. ^ Dehon: «Questa prova sarà l’alba della risurrezione dell’Istituto con il nome nuovo di “Sacerdoti del Sacro Cuore”».
  61. ^ Ledure, 2002, p. 126
  62. ^ Polemiche: Dehon antisemita? articolo apparso su il Regno-att. n.12, 2005, p.370
  63. ^ Dehon e gli ebrei: liberalismo, cattolicesimo e antisemitismo articolo apparso sul il Regno-att. n.16, 2005, p.515, con gli interventi degli storici Giovanni Miccoli, Daniele Menozzi e Gadi Luzzatto Voghera
  64. ^ Polemiche: Dehon antisemita? da: Il Regno art. cit.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Henri Dorresteijn, Vita e personalità di p. Dehon, Bologna, EDB, 1978, SBN IT\ICCU\RMS\1339531.
  • Yves Ledure, Profilo spirituale di Leone Dehon (1843-1925), a cura di Clotilde Marzellotta, Bologna, EDB, 2002, SBN IT\ICCU\PUV\0957654.
  • Yves Ledure, Leone Dehon: spiritualità di una vita, a cura di Giuseppe Cestari, Bologna, EDB, 2004, ISBN 88-10-51014-3.
  • Giuseppe Manzoni, Leone Dehon e il suo messaggio, Bologna, EDB, 1989, ISBN 88-10-80677-8.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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