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Guglielmo di Prussia (1882)

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Guglielmo di Germania e Prussia
Il principe Guglielmo nel 1914
Capo del casato di Hohenzollern
Pretendente al trono
di Germania e di Prussia
Stemma
Stemma
In carica4 giugno 1941 
20 luglio 1951
PredecessoreGuglielmo II
SuccessoreLuigi Ferdinando
Principe ereditario
di Germania e di Prussia

In carica15 giugno 1888 -
9 novembre 1918
Nome completoFriedrich Wilhelm Viktor August Ernst
TrattamentoAltezza Imperiale e Reale
NascitaPotsdam, 6 maggio 1882
MorteHechingen, 20 luglio 1951 (69 anni)
Luogo di sepolturaCastello di Hohenzollern
PadreGuglielmo II di Germania
MadreAugusta Vittoria di Schleswig-Holstein
ConsorteCecilia di Meclemburgo-Schwerin
FigliGuglielmo
Luigi Ferdinando
Uberto
Federico
Alessandrina
Cecilia

Guglielmo di Prussia (Federico Guglielmo Vittorio Augusto Ernesto) (Potsdam, 6 maggio 1882 - Heichingen, 20 luglio 1951) è stato un principe appartenente alla dinastia degli Hohenzollern e generale dell'esercito imperiale tedesco durante la Grande Guerra. E' stato l'ultimo principe ereditario (Kronprinz) dell'Impero tedesco e del Regno di Prussia, difatti non poté salire al trono a causa della sconfitta tedesca nella Prima guerra mondiale e la successiva Rivoluzione di novembre, che portarono alla caduta della monarchia. Diventò capo della casata di Hohenzollern alla morte del padre, nel 1941.

Durante il periodo da principe ereditario, Guglielmo divenne portavoce, forse non per suo intento personale, del movimento Alldeutsche, di estrema destra, che mirava a creare una Grande Germania (Großdeutschland). Venne proposto come possibile candidato del campo nazionalista alle elezioni presidenziale del 1932, ma il padre, l'ex Kaiser Guglielmo II, gli impedì di accettare questo ruolo. Con l'ascesa del nazionalsocialismo, Guglielmo si avvicinò molto al partito di Hitler, senza mai aderirvi, poiché vedeva nel futuro Fuhrer una possibilità di restuarazione monarchica [1][2][3].

Giovinezza ed educazione

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Fotografia che ritrae il piccolo principe Guglielmo appena nato circondato dal bisnonno Guglielmo (seduto), dal nonno Federico (a sinistra) e dal padre (a destra).

Federico Guglielmo Vittorio Augusto Ernesto, conosciuto dopo solo come Guglielmo, nacque il 6 maggio 1882 nel Palazzo di Marmo di Potsdam, primogenito del futuro imperatore Guglielmo II di Germania e della consorte, Augusta Vittoria di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Augustenburg; apparteneva all'antica dinastia prussiana degli Hohenzollern, discendendo però anche dalle case di Sassonia-Coburgo-Gotha, Hannover, Romanov, Meclemburgo e Oldenburg. Aveva cinque fratelli, Eitel Federico, Adalberto, Augusto Guglielmo, Oscar e Gioacchino, e una sorella, Vittoria Luisa. Nel 1888 il padre ascese al trono imperiale e così Guglielmo divenne l'erede dei troni di Germania e Prussia [1][2][3].

Il principe Guglielmo si arruolò nella 1ª compagnia del 1º reggimento granatieri; completò gli studi dal 1886 al 1900 a Plön, in una scuola creata appositamente per prepararlo al suo ruolo di monarca. I suoi compagni di corso furono reclutati dalla vicina "Accademia dei Cadetti". Nel 1900 Guglielmo si arruolò nell'esercito e prestò servizio per un anno nel 1º reggimento guardie a Potsdam. Frequentò poi l'Università di Bonn. Dopo la laurea, lavorò presso diversi ministeri del governo prussiano. Nel 1910 intraprese un inizia un viaggio di diversi mesi in India ed Egitto. Il 15 settembre 1911 Guglielmo divenne comandante del 1° Reggimento Ussari a Danzica-Langfuhr [1][2][3].

Il principe ereditario divenne presto il portavoce della speranza del movimento di opposizione di estrema destra "Alldeutsche", che mirava a creare una Grande Germania (Großdeutschland). Il principe ereditario rimase legato al movimento anche dopo il 1914, sebbene non vi si associò mai [1][2][3].

Il principe Guglielmo e la moglie Cecilia.

Il 6 maggio 1905 il principe Guglielmo sposò la principessa Cecilia di Meclemburgo-Schwerin, figlia del granduca Federico Francesco III di Meclemburgo-Schwerin e della moglie, Anastasija Michajlovna Romanova; Cecilia era sorella della futura regina Alessandrina di Danimarca. Guglielmo e Cecilia ebbero sei figli: Guglielmo, Luigi Ferdinando, Uberto, Federico, Alessandrina e Cecilia [1][2][3].

Prima guerra mondiale

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Il principe Guglielmo di Prussia nel 1913

Nell'estate del 1914 scoppiò la Prima guerra mondiale e, a causa della mobilitazione, il principe Guglielmo assunse pro forma il comando della 5ª Armata il 2 agosto del 1914, mentre generali come Konstantin Schmidt von Knobelsdorf e Walther von Lüttwitz si assumevano la vera responsabilità del comando militare, e delle successive vittorie. Questa posizione di impotenza e di rappresentanza era il risultato di un ordine diretto di suo padre: “[…] Ti ho affidato il comando della Quinta Armata. Avrai il tenente generale Schmidt von Knobelsdorff come Capo di Stato Maggiore. Devi fare ciò che ti consiglierà.” L'esercito era all'epoca di stanza a Coblenza e si stava preparando a difendere il fronte occidentale. Nel 1915 l'esercito tedesco fu ristrutturato, portando alla formazione degli "Heeresgruppen". Guglielmo assunse il comando dell'Heeresgruppe Deutscher Kronprinz, di stanza in Francia tra Noyon e Verdun nel 1916, posizione che mantenne fino al 1918. Le azioni di Guglielmo durante l'offensiva di Verdun e le discussioni tra il suo stato maggiore e il maggiore generale von Knobelsdorf portarono a considerarlo responsabile del fallimento dell'offensiva [1][2][3].

Guglielmo assieme al padre, il Kaiser.

La sua rigida educazione militare, incentrata sullo spirito di corpo e sul dovere, ma ancor di più il suo attaccamento personale al generale Erich von Falkenhayn, che stimava molto come suo ex tutore militare, inizialmente impedì al principe ereditario di opporsi apertamente ai piani di Falkenhayn e Schmidt von Knobelsdorf per l'attrito delle truppe. Tuttavia, secondo il suo resoconto retrospettivo scritto nel 1923, fu scettico su questi piani fin dall'inizio. Come racconta più avanti, von Falkenhayn lo convinse, dopo che l'offensiva aveva presto perso slancio, che era necessario fermare gli attacchi. Mentre von Falkenhayn, tuttavia, sotto l'influenza di Schmidt von Knobelsdorf, cambiò nuovamente idea e ordinò la continuazione dell'"Operazione Gericht" (Operazione Giudizio), il principe ereditario rimase fermo nella sua convinzione. Poiché considerava il generale Schmidt von Knobelsdorf il vero istigatore dell'attacco e la sua influenza sulla vacillante volontà di von Falkenhayn, riteneva che il principe ereditario non dovesse opporsi all'offensiva. Nonostante la disapprovazione di Falkenhayn, Guglielmo riuscì finalmente a ottenere il suo trasferimento nell'agosto del 1916. Dalla fine di novembre 1916, fu comandante in capo del Gruppo d'armate "Principe ereditario tedesco" [1][2][3].

Nella crescente lotta di potere del 1917 tra il Comando supremo dell'Esercito sotto Erich Ludendorff e Hindenburg e il governo imperiale, che, inizialmente con il sostegno del Kaiser Guglielmo II, cercava moderazione negli obiettivi di guerra della Germania e, secondo i suoi oppositori, era favorevole a una pace negoziata, il principe ereditario Guglielmo si schierò decisamente con la leadership militare. Attraverso veementi dichiarazioni e critiche interne, indebolì la posizione dei consiglieri civili di suo padre. Descrisse le dimissioni del cancelliere Bethmann Hollweg, il 13 luglio 1917, come il giorno più felice della sua vita. Contribuì anche alla caduta di Rudolf von Valentini, capo del Gabinetto Civile Imperiale, costretto dalle forze armate a dimettersi nel gennaio 1918, con le sue azioni violente. Tutto ciò indebolì la posizione politica di Guglielmo II, che perse la sua influenza sugli affari di governo e dovette cedere completamente il controllo del destino della Germania al comando dell'esercito [1][2][3].

Esilio e Germania nazista

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Durante la Rivoluzione di novembre del 1918, le truppe di scorta di Guglielmo nella Quinta Armata si ammutinarono. Guglielmo trovò rifugio nella Terza Armata sotto il comando del colonnello generale von Einem. Il capo di stato maggiore del principe ereditario, il conte Friedrich von der Schulenburg, e il generale Karl von Einem lo incoraggiarono a non seguire il padre in esilio. Pertanto, presentò una petizione al Consiglio dei Deputati del Popolo, costituito il 10 novembre, per ottenere il permesso di riportare in patria il suo gruppo d'armate in modo ordinato. Questa richiesta fu respinta e Guglielmo fu sollevato dal comando militare. Paul von Hindenburg suggerì che Guglielmo seguisse il padre in esilio nei Paesi Bassi. Per evitare una guerra civile, il principe Guglielmo acconsentì a questa richiesta, con grande delusione di von der Schulenburg. Fu ospitato dal governo olandese in un'ex canonica sull'isola di Wieringen e gli fu permesso di lasciare l'isola solo per visitare i suoi genitori a Doorn [1][2][3].

Da sinistra: Guglielmo, il padre Kaiser Guglielmo II e il figlio, il principe Guglielmo.
Il principe Guglielmo di Prussia nel 1933

Firmò una dichiarazione di abdicazione, rinunciando così alla sua pretesa al trono tedesco. Guglielmo tornò in Germania nel 1923, un trasferimento reso possibile solo grazie all'intervento del cancelliere Gustav Stresemann. Nel 1930 si unì allo Stahlhelm, la Lega dei soldati di prima linea. Nel 1932, il DNVP, il Partito Popolare Nazionale Tedesco, valutò se Guglielmo dovesse presentarsi come candidato unitario nel campo nazionalista alle elezioni presidenziali del Reich del 1932, per evitare una campagna elettorale tra il presidente in carica Hindenburg e lo sfidante Adolf Hitler, a condizione che entrambi si ritirassero in tal caso. Suo padre glielo proibì, dicendo: “[…] Se accetti questo incarico, devi giurare fedeltà alla Repubblica. Se lo fai e lo mantieni, sei finito per me. Ti diseredo e ti escludo dalla mia casa. Se giuri solo per infrangere il giuramento alla prossima occasione, sarai spergiuro, non sarai più un gentiluomo e finito anche per me. Gli Hohenzollern non infrangono i loro giuramenti. È impossibile per gli Hohenzollern riconquistare il potere tramite la poltrona presidenziale repubblicana di Ebert[1][2][3]."

Adolf Hitler sfruttò abilmente la ferma opposizione di Guglielmo al Trattato di Versailles e il suo desiderio di restaurazione della monarchia negli anni precedenti al 1933. Già nel 1926, durante una visita al Palazzo Cecilienhof, Hitler aveva assicurato al principe Guglielmo che il suo unico obiettivo politico era la restaurazione della monarchia e il governo della Casa degli Hohenzollern. Nelle elezioni presidenziali del 1932, Guglielmo sostenne la candidatura di Hitler, ma quest'ultimo perse di misura contro Hindenburg. Il 14 aprile 1932, protestò presso il ministro degli Interni del Reich Wilhelm Groener contro il divieto di SA e SS, emanato il giorno precedente. Nel gennaio 1933, Guglielmo, insieme a Elard von Oldenburg-Januschau e altri, fece pressioni su Hindenburg affinché Hitler venisse nominato Cancelliere del Reich, dopo che il cancellierato del suo amico di lunga data Kurt von Schleicher era stato considerato fallito. Espresse la sua gioia per la nomina di Hitler a cancelliere e si augurò che quest'uomo potesse realizzare per la Germania ciò che Benito Mussolini aveva realizzato in Italia. Nello stesso anno si unì alle Motor-SA, che l'anno successivo furono incorporate nel Corpo Motoristico Nazionalsocialista (NSKK) [1][2][3].

Guglielmo assieme ad Adolf Hitler.
Il principe Guglielmo di Prussia assieme alla moglie Cecilia e la nipote Felicita.

Dopo l'assassinio del suo amico Schleicher e l'arresto del suo aiutante di campo, il maggiore in pensione Otto von Müldner, nel luglio del 1934 durante la Notte dei lunghi coltelli, il principe Guglielmo desiderava assicurarsi il sostentamento e partecipare alla vita sociale. Nel 1936, quando un telegramma privato di congratulazioni del principe Guglielmo al duce Mussolini, vincitore della guerra in Etiopia, fu divulgato alla stampa mondiale e, in quanto sgradita dichiarazione politica, portò a un conflitto con la leadership nazista, Guglielmo si dimise dall'NSKK (Corpo Motorizzato Nazionalsocialista). Si può dire comunque che, sperando nella restaurazione della monarchia tedesca, sostenne per i primi anni 1930 apertamente i Nazionalsocialisti, ma non aderì allo NSD [2]. D'altro canto, mantenne i contatti con la resistenza tedesca, che, dopo un colpo di stato riuscito contro Hitler, voleva insediare Guglielmo come nuovo rappresentante della Germania [1][2][3].

Ultimi anni e morte

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Dopo la Seconda guerra mondiale, fu catturato dalle truppe marocchine nel Vorarlberg e, per ordine del generale francese Jean de Lattre de Tassigny, imprigionato a Lindau per tre settimane. Successivamente, fu posto agli arresti domiciliari per diversi anni nella residenza da lui scelta a Hechingen, dove gli fu permesso di muoversi liberamente entro un raggio di 25 km. Lì, visse fino all'ottobre del 1945 nel castello di Hohenzollern, che non era adatto all'uso residenziale, poi in una spaziosa villa e un anno dopo, fino alla sua morte, in una casa più piccola di cinque stanze. Guglielmo, un fumatore accanito, morì il 20 luglio 1951 per un infarto. Venne sepolto nel piccolo cimitero privato Michaelsschanze all'interno del castello di Hohenzollern, insieme alla moglie [1][2][3].

Matrimonio e discendenza

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Guglielmo sposò, il 6 giugno 1905, Cecilia di Meclemburgo-Schwerin, figlia di Federico Francesco III di Meclemburgo-Schwerin e di Anastasija Michajlovna Romanova. Dal matrimonio nacquero sei figli:

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 (EN) Wilhelm, Crown Prince of Germany / 1.0 / encyclopedic, su 1914-1918-Online (WW1) Encyclopedia. URL consultato il 9 gennaio 2026.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 (DE) Stiftung Deutsches Historisches Museum, Stiftung Haus der Geschichte der Bundesrepublik Deutschland, Gerade auf LeMO gesehen: LeMO Das lebendige Museum Online, su www.dhm.de. URL consultato il 9 gennaio 2026.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 (DE) Wilhelm von Preußen (1882–1951), su Academic dictionaries and encyclopedias. URL consultato il 9 gennaio 2026.
  • Erinnerungen des Kronprinzen Wilhelm. Aus den Aufzeichnungen, Dokumenten, Tagebüchern und Gesprächen, a cura di Karl Rosner, Cotta, Stoccarda e Berlino 1922
  • Meine Erinnerungen aus Deutschlands Heldenkampf, E. S. Mittler & Sohn, Berlino, 1923
  • Ich suche die Wahrheit! – Ein Buch zur Kriegsschuldfrage, Cotta, Stoccarda e Berlino, 1925
Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Guglielmo I di Germania Federico Guglielmo III di Prussia  
 
Luisa di Meclemburgo-Strelitz  
Federico III di Germania  
Augusta di Sassonia-Weimar-Eisenach Carlo Federico di Sassonia-Weimar-Eisenach  
 
Maria Pavlovna di Russia  
Guglielmo II di Germania  
Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha Ernesto I di Sassonia-Coburgo-Gotha  
 
Luisa di Sassonia-Gotha-Altenburg  
Vittoria di Gran Bretagna  
Vittoria del Regno Unito Edoardo Augusto di Hannover  
 
Vittoria di Sassonia-Coburgo-Saalfeld  
Guglielmo di Prussia  
Cristiano di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Augustenburg Federico Cristiano II di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Augustenburg  
 
Luisa Augusta di Danimarca  
Federico VIII di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Augustenburg  
Luisa Sofia di Danneskiold-Samsøe Cristiano Corrado di Danneskiold-Samsøe  
 
Giovanna Kaas di Mur  
Augusta Vittoria di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Augustenburg  
Ernesto I di Hohenlohe-Langenburg Carlo Ludovico I di Hohenlohe-Langenburg  
 
Amalia Enrichetta di Solms-Baruth  
Adelaide di Hohenlohe-Langenburg  
Feodora di Leiningen Emich Carlo di Leiningen  
 
Vittoria di Sassonia-Coburgo-Saalfeld  
 

Onorificenze tedesche [1][2]

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Onorificenze straniere

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  • Paul Herre: Kronprinz Wilhelm. Seine Rolle in der deutschen Politik, Monaco di Baviera, 1954.
  • Klaus W. Jonas: Der Kronprinz Wilhelm, Francoforte sul Meno, 1962.
  • Kronprinzessin Cecilie: Erinnerungen an den Deutschen Kronprinzen, Biberach, 1952.
  • Carl Lange: Der Kronprinz und sein wahres Gesicht, Lipsia, 1921.

Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Predecessore Erede al trono di Germania e Prussia Successore
Guglielmo di Hohenzollern
Poi sovrano col nome di Guglielmo II
Principe ereditario
1888-1918
Titolo abolito

Predecessore Pretendente al trono di Germania e di Prussia Successore
Guglielmo II 1941 - 1951
Guglielmo III
Luigi Ferdinando
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