Galleria nazionale di Cosenza

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Galleria nazionale di Cosenza
Palazzo Arnone Cosenza.jpg
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Cosenza
Indirizzo Via G. V. Gravina
Caratteristiche
Tipo Pinacoteca
Visitatori 12 782[1] (2015)
Sito web

La Galleria nazionale di Cosenza ubicata nell'antico Palazzo Arnone sul colle Triglio, in via G. V. Gravina a Cosenza è sede della Soprintendenza per i beni storici, artistici ed etnoantropologici della Calabria. L'ingresso è gratuito.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo, iniziato a costruire agli inizi del XVI secolo da Bartolo Arnone, fu venduto allo Stato prima del suo completamento. Nella sua lunga storia ospitò i presidi di Calabria Citeriore e il Grande Archivio di Giustizia, fu prima sede del Tribunale e della Regia Udienza e col tempo assunse la funzione di carcere. Nel 1734 in seguito ad un tumulto popolare e nel 1747 a causa di una rivolta delle donne che vi erano detenute, subi' due incendi abbastanza gravi che lo resero inagibile per un determinato periodo di tempo. In seguito alla sua ristrutturazione, per volontà dell'allora Governatore delle Calabrie, nel 1758 venne arricchito dalla costruzione agli angoli di quattro bastioni (un primo era stato eretto dal preside Filomarino nel 1747). Subi' gravi danni durante il catastrofico terremoto del 1854 che fece crollare l'ultimo piano ed in seguito assunse la duplice funzione di tribunale ubicato nel piano superiore e di carcere mandamentale ubicato nel piano inferiore. Dopo il trasferimento del carcere, ed un periodo di abbandono, iniziarono i lavori per l'adattamento della struttura a sede museale. Nella piazza antistante venne piantato uno degli alberi della libertà e nel vasto androne con volta a botte è affrescato lo stemma del Reame di Spagna datato 1775.

Esposizione[modifica | modifica wikitesto]

Veduta del centro storico dal piazzale antistante Palazzo Arnone

Vi trova collocazione permanente una pinacoteca costituita dalla collezione dei dipinti che, a partire dagli anni ottanta del Novecento, sono stati acquisiti al patrimonio dello Stato e documenta momenti significativi dell'arte italiana, in particolare meridionale, dal Cinquecento al Novecento. Espone opere di pittori nati in Calabria da Pietro Negroni a Mattia Preti, Luca Giordano e altri, ed in considerazione della storica dipendenza della Calabria da Napoli, di artisti napoletani che hanno influenzato gli esiti della pittura locale. La Galleria Nazionale, recentemente riaperta al pubblico con un allestimento in linea con gli standard europei, ha ricevuto il riconoscimento istituzionale ufficiale con Decreto Regionale istitutivo del 30 maggio 2009. Annovera pregevoli opere (Ercole che libera Prometeo, Ercole che libera Teseo, il Martirio di San Sebastiano, San Girolamo, Giacobbe, Labano il suo gregge e Rachele di Mattia Preti), due bozzetti di Sebastiano Conca, un dipinto di Stefano Liguoro; una Sacra Famiglia del cosentino Pietro Negroni; un bozzetto di Corrado Giaquinto che raffigura L'Olimpo e Apoteosi della Spagna; splendide tele di Luca Giordano (Morte di Lucrezia, Morte di Cleopatra, Veduta di Napoli con architettura).

A partire dal 29 maggio 2010 si è arricchita di 38 opere in comodato d'uso della Collezione Carime, per le quali è stata allestita una nuova ala del complesso espositivo. Sono presenti varie mostre temporanee di alto profilo, tra le quali quella dedicata ad Umberto Boccioni terminata il 31 dicembre 2009.

Altre opere sono state acquisite al patrimonio dello Stato e destinate alla Galleria Nazionale di Cosenza nel 1996 e provengono dalla galleria privata di Lydia Winston Malbin, importante collezionista americana. Il nucleo più rappresentativo è costituito da studi anatomici e di figure, di paesaggi ed architetture. Tra i pezzi più interessanti Gisella, puntasecca del 1907; l'acquaforte La madre con l'uncinetto; gli studi per Contadini al lavoro e Campagna lombarda; i disegni preparatori per il dipinto La risata nonché il pastello su cartoncino raffigurante Gisella. Oltre alle opere grafiche è presente anche una copia di Forme uniche della continuità nello spazio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dati visitatori 2015 (PDF), su beniculturali.it. URL consultato il 15 gennaio 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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