Duomo di Cosenza

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Cattedrale di Santa Maria Assunta
Duomo cosenza1.jpg
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Calabria Calabria
Località Cosenza-Stemma.png Cosenza
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Maria Assunta
Diocesi Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano
Stile architettonico romanico, gotico
Inizio costruzione XI secolo
Completamento XX secolo

Coordinate: 39°17′20.22″N 16°15′35.74″E / 39.28895°N 16.259928°E39.28895; 16.259928

La cattedrale di Santa Maria Assunta è il principale luogo di culto cattolico di Cosenza, cattedrale dell'arcidiocesi di Cosenza-Bisignano.

Santuario della Vergine del Pilerio, si trova nel cuore del centro storico della città, su Piazza Duomo, adiacente a corso Telesio. Costruita intorno alla metà dell'XI secolo, essa vanta, grazie alla sua storia quasi millenaria, più stili architettonici.

Il 12 ottobre 2011 è stata riconosciuta come patrimonio testimone di cultura di pace dall'UNESCO[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Vergine del Pilerio

L'attuale cattedrale sorge nello stesso luogo di una chiesa più antica, costruita nell'XI secolo e quasi completamente rasa al suolo da un terremoto nel 1184.

La costruzione del nuovo edificio iniziò qualche anno più tardi e terminò nel 1222. La ricostruzione del duomo venne affidata al vescovo Luca Campano, appassionato di architettura, che nel frattempo era diventato anche arcivescovo della città bruzia. In quello stesso anno, il giorno 30 gennaio, la chiesa venne solennemente consacrata dal cardinale vescovo di Frascati Nicola de Chiaromonte, in qualità di delegato apostolico. La cerimonia avvenne alla presenza dell'imperatore Federico II di Svevia che per l'occasione volle far dono alla città della preziosissima Stauroteca, ancora oggi (2015) custodita dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Cosenza.

Il 1748 segnò l'inizio di nuovi lavori di trasformazione che portarono la cattedrale ad essere ricoperta da sovrastrutture barocche che, oltre a nasconderene le originarie forme, provocarono la scomparsa di innumerevoli opere d'arte. Nel 1756, invece, venne costruita la nuova sacrestia. A completare l'opera di trasformazione intervenne nella prima metà del XIX secolo il rifacimento della facciata trasformata in un ibrido stile neogotico.

I lavori di restauro intrapresi già nel XIX secolo e finalmente portati a termine nel XX secolo dall'arcivescovo Aniello Calcara, furono finalizzati a ripristinare, sia all'esterno che all'interno dell'edificio, gli austeri connotati romanico-gotici che negli ultimi tre secoli la cattedrale sembrava irrimediabilmente aver perduto

Il duomo presenta una facciata a salienti divisa in tre parti nello sviluppo trasversale della parte del basamento. Questa divisione corrisponde a quella interna.

La facciata

La facciata si presenta con quattro pilastri e tre portali di cui uno, quello centrale, più grande. Sui tre portali si trovano altrettanti rosoni, di cui due di media grandezza ed un terzo, quello sul portale principale, più grande. Alla sommità più alta della facciata svetta una croce in ferro. L'ingresso alla chiesa è preceduto da una larga gradinata che collega il basamento alla omonima piazza.

Altra foto della Facciata

A dominare inconfondibile il panorama del centro storico cosentino, si innalza sulla cattedrale il neogotico tiburio, realizzato a copertura della cupola che sovrasta l'altare maggiore e visibile dai colli circostanti in sequenza prospettica con la tozza torre campanaria. La struttura, realizzata alla fine dell'XIX sec. dall'architetto Giuseppe Pisanti, è parte integrante degli interventi di ripristino, all'interno, dell'originario aspetto duecentesco dei transetti e dell'area absidale.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno

La cattedrale è a croce latina, con aula suddivisa in tre navate di otto campate ciascuna suddivise da due file di pilastri con capitelli scolpiti.

La copertura a capriate delle tre navate trova un'unica eccezione nell'ultima campata della navata sinistra caratterizzata da volta a crociera. L'area presbiteriale, i transetti e l'abside sono sopraelevati rispetto al livello delle navate.

Lungo la navata di sinistra, si aprono due cappelle barocche, risalenti al XVII-XVIII secolo. La prima è dedicata alla Madonna del Pilerio, e custodisce la miracolosa icona bizantina del XII secolo del tipo Galaktotrophousa "allattante" e raffigurante appunto la Madonna che allatta il Bambino. La seconda, invece, è quella della cappella della Confraternita di Orazione e Morte ed ospita la sepoltura dei membri calabresi della cosiddetta Spedizione dei fratelli Bandiera del 1844, qui traslati nel 1860 per volontà di Giuseppe Garibaldi, mentre i due fratelli Attilio ed Emilio Bandiera e il loro concittadino Domenico Moro, tutti e tre veneziani, sono sepolti nella loro città di origine, all'interno della chiesa dei Santi Giovanni e Paolo.

Nella cattedrale di Cosenza si trovano anche due importanti mausolei: quello di Enrico VII di Germania e quello della Regina di Francia Isabella d'Aragona. Il mausoleo di Enrico VII è composto da un sarcofago situato nella navata di destra, opera di riutilizzo di epoca ellenistica, che illustra in bassorilievo il mito della morte del giovane Meleagro. Il sepolcro di Isabella d'Aragona, invece, è in stile gotico ed è situato nel transetto di sinistra. In un trittico a tutto tondo scomparso per secoli sotto la veste barocca, la regina è rappresentata, come il consorte, ginuflessa a lato della Vergine. Dopo la traslazione nella Basilica parigina di Saint-Denis, tuttora nel mausoleo pare sia conservato il solo feto. Durante i restauri del XIX secolo, vennero rimosse le sepolture di Luigi III d'Angiò, morto nel 1434, e quella del filosofo e naturalista cosentino Bernardino Telesio, morto nel 1588.

La profonda abside ospita il moderno altare maggiore marmoreo in stile neoromanico ed un pregevole Crocifisso ligneo del XV secolo, proveniente dalla distrutta cappella Telesio. Al disotto del catino absidale, entro nicchie ogivali sorrette da colonnine, si trovano degli affreschi policromi, realizzati nel XIX secolo da Domenico Morelli e Paolo Veltri raffiguranti l'Assunta e, ai due lati, i Dodici apostoli

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Nel braccio destro del transetto, appoggiato alla parete di fondo, si trova l'organo a canne Mascioni opus 1169, costruito nel 2005.

Lo strumento è a trasmissione mista, meccanica per i manuali e il pedale, elettrica per i registri, ed ha una consolle con tre tastiere di 61 note ciascuna ed una pedaliera dritta di 32. La cassa lignea è caratterizzata dall'alternarsi di cinque torri con piccoli prospetti ad ali.

L'organo a canne Mascioni

Archeologia[modifica | modifica wikitesto]

Il cosiddetto "Tragitto" ed in alto il tiburio neogotico della cattedrale

All'interno del duomo, in particolare durante i recenti lavori di ristrutturazione e riconsacrazione dell'area presbiteriale, sono state ritrovate tracce che non solo si fanno risalire a un'epoca paleocristiana ma anche all'epoca romana, dei Bruzi e ad una fase tardo-antica[2] Molto interessante è anche l'area archeologica portata alla luce alle spalle della cattedrale (Piazzetta Toscano) quasi a ridosso dell'abside, fra la stessa e la Piazza Parrasio antistante la Curia. A parte il tanto criticato intervento di restyling urbanistico che "dovrebbe" proteggere e rendere visibili i resti di strutture edilizie risalenti anche ad epoca pre-romana, l'intervento ha certamente il merito d'aver reso quasi del tutto visibili le linee dell'abside anche e per intero quelle particolarissime del cosiddetto "Tragitto", originale corridoio sospeso su arcate che permetteva e permetterebbe ancora oggi ai Presuli Cosentini di raggiungere la cattedrale direttamente dalla Curia Arcivescovile sita nel quattrocentesco Palazzo Cicala. Su tale struttura fa bella mostra di sé lo stemma pastorale di Mons. Domenico Narni-Mancinelli artefice dell'opera nella prima metà del XIX secolo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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