Eurosia di Jaca

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Sant'Eurosia
Particolare di una raffigurazione di Sant'Eurosia, qui ben visibile con le mani mozzate, XVII secolo, Colle Umberto.
Particolare di una raffigurazione di Sant'Eurosia, qui ben visibile con le mani mozzate, XVII secolo, Colle Umberto.

Vergine e martire

Nascita 864
Morte 880 circa
Venerata da Chiesa cattolica
Canonizzazione Culto approvato nel 1902 da Leone XIII
Ricorrenza 25 giugno
Attributi Palma
Patrona di Jaca; posseduti dal demonio; invocata contro le tempeste, la grandine e i fulmini; invocata per la protezione e fertilità dei raccolti

Sant' Eurosia (... – Yebra de Basa, ...) vergine e martire cristiana alto-medievale decapitata dai Mori nei pressi di un villaggio dei Pirenei spagnoli, Yebra (Alta Aragona), è venerata come santa dalla Chiesa cattolica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il culto di S. Eurosia affonda le sue radici nella tradizione orale di un piccolo paese di montagna sul versante spagnolo dei Pirenei: Yebra de Basa. Qui, nella chiesa parrocchiale, è custodita la reliquia della testa della martire, venerata come Patrona della montagna. Il corpo decapitato della santa è custodito in un'urna sotto l'altar maggiore della cattedrale di Jaca, antica capitale del Regno d'Aragona, a 26 km di distanza da Yebra[1].

È priva di fondamento storico la notizia secondo cui Eurosia sarebbe stata una principessa boema, promessa sposa di un principe di Aragona. Questa leggenda, originatasi nell'ultimo decennio del XV secolo, è stata oggetto di numerose modifiche e amplificazioni nel corso del tempo da parte di diversi agiografi. È parimenti da scartare l'ipotesi di un'origine aquitana della martire. La notizia secondo cui Eurosia sarebbe stata nativa di Bayonne fu divulgata nel XVII secolo da Juan Tamayo de Salazar sulla base di un documento rivelatosi falso[2].

I documenti medievali relativi alla storia di S. Eurosia sono andati perduti. Un riferimento a due di essi si trova in una glossa al registro del consiglio comunale di Jaca, di mano ingnota, risalente alla fine del XV secolo, che smentisce la leggenda della sua origine boema: sia la "Crónica General" di Alfonso X che l'antico martirologio della diocesi francese di Auch avrebbero asserito che S. Eurosia era in realtà spagnola e allevata sui Pirenei[3].

Negli anni '50 del secolo scorso, Antonio Durán Gudiol ha ricostruito, a partire dalle antifone e i responsori dei breviari cinquecenteschi delle diocesi di Huesca e Tarragona, inni medievali che offrono di S. Eurosia una fisionomia diversa da quella offerta dall'agiografia più diffusa: Eurosia sarebbe stata una giovane donna che, rifiutando un matrimonio combinato, scelse di condurre vita eremitica sul monte di Yebra [4].

Qui sarebbe stata vittima di una mattanza a seguito di uno dei numerosi episodi di guerra nella regione di confine tra la Penisola iberica sotto il dominio arabo e il regno dei Franchi. Il castello di Yebra fu riconquistato dagli Arabi nel 968 circa ed è probabilmente in quell'occasione che S. Eurosia subì il martirio. Le sue reliquie conservate dagli eremiti sulla montagna e venerate dalla popolazione locale, furono in seguito parzialmente traslate nella città di Jaca quando questa, dopo il 1063, divenne capitale del Regno d'Aragona e sede vescovile[5].

Nonostante la critica storica, a partire dall'opera dei Bollandisti[6], abbia constatato la falsità della tesi di una S. Eurosia principessa boema, questa leggenda è la più conosciuta e divulgata.

La leggenda di S. Eurosia[modifica | modifica wikitesto]

La giovane Dobroslava, rimasta in tenera età orfana di entrambi i genitori, venne accolta dal duca Boriboy e dalla sua giovane moglie Ludmilla, sovrani della Boemia. Questi la trattarono come vera figlia e si prodigarono per il diffondesi della religione cristiana in tutta quella regione. Così anche Dobroslava venne battezzata ed assunse il nome greco di Eurosia. Furono quelli anni di pace e di fede e la giovane Eurosia si distinse per bontà ed altruismo, ma un gruppo di cechi-boeri pagani prese il potere e costrinse la famiglia ducale all'esilio.

Fu solo grazie all'opera del grande san Metodio che il duca e la sua famiglia poterono tornare trionfalmente in Boemia. Nell'anno 880, san Metodio si recò a Roma da papa Giovanni VIII, il quale era impegnato in un difficile caso: trovare una degna sposa per il figlio del conte spagnolo d'Aragona, Fortun Jimenez, erede al trono di Aragona e Navarra impegnato nella lotta contro gli invasori arabi saraceni; Il papa chiese aiuto a san Metodio, il quale senza dubbio alcuno indicò la giovane principessa Eurosia, quindi ritornò in Boemia con una ambasciata aragonese e raccolse l'accettazione del duca e di santa Eurosia, la quale lasciò il proposito di dedicarsi totalmente a Cristo, vedendo nell'intervento del papa un supremo disegno della volontà di Dio. Iniziò così il viaggio verso la Spagna, era l'anno 880, arrivati però ai Pirenei, era necessario valicarli per incontrare il suo sposo nella cittadina di Jaca, tuttavia tutta questa zona subì improvvisamente una feroce invasione di saraceni capitanati dal rinnegato Aben Lupo, questi ucciso l'ambasciatore che doveva annunziare l'arrivo di Eurosia, e saputo del matrimonio col principe aragonese, si mise in animo di catturarla e trattenerla con sé.

La comitiva con Eurosia, avvertita dell'accaduto, fu costretta a nascondersi sui monti, ma il feroce bandito saraceno riuscì a trovarli, cercò con buoni modi di ottenere i favori della giovane Eurosia, pretendendo ch'essa rinnegasse Gesù Cristo e rinunciasse al principe aragonese per divenire sua sposa; Eurosia però si oppose decisamente a tali progetti, provocando in tal modo l'ira del bandito che diede l'ordine di uccidere tutti. Grazie all'eroismo di alcuni ambasciatori spagnoli appartenenti alla comitiva, Eurosia riuscì a fuggire ma fu inseguita e raggiunta. Subì un tragico martirio: le vennero amputate le mani e recisi i piedi, tuttavia Santa Eurosia in ginocchio, con il volto fisso al cielo, pregava con fierezza e nel contempo nebbie e nuvole minacciose salivano dalle valli e un lampo improvviso scese vicino ad Eurosia, senza provocarle danni, tutti i saraceni ebbero gran paura ma il capo bandito, preso da rabbia mista a terrore diede l'ordine di decapitarla. Eurosia alzando i sanguinanti moncherini al cielo chinò il capo pregando e così venne uccisa, aveva solo sedici anni. Contemporaneamente si scatenò un grandinare furibondo, uno scrosciare spaventoso di acque, folgori e tuoni assordanti, venti fortissimi, i saraceni fuggirono terrorizzati mentre dal cielo una voce più potente della tempesta diceva: «Sia dato a Lei il dono di sedare le tempeste, ovunque sia invocato il suo nome!». Le sue spoglie vennero miracolosamente ritrovate due anni dopo da un pastorello chiamato Guillén. Eurosia fu canonizzata a Jaca il 25 giugno[7].

La festa di S. Eurosia viene celebrata a Jaca e Yebra de Basa il 25 giugno. La santa è invocata contro le tempeste, i fulmini, le grandinate e per la protezione dei frutti della terra. In passato era invocata anche per la guarigione degli indemoniati, tanto che nel giorno della sua festa nelle due località pirenaiche si svolgevano riti di esorcismo collettivo, finché nella seconda metà del XX secolo questi non furono proibiti dall'autorità ecclesiastica[8].

Il culto di S. Eurosia si è diffuso anche in Italia, principalmente nelle regioni settentrionali, ma anche in alcuni feudi laziali legati alla famiglia Colonna[9]. Molte campane in Italia recano la dedica ad Eurosia: venivano infatti suonate per allontanare temporali e grandinate.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Il culto di S. Eurosia fu approvato ufficialmente da papa Leone XIII nel 1902. Dal Martirologio Romano al 25 maggio: "A Jaca nella Spagna settentrionale, santa Eurosia, vergine e martire".

Il suo culto si diffuse a livello popolare in tutta la Spagna a partire dal XV secolo e, grazie ai soldati spagnoli, anche nell'Italia settentrionale, soprattutto in Piemonte e Lombardia, dove l'intercessione della santa contro le tempeste, i fulmini e le grandinate e per la protezione dei raccolti fu ritenuta in molte occasioni efficace. I Padri Somaschi introdussero il culto di S. Eurosia nella Santa Casa di Loreto[10].

In località Mizzole (comune di Verona), si conserva un capitello risalente al 1630, eretto per invocare la protezione di sant'Eurosia contro la peste; esso è racchiuso all'interno di una cappella insieme ad un frassino che nel frattempo era cresciuto accanto.

In località Castagnolo (comune di San Giovanni in Persiceto nella città metropolitana di Bologna) si trova un capitello sei-settecentesco dedicato alla santa, scenograficamente posto tra i campi, sulla sponda del torrente Romita.

Patronati e feste[modifica | modifica wikitesto]

Santa Eurosia è patrona di alcune località italiane, tra le quali:

Nel borgo di Corazzano, frazione di San Miniato, la festa di sant'Eurosia si celebra la prima domenica di maggio. In tale occasione ha luogo una processione rogazionale con la statua della santa. Prima della processione vengono distribuiti rametti di mirto ai fedeli. Il 3 maggio 2009 la chiesa parrocchiale di Corazzano è stata co-intitolata a Sant'Eurosia.


Nel comune di Inverno e Monteleone (Pavia), la chiesa parrocchiale di Santa Maria della Neve in Monteleone ha come compatrona Santa Eurosia, festeggiata il 25 giugno è pregata contro le tempeste e i temporali, per i vigneti e le coltivazioni. Nella chiesa si conservano la statua votiva e il quadro in cui mentre coglie l'uva allontana la minaccia della tempesta. Inoltre nel presbiterio la scritta con il suo nome ricorda antico patronato e particolare devozione del popolo.

A Cassanego, piccolo borgo medioevale del comune di Borso del Grappa, a fine giugno si svolge la "sagra di Santa Eurosia".

A Missiano, piccolo borgo nel comune di Panicale PG, si festeggia l'ultima domenica di agosto essendo protettrice dei campi e dei raccolti, la gente la invoca e la venera con molta affezione. A Recanati il culto a Santa Eurosia risale alla prima metà del XVII secolo ad opera delle ricche e nobili famiglie Costantini e Condulmari di Recanati e nel 1760 ad opera del Vescovo Ciriaco Vecchioni e la Confraternita dei Mercanti di Recanati viene edificata la chiesa intitolata ai Santi Francesco ed Eurosia con il titolo di Patrona delle campagne recanatesi;nelle chiese rurali di Chiarino e Addolorata di Recanati l'immagine di Santa Eurosia è collocata negli altari laterali di dette chiese; ultima in ordine di tempo è la chiesa rurale di San Pietro di Recanati che nel 1906 intitola la chiesa ai Santi Pietro ed Eurosia. Infine nella chiesa cittadina di Recanati dedicata a San Vito -Patrono cittadino- è possibile ammirare una grande Pala d'altare con i Santi Sebastiano ed Eurosia (opera di pittore sconosciuto) del 1667 ca. A Casanova Lonati PV alla santa è dedicato l'Oratorio risalente alla fine del XVIII secolo, dove è presente un dipinto sull'altare che la ritrae insieme alla Madonna della Neve. Ma a Recanati la più antica memoria dedicata a Santa Eurosia la troviamo nella chiesina rurale di Ricciola di Recanati dedicata da tempo immemore alla Santa ad opera della famiglia Costantini che ne era proprietaria.

A Pralungo[12] (BI) si trova una Frazione intitolata a Sant'Eurosia, situata in posizione panoramica, in una zona ricca di castagneti e di pascoli, collegata da ottime mulattiere a Oropa, Miagliano, Sagliano Micca e Favaro. In occasione della festa della Santa ogni anno il paese organizza tradizionalmente una festa paesana con tanto di fuochi artificiali.

A Bossico (BG) si venera la santa come protrettrice dei pastori. Viene tradizionalmente festeggiata la quarta domenica di settembre con una messa in suo onore, i vespri e la processione solenne con la statua, tradizionalmente portata da pastori che si aggiudicano l'onore di portarla partecipando ad un'asta.

A Serravalle Sesia (VC) si celebra la festa di s. Eurosia la seconda domenica di ottobre, in occasione della festa del ringraziamento per i raccolti della terra; un tempo infatti le colline intorno al borgo erano coltivate a frutteti e vigneti, quindi all'inizio dell'autunno (la seconda o terza domenica di ottobre) si portavano i doni della campagna in offerta. La festa si svolge, dopo la benedizione dei doni presso la Parrocchiale (tra cui le caratteristiche focacce dolci), presso il cortile dell'oratorio dove si procede all'incanto di torte, salumi e focacce a cui segue un lancio di palloncini con messaggi augurali e una merenda con panini e caldarroste. La Parrocchiale dedicata a s. Giovanni Battista conserva un bel dipinto a olio su tela di Anonimo del XVIII secolo raffigurante la Santa, restaurato.

Iconografia[modifica | modifica wikitesto]

la statua di Sant'Eurosia posta nell'omonimo altare laterale della chiesa parrocchiale di San Giacomo Apostolo a Bellombra, frazione di Adria.

Il simbolo è la palma del martirio. Viene spesso raffigurata con una o più insegne regali: corona, scettro, manto di ermellino. Un tratto iconografico ricorrente sono le mani e i piedi mozzati durante il martirio. La credenza secondo cui S. Eurosia sarebbe stata mutilata prima di essere decapitata risale al XVI secolo e deriva dal fatto che i suoi resti sono privi delle estremità. Da un'analisi del corpo mummificato è risultato però che i piedi e le mani sono stati asportati dopo la morte, probabilmente per l'estrazione di reliquie[13]. È invece certo il dato della decapitazione: uno studio antropometrico compiuto negli anni '30 del secolo scorso ha confermato che la testa e il corpo sono appartenuti a una ragazza di meno di 20 anni la cui testa fu tagliata di netto con un colpo di spada[14].

Nella Pala d'Altare che si può ammirare a Recanati la Santa è dipinta a mani giunte con ai suoi piedi la corona e lo scettro regali oltre naturalmente alla palma del martirio ed una scimitarra - di chiara evocazione islamica - con la guardia rivolta verso l'elsa della stessa arma. Nelle chiese rurali di Recanati viene dipinta con le mani giunte - non mozzate - insieme al Santo della Parrocchia in cui si venera.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ricciarelli, Francesco, Da Jaca a Corazzano. Il culto di Sant'Eurosia "Patrona delle campagne" fra storia e leggenda, San Miniato, La conchiglia di Santiago, 2015, pp. 10-11.
  2. ^ Gómez García, Alberto, Santa Orosia, relíquias y mantos, Saragozza, 2012, pp. 82-98.
  3. ^ Gómez García, Alberto, Santa Orosia, relíquias y mantos, Saragozza, 2012, pp. 84.85.
  4. ^ Durán Gudiol, Antonio, [dialnet.unirioja.es/descarga/articulo/2110882.pdf Santa Eurosia, Vírgen y Mártir (los santos altoaragoneses)] (PDF). URL consultato il 15/12/2015.
  5. ^ Ricciarelli, Francesco, Da Jaca a Corazzano. Il culto di Sant'Eurosia "Patrona delle campagne" fra storia e leggenda, San Miniato, La conchiglia di Santiago, 2015, p. 58.
  6. ^ Papebroeck, Daniel van, Acta Sanctorum Iunii, Tomus V, Anversa, 1709, pp. 88-91.
  7. ^ Aznárez, Juan Francisco, Historia de Santa Orosia Reina, Vírgen y Mártir, Patrona de Jaca, Jaca, 1981.
  8. ^ Gari Lacruz, Ángel, La posesión demoníaca en el Pirineo Aragonés, yumpu.com. URL consultato il 15/12/2015.
  9. ^ Tamburlani, Ferdinando, Santa Eurosia e la presenza dei Sacerdoti dell'ordine della Madre di Dio a Lariano, santamariaintemerata.net, 1990. URL consultato il 15/12/2015.
  10. ^ Novena in onore di S. Eurosia Vergine e Martire - Breve e ristretto ragguaglio dell'eroiche gesta di S. Eurosia Vergine e Martire, Siena, 1836, pp. 23-24.
  11. ^ celebrazione di S. Eurosia - Casale di Mezzani, anspicasale.com.
  12. ^ Guida al paese
  13. ^ García Gómez, Alberto, Santa Orosia, relíquias y mantos, Saragozza, 2012, p. 166.
  14. ^ Satué Olivan, Enrico, Notas del cura de Yebra, serrablo.org. URL consultato il 15/12/2015.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]