Gustavo Buratti

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Tavo Burat nel 2008

Gustavo Buratti Zanchi, conosciuto anche con l'ipocoristico Tavo Burat (Stezzano, 22 maggio 1932Biella, 18 dicembre 2009), è stato uno scrittore, poeta, giornalista, docente, politico, storico italiano, studioso e difensore delle minoranze linguistiche e delle autonomie locali[1][2][3][4].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Stezzano nel 1932 e si laureò in giurisprudenza con una tesi intitolata Diritto nel Cantone dei Grigioni. Fu insegnante di francese presso la scuola media inferiore di Biella dal 1968 al 1994.

Fu il fondatore e il primo direttore della rivista in lingua piemontese La slòira e direttore della rivista piemontese Alp dal 1974 al 2009.[5] In qualità di giornalista collaborò inoltre con la rivista di storia contemporanea l'impegno, nella quale sono stati pubblicati sedici articoli che portano la sua firma.[6] Scrisse articoli relativi alla storia contemporanea e ai problemi linguistici delle minoranze.[7] Fu altresì autore di saggi di storia e di tradizione popolare alpina;[8] tra le materie di indagine possono essere ricordate il tuchinaggio[9] e il movimento ereticale guidato da Fra Dolcino[10]. I suoi studi sulla figura del frate dichiarato eretico dalla Chiesa cattolica, lo portarono nel 1974 a fondare il Centro Studi Dolciniani,[11] del quale fu anche coordinatore fino al 2009. La ricerca scientifica su Dolcino lo coinvolse anche idealmente, tanto da dichiararsi neodolciniano.[12]

Nel 1974 volle e posò sul Monte Rubello un nuovo cippo dedicato a Fra Dolcino, laddove sorgeva l’obelisco realizzato nel 1907 dai biellesi e dai valsesiani per il sesto centenario dalla morte del frate e che fu distrutto già dopo vent’anni da alcuni fascisti che mal sopportavano quel simbolo socialista. All'inaugurazione Buratti invitò Dario Fo e parteciparono all’incirca diecimila persone.[3][13]

Il cippo dedicato a Fra Dolcino voluto da Burat.[14]

Lo scrittore Enrico Camanni motivò l'interesse generale di Buratti per i movimenti ereticali e l'attenzione particolare per la corrente dolciniana - gli studi sugli eretici e su Fra Dolcino lo animarono infatti per molti anni della sua vita - con le seguenti parole: «Buratti non amava Dolcino per motivi teologici, ma perché era un simbolo di ribellione. Gli interessava ogni tipo di eresia contro ogni sorta di autorità, studiava e parlava le lingue delle minoranze, e percorreva le alpi meno celebrate e più lontane dalle rotte turistiche perché dal suo punto di vista le montagne erano sempre state un rifugio, il luogo più amato dai disubbidienti e dai perseguitati: gente strana e testarda, che in ogni posto e in ogni tempo parlava una lingua incomprensibile al potere».[14]

Fu anche autore di opere poetiche in vernacolo piemontese, alcune delle quali pubblicate dal Centro Studi Piemontesi; i suoi componimenti poetici sono raccolti anche in alcune antologie di poesia dialettale pubblicate da Mondadori e Garzanti.[5]

Buratti si spese inoltre per la riscoperta delle origini delle tradizioni e della cultura delle sue valli e per la conservazione delle minoranze linguistiche.[3] Nell’ottobre 1975 Buratti, che allora era segretario per l'Italia dell’Associazione internazionale per la difesa delle lingue e delle culture minacciate (AIDLCM) - e di cui fu anche uno dei fondatori a Tolosa nel 1964[6] - fu organizzatore, insieme ad Antonio Piromalli, di un convegno tenutosi a Lecce in difesa delle minoranze linguistiche. In tale circostanza Buratti invitò Pier Paolo Pasolini, il quale tenne la celebre lezione-conversazione intitolata Volgar’eloquio, ricordato come ultimo intervento pubblico di Pasolini prima del suo assassinio.[15][16][17][18]

A Biella fu consigliere comunale dal 1956 al 1994 e assessore della Comunità montana Bassa Valle Cervo dal 1970 al 1993. Svolse l'attività politica dapprima nel PSI, per il quale fu dirigente regionale dal 1975 al 1984, e in seguito nei Verdi.[6]

Morì nel dicembre 2009 e in conformità con la difesa delle culture locali che operò in vita, volle che il suo corpo fosse avvolto nella bandiera dei Sinti piemontesi.[3][19] Viene ricordato come difensore delle minoranze linguistiche, dei dialetti,[1] degli eretici e di ogni forma di cultura.[2] Dopo la sua morte, il circolo territoriale biellese di Legambiente è stato intitolato in suo nome. Nel giugno 2016 la scuola secondaria di primo grado "Nino Costa" di Chiavazza ha dedicato a lui la biblioteca interna all'istituto.[20]

Altri ruoli politici e culturali[modifica | modifica wikitesto]

  • Proponente e firmatario dello Statuto dei Verdi nel 1985.
  • Consigliere Nazionale della Federazione Italiana dei Verdi dal 2000 al 2009.
  • Rappresentante dei Verdi per la revisione dello Statuto della Regione Piemonte tra il 1997 e il 1998.
  • Fondatore del Consiglio federativo della Resistenza di Biella.
  • Presidente del concistoro della Chiesa Valdese di Biella.
  • Vicepresidente dell'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli dal 1977 al 1982; poi consigliere per lo stesso Istituto dal 1983 al 1988; infine consigliere scientifico fino al 2009.[6]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

In lingua italiana[modifica | modifica wikitesto]

  • Diritto pubblico nel Cantone dei Grigioni, Milano-Varese, Ed. Cisalpino-Goliardica, 1957.
  • Nota introduttiva nel volume di Orlando Spigarelli, Il libero comporre e il dialetto, Gubbio, Tip. Eugubina, 1968.
  • La situazione giuridica delle minoranze linguistiche in Italia, in I diritti delle minoranze etnico-linguistiche, Atti dell’VIII Convegno di studi della Ligue internationale di l’Enseignement, de l’Education et de la culture populaire, sezione italiana, Milano, Cisalpino-Goliardica, 1974.
  • In difesa degli altri, in U. Bernardi, Le mille culture, Comunità locali e partecipazione politica, Roma, Coines, 1976.
  • Decolonizzare le Alpi, in Prospettive dell’arco alpino, Milano, Jaca Book, 1981.
  • L'altra religione. Ottant'anni fa l'obelisco per rivendicare Dolcino, L'impegno, Borgosesia, 1987.
  • Carlo Antonio Gastaldi. Un operaio biellese brigante dei Borboni, Milano, Jaka Book, 1989.
  • Dalla parte di Fra Dolcino, curato con Corrado Mornese, Novara, Magia Libri, 1989
  • Federalismo e autonomie. Comunità e bioregioni, Torino, Regione Piemonte, 1997.
  • Dolcino e il lungo cammino dei Fratelli apostolici, curato con Corrado Mornese, Novara, Millenia, 1996.
  • Fra Dolcino e gli Apostolici tra eresia, rivolta e roghi, curato con Corrado Mornese, Roma, DeriveApprodi, 2000.
  • L'anarchia cristiana di Fra Dolcino e Margherita, Pollone, Leone & Griffa, 2002.
  • Historia di frate Dolcino detto eretico, di Fryda Rota con note storiche a cura di Tavo Burat, Gozzano, Rosso & Nero, 2002.
  • Eretici dimenticati. Dal Medioevo alla modernità, curato con Corrado Mornese, Roma, DeriveApprodi, 2004.
  • Banditi e ribelli dimenticati. Storie di irriducibili al futuro che viene, curato con Corrado Mornese, Milano, Lampi di stampa, 2006.
  • Maledetto Fra Dolcino! Storia di una memoria scandalosa, curato con Corrado Mornese, Milano, Lampi di stampa, 2007.
  • (postumo) Dalla parte di chi resiste. Gli scritti di Gustavo Buratti per "L'Impegno", a cura di Marcello Vaudano, Varallo, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia, 2012.
  • (postumo) Fra Dolcino e Margherita: tra messianesimo egualitario e resistenza montanara, [S.l.], Tabor, 2013.

In lingua piemontese[modifica | modifica wikitesto]

  • Finagi, Ca dë studi piemontèis, 1979.
  • Lassomse nen tajé la lenga, Alp, 2005.
  • Poesìe, Ca dë studi piemontèis, 2008.

Poesie vernacolari contenute in antologie[modifica | modifica wikitesto]

Alcune poesie di Buratti sono contenute all'interno delle seguenti antologie:

  • Le parole di legno. Poesia in dialetto del '900 italiano, a cura di Mario Chiesa e Giovanni Tesio, Mondadori, 1984.
  • Poesia dialettale dal Rinascimento ad oggi, a cura di Giacinto Spagnoletti e Cesare Vivaldi, Garzanti, 2008.
  • Il pensiero dominante. Poesia italiana 1970-2000, a cura di Franco Loi e Davide Rondoni, Garzanti, 2001.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Pier Francesco, L’importanza del dialetto tramandato ai nostri figli, in La Stampa, 17 luglio 2016.
  2. ^ a b Simona Romagnoli, Musica e danze sotto l'Albero della Libertà, in La Stampa, 30 aprile 2014. URL consultato il 1º gennaio 2017.
  3. ^ a b c d Fra’ Dolcino un eretico sulle Alpi Biellesi, in La Stampa, 29 settembre 2016. URL consultato il 1º gennaio 2017.
  4. ^ A cosa "servono" le lingue locali? Parole profonde di Tavo Burat, su gioventurapiemonteisa.net. URL consultato il 1º gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 14 luglio 2014).
  5. ^ a b Invito alla "casa del fuoco" (PDF), su noibiellesi.com. URL consultato il 1º gennaio 2017.
  6. ^ a b c d Profilo biografico: Gustavo Buratti Zanchi, su metarchivi.it. URL consultato il 1º gennaio 2017.
  7. ^ Gustavo Buratti Zanchi (1932-2009), su storia900bivc.it. URL consultato il 1º gennaio 2017.
  8. ^ Paolo Rumiz, La secessione leggera: Dove nasce la rabbia del profondo Nord, Milano, Feltrinelli Editore, 2001, p. 287, ISBN 88-07-81659-8. URL consultato il 7 gennaio 2017.
  9. ^ (EN) Philipp R. Rössner (a cura di), Economic Growth and the Origins of Modern Political Economy: Economic Reasons of State, 1500–2000, Londra-New York, Routledge, 2016, ISBN 9781138930407.
  10. ^ (EN) Jerry B. Pierce, Poverty, Heresy, and the Apocalypse: The Order of Apostles and Social Change in Medieval Italy 1260-1307, New York, Continuum International Publishing Group, 2012, ISBN 978-1-4411-2365-7.
  11. ^ Centro Studi Fra Dolcino Gustavo Buratti fondatore del Centro Studi Dolciniani, su centrostudifradolcino.com. URL consultato il 1º gennaio 2017.
  12. ^ Adriano Sofri, Machiavelli, Tupac e la Principessa, Palermo, Sellerio editore, 2013.
  13. ^ A Biella il primo omaggio alla figura di Dario Fo, in News Biella, 30 ottobre 2016. URL consultato il 1º gennaio 2017.
  14. ^ a b Enrico Camanni, Alpi ribelli: Storie di montagna, resistenza e utopia, Roma-Bari, GLF editori Laterza, 2016, ISBN 978-88-581-2514-4. URL consultato il 7 gennaio 2017.
  15. ^ Paolo Martino, "La “Linguistica” di Pasolini Archiviato il 2 gennaio 2017 in Internet Archive." in Pasolini e le periferie del mondo, ETS Editore, 2016, p. 51
  16. ^ Francesco Virga, "Lingua e potere in Pier Paolo Pasolini" in Quaderns d’Italià, n.16, 2011, p. 194
  17. ^ In difesa dei dialetti: Pier Paolo Pasolini e il discorso di Lecce, su centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it. URL consultato il 1º gennaio 2017.
  18. ^ Gustavo Buratti, Pasolini: dialetto rivoluzionario e minoranze linguistiche, in l'impegno, a. XIV, n. 3, dicembre 1994
  19. ^ Tavo Burat, su www.gioventurapiemonteisa.net. URL consultato il 18 gennaio 2016.
  20. ^ Biella: Tavo Burat ricordato dai ragazzi della scuola Nino Costa, in News Biella, 8 giugno 2016. URL consultato il 7 gennaio 2017.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN62841786 · ISNI (EN0000 0000 5558 792X · SBN IT\ICCU\CFIV\027192 · LCCN (ENn80051471 · GND (DE136715214