Ipocoristico

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In linguistica, l'ipocoristico è la modificazione fonetica (si tratta in genere di un raccorciamento) di un nome proprio di persona; questa può dare origine a un diminutivo, a un vezzeggiativo o a una commistione di entrambe le forme. Il termine ipocoristico deriva dal greco ὑποκοριστικός hypokoristikós, derivato a sua volta dal verbo ὑποκορίζεσθαι hypokorízesthai "chiamare con voce carezzevole o con diminutivi".

Tipologie di ipocoristici[modifica | modifica sorgente]

La lingua italiana ha elaborato nel tempo vari modi di creare un ipocoristico; questi i principali:

  1. raddoppiamento di una sillaba interna al nome: questo fenomeno è tipico del linguaggio rivolto all'infanzia (es.: Salvatore > Totò);
  2. raddoppiamento della sillaba finale del nome, utilizzando l'ultima consonante presente come consonante iniziale dell'ipocoristico (es.: Giuseppe > Peppe; Antonio > Nino);
  3. caduta di tutte le sillabe protòniche del nome, quelle cioè che precedono l'accento (es.: Giovanni > Vanni; Matteo > Teo);
  4. contrazione per caduta di una o più consonanti e vocali interne (es.: Giovanni > Gianni; Durante > Dante);
  5. troncamento alla prima (o seconda) sillaba del nome (es.: Daniele > Dani; Alberto > Al).

Altre accezioni del termine[modifica | modifica sorgente]

Per estensione, si parla di linguaggio ipocoristico intendendo l'attitudine a impiegare alterazioni come il vezzeggiativo o il diminutivo nel linguaggio affettuoso.

È frequente nelle varietà di lingua utilizzate dagli adulti per rivolgersi ai bambini (Gigino, la merendina è pronta), come nel cosiddetto baby talk. L'uso dell'imperfetto può essere considerato come ipocoristico nei casi in cui l'adulto si rivolge al bambino come a un personaggio fiabesco (Eccolo, il nostro Gigino era veramente un tesoruccio!).