Baby talk

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Il termine baby talk (detto anche motherese in inglese, in italiano: maternese o madrese) indica la varietà linguistica usata dagli adulti nel rivolgersi ai bambini piccoli[1].

È caratterizzato essenzialmente da due componenti di base:

Non è dimostrato, tuttavia, che la semplificazione ad opera degli adulti sostenga e faciliti il processo di acquisizione del linguaggio. Lo stesso fenomeno del maternese, peraltro, non è universalmente riscontrabile in tutte le culture.

La dizione baby talk può dare adito a equivoci, per cui va specificato che con questo termine si indica soltanto la varietà linguistica adottata delle persone più grandi che parlano ai bambini in tenera età, e non quella parlata dai bimbi agli adulti (a dispetto di eventuali fenomeni di imitazione da parte del bebè, che restano comunque secondari).[2]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

A livello più specifico, le componenti del baby talk possono essere così classificate[3][4]:

  • fonologia: l'adulto parla più lentamente, con un'intonazione più pronunciata e chiara;
  • semantica: le parole utilizzate sono poche e legate alla situazione concreta, hic et nunc;
  • morfologia: si tende ad utilizzare frasi brevi, con poche subordinate e con un corretto ordine di parole;
  • pragmatica: si fanno spesso domande al bambino, si ripetono le sue espressioni;
  • cinesica: la comunicazione viene rafforzata mediante l'aggiunta di componenti comunicative non verbali, come la gestualità, la mimica facciale, ecc.

Per quanto riguarda il primo punto, va detto che uno dei caratteri fondamentali del baby talk consiste nella chiarissima articolazione, che ha lo scopo di rendere riconoscibili al bambino le singole unità distintive dell'enunciato.

È chiaro che l'enunciato è semplificato anche dal punto di vista del lessico (poche parole semplici) e della sintassi (stile olofrastico, cioè enunciati resi con singole parole). Parole come papà, mamma, nanna, pappa, pipì, popò ecc. indicano l'attitudine ad usare un linguaggio foneticamente semplice e ricco di ripetizioni sillabiche.

L'enunciato può essere rafforzato da una forte componente cinesica: si pensi ad esempio agli atti mimico-gestuali da parte del parlante (spesso la madre). A proposito di questo punto, l'altezza dei suoni può risultare superiore a quella riscontrabile nella lingua standard; vengono messi in risalto elementi prosodici come l'intonazione della frase.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Manuale di psicologia dello sviluppo, Ada Fonzi
  2. ^ B. Moretti, Ai margini del dialetto. Varietà in sviluppo e varietà in via di riduzione in una situazione di ‘inizio di decadimento, Bellinzona, Osservatorio linguistico della Svizzera italiana, 1999, pp. 316-317.
  3. ^ Maurizia Cotti, La comunicazione nel bambino, 27 gennaio 2003, Scuola di Psicologia e Scienze della Formazione dell'Università di Bologna
  4. ^ Maurizia Cotti[collegamento interrotto], Scuola di Psicologia e Scienze della Formazione dell'Università di Bologna

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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