Crustumerium

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Crustumerium
Civiltà Latina
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Roma Capitale
Scavi
Data scoperta 1970
Amministrazione
Ente Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma.
Visitabile Si
Sito web archeoroma.beniculturali.it
Mappa di localizzazione

Coordinate: 42°00′45.99″N 12°32′53.58″E / 42.012775°N 12.548217°E42.012775; 12.548217

Il territorio della città di Crustumerium nel VI secolo a.C. (in marrone).

Crustumerio fu una città del Latium vetus, capitale del popolo dei Crustumini. Inclusa da Plinio il Vecchio nella sua lista di città scomparse[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nelle citazioni delle fonti antiche il nome presenta diverse varianti: Tito Livio la nomina sia come Crustumeria[2], sia come Crustumerium[3], mentre sono forme poetiche dovute a ragioni metriche le varianti citate da Virgilio (Crustumeri[4]) e da Silio Italico (Crustumium[5]). La città dette inoltre il nome alla fertile campagna circostante, detta ager Crustuminus anche dopo la sua scomparsa.

Secondo Dionigi di Alicarnasso fu fondata prima di Roma, dalla popolazione latina di Alba Longa[6], Virgilio la nomina nell'Eneide tra le cinque città impegnate nella fabbricazione delle armi che le popolazioni dell'Italia centrale dovevano usare per combattere Enea[7] e Tito Livio la menziona nell'episodio del Ratto delle Sabine[8], ma questo non implica che fosse una città sabina.

Sia Tito Livio[9] sia Dionigi di Alicarnasso[6] ne riportano la conquista a Romolo, e il successivo arrivo di coloni romani, in misura maggiore alle altre due città appena sconfitte (Antemnae e Caenina), per la maggiore fertilità dei campi[9].

Successivamente la città che si era rivoltata a Roma, fece parte della Lega Latina, nelle scontro con Roma, durante il regno di Tarquinio Prisco. Crustumerium fu una delle molte città conquistate dal re, anche se diversamente da Apiolae, rasa al suolo con i suoi sopravvissuti tratti come schiavi a Roma, la città fu risparmiata, perché alla vista dell'esercito romano, aprì le porte senza combattere oltre.[10]

Nel 499 a.C., consoli Gaio Veturio Gemino Cicurino e Tito Ebuzio Helva, fu conquista dai romani[2].

Nel 494 a.C. la guarnigione romana di stanza in città, segnalò al Senato movimenti di Sabini, che sembravano preludere ad un attacco a Roma[11].

Nel 468 a.C. le campagne intorno a Crustumium furono gravemente saccheggiate dai Sabini che, con le loro razzie, arrivarono fin sotto Porta Collina, prima di essere respinti dai romani, guidati da Quinto Servilio Prisco[12].

Il centro decadde gradualmente e probabilmente non esisteva più già poco dopo la conquista romana di Veio, risalente ai primi anni del IV secolo a.C.[senza fonte].

Posizione di Crustumerium nel Latium vetus.

Sito archeologico[modifica | modifica wikitesto]

L'abitato antico è stato individuato su basi archeologiche intorno al 1970[13], i primi saggi furono effettuati dalla Soprintendenza di Roma nel 1982[14], mentre la necropoli è stata esplorata a partire dal 1987, in località Marcigliana, a nord di Roma, nei pressi di Settebagni.

Gli scavi condotti nell'area hanno portato alla luce un monumentale tracciato viario che attraversava la città, resti di fortificazioni e, intorno all'insediamento, numerose tombe di grande interesse, con corredi risalenti fino alla prima età del ferro e comprendenti ceramiche di impasto, tra cui una produzione con raffigurazioni dipinte in bianco di notevole qualità[15].

Gli studi, inoltre, hanno permesso di appurare che la città occupava, sia pure non densamente, un'area di non meno di 60 ettari[15][16].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis historia, III, 68
  2. ^ a b Tito Livio, II, 19.
  3. ^ Tito Livio, I, 38.
  4. ^ Verg., Aen. VII, 631
  5. ^ Sil. VIII,367
  6. ^ a b Dionigi di Alicarnasso, II, 36.
  7. ^ Verg., Aen. VII, 629-631
  8. ^ Tito Livio, I, 9 e 11.
  9. ^ a b Tito Livio, I, 11.
  10. ^ Dionigi di Alicarnasso, III, 49, 4-6.
  11. ^ Dionigi, Antichità romane, lib. VI, § 34.
  12. ^ Tito Livio, II, 64.
  13. ^ Quilici, Crustumerium.
  14. ^ Francesco di Gennaro, 2, pp. 467-468.
  15. ^ a b Francesco di Gennaro, 1.
  16. ^ Angelo Amoroso.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti antiche
Storiografia moderna
  • Angelo Amoroso, Nuovi dati per la conoscenza dell'antico centro di Crustumerium, in Archeologia Classica, 53, n.s. 3, 2002, pp. 286-329.
  • Francesco di Gennaro, Primi risultati degli scavi nella necropoli di Crustumerium. Tre complessi funerari della fase IVa, in Archeologia Laziale IX (QuadAEI, 16), Roma, 1988.
  • Francesco di Gennaro, Crustumerium - Ricerche del 1982, in Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma, XCII, 2, 1987-1988 [1990], Roma, 1990, pp. 467-468.
  • Lorenzo Quilici e Stefania Gigli Quilici, Crustumerium, Roma, ISCIMA, 1980.
  • (ITEN) P.A.J. Attema, Francesco di Gennaro e E. Jarva (a cura di), Crustumerium - Ricerche Internazionali In Un Centro Latino. Archaeology And Identity Of A Latin Settlement Near Rome, in Coroliaria Crustumina 1, Barkhuis, 2013, ISBN 978-94-914-3120-3.
  • Paolo Togninelli (a cura di), Tra Eretum, Nomentum e Crustumerium: Antiche modalità insediative nel territorio di Monterotondo, Roma, L'Erma di Bretschneider, 2013, ISBN 978-88-913-0473-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]