Tito Ebuzio Helva

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Tito Ebuzio Helva
Nome originaleTitus Aebutius Helva
GensAebutia
Consolato499 a.C.

Tito Ebuzio Helva (in latino: Titus Aebutius Helva; ... – ...) è stato un politico e militare romano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fu eletto console nel 499 a.C., con il collega Gaio Veturio Gemino Cicurino, nell'anno in cui i romani condussero l'assedio di Fidenae[1] e la presa di Crustumerium; sempre in quell'anno la città di Preneste lasciò il campo dei Latini per allearsi a Roma.[2]

I rapporti con i Latini, che avevano portato nel 501 a.C. alla nomina di Tito Larcio Flavo a dittatore, il primo nella storia dell'Urbe, stavano rapidamente degenerando verso uno scontro che ormai non sembrava più procrastinabile.[3]

In questa situazione di grave pericolo per Roma Aulo Postumio fu eletto dittatore e Tito Ebuzio fu nominato magister equitum; i due condussero l'esercito romano alla vittoria nella leggendaria battaglia del Lago Regillo, nel territorio della città di Tuscolo, contro la lega di città latine condotte da Ottavio Mamilio e Tarquinio il Superbo.

« ... La notizia della presenza dei Tarquini tra le file latine suscitò un'indignazione tale nei Romani da non poter rimandare ulteriormente lo scontro. Per questo la battaglia non ebbe precedenti quanto a ferocia e accanimento. Infatti i comandanti non si limitarono a dirigere le operazioni, ma si buttarono di persona nella mischia e quasi nessun membro dei due stati maggiori, salvo il dittatore romano, uscì indenne dallo scontro. »

(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, lib. II, par. 19)

Livio narra che durante lo battaglia Ebuzio si scontrò direttamente con Ottavio Mamilio e rimasero entrambi feriti, Ebuzio al braccio e Mamilio al petto. Ebuzio ferito si ritirò nelle retrovie.

La battaglia, vinta dai romani, fu durissima e dall'esito incerto, tanto che in seguito i romani fecero discendere la vittoria dall'aiuto dei mitologici Dioscuri, Castore e Polluce. Il dittatore e il maestro di cavalleria tornarono a Roma in trionfo.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]