Lora (Como)

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Lora
LoraComo.png
Lora da oriente. Sullo sfondo, da sinistra a destra: Ponzate, il centro di Tavernerio, Lipomo e il Monte Orfano che sovrasta Montorfano
StatoItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
ProvinciaComo Como
CittàComo-Stemma.png Como
Circoscrizione2
Codice postale22100

Coordinate: 45°47′50.28″N 9°06′27″E / 45.7973°N 9.1075°E45.7973; 9.1075

Lora è un quartiere[1] di circa 2.500 abitanti della città di Como. Per chi è diretto verso il centro città provenendo da Lipomo lungo la ex strada statale 342 Briantea, Lora rappresenta la porta orientale del territorio comunale di Como. Il quartiere confina a nord con la frazione Camnago Volta, a est con il comune di Lipomo, a sud con il quartiere di Albate e a sud-ovest con il quartiere di Muggiò. I limiti nord-occidentali e occidentali del quartiere costituiscono una sorta di balcone naturale affacciato sulla convalle del centro città. Lora è sede della circoscrizione n°2.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Sono molte le teorie formulate sull'origine del toponimo Lora[2].

Un primo gruppo di ipotesi lega il nome alla storia romana della città di Como.

  • Secondo alcuni, il toponimo potrebbe infatti derivare dal latino "ora", limite, in virtù della posizione geografica del luogo, posto ai limiti della convalle cittadina[2].
  • Un'altra ipotesi sfrutta la vocazione agricola del quartiere e ipotizza una piantumazione di vigneti da parte dei romani. In questo contesto, il toponimo sarebbe da attribuire al "lora", un vinello che gli stessi romani ottenevano aggiungendo acqua ad una pressatura di vinacce[2].

Vista la presenza di greci all'interno del gruppo dei coloni romani fondatori della Novum Comum, alcuni hanno inoltre ipotizzato un'origine dal termine greco "aura", stagione dei fiori[2].

Un'altra teoria fa infine risalire l'origine del nome alla presenza di una meridiana posta all'esterno di un monastero, situato in località Crotto del Sergente, che, per questo motivo sarebbe stato indicato come il monastero dell'ora o, nel gergo comune, L'ora o All'ora, diventato poi nel tempo semplicemente Lora. Del monastero e della meridiana non rimane oggi più alcuna traccia[2].

Custodita nell'Archivio Storico della Diocesi di Como è invece la relazione della visita pastorale del 1703 da parte dell'allora vescovo di Como Mons. Francesco Bonesana, avente come titolo la seguente formulazione: "Stato del Beneficio, e Chiesa, ò sia Oratorio de SS.ti Simone & Andrea Apostoli del luogo dell'Ora, sotto la Priorale di S.to Bartolomeo"[3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Attorno all'anno 1000, la località di Lora era attestata come un feudo del Capitolo di San Fedele ricco di campi di grano.[2][4]

Nei secoli successivi, dal punto di vista amministrativo la storia del quartiere si intrecciò a quella dei Corpi Santi di Como, ampia fascia di territorio all'esterno delle mura di Como. In questo contesto, un ruolo particolare era giocato dalle varie chiese che, oltre a provvedere al sostentamento e alle funzioni festive della chiesa locale[5], unitamente ad essa si ritrovavano a beneficiare dei terreni circostanti[3]. In questo contesto, durante l'episcopato del vescovo Feliciano Ninguarda la situazione di Lora era particolarmente complicata: il territorio faceva parte dei Corpi Santi e rientrava sotto le dipendenze della parrocchia di San Donnino, anche se la chiesa di San Simone e la Cappelletta di Santa Maria erano ancora nell'area d'influenza della Collegiata di San Fedele[3]. In seguito, la Cappellania di Lora fu in un primo tempo annessa alla Pieve di Zezio Inferiore, poi aggregata alla parrocchia di San Bartolomeo e infine, il 21 gennaio 1863[6], elevata a parrocchia dedicata ai Santi Simone e Giuda[3]. Tra le varie condizioni di erezione della parrocchia, si rinunciò a smembrare Lora dai Corpi Santi di Como, al fine di permettere ai poveri del quartiere di poter continuare a godere delle beneficenze previste dallo status di Corpo Santo cittadino.[3]

La vocazione agricola del quartiere si è mantenuta intatta per secoli e fino al secondo Dopoguerra, quando i rioni loresi erano ancora circondati da campi[4]. Del passato rurale di Lora rimangono oggi pochissime testimonianze:

  • La chiesa parrocchiale del Sacro Cuore, sulla cui facciata campeggia la dedica a Tempio Votivo ai Rurali Caduti.[7]
  • In località Scim[8], gli ultimi campi coltivati rimasti sul territorio, all'interno di quella che un tempo fu la proprietà Salterio e che dal 1946 è conosciuta come Casa di Gino.[9] In questo contesto, si osserva peraltro che il termine Scim deriverebbe dal termine celtico "Scim", ossia "dorso", ad indicare la natura collinare del luogo[2].

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa parrocchiale del Sacro Cuore[modifica | modifica wikitesto]

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa parrocchiale del Sacro Cuore venne edificata tra l’11 dicembre 1938 e l’estate del 1942 su suggerimento dell’allora vescovo di Como, Alessandro Macchi, al fine di rispondere alle esigenze di una comunità cristiana divenuta troppo numerosa per le dimensioni della vecchia chiesa parrocchiale dei Santi Simone e Giuda, eretta nel 1693 in sostituzione di un edificio preesistente[10][11]. Al fine di finanziare la costruzione della nuova parrocchiale, i loresi intrapresero numerose iniziative, tra cui la decisione di destinare alla parrocchia tutti i proventi derivanti dalla vendita, al mercato di Como, di tutte le uova prodotte durante i giorni festivi, raccolte ogni domenica sera dopo i vespri[12] da un gruppetto di ragazze[2]. Fu questa la regione per cui, in centro città, la chiesa fu scherzosamente soprannominata la gésa di ööf’ (in dialetto comasco: la chiesa delle uova)[2][10][13]. Un'altra iniziativa consistette nell'affittare la vecchia chiesa di San Simone come locale di imbottigliamento per l’Amaro Medicinale Giuliani, sfollato da Milano durante la seconda guerra mondiale[10].

Il 5 settembre 1942 la chiesa venne consacrata dal vescovo Macchi come “Tempio votivo ai rurali caduti”[10].

La costruzione della torre campanaria, di sezione quadrata leggermente smussata ai vertici e alta oltre venticinque metri[2], iniziò nel 1947 e durò due anni. A differenza dei progetti iniziali, che prevedevano il campanile alla destra del tempio[14], durante un sopralluogo tecnico si constatò che in quel punto il terreno non sarebbe stato in grado di sostenere il peso del campanile[10]. Per questa ragione, si decise di optare per il lato opposto del tempio. La torre campanaria ospita un concerto di cinque campane, benedette il 26 agosto 1950. Una delle campane è dedicata ai caduti[10].

Particolare è anche la storia dell'intitolazione della parrocchia che fa a capo alla chiesa del Sacro Cuore, ricostruita da Luciano Giughello mediante una ricerca presso l’archivio storico della Diocesi di Como[3]. Dagli atti relativi alle visite pastorali compiute a Lora dai vescovi di Como emergono infatti intitolazioni contrastanti riguardo alla dedicazione originale della vecchia chiesa: da un lato, nelle visite del 1633 (ad opera del vescovo Lazzaro Carafino) e del 1823 (vescovo Giambattista Castelnuovo) si parla di "santi Simone e Giuda"[2], così come pure negli atti costitutivi della parrocchia del 1863[6]; d'altro canto, nelle visite del 1703 (vescovo Francesco Bonesana), del 1898 (vescovo Teodoro dei conti Valfrè di Bonzo) e del 1910 (vescovo Alfonso Archi) è riportato "santi Simone e Andrea"[2]. Per inciso, durante la visita pastorale del 1910 la chiesa parrocchiale non risultava nemmeno consacrata[2]. Nel 1942, con la consacrazione della nuova chiesa del Sacro Cuore a “parrocchiale dei Santi Simone e Giuda”, il riferimento a Sant’Andrea sembrò andare definitivamente perduta. In virtù delle scoperte di Giughello[3][2], nel 2008 si provvide tuttavia a modificare l’intitolazione in «Parrocchia SS. Simone, Andrea e Giuda»[4][15].

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Edificio a pianta centrale con una bassa cupola a base circolare, la chiesa venne costruita secondo i dettami architettonici piacentiniani, con mattoni paramano[10]. Il progetto fu affidato all’architetto Cesare Paleni di Bergamo[10], al quale il vescovo Macchi aveva inoltre affidato la realizzazione di un tempio votivo ai medici caduti d’Italia a Duno[16], in Valcuvia[10]. All’interno della chiesa, tale dedicazione si riflette nella scena raffigurata dall’affresco del catino dell’abside principale, opera del pittore Cocquio[10]. L'affresco ritrae un soldato stretto nel tricolore italiano e abbracciato da Gesù, all'interno di un recinto spinato circondato da un campo di grano biondeggiante[10].

Foto d'epoca dell'altare sinistro della parrocchiale

Gran parte degli interni della chiesa furono trasportati dalla chiesa dei Santi Nazaro e Celso[2], un’antica chiesa del centro di Como già nominata in antiche documentazioni nel 1254 e demolita nel 1938 nell’ambito della realizzazione di quella che oggi corrisponde a Piazza Perretta[17]. Tra gli arredamenti provenienti dalla chiesa dei Santi Nazaro e Celso particolare menzione meritano un affresco della Madonna delle Grazie, un pulpito ligneo intarsiato e un letto penitenziale appartenuto al Beato Geremia Lambertenghi[2]. Per l’affresco della Madonna delle Grazie, risalente al XVII secolo, il trasferimento nella chiesa di Lora rappresentò un secondo trasloco. Come testimoniato da una lapide posta al di sotto del dipinto stesso, l’affresco proveniva originariamente dall’abitazione privata di un tale D. Clemente Bononus. Così recita la lapide: "Ex propriae domus pariete excisam d. Clemente Bononus in hanc cappellam. Eius sumptu instauratam ex sexaginta quot annis sacrificis in perpetua dotatam. Transferri curavit anno MDCXCVIII (1698) Ex.Eccl. S. Nazarii Alex.Macchi Ep.Hic Posuit MCMXLI (1941)"

Il pulpito seicentesco è opera dell’intagliatore comasco Giuseppe Gaffuri, peraltro già autore della Madonna lignea della Basilica di San Fedele nonché uno degli intagliatori dell’organo del Duomo di Como. All’interno del pulpito, restaurato nel 2012, è possibile ritrovare sia la firma, sia l'autoritratto dell'autore, inciso su uno scudo del pergamo[18] accanto ad un angelo[19][20][21][22]. Dalla chiesa dei Santi Nazaro e Celso provengono anche l’organo, due altari ed un grande crocefisso ligneo[2].

Tra il 2006 e il 2008, a seguito della necessità di sostituire la centrale termica con un sistema di riscaldamento a pavimento, gli interni della chiesa sono stati oggetto di un importante opera di restauro[23]. Durante i lavori, la cassa di penitenza del Beato Lambertenghi, situata nell'altare di sinistra della chiesa, fu traslata presso il museo sito nel Santuario della Beata Vergine del Piratello.

Santa Maria della Provvidenza[modifica | modifica wikitesto]

Santa Maria della Provvidenza è una chiesa in stile neogotico, inaugurata nel 1902 su progetto dall'ingegner Silvio Valli e successivamente ampliata nel 1936[24]. L'edificio si trova all'interno dell'omonimo complesso che rappresenta la casa madre delle Figlie di Santa Maria della Divina Provvidenza[24]. In una cappellina attigua alla chiesa si trovano le tombe di suor Marcellina Bosatta (cofondatrice delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza e sorella della beata Chiara) e Caterina Guanella (sorella del santo Luigi)[24].

La "Cappelletta"[modifica | modifica wikitesto]

Poche decine di metri più a monte rispetto al complesso di Santa Maria della Provvidenza si trova la cosiddettà "Cappelletta", ex-oratorio dedicato alla Vergine Maria (oggi sconsacrato)[3][6] ma citato negli atti delle visite pastorali alla Pieve di Zezio da parte vescovi Ninguarda[3] (XVI secolo) e Teodoro Valfré di Bonzo (1903)[6].

Fino alla seconda metà del XIX secolo, il vicario della chiesa di San Giuseppe in Valleggio di Como aveva ancora il diritto di portare il viatico[25] agli ammalati che abitavano nelle abitazioni in prossimità della Cappelletta[3]. Nel 1878 l’oratorio fu acquistato dalla contessa Sormani De Herra, la quale si impegnò a mantenerlo libero per il culto per vent’anni[3].

Nonostante l'edificio abbia oggi perso la propria funzione religiosa a favore di un uso abitativo, l'appellativo “Cappelletta” è ancor oggi utilizzato per indicare il tratto della ex strada statale Briantea che, dal ponte di San Martino in Como, passa davanti all'ex-oratorio e prosegue fino a Lipomo[26][27][28].

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Casa Santa Maria della Provvidenza[modifica | modifica wikitesto]

In posizione dominante sul primo tornante della strada che da Lora conduce al ponte di San Martino in Como si trova Santa Maria della Provvidenza[29], casa madre delle religiose guanelliane[24].

In origine la struttura principale era una filanda, costruita nel 1760 dai fratelli Binda (e, per questo motivo, soprannominata "La Binda"). In seguito a una serie di passaggi di proprietà e di variazioni di destinazione d'uso, il primo gennaio del 1897 la struttura fu acquistata per 45000 lire dal futuro santo don Luigi Guanella, che nel marzo dello stesso anno vi trasferì il reparto femminile della "Casa della Divina Provvidenza" di Como[30]. Oggi la struttura ospita una Residenza Sanitaria per anziane e un museo dedicato alla Beata Chiara Bosatta[24][29].

Casa di Gino[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1937 l’imprenditore Carlo Grassi[9] (1886-1950) acquistò la proprietà "Salterio", allo scopo di utilizzarla non solo come tenuta di famiglia, ma anche come sede per le sue imponenti collezioni d’arte, comprensive di reperti archeologici egizi, di oggetti d’arte orientale e di una lunga serie di dipinti realizzati da pittori dell’Ottocento italiano (Fattori, De Nittis, Boldini, gli Scapigliati milanesi), del Divisionismo (Previati, Segantini, Pellizza da Volpedo), artisti internazionali (Manet, Van Gogh, Cézanne) e avanguardisti italiani (a partire da Balla, amico personale del Grassi, ma anche Boccioni, Morandi, De Pisis e Tosi)[31].

Casa di Gino: viale d'ingresso

Durante la seconda guerra mondiale, il figlio Gino, arruolato volontario, morì a soli diciott’anni durante la battaglia di El Alamein[9][31][32]. Scossi dall’avvenimento, i coniugi Grassi maturarono la decisione di donare la tenuta ad un’istituzione benefica[9]. Fu così che nel 1946, con la mediazione del parroco Giuseppe Majocchi, Carlo Grassi e la moglie Nedda Mieli decisero di perpetuare la memoria del figlio Gino con una donazione alla “Casa Divina Provvidenza” dei guanelliani di Como, che tramutarono la tenuta in un’azienda agricola finalizzata all'accoglienza giovani che, per diverse vicende della vita, avevano bisogno di essere rieducati e reinseriti nella società[9]. Da quel momento in poi, la proprietà Salterio venne chiamata “Casa di Gino”[9].

Alla morte di Carlo Grassi, su desiderio della vedova il materiale archeologico di famiglia fu donato a papa Pio XII; dal 1951, le opere furono quindi esposte nei Musei Vaticani con il nome di “Collezione Grassi[32]. Analogo destino toccò agli oggetti d’arte orientale e ai dipinti, donati nel 1956 dalla Mieli al Comune di Milano[31][32] con la clausola che le opere fossero esposte in memoria del figlio Gino[32].

Nel 1986 a Nedda Mieli fu riconosciuto l’Abbondino d’oro, la massima onorificenza che il comune di Como riserva alle proprie benemerenze[33].

Una chiesetta posta in cima al viale principale della proprietà ospita le spoglie di Nedda Mieli, di Carlo e di Gino Grassi.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Le sorgenti "Refrecc"[modifica | modifica wikitesto]

L'estremità nord-orientale del quartiere rivolta verso la valle del torrente Cosia ospita le sorgenti Refrecc (dette anche “Frech di Carrè”), che tra il 1890 e il 1993 costituirono la più antica fonte di approvvigionamento dell'acquedotto pubblico di Como[34].

La decisione di canalizzare le sorgenti del Refrecc in un acquedotto destinato a rifornire tutta la Convalle di Como risale all'ultimo quarto del XIX secolo, quando le sorgenti esistenti lungo i versanti e, soprattutto, l'acqua dei tantissimi pozzi scavati nel sottosuolo cittadino non erano più in grado garantire un approvvigionamento adeguato; non tanto per una carenza idrica, quanto piuttosto per un aumento dell'inquinamento dovuto alla crescita della popolazione e degli scarichi fognari da un lato e dall'assenza di un sistema protezione di falda dall'altro[34]. Fu così che, nel 1883, il Comune di Como decise di stipulare con l'imprenditore privato Giovanni Garrè un contratto di esclusiva per una fornitura di acqua attraverso un acquedotto (passato alla storia come "acquedotto Garrè") alimentato da una serie di vasche sotterranee, allora di grande dimensione e impatto, appositamente realizzate per raccogliere l'acqua delle sorgenti Refrecc[34].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti all'interno del comune di Como[35]:

  • 1981: 3160
  • 1991: 3118
  • 2001: 3009
  • 2008: 2799

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Nella stagione 2003-2004, la squadra di calcio S.S.D. Lora Lipomo prese parte al campionato di Eccellenza, classificandosi al settimo posto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ www.comune.como.it, http://www.comune.como.it/export/sites/default/it/doc/regolamenti/Statuto-Comune-di-Como.pdf. URL consultato il 23 dicembre 2018.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q Luciano Giughello, Lora - La storia, Como, Grafica Marelli, Dicembre 2007.
  3. ^ a b c d e f g h i j k Luciano Giughello, Lora - La Parrocchia, Como, Grafica Marelli, Dicembre 2007.
  4. ^ a b c La chiesa di Lora Santuario dei Caduti Rurali, su www.laprovinciadicomo.it. URL consultato il 23 dicembre 2018.
  5. ^ Detta "Cappelania o Vicaria data in Beneficio".
  6. ^ a b c d SIUSA - Parrocchia dei SS. Simone e Giuda in Lora di Como, su siusa.archivi.beniculturali.it. URL consultato il 5 marzo 2020.
  7. ^ https://www.laprovinciadicomo.it/stories/cultura-e-spettacoli/la-chiesa-di-lorasantuario-dei-caduti-rurali_4514_11/
  8. ^ Una collina situata nella parte meridionale del quartiere, a sud della via Oltrecolle.
  9. ^ a b c d e f Copia archiviata, su casadigino.org. URL consultato il 12 novembre 2018 (archiviato dall'url originale il 24 marzo 2017).
  10. ^ a b c d e f g h i j k Cinquant'anni all'ombra del campanile (Parrocchia dei SS. Simone e Giuda di Como), Erba, Cariplo s.p.a. - Grafica A. Zeta, 1992
  11. ^ Situata all’interno di quella che oggi corrisponde ad un’abitazione in via di Lora 17.
  12. ^ Nella liturgia cattolica, la penultima delle ore canoniche, tra nona e compieta, e la parte dell'Uffizio che in essa si recita o canta, sacra funzione pomeridiana.
  13. ^ Enrico Lecci, Primati e singolarità della Provincia Lariana. Ciò che non si trova nel "Baedeker", Como, Banca Amadeo nel 65° di attività, 1906 - 1971, 1971.
  14. ^ Una chiesa votiva, in XXCO - L'architettura del XX secolo in provincia di Como, 29 settembre 2016. URL consultato il 13 novembre 2018.
  15. ^ Diocesi di como - nomine e provvedimenti al 26 agosto 2018, su diocesidicomo.it. URL consultato il 19 Novembre 2018.
  16. ^ https://www.varesenews.it/2004/10/al-tempio-di-duno-per-commemorare-i-medici-scomparsi-in-servizio/285556/
  17. ^ https://coatesa.com/2014/12/23/la-cortesella-e-la-chiesa-dei-santi-nazaro-e-celso-da-luigi-fagetti-finestre-di-citta-la-como-che-ho-visto-e-la-como-che-vorrei-nodolibri-2014/
  18. ^ Nell'architettura sacra, pulpito in muratura aggettante da una parete.
  19. ^ https://www.corrieredicomo.it/eco-come-rinasce-il-pulpito-di-lora/
  20. ^ https://www.corrieredicomo.it/quel-pulpito-che-a-lora-parla-del-cuore-di-como/
  21. ^ https://www.ied.it/blog/su-mag-il-magazine-de-la-provincia-di-dic-12gen-13-larticolo-sul-restauro-del-pulpito-di-lora/19217
  22. ^ https://www.corrieredicomo.it/lora-festa-per-il-pulpito-secentesco-restaurato/
  23. ^ http://www.architettivaccarella.it/index.php?fl=4&op=mcs&id_cont=140&eng=strutture%20religiose&idm=184&moi=184
  24. ^ a b c d e Punti Guanelliani, su Sui Passi di Don Guanella. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  25. ^ Nel linguaggio liturgico, l'Eucaristia amministrata a casa o al letto d'ospedale ai fedeli infermi, in pericolo di vita (come alimento spirituale per affrontare l'estremo viaggio).
  26. ^ Da Lora fino a Como, percorrendo tutti i curvoni della “Cappelletta”, fino al semaforo di San Martino, su laprovinciadicomo.it.
  27. ^ [www.meteocomo.it/meteo/pneumatici-invernali-una-questione-di-cultura-non-di-imposizioni/ La Cappelletta, al limitare della massa d’aria più calda e favorita dall’altimetria, si trasforma con facilità in spericolata pista da discesa.].
  28. ^ Il beato Guanella conquistò il colle e salvò Lora dalle speculazioni, su laprovinciadicomo.it.
  29. ^ a b Como-Lora, Casa “Santa Maria della Provvidenza” | Memorie in foto, su www.memorieinfoto.it. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  30. ^ Don Guanella e Maria Madre della Provvidenza, su www.operadonguanella.it. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  31. ^ a b c GAM Milano: Collezione Grassi, su www.gam-milano.com. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  32. ^ a b c d Sala VI. La Collezione Carlo Grassi, su www.museivaticani.va. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  33. ^ Albo d'Onore dell'Abbondino d'Oro, su Comune di Como. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  34. ^ a b c Le acque sotterranee (PDF), su comune.como.it.
  35. ^ Domizia De Rocchi (a cura di), Comune di Como: Demografia in cifre (PDF).

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