Certosa di Firenze

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Certosa di Firenze
Certosa del Galluzzo - Overview from Le Gore.jpg
La Certosa di Firenze
Stato Italia Italia
Regione Toscana
Località Firenze, quartiere Galluzzo
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Arcidiocesi di Firenze
Inizio costruzione 1341
Completamento XVII secolo
Sito web Certosa di Firenze
Coordinate: 43°43′53.09″N 11°13′17.24″E / 43.731414°N 11.221456°E43.731414; 11.221456

La Certosa di Firenze è un ex monastero dell'Ordine Certosino che si erge sul Monte Acuto, alla confluenza dell'Ema con la Greve in zona Galluzzo, circondata da un'alta cerchia di mura.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Veduta settecentesca della Certosa

Fu edificata a partire dal 1341 da Niccolò Acciaiuoli, Gran Siniscalco del Regno di Napoli e membro di una delle più illustri casate fiorentine, ed alla sua morte (1365), l'edificio era quasi completato. La Certosa venne poi ampliata e arricchita da numerose donazioni nel corso dei secoli.

Il nome e la tipologia edilizia derivano dalla Grande Chartreuse, la prima casa dell'ordine dei certosini costruita nel 1084 da San Bruno sul Massiccio della Chartreuse, vicino a Grenoble, e come tutte le certose anche questa è ubicata distante dalla città, in un luogo in origine solitario e silenzioso.

Dopo le soppressioni degli ordini religiosi nel 1810 la Certosa venne spogliata di circa 500 opere d'arte, solo in parte restituite dopo la restituzione ai Certosini e il ritorno dei Lorena (1818). Ad esempio molti degli arredi vennero irrimediabilmente dispersi, così come molti dipinti e sculture. La tavola dell'altare maggiore della chiesa, commissionata dallo stesso Niccolò Acciaiuoli a Gherardo Starnina (Madonna e Santi), è ora divisa fra musei stranieri e collezioni.

Di nuovo venne soppresso nel 1866 su decreto del Regno d'Italia e di nuovo, nel 1872, i Certosini poterono tornarvi, anche se solo in uso, restando la proprietà allo Stato italiano. Il terremoto del 1895 richiese interventi di ripristino e un nuovo consistente restauro venne concluso alla fine degli anni Cinquanta. I Certosini, monaci di rigida clausura, vennero sostituiti nel 1958 dai Benedettini cistercensi, che hanno reso accessibile il vasto complesso anche al pubblico.

Organizzazione monastica[modifica | modifica wikitesto]

Principale scalinata d'accesso

La Certosa è composta da vari edifici: chiesa, sala capitolare, sagrestia, refettorio, chiostri, officine ed abitazioni per i monaci ed i conversi. Venne progettata per accogliere al massimo 18 monaci di clausura e 5 fratelli conversi, come si può notare dal numero di abitazioni presenti in tutta la struttura. I monaci di clausura disponevano di una cella piuttosto grande, poiché vi dovevano trascorrere la quasi totalità della loro esistenza, in meditazione.

Potevano uscire dalla cella solo in occasioni particolari, come ad esempio la domenica, per il pranzo, per la preghiera e per l'unica ora di colloquio settimanale. Tutti gli altri giorni, i monaci eremiti restavano nella loro cella, che era composta da due piani ed una cantina. Al pian terreno, si trovava una sala per il pranzo, munita di camino e di una piccola dispensa a muro chiusa da uno sportello che fungeva anche da tavolo ribaltabile; la saletta serviva ai monaci per mangiare in tutti i giorni diversi dalle domeniche e dalle festività, quando tutti si riunivano e mangiavano in silenzio, ascoltando la lettura dei Vangeli, testi sacri e della Regola, che avveniva da un pulpito sito nel refettorio. I pasti venivano serviti dai fratelli conversi tramite uno sportello accanto alla porta della cella. Allo stesso piano del refettorio, si trovavano una piccola stanza con la veduta della vallata, il servizio ed una cameretta con letto e inginocchiatoio. Fuori, il giardinetto personale, che conduceva alla cantina. Al piano superiore, si trovava invece lo studio.

Lo spazio era fondamentale per i monaci, vista la loro condizione di isolamento: gli unici momenti di aggregazione, eccettuati i pranzi domenicali/festivi, erano le funzioni in chiesa e l'ora settimanale di conversazione e ricreazione, che si svolgeva nel cosiddetto "parlatorio", opera mirabile per i sedili in legno e le vetrate policrome del 1500-1600 (le prime due più semplici, le altre molto elaborate). Le celle dei fratelli conversi, invece, erano molto piccole e comprendevano solo una camera ed il servizio: la vita del fratello converso, al servizio del monastero e dei Padri eremiti, si svolgeva sempre fuori dalla cella, esclusi i momenti di riposo: curavano l'orto ed i giardini, la pulizia dei luoghi, il cibo, gli scambi... per questo, erano sempre in movimento. Anche per loro, così come per i frati, c'era un'area riservata allo svago, che era costituita da un chiostro a doppio ordine di colonne.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo Acciaiuoli[modifica | modifica wikitesto]

Interno di Palazzo Acciauoli

La prima struttura che si incontra arrivando al complesso dalla strada è il blocco merlato di palazzo Acciaiuoli, o palazzo degli Studi, che venne eretto da Jacopo Passavanti e Jacopo Talenti per i soggiorni privati di Niccolò Acciaiuoli. Qui egli avrebbe potuto ritirarsi nella tranquillità del monastero ed accogliere fino a cinquanta giovani da avviare allo studio delle arti liberali però alla sua morte il palazzo era completato solo fino al primo piano e solo alla metà del Cinquecento venne terminato.

L'edificio è articolato al pian terreno in quattro sale (che non fanno parte del percorso visitabile), oggi adibite a laboratorio di restauro dei libri del Gabinetto Vieusseux danneggiati dall'alluvione di Firenze. Al primo piano, accessibile da un ampio scalone che parte dal piccolo piazzale vicino l'ingresso principale della Certosa, si trovano invece due saloni, dove è collocata la Pinacoteca.

La pinacoteca[modifica | modifica wikitesto]

Pontormo, Resurrezione

La prima sala della Pinacoteca è un vasto salone coperto a capriate, che sulla parete sinistra accoglie i cinque affreschi con Scene della Passione staccati dalle lunette del chiostro grande, che furono realizzati dal Pontormo (1523-1525) durante il suo soggiorno alla Certosa per sfuggire all'epidemia di peste che imperversava a Firenze.

Gli episodi dipinti, derivati da xilografie di analogo soggetto di Albrecht Dürer, sono:

  1. Orazione nell'orto
  2. Gesù davanti a Pilato
  3. Salita al Calvario
  4. Deposizione dalla croce
  5. Resurrezione

I lunettoni vennero staccati solo nel 1952 ed oggi sono molto sciupati, sia per l'azione degli agenti atmosferici che per alcuni sfortunati interventi di restauro; nella stessa sala sono anche esposte copie eseguite nel tardo Cinquecento da vari artisti: Ludovico Cardi detto il Cigoli (Orazione nell'orto), Jacopo Ligozzi (Cristo davanti a Pilato), Giovan Battista Naldini (Salita al Calvario), un anonimo pittore nordico (Deposizione) e l'Empoli (Resurrezione).

Altre opere sono il Ritratto di Niccolò Acciauoli, di scuola fiorentina della seconda metà del XVI secolo, la tavola della Madonna col Bambino e santi di Perugino, l'Incoronazione della Vergine, attribuita a Mariotto di Nardo, una Santissima Trinità, attribuita a Paolo Schiavo, le tavole con San Pietro da Verona e San Giorgio Martire di Ridolfo del Ghirlandaio e, al centro della parete di fondo, l'affresco staccato di Gesù che predica agli apostoli dell'Empoli. Spicca al centro della sala un grande crocifisso ligneo di scuola toscana della seconda metà del Trecento.

La sala adiacente ospita dipinti del XVII secolo: Martirio di sant'Andrea di Cosimo Gamberucci, Beato Rasore Cesorio che fugge il demonio di scuola toscana della prima metà del XVII secolo, Santa Caterina da Siena di Bernardino Mei e otto grandi pale d'altare di Orazio Fidani, tra le quali spicca la Glorificazione di san Bruno, fondatore dell'ordine certosino. Qui si trovava anche la tela dell'Angelo custode, di Giovanni Bilivert, oggi nell'Oratorio dei Bini in via Romana.

Il monastero[modifica | modifica wikitesto]

Il monastero fu completato più velocemente, entro il 1395, anno della consacrazione. I rifacimenti e abbellimenti vari che furono aggiunti nel corso degli anni, fino al XVII secolo, lo caratterizzano comunque con un aspetto composito, con un predominare dello stile tardo-rinascimentale, caratterizzato da un misurato classicismo. Il piazzale fa da raccordo tra il palazzo e la chiesa di San Lorenzo, che vi si affaccia. Fu costruito tra il 1545 e il 1550.

Foresteria[modifica | modifica wikitesto]

Sul piazzale si affaccia la Foresteria, destinata ad accogliere gli ospiti del monastero. Venne completata tra il 1575 e il 1580, ma l'aspetto definitivo venne assunto solo alla fine del Settecento. È composta da tre grandi ambienti, detti anche Appartamento del Papa in ricordo del soggiorno di Pio VI, qui tenuto prigioniero tra il 1798 e il 1799, e Pio VII nel 1809. Vi si trovano una grande sala, uno studio e una camera da letto, con numerose opere d'arte e oggetti che ricordano gli illustri ospiti.

La chiesa di San Lorenzo[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Lorenzo
Chiesa di San Lorenzo. Altare

La fondazione della chiesa di San Lorenzo, a navata unica, risale al Trecento: fu iniziata nel 1341 e consacrata nel 1394. Fu trasformata nel XVI secolo, epoca in cui fu costruita la facciata in pietra serena da Giovanni Fancelli (1556), ornata dalle statue di San Lorenzo, patrono della chiesa, e San Bruno, patrono dell'ordine, entro due nicchie.

La chiesa è divisa in due parti distinte, una destinata ai monaci di clausura ed una destinata ai fratelli conversi che li assistevano. In origine la chiesa era più piccola, visto anche il numero di persone che doveva accogliere; in seguito fu ampliata, cosicché il coro, costituito da 18 sedili intagliati con visi d'angelo, fu spostato indietro rispetto alla posizione originaria.

Nel 1556-1558 venne così elevata la parte anteriore, dove oggi si trovano i dipinti di Felice Ficherelli (Vergine che appare a san Filippo Neri, 1657-1659), Tommaso Garelli (San Benedetto tra le spine, 1601), Rutilio Manetti e aiuti (Santi e beati certosini).

La parte più antica è invece il presbiterio e il coro dei monaci, ai quali si accede tramite un portale in pietra serena cinquecentesco, scolpito da Simone Bassi. Questa parte è divisa in tre campate di volte a crociera su pilastri gotici. Lo straordinario altare marmoreo intarsiato risale al 1595 e nelle nicchie ospita delle statuette, che sostituiscono quelle originali di Giambologna, trafugate all'epoca dell'Occupazione napoleonica e mai più ritrovate. Gli affreschi sono di Bernardino Poccetti (1592), con le Esequie e ascensione al cielo di San Bruno sulla parete di fondo e Santi e membri illustri dell'ordine certosino, sulla volta del presbiterio. Le volte delle prime due campate sono invece decorate da affreschi di Orazio Fidani (1653-1655).

Straordinari sono gli stalli in noce intagliati, opera del 1570-1590 di Angelo Feltrini, con l'aiuto dei figli di Giuliano di Baccio d'Agnolo e Domenico Atticciati. Si distinguono per la ricchezza della decorazione e la fantasia delle figure intagliate, sia sui braccioli (grifi, sfingi, putti), che sotto i sedili (dette "misericordie", che sono mascheroni mostruosi con un ricco repertorio di espressioni fantasiose). Il coro trecentesco invece si trova nell'altra chiesa della Certosa, Santa Maria Nuova.

Di legno intagliato sono anche le statue dei santi poste in cima all'abside dell'altare: ad un primo sguardo, esse inganneranno l'osservatore, poiché furono dipinte di bianco, a simulazione del marmo, per evitarne il saccheggio durante le campagne napoleoniche.

Importante è anche il pavimento a marmi policromi, costruito nel coro nel 1573 e nel presbiterio tra il 1591 e il 1594, ispirato ad altre opere fiorentine che a loro volta si rifanno alla tradizione della decorazione dei più sontuosi edifici antichi di Roma.

Il rinnovamento barocco ha riguardato anche le varie cappelle della chiesa: quella delle Reliquie voluta da Niccolò Acciaiuoli, quella di San Bruno, santo fondatore dell'ordine, affrescata da Giovanni Martinelli, e quella del beato Niccolò Albergati, morto nel 1443 e beatificato nel 1744, che aveva donato alla Certosa la sua ricca biblioteca poi dispersa.

Nella sagrestia della chiesa si trovano gli affreschi più antichi di tutto il complesso, del XIV secolo: un Cristo benedicente, due santi con cartiglio, un angelo con la spada e un'Annunciazione su due pannelli.

Nella chiesa è inumata anche la salma del cardinale Niccolò Acciaiuoli (†1719).

Oratorio di Santa Maria Nuova[modifica | modifica wikitesto]

L'oratorio di Santa Maria Nuova è l'altro luogo di culto della Certosa e si trova adiacente alla chiesa di San Lorenzo. Risale al 1404 ed è a croce greca. Conserva all'interno, oltre al già citato coro ligneo trecentesco della Certosa, il Martirio di sant'Eulalia di Francesco Curradi, San Francesco che riceve le stimmate del Cigoli, due vetrate policrome e due edicole gotiche, affrescate nel XVI secolo.

Cripta[modifica | modifica wikitesto]

Dall'oratorio si accede alla cripta, con varie cappelle. La cappella di Tobia conserva la tomba del fondatore Niccolò Acciauoli, forse opera dell'Orcagna, e affreschi di Bernardino Poccetti. La cappella di Sant'Andrea, a croce greca, conserva invece il sepolcro del cardinale Angelo Acciaioli (†1408), con un bassorilievo attribuito a Donatello, ma forse opera cinquecentesca di Francesco da Sangallo, che curò una ricostruzione della tomba nel 1550, scolpendo sicuramente la cornice a festoni e le figure della Carità e Giustizia.

Il corridoio del Colloquio (Parlatoio)[modifica | modifica wikitesto]

A sinistra della chiesa si trova l'ambiente dove i monaci potevano radunarsi una volta alla settimana e interrompere l'obbligo del silenzio, chiamato appunto corridoio del Colloquio. Si tratta di un ambiente di piccole dimensioni, il cui aspetto attuale risale al 1559. È decorato da una terracotta invetriata attribuita alla bottega di Andrea della Robbia (Cristo che porta la Croce) e da otto vetrate a grisaille del XVI secolo, opera di Paolo di Brondo e Gualtieri di Fiandra, con Storie dell'Ordine Certosino. Le quadrature alle pareti sono più tarde, del XVII secolo.

Il chiostrino dei Monaci[modifica | modifica wikitesto]

Il chiostro dei Monaci verso il parlatoio

In fondo al corridoio si può accedere al chiostrino del Colloquio, di struttura trecentesca rimaneggiato nel 1558-1559. Di proporzioni eleganti e misurate, presenta un loggiato a tutto sesto su due lati e conserva un lavabo del 1560. Questo chiostrino fa da fulcro all'intero complesso monastico, perché vi si aprono il refettorio, il chiostro grande e la sala del Capitolo.

Sala del Capitolo[modifica | modifica wikitesto]

Il Capitolo dei monaci si riuniva in una sala non molto grande, ed era il luogo di riunione per leggere ogni giorno un capitolo della regola e discutere, quando necessario, dei problemi che riguardavano l'intera comunità. La porta lignea originale è opera di un monaco, che vi lavorò per circa vent'anni fino al 1501.

L'altare sulla parete di fondo è decorato da un affresco con la Crocifissione di Mariotto Albertinelli, firmato e datato 1506. Vi si trova anche al centro del pavimento il monumento funebre di Leonardo Buonafede, certosino, vescovo di Cortona e benefattore della Certosa, opera di Francesco da Sangallo di straordinario realismo (1545). Lo stesso artista disegnò anche il pavimento a marmi policromi, terminato nel 1550.

Refettorio[modifica | modifica wikitesto]

La porta del Refettorio è decorata da una lunetta con san Lorenzo tra due angeli, opera di Benedetto da Maiano (1496), invetriata poi da Andrea della Robbia. Il refettorio è un'ampia sala rettangolare, risalente al XIV secolo e rinnovato attorno al 1494 grazie alla munificenza di Leonardo Buonafede. In quell'occasione venne aggiunto il pulpito in pietra serena, opera di Piero di Giovanni della Bella e Matteo di Cecco detto il Pesca, che serviva per la lettura delle Scritture durante i pasti.

Il Chiostro Grande[modifica | modifica wikitesto]

Il Chiostro Grande

Sempre alla generosità del Buonafé è dovuta la realizzazione del Chiostro Grande, costruito tra il 1491 e il 1520, con ciascuno dei lati scanditi da leggere arcate a tutto sesto con sessantasei medaglioni con busti in terracotta invetriata su ogni colonna, opera di Giovanni della Robbia e aiuti del 1520-1523. Vi sono rappresentati Personaggi dell'Antico Testamento, Apostoli, evangelisti e Fondatori di ordini religiosi. Si tratta della più grande raccolta di opere robbiane situate nella medesima sede.

Le lunette sopra le porte sono quasi tutte opera di Giovanni di Matteo e risalgono al 1506.

Vi si aprono le diciotto celle dei monaci. Accanto a ciascuna porta si vedono ancora le aperture dove giornalmente si introduceva il cibo, essendo la maggior parte dei pasti consumata nella solitudine della propria cella. Ognuna di queste celle era articolata in maniera piuttosto confortevole, con tre livelli: una stanza da pranzo con camino e una camera da letto al livello del chiostro, un grande studio al piano superiore e, al piano inferiore, una cantinetta con giardino e pozzo.

Elenco dei tondi[modifica | modifica wikitesto]

Lato sud-ovest (personaggi dell'Antico Testamento e santi)
  • Matteo evangelista (angolo)
  • Adamo
  • Eva
  • Noè
  • Abramo e Isacco
  • Mosè
  • Giosuè
  • Davide e Golia
  • Davide con il salterio
  • Giuditta con la testa di Oloferne
  • Giona
  • Daniele
  • Elia
  • Giovanni Battista
  • Stefano
Lato nord-ovest (apostoli)
  • Marco evangelista (angolo)
  • Barnaba
  • Giuda Taddeo
  • Simone
  • Bartolomeo
  • Giovanni (giovane)
  • Tommaso
  • Andrea
  • Pietro
  • Cristo
  • Maria Vergine
  • Paolo
  • Giovanni (anziano)
  • Giacomo maggiore
  • Filippo
  • Matteo (come apostolo)
  • Mattia
  • Giacomo minore
Lato nord-est (santi e sante)
  • Luca evangelista (angolo)
  • Sebastiano
  • Orsola
  • Barbara
  • Cecilia
  • Caterina d'Alessandria
  • Agata
  • Apollonia
  • Lucia
  • Caterina da Siena
  • Margherita
  • Maria Maddalena
  • Brigida di Svezia
  • Veronica
  • Ansano
Lato sud-est (santi, dottori della Chiesa e fondatori di ordini religiosi)
  • Giovanni evangelista (angolo)
  • Lorenzo
  • Ugo di Lincoln
  • Romualdo
  • Benedetto
  • Ignazio d'Antiochia
  • Nicola di Bari
  • Girolamo
  • Gregorio Magno
  • Gesù Cristo
  • Beato papa Urbano
  • Agostino
  • Ambrogio
  • Martino
  • Francesco
  • Domenico
  • Bernardo di Chiaravalle
  • Giorgio

Chiostrino dei Fratelli Conversi[modifica | modifica wikitesto]

Chiostrino dei Fratelli Conversi

La vita dei fratelli conversi ruotava attorno a questo chiostro, di forma allungata e a due livelli, circondato da eleganti arcate a tutto sesto su colonne corinzie al pian terreno e ioniche al primo piano. Risale al 1484 e vi si affacciano le celle del conversi, piuttosto piccole poiché essi curavano il funzionamento della Certosa, per cui vi si recavano essenzialmente solo per dormire.

Il centro del chiostro è decorato dal pozzo di Leonardo Fancelli.

La Fondazione Ezio Franceschini[modifica | modifica wikitesto]

Presso la Certosa ha sede la Fondazione Ezio Franceschini, sorta nel 1987 per conservare il patrimonio librario dello studioso di letteratura latina medievale. Consta di una sezione musicale e di una mariologica e ha in comune con la vicina Società Internazionale per lo studio del Medioevo Latino una sezione agiografica ed esegetica, oltre ad una ricca biblioteca di cultura medievale.

Opere già nella Certosa[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bettino Gerini, Vivere Firenze... Il Quartiere 3, Aster Italia, Firenze 2005.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN136871890 · ISNI: (EN0000 0001 2165 6517 · BNF: (FRcb122465411 (data)