Certosa di San Pietro

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Certosa di San Pietro
Certosa di pontignano0001.JPG
Chiostro
StatoItalia Italia
RegioneToscana Toscana
LocalitàPontignano, frazione di Castelnuovo Berardenga
Religionecristiana cattolica di rito romano
Titolaresan Pietro apostolo
Arcidiocesi Siena-Colle di Val d'Elsa-Montalcino
ConsacrazioneXIV secolo
Stile architettonicorinascimentale, barocco
Inizio costruzione1341

Coordinate: 43°22′09.24″N 11°21′35.32″E / 43.369233°N 11.359811°E43.369233; 11.359811

La certosa di San Pietro, detta anche certosa di Pontignano, si trova a Pontignano nel comune di Castelnuovo Berardenga.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La certosa di san Pietro a Pontignano era una delle tre sorte nel territorio senese insieme a quella di Maggiano e a quella, oggi scomparsa di Belriguardo. Venne fondata nel 1343 da Bindo di Falcone Petroni il quale assegnò per il mantenimento anche dei beni posti nei comunelli di Cellole e Misciano. Dopo che il suo progetto era stato approvato dal vescovo di Siena Donosdeus dei Malavolti, il Petroni, affidò l'incarico di costruire il monastero a un certosino dell'Aquitania, frate Amerigo, deputato del capitolo di Grenoble, con l'impegno che il monastero potesse ospitare dodici monaci e tre conversi. Nel 1353 il Petroni fece testamento e lasciò tutti i suoi beni ai certosini di Pontignano. Nel 1385 fu dotato di un giro di mura.

Il cenobio riportò molti danni durante la Guerra di Siena (1554-1555) quando venne saccheggiata e semidistrutta tanto che si rese necessaria una ristrutturazione. I lavori erano conclusi nel 1607 quando venne ricosacrata dall'arcivescovo Camillo Borghesi. A quest'epoca risalgono anche alcuni interventi artistici, come il S. Romualdo genuflesso del pittore forlivese Antonio Fanzaresi.

Nel 1784 fu soppressa in seguito alle leggi leopoldine. Ne tentarono il salvataggio gli eremiti camaldolesi di Monte Celso ma nel 1810 venne nuovamente soppressa da Napoleone. L'attività ecclesiastica non si interruppe solo grazie al trasferimento a Pontignano della parrocchia di San Martino a Cellole. Dopo vari passaggi di proprietà, nel 1959 grazie alla passione e all'impegno del senese Mario Bracci, giudice costituzionale e Rettore dell'Università di Siena, il cenobio venne acquistato e trasformato in collegio universitario dalla stessa università.

La struttura è oggi utilizzata sia per conferenze che per soggiorni. Tra la moltitudine di alloggi offerti, spiccano le antiche celle dei frati, dalle quali sono stati ricavati ampi appartamenti.

Architettura e patrimonio artistico[modifica | modifica wikitesto]

Del complesso monastico di epoca medievale rimangono solo parte delle strutture, soprattutto in corrispondenza della chiesa.

La chiesa, dedicata a San Pietro, sebbene notevolmente trasformata e arricchita all'interno è la struttura che principalmente lascia intravedere i caratteri originari. L'impianto è ad aula unica coperta con due volte a crociera. In corrispondenza della facciata il paramento murario appare molto più accurato che nelle fiancate e nella parete terminale dove progressivamente perde in regolarità. Le aperture dell'interno sono caratterizzate da un'estrema semplicità delle forme come ad esempio le due finestre rettangolari che si aprivano sul fondo i cui archivolti non si ricollegano a nessuna delle pratiche architettoniche in uso nell'ambito senese del XIV secolo ma derivano direttamente dallo stile romanico.

Dopo i saccheggi cinquecenteschi la chiesa fu interamente rivestita con affreschi realizzati da Bernardino Poccetti, Stefano Cassini, Orazio Porta e Domenico Brugieri, inoltre venne realizzato un coro ligneo intagliato da Domenico Atticciati. In questo periodo venne costruito anche il chiostro dallo stile tipicamente tardo-rinascimentale dove si trova il pozzo e dove prospetta la chiesa.

Sulla fiancata destra si trova il palazzo che, verso il giardino, presenta un doppio loggiato. Un terzo chiostro, il più grande, si trova dietro la chiesa ed è possibile accedervi dall'esterno attraverso un piccolo ma elegante porticato; il porticato corre per tutto il perimetro e presenta affreschi di Bernardino Poccetti raffiguranti Storie della Passione e Morte di San Brunone, inoltre su tre lati sono poste le tipiche celle dei certosini. Nel giardino fanno bella mostra una grande peschiera e gli orti.

Nella chiesa gli affreschi riferibili al Poccetti raffigurano "Storie della Vergine", della "Passione", di "San Giovanni Battista" e di "San Brunone". Sempre al Poccetti spettano gli affreschi del chiostro grande e del refettorio ("Ultima cena"). Altri cicli pittorici furono eseguiti da Giuseppe Nicola Nasini nel Cappellone, dove si trova anche una Crocifissione realizzata da Francesco Vanni e nella cappella di Sant'Agnese. Da segnalare, infine, il S. Romualdo genuflesso di Antonio Fanzaresi.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Emanuele Repetti, Dizionario geografico, fisico, storico del Granducato di Toscana, Firenze, 1833-1846.
  • Emanuele Repetti, Dizionario corografico-universale dell'Italia sistematicamente suddiviso secondo l'attuale partizione politica d'ogni singolo stato italiano, Milano, Editore Civelli, 1855.
  • Attilio Zuccagni-Orlandini, Indicatore topografico della Toscana Granducale, Firenze, Tipografia Polverini, 1857.
  • Gaspero Righini, Il Chianti Classico. Note e memorie storico- artistiche-letterari, Pisa, 1972.
  • Giovanni Brachetti Montorselli, Italo Moretti, Renato Stopani, Le strade del Chianti Classico Gallo Nero, Firenze, Bonechi, 1984.
  • AA. VV., Toscana, Milano, Touring Club Italiano, 2001.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]