Brenda Vaccaro

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Brenda Buell Vaccaro

Brenda Buell Vaccaro (New York, 18 novembre 1939) è un'attrice statunitense.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di origini italiane, figlia di due ristoratori, Christine Pavia e Mario Vaccaro (ex-avvocato), che fondarono nel 1943 il Mario's Restaurant a Dallas, Brenda Vaccaro frequentò la scuola di recitazione della Neighborhoood Playhouse a Manhattan, e fece i più svariati mestieri, dalla cameriera all'indossatrice di costumi da bagno[1], prima di raggiungere la celebrità. Ebbe la prima occasione di rilievo in True Story, una soap opera televisiva, e destò una notevole impressione nel suo esordio cinematografico con il film La carta vincente (1969), diretto da Garson Kanin[1].

Nello stesso anno si affermò con una parte di rilievo nel drammatico Un uomo da marciapiede (1969), accanto a Dustin Hoffman e Jon Voight, e ottenne una nomination all'Oscar alla miglior attrice non protagonista per la sua interpretazione della dura direttrice di una rivista in Una volta non basta (1975)[1], che le fece vincere anche il Golden Globe per la migliore attrice non protagonista nel 1976.

Il 1978 fu l'anno di Capricorn One, dove comparve tra i protagonisti accanto a Elliott Gould e James Brolin, mentre nel 1996 fece parte del cast del film L'amore ha due facce, come spalla dei protagonisti Barbra Streisand e Jeff Bridges.

Apparve inoltre nel tredicesimo episodio della prima serie di Friends (1995), dove vestì i panni della madre di Joey Tribbiani. Sempre per il piccolo schermo, dal 1997 al 2004 prestò la voce al personaggio di Bunny Bravo nella serie a cartoni animati Johnny Bravo.

Nel 2010 ricevette una nomination agli Emmy Award per la sua interpretazione in You Don't Know Jack - Il dottor morte, film per la TV interpretato accanto ad Al Pacino e diretto da Barry Levinson.

Filmografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatrici italiane[modifica | modifica wikitesto]

Da doppiatrice è sostituita da:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Il chi è del cinema, De Agostini, 1984, Vol. II, pag. 535

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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