Biotopo Fiavé

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Biotopo Fiavé
Panorama Biotopo Fiavè 2.JPG
Tipo di areaBiotopo
Codice EUAPEUAP0473
StatiItalia Italia
RegioniTrentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige
ProvinceTrento Trento
ComuniFiavé
Superficie a terra1,3725 km²
Superficie a terra137,25 ha
Provvedimenti istitutiviD.P.G.P. 8087, 15.07.88
GestoreProvincia Autonoma di Trento
Mappa di localizzazione

Coordinate: 45°59′44.98″N 10°49′45.02″E / 45.995828°N 10.829172°E45.995828; 10.829172

Il Biotopo Fiavé è un'area naturale protetta del Trentino-Alto Adige istituita nel 1988. Occupa una superficie di 137,25 ha (1,3725 km²) nella Provincia Autonoma di Trento.[1] L'area del biotopo è considerata Sito di Importanza Comunitaria (codice SIC IT3120068) per la presenza di una delle più vaste torbiere del Trentino e come luogo di nidificazione, sosta o svernamento di varie specie di uccelli, anche protette.[2]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il Biotopo Fiavé è situato nelle giudicarie esteriori sul territorio del Comune di Fiavé. L'area si trova ai piedi del Monte Cogorna e accanto al Monte Misone, la zona un tempo occupata dal lago Carera.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

14 000 anni fa nella zona era presente un lago, che ora viene chiamato lago Carera, profondo circa 20 metri e generato da uno sbarramento morenico, con gli anni per erosione della morena da parte del fiume emissario il lago si è lentamente prosciugato favorendo la formazione di una zona paludosa e la crescita della vegetazione che ha dato origine, con i suoi resti, alla formazione di uno strato torboso.

A partire dal III millennio a.C. la zona è stata soggetta a vari insediamenti da parte dell'uomo. A iniziare dal XVIII secolo la palude è stata sottoposta ad una bonifica e dal 1853 a estrazione della torba.

Il 15 luglio 1988 l'area è stata dichiarata zona protetta e successivamente è stato creato un percorso didattico che permette la visita del Biotopo.

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

La folta vegetazione del biotopo

Nel biotopo è presente una grande varietà di animali selvatici. In esso nidificano una grande varietà di uccelli acquatici tra cui: il germano reale, la gallinella d'acqua, la folaga, la cutrettola, la cannaiola verdognola, la cannaiola, il cannareccione, e il migliarino di palude ed è anche un importante luogo di riproduzione per anfibi come il rospo comune, la rana verde e la rana montana. È possibile anche osservare il passaggio di alcuni caprioli provenienti dalle montagne limitrofe.

Flora[modifica | modifica wikitesto]

All'interno del biotopo sono presenti una gran quantità di specie vegetali alcune delle quali sono molto rare. L'area comprende diversi tipi di terreno e in relazione ad esso vi sono diversi tipi di vegetazione. Si può trovare una vegetazione palustre con canneti popolati da cannucce di palude e da grandi carici come il Carex elata e il Carex rostrata, inoltre sono presenti terreni di torbiere, prati umidi e boschetti di salice cinerino. Nel biotopo sono presenti anche specchi d'acqua in cui crescono le ninfee.

Zona archeologica[modifica | modifica wikitesto]

UNESCO white logo.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Antichi insediamenti sulle Alpi
(EN) Prehistoric Pile dwellings around the Alps
TipoCulturali
Criterio(iii) (iv)
PericoloNon in pericolo
Riconosciuto dal2011
Scheda UNESCO(EN) Scheda
(FR) Scheda

Nella metà del XX secolo in seguito a lavori di estrazione della torba è stata scoperta l'esistenza di un abitato preistorico nel bacino dell'ex lago Carera. Dal 1969 al 1976 vennero svolte delle ricerche archeologiche che interessarono la zona del Biotopo e le aree limitrofe e nel 1981 vennero ripresi i lavori che sono tuttora in corso.

Le ricerche archeologiche hanno scoperto che negli anni ci sono state tre zone di insediamento dell'area da parte dell'uomo: la prima collocata sull'isola del lago Carera, la seconda nell'insenatura vicino ad essa e la terza isolata verso est.

I resti dei pali che sostenevano le palafitte

Nella prima zona sono stati rilevati i resti sovrapposti di tre centri abitati appartenenti a tre epoche diverse. Il più antico è del III millennio a.C. (nel Tardo Neolitico-Eneolitico), occupava l'isoletta e la sua sponda tramite piattaforme costruite con tronchi adagiati sul fondo del lago. Nel secondo centro abitato, appartenente al Bronzo Medio (1400-1300 a.C.), l'uomo ha costruito due tipi di struttura abitativa: una sul terreno asciutto, e una palafitticola, sostenuta mediante un sistema di fondazione a maglie regolari. Le abitazioni erano costruite con materiali leggeri e tetto in paglia e potevano ospitare una famiglia ciascuno. L'abitato era chiuso e difeso da una palizzata. La vita dell'abitato si interruppe a causa di un incendio. L'ultima fase di frequentazione dell'isola del lago Carera risale al Bronzo Recente (1300-1100 a.C.), di essa è stata ritrovata una massicciata larga 6 metri, sorretta da tronchi disposti a cassettoni.

Nella seconda zona d'insediamento sono stati ritrovati i resti di una palafitta risalente al Bronzo Antico e Medio (1800-1400 a.C.). L'abitazione era situata nel lago e sostenuta da pali alti 9-10 metri piantati per una profondità di 4-5 metri. Molti di questi erano portanti, altri servivano per consolidare il fondo del lago. Il legno utilizzato era principalmente l'abete.

Le ricerche archeologiche hanno rinvenuto molti oggetti in ceramica, osso e pietra realizzati dagli abitanti delle palafitte. Si è scoperto inoltre che i palafitticoli praticavano attività di agricoltura e pastorizia.

Nel 2011 l'UNESCO dichiara Patrimonio dell'umanità 111 siti archeologici presenti sulle Alpi fra cui quello all'interno del Biotopo Fiavé.

Museo[modifica | modifica wikitesto]

Il 14 aprile 2012[3] è stato inaugurato nel comune di Fiavé il Museo delle palafitte di Fiavé che descrive la storia dell'area archeologica e del biotopo, e mostra molti dei reperti rinvenuti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ministero dell'ambiente, Elenco Ufficiale delle Aree Naturali Protette (PDF), su gazzettaufficiale.it, 27 aprile 2010, p. 62. URL consultato l'8 agosto 2012 (archiviato il 28 dicembre 2012).
  2. ^ Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Quinto elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica alpina in Italia, ai sensi della direttiva 92/43/CEE. (PDF), su minambiente.it, 11 aprile 2012, p. 9. URL consultato il 17 agosto 2012 (archiviato il 28 dicembre 2012).
  3. ^ Folla all'inaugurazione del Museo delle Palafitte di Fiavé, in Giudicarie.com, 14 aprile 2012. URL consultato il 13 agosto 2012 (archiviato il 22 ottobre 2012).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Renato Perini, Le palafitte di Fiavé, Fiavé, Gruppo Ricerca e Studi Giudicariese, 1975, OCLC 797055290.
  • Franco Marzatico, Renato Perini, Gli uomini delle acque: le palafitte di Fiavé, Firenze, Giunti Editore, 1989, OCLC 80119183.
  • Achille Forti, Studi sulle alghe della torbiera di Fiavé, in Nuovo giornale botanico italiano (Firenze, Società Botanica Italiana), XLI, nº 2, 1934, pp. 446-449, OCLC 83018447. URL consultato il 10 febbraio 2019 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]