Antonio Pappalardo

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Antonio Pappalardo
Pappalardo intervista.jpg
Antonio Pappalardo in un'intervista del 2017

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature XI
Gruppo
parlamentare
PSDI
Gruppo Misto
Coalizione Pentapartito
Circoscrizione Roma
Incarichi parlamentari
  • Sottosegretario alle Finanze
  • Vicepresidente commissione parlamentare Difesa
  • Membro della commissione Terrorismo e stragi
  • Membro della commissione Finanze
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico PSDI (1992-1993)
Patto per l'Italia (1993-1994)
Biancofiore (2001)
Lega d'Azione Meridionale (2001)
Socialdemocratici (2007)
Titolo di studio laurea in giurisprudenza
Università Università degli Studi di Padova
Antonio Pappalardo
NascitaPalermo, 25 giugno 1946
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataArma dei Carabinieri
Anni di servizio1964-2006
GradoGenerale di brigata
Comandante di2º Reggimento Carabinieri
Studi militariAccademia militare
Scuola ufficiali carabinieri
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Antonio Pappalardo (Palermo, 25 giugno 1946) è un politico ed ex carabiniere italiano. In congedo dal 2006 con il grado di generale di brigata[1], fu presidente del COCER dei Carabinieri dal 1988 al 1991. Tra il 1992 e il 1994 fu deputato della XI legislatura e, per pochi giorni, sottosegretario di Stato alle Finanze del Governo Ciampi[2].

Presiede i movimenti Melograno e Dignità sociale e il comitato dei saggi del Movimento Liberazione Italia[3] e del Movimento Gilet Arancioni[4].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

È figlio di una casalinga e di un brigadiere dei Carabinieri che, comandante di stazione durante la guerra, fu fatto prigioniero e internato in un campo di concentramento tedesco. Ha conseguito il diploma di maturità scientifica presso il liceo Cannizzaro di Palermo.

Carriera militare[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver frequentato l'Accademia militare di Modena e la Scuola ufficiali carabinieri a Roma, fu nominato tenente dell'Arma. Destinato come primo comando in Calabria, dove ottenne la promozione a capitano, proseguì il servizio a Pordenone, operando nel 1976 nell'attività di soccorso alle popolazioni colpite dal terremoto del Friuli. Conseguita la laurea in giurisprudenza presso l'università di Padova e frequentato il master in studi europei presso l'Istituto Alcide De Gasperi di Roma, fu chiamato al Comando generale dell'Arma dei Carabinieri.

Nel 1981 Pappalardo fu eletto nel Consiglio Centrale di Rappresentanza Militare (COCER) dell'Arma dei Carabinieri, le cui competenze riguardano la formulazione di pareri, proposte e richieste rispetto alla condizione economica, previdenziale, sanitaria, ricreativa, culturale e morale dei militari. All'epoca tenente colonnello, ricoprì il ruolo di presidente del COCER dal 1988 fino al luglio 1991. Nominato comandante del gruppo provinciale Carabinieri Roma 3, si dimette in dicembre per non incorrere nell'incompatibilità per la candidatura alle successive politiche del 1992.

Nel 1994, dopo i due anni di aspettativa parlamentare, gli venne attribuito il grado di colonnello, in base alla legge 224/1986[5]; dopo essere stato capo di stato maggiore della Regione Carabinieri Abruzzo e Molise, nel 1996 Pappalardo divenne vice comandante della Regione Umbria. Nel 1998 assunse il comando del 2º Reggimento Carabinieri di Roma e nel 1999 fu rieletto presidente del COCER. Il 31 marzo 2000 venne tuttavia sollevato dall'incarico dal comando generale dell'Arma e messo a disposizione del comandante della divisione Palidoro[6] in seguito alla minaccia di promuovere un'agitazione dei militari con l'auspicio che provvedessero a "fondare un nuovo Stato".[5] Negli stessi giorni si dimise anche dall'incarico di presidente del COCER.[7]

Nel periodo 2004/2005 fu capo di stato maggiore della Divisione unità specializzate carabinieri di stanza a Roma. Il 24 giugno 2006 venne promosso di diritto al grado di generale di brigata per anzianità, in base alla legge 536/1971 ("promozione alla vigilia") e il giorno successivo venne collocato in congedo per raggiunti limiti di età[5].

Dopo il congedo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2007 ha fondato ed è diventato presidente del SUPU (Sindacato Unitario dei Pensionati in Uniforme)[8]; tra le sue prime proposte c'è stata la costituzione di un comitato di lotta permanente per la stabilizzazione del personale militare precario.[9]

Il 1º ottobre 2018 venne sospeso per 12 mesi dal grado di generale di brigata a seguito di un procedimento disciplinare nei suoi confronti, avviato su proposta del Comando Generale dei Carabinieri e definito dal Ministero della Difesa per violazione dei doveri derivanti dal grado e dal giuramento da lui prestato[5]. La proposta di sospensione, secondo lo stesso Pappalardo, sarebbe partita su proposta dell'allora comandante generale dell'Arma Tullio Del Sette e ratificata dall'ex ministra Elisabetta Trenta poiché egli ha partecipato a trasmissioni televisive avvalendosi del titolo di generale senza specificare di essere in congedo[10].

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Incarichi parlamentari (1992-1994)[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile del 1992 Pappalardo fu eletto alla Camera dei deputati come indipendente nelle liste del PSDI, nel collegio di Roma[11]; fu designato vicepresidente della Commissione Difesa e fece parte della Commissione Finanze[11].

Nel marzo 1993 costituì il movimento politico Solidarietà democratica con cui si candidò a sindaco del comune di Pomezia; ottenne il 13% delle preferenze, sufficiente a essere eletto consigliere comunale[12]. Il movimento venne successivamente coinvolto in una inchiesta sui legami con la massoneria deviata (dalle cui manovre Pappalardo si dichiarò sempre estraneo[13]), la quale intendeva influenzare l’esito della competizione elettorale, la prima a prevedere l'elezione diretta del sindaco[13].

Il 6 maggio 1993 venne nominato sottosegretario di stato alle Finanze del Governo Ciampi[2], incarico che gli fu revocato il 24 dello stesso mese.[11] A seguito del provvedimento del Consiglio dei Ministri, tornò quindi ad essere un deputato e fece parte della Commissione parlamentare Terrorismo e Stragi[2].

Nel mese di settembre 1993 Pappalardo abbandonò il gruppo parlamentare socialdemocratico a Montecitorio per iscriversi al gruppo misto; dopo aver partecipato due mesi dopo alle elezioni comunali di Roma come capolista di Solidarietà democratica, lista che si contrapponeva al candidato Rutelli, ottenendo lo 0,55% dei voti[14], aderì quindi nel dicembre dello stesso anno al Patto di Mario Segni dove restò come deputato fino al febbraio 1994, quando si dimise perché non candidato all'interno della stessa coalizione[15][16].

Terminato il mandato parlamentare con le elezioni del 27 e 28 marzo 1994[2], si candidò alle elezioni europee del 1994 da indipendente nelle liste di Alleanza Nazionale, senza tuttavia essere eletto[4].

Per l'attività politica svolta come parlamentare percepisce un vitalizio di 3.108 euro al mese[5].

Alle elezioni politiche italiane del 1996 si candidò con la coalizione L'Ulivo nel collegio maggioritario di Chieti, ma ottenne il 43,5% e non fu eletto.

Le candidature al Senato, in Sicilia e a Palermo (2001-2011)[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 maggio 2001, dopo aver fondato il movimento Popolari Europei, collocato a destra della Casa delle Libertà, fu capolista con questa lista alle comunali di Roma[17], ma la lista ottenne lo 0,15%. Diventato segretario dell'Associazione Culturale Nuova prospettiva[18], Pappalardo si era candidato elle elezioni del 13 maggio 2001 al Senato nel collegio di Taranto con la Lega d'Azione Meridionale. Quindi alle elezioni regionali del 24 giugno in Sicilia, nella circoscrizione di Catania, nella lista Biancofiore, promossa da Salvatore Cuffaro; anche in quelle competizioni elettorali non venne eletto.

Dopo essere stato nel 2007 all'interno della Direzione nazionale del Partito dei Socialdemocratici, guidato da Franco Nicolazzi[19], nel 2008 Pappalardo si candidò nuovamente alla carica di senatore come indipendente nelle liste del MpA in Abruzzo, Puglia e Sicilia, senza essere eletto; a seguito delle denunce nei confronti di Raffaele Lombardo prese poi le distanze dal movimento. Dal mese di luglio dello stesso anno fu membro del consiglio di amministrazione della Stretto di Messina S.p.A.[19]

Il 30 ottobre 2011 Pappalardo annunciò la sua candidatura a sindaco di Palermo con il Melograno Mediterraneo[20]; la lista venne però esclusa dalla commissione elettorale comunale poiché la documentazione venne presentata oltre i termini stabiliti.[21]

Il Movimento Liberazione Italia e i Gilet arancioni (2016-2019)[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2016 Pappalardo è presidente del comitato dei 12 saggi fondatori del movimento politico Movimento Liberazione Italia[3], che fa riferimento al Movimento dei Forconi[4] e che ha l'obiettivo di ridare il potere al popolo sovrano togliendolo al Parlamento, ritenuto abusivo[22]. Nel 2019 ha contribuito a fondare i Gilet arancioni, un secondo movimento politico, con cui si è candidato alle elezioni regionali in Umbria[4][23]; la lista ha raccolto 587 voti (pari allo 0,13%) senza eletti[24].

Attività artistiche[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Pappalardo svolge anche l'attività di compositore di opere musicali; ha infatti scritto la Missa Militum, una messa cantata dedicata alle forze di pace nel mondo che venne eseguita per la prima volta a Foligno nel 1997 da Giorgio Albertazzi (voce recitante) e Franco Simone (voce solista)[25]. Nel 2003 i complessi del Teatro dell'Opera guidati da Gianluigi Gelmetti eseguirono poi in prima assoluta 'Vita Nova', oratorio per soli coro e orchestra composto da Pappalardo per omaggiare Madre Teresa di Calcutta[26]. Insieme a Corrado Calabrò, già presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha inoltre presentato nel 2005 un'opera per soli coro e orchestra intitolata Il vento di Mykonos[27]; l'anno successivo Pappalardo presentò poi Bhailpevaco, opera rock sul dialogo interreligioso, al Teatro Colosseo di Roma.[28] Nel 2007 il Tg2 Dossier ha trasmesso una sua composizione sacra per i cinquecento anni della Basilica di San Pietro.

Si dedica inoltre alla pittura[8].

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Controversia con il comandante dell'Arma Viesti (1992-1997)[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio 1992 Pappalardo ricevette un avviso di garanzia per il reato di diffamazione nei confronti dell'allora comandante generale dei Carabinieri Antonio Viesti; ad avviso dello stesso Pappalardo l'imputazione avvenne a seguito di una sua dichiarazione al GR1 in cui affermava che «il comandante generale dell'Arma non può essere più scelto dai partiti»[29].

L'11 maggio 1993 il tribunale militare di Roma condannò Pappalardo a otto mesi di reclusione per diffamazione ai danni di Viesti[30][31]; in seguito la condanna venne ridotta a 3 mesi dalla corte di appello militare della capitale il 19 ottobre 1994 e poi cassata senza rinvio dalla Corte di cassazione il 2 dicembre 1997 con la motivazione "il fatto non costituisce reato"[29].

Posizioni su mutamenti politici e istituzionali (1999-2001)[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1999 e il 2000 in veste di presidente del COCER Pappalardo espresse posizioni in merito alla minaccia di agitazioni fra i carabinieri per protestare contro aumenti di retribuzione giudicati irrisori; contestualmente furono esposte alcune telefonate di politici nelle bacheche delle caserme e venne inviato un documento siglato da Pappalardo a tutte le strutture rappresentative dell'Arma in cui si auspicavano mutamenti politici e istituzionali[32].

Il 21 marzo 2000 la stampa entrò in possesso della nota informativa n. 20 del COCER che riportava la trascrizione di una telefonata intercorsa il 9 febbraio tra il presidente del sindacato Antonio Pappalardo e l'allora presidente del Consiglio Massimo D'Alema sulla legge sul riordino delle forze di polizia, la cui votazione era prevista alla Camera il successivo 23 febbraio. Secondo la nota, Pappalardo avrebbe detto a D'Alema che «Qualcuno vuole mettere in difficoltà l'Arma dei Carabinieri […] Se si vuole un'unica forza di polizia, si abbia il coraggio di farlo. Questo ovviamente comporterà l'annientamento dell'Arma»[33]. Sei giorni dopo venne divulgata la relazione sullo stato del morale e del benessere dei cittadini a firma dello stesso Pappalardo in cui si invitava l'Arma a fondare un nuovo stato; il documento venne giudicato eversivo e inammissibile da tutti i partiti[32] e vennero aperte due inchieste, una della magistratura ordinaria e l'altra della magistratura militare, che si conclusero nel 2001 con l'assoluzione di Pappalardo dalle accuse di aver violato il codice militare ed aver istigato i carabinieri a violare le leggi[34].

Rinvio a giudizio per vilipendio del capo dello Stato (2017-2019)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2019 Pappalardo è stato rinviato a giudizio dal tribunale di Roma con l'accusa di vilipendio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In particolare, il 21 dicembre 2017, nella veste di presidente del Movimento Liberazione Italia egli si recò al Quirinale per notificare un verbale d'arresto a carico di Mattarella, da lui ritenuto un usurpatore politico in quanto, a suo avviso, la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge elettorale Porcellum renderebbe illegittimo il Parlamento e la sua stessa elezione come capo dello Stato. Pappalardo potrebbe inoltre essere processato anche per istigazione a commettere un arresto illegale per aver dichiarato in una intervista del 22 ottobre 2017 ed in alcuni video sui social network che gli appartenenti alle forze dell'ordine avrebbero dovuto arrestare i membri del Governo e del Parlamento perché considerati da lui illegittimi a seguito di una sua interpretazione della sentenza della Corte Costituzionale sul Porcellum[35].

Denuncia per mancato rispetto delle regole di contenimento della COVID-19 (2020-presente)[modifica | modifica wikitesto]

Il 31 maggio 2020 si raduna in Piazza del Duomo a Milano il movimento dei Gilet arancioni, non rispettando secondo l'accusa le regole di distanziamento sociale per il contenimento della COVID-19. Pappalardo è quindi denunciato dall'autorità giudiziaria poiché violate le disposizioni per contenere il contagio: il divieto di assembramento e l'obbligo di indossare protezioni individuali[36].

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Saggi[modifica | modifica wikitesto]

  • COCER Carabinieri - cronaca di un’avventura sindacale, edizioni Ventura, 1992;
  • La vera storia dei Carabinieri, edizioni Il Pediatra, 1992;

Narrativa[modifica | modifica wikitesto]

  • Il re della timpa del forno, edizioni Kappa, 1990;
  • E se morti, non viviamo, (poesie), edizioni Pagine, 2003;
  • L'utopia dell'Ummita, edizioni Morrone, 2010 (romanzo di Walet Humm trascritto e curato da Antonio Pappalardo[37]);
  • Il colonnello racconta... Storie vere, fantastiche, bizzarre, drammatiche, dissacranti, pungenti, a censura di una classe politica istituzionale, edizioni Morrone, 2011;
  • Bugie, EBS print, 2019.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana
«Su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri»
— 2 giugno 1993[38]
Medaglia commemorativa operazioni di soccorso in Friuli (1976) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa operazioni di soccorso in Friuli (1976)
Medaglia al merito di lungo comando nell'esercito (20 anni) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia al merito di lungo comando nell'esercito (20 anni)
Croce d'oro per anzianità di servizio (ufficiali e sottufficiali, 25 anni) - nastrino per uniforme ordinaria Croce d'oro per anzianità di servizio (ufficiali e sottufficiali, 25 anni)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il generale sempre in piazza, chi è Pappalardo, su Adnkronos. URL consultato il 30 aprile 2020.
  2. ^ a b c d Antonio Pappalardo, su Camera.it - XI legislatura, Parlamento italiano.
  3. ^ a b Organigramma Movimento Liberazione Italia Archiviato il 20 dicembre 2016 in Internet Archive.
  4. ^ a b c d Antonio Pappalardo si candida alla presidenza della Regione Umbria, su corrieredellumbria.corr.it. URL consultato il 29 aprile 2020.
  5. ^ a b c d e Come fu che Antonio Pappalardo divenne generale, su nextQuotidiano, 8 giugno 2020. URL consultato l'8 giugno 2020.
  6. ^ www.repubblica.it
  7. ^ www.repubblica.it
  8. ^ a b Presidente – S.U.P.U., su sindacatosupu.it. URL consultato il 1º maggio 2020.
  9. ^ Un ringraziamento particolare al Gen.le Antonio Pappalardo, presidente del S.U.P.U. « STABILIZZAZIONE PERSONALE MILITARE PRECARIO
  10. ^ La sospensione di Antonio Pappalardo dal grado di generale, su nextQuotidiano, 3 ottobre 2018. URL consultato il 30 aprile 2020.
  11. ^ a b c Pappalardo, una vita tra Arma e politica, su repubblica.it, 30 marzo 2000. URL consultato il 13 ottobre 2017.
  12. ^ Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali, su elezionistorico.interno.gov.it. URL consultato il 29 aprile 2020.
  13. ^ a b MANETTE ALLA MASSONERIA OCCULTA - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato l'8 giugno 2020.
  14. ^ LETTERE - senza titolo, Corriere della Sera, 22 ottobre 1997. URL consultato il 1º novembre 2011 (archiviato dall'url originale il 5 novembre 2015).
  15. ^ Caso Piga: giudici prudenti ma a Cortina ora è polemica
  16. ^ ELEZIONI: PAPPALARDO - TORNO A FARE IL CARABINIERE, su www1.adnkronos.com. URL consultato il 29 aprile 2020.
  17. ^ www.repubblica.it
  18. ^ Nuova Prospettiva Associazione Culturale
  19. ^ a b basta con il disordine: vopgliamo i colonnelli, su www.uonna.it. URL consultato il 29 aprile 2020.
  20. ^ Pappalardo, al via la campagna. Comizio al Politeama per il generale, su livesicilia.it.
  21. ^ Elezioni comunali 2012, Esclusa la lista del Melograno „Esclusa la lista del Melograno, Pappalardo annuncia il ricorso“, su palermotoday.it.
  22. ^ Breve storia del generale Pappalardo e dei suoi 'fratelli politici', su Agi. URL consultato il 29 aprile 2020.
  23. ^ Antonio Pappalardo con il capolista Giuseppe Alviti leader guardie giurate, su umbriajournal.com, 5 settembre 2019. URL consultato il 31 maggio 2020.
  24. ^ In Umbria grande tristezza: il generale Pappalardo e la sua lira umbra non ce la fanno, su nextQuotidiano, 28 ottobre 2019. URL consultato il 29 aprile 2020.
  25. ^ MUSICA: PAPPALARDO SCRIVE UNA MESSA, su www1.adnkronos.com. URL consultato il 29 aprile 2020.
  26. ^ L' Oratorio Vita Nova omaggio a Madre Teresa - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 29 aprile 2020.
  27. ^ ellenico, su ellenico.blogspot.com. URL consultato il 29 aprile 2020.
  28. ^ Radiovaticana Archiviato il 29 agosto 2008 in Internet Archive.
  29. ^ a b Fonte: note autobiografiche di Pappalardo
  30. ^ Valentina Pietrosanti, Antonio Pappalardo condannato ad 8 mesi di carcere per diffamazione nei confronti del Generale Viesti; il Governo Ciampi e i ministri e sottosegretari inquisiti; la nomina di A. Pappalardo a sottosegretario alle Finanze; interrogazione di Pappalardo al Ministro di Grazia e Giustizia sulla "sparizione" di alcuni rapporti dei Carabinieri riguardanti reati contro la Pubblica Amministrazione; la mancana solidarieta' del PSDI a A. Pappalardo per la revoca a sottosegretario alle Finanze; Pannella e gli avvisi di garanzia ai parlamentari, su Radio Radicale, 24 maggio 1993.
  31. ^ La verità e le accuse del colonnello, su nuovaprospettiva.org (archiviato dall'url originale il 20 dicembre 2007).
  32. ^ a b Cocer Carabinieri
  33. ^ Gaspare De Car e Roberto De Caro, La sventurata rispose. La Sinistra e l'Ordine pubblico (3), su Carmilla on line, 19 settembre 2007. URL consultato il 13 ottobre 2017 (archiviato dall'url originale il 6 marzo 2013).
  34. ^ Giovanni Maria Bellu, Cocer, assolto Pappalardo, in Repubblica, 4 luglio 2000.
  35. ^ Definì Mattarella "usurpatore", generale Pappalardo a processo, su Adnkronos, 17 settembre 2019. URL consultato il 29 aprile 2020.
  36. ^ Milano, assembramento e niente mascherine al presidio dei gilet arancioni: denunciato il leader Antonio Pappalardo, su Il Fatto Quotidiano, 30 maggio 2020. URL consultato il 2 giugno 2020.
  37. ^ Quando Antonio Pappalardo raccontava l'incontro con un alieno | VIDEO, su TPI, 1º giugno 2020. URL consultato il 2 giugno 2020.
  38. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato, su quirinale.it. URL consultato il 29 aprile 2019.

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