Antonio Pappalardo

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Antonio Pappalardo

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature XI
Gruppo
parlamentare
P.S.D.I., Gruppo Misto, Patto Segni
Coalizione Pentapartito
Circoscrizione Roma
Incarichi parlamentari
Sottosegretario di Stato alle Finanze, Vice presidente della Commissione Difesa, Membro della Commissione Terrorismo e Stragi e della Commissione Finanze
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico indipendente del P.S.D.I., successivamente Patto Segni
Titolo di studio Dottore in Giurisprudenza
Professione Militare, generale di brigata

Antonio Pappalardo (Palermo, 25 giugno 1946) è un politico, militare e sindacalista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di un brigadiere dei Carabinieri[1], e di una casalinga.

La carriera militare[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver frequentato l'Accademia Militare di Modena e la Scuola Ufficiali Carabinieri a Roma, fu nominato tenente dell'Arma. Destinato come primo comando in Calabria, ivi ottenne la promozione a capitano. Proseguì il servizio a Pordenone, operando nel 1976 nell'attività di soccorso alle popolazioni colpite dal terremoto del Friuli. Conseguita la laurea in giurisprudenza presso l'università di Padova, e frequentato il master in studi europei presso l'Istituto Alcide De Gasperi di Roma, fu chiamato al Comando Generale dell'Arma[2].

Era tenente colonnello, quando nel 1981 fu eletto nel COCER (organo di rappresentanza) dei Carabinieri, di cui mantenne l'incarico di presidente dal 1988 fino al 1991. Qualche tempo dopo, Fabrizio Fabrizi, patrocinatore del ricorso[non chiaro], chiede e ottiene da Pappalardo il suo sostegno e quello del COCER. Per breve tempo ha retto il comando di Gruppo a Frascati.

Nel gennaio 1992, Pappalardo riceve un avviso di garanzia per il reato di diffamazione in danno del Comandante generale dell'Arma, Antonio Viesti; sostiene il Pappalardo[3] che l'imputazione sia dovuta alla dichiarazione da lui rilasciata al GR1 in cui affermava che "il Comandante Generale dell'Arma non può essere più scelto dai partiti".

La carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile del 1992 viene eletto alla Camera dei deputati, come indipendente nelle liste del PSDI, nel collegio di Roma.

Su proposta della Presidenza del Consiglio dei ministri, il 2 giugno 1992 viene insignito del titolo di Cavaliere dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana[4]. Alla Camera inizialmente diviene vicepresidente della Commissione Difesa e fa parte della Commissione Finanze. Nel marzo 1993 costituisce il movimento politico "Solidarietà democratica" con cui si candida sindaco per il comune di Pomezia, ma non ottiene la carica[5].

Il 6 maggio 1993 viene nominato sottosegretario di stato alle Finanze del Governo Ciampi[6], ma pochi giorni dopo, l'11 maggio, il tribunale militare di Roma lo condanna a otto mesi di reclusione per diffamazione ai danni di Viesti[7]. Così dopo sole due settimane in carica, il Consiglio dei ministri gli revoca il mandato di Sottosegretario[8]. Il 14 maggio il deputato Mario Borghezio presenta una interrogazione parlamentare con la quale rende pubblico il sospetto che la moglie del Pappalardo sia una collaboratrice del Sismi[3]. Pappalardo dichiara di essere stato ricevuto il 20 maggio dal presidente della repubblica Oscar Luigi Scalfaro[3]. Il 26 maggio 1993 viene pubblicato sulla "Gazzetta Ufficiale" il comunicato della Presidenza del Consiglio con cui si annuncia il decreto presidenziale di revoca della nomina a far data dal 22 maggio[9] La condanna, ricorda Pappalardo, è stata dapprima ridotta a 3 mesi dalla Corte di Appello Militare di Roma il 19 ottobre 1994 e poi cassata senza rinvio dalla Corte di Cassazione il 2 dicembre 1997 perché "il fatto non costituisce reato"[3]. Diviene Membro della Commissione parlamentare Terrorismo e Stragi.

Nel novembre 1993, alle elezioni comunali di Roma, è capolista in una lista anti-Rutelli, "Solidarietà democratica",[10] collegata al principe Giovanni Alliata Di Montereale, ottenendo lo 0,55 % dei voti. Nel frattempo è promosso colonnello, in aspettativa parlamentare. Pappalardo nel settembre 1993 abbandona il gruppo parlamentare socialdemocratico a Montecitorio per aggregarsi al gruppo misto e aderendo a dicembre al Patto di Mario Segni dove resta fino al febbraio 1994, dimettendsi perché non candidato nel Patto per l'Italia[11][12]. Termina così il mandato parlamentare con le elezioni del 27 e 28 marzo 1994. Due mesi dopo si candida per le elezioni europee da indipendente nelle liste di Alleanza Nazionale[13].

Il ritorno alla vita militare ed al COCER[modifica | modifica wikitesto]

Non eletto, riprende l'attività militare, in qualità Capo di Stato Maggiore della Regione Carabinieri Abruzzo e Molise. Nel 1996 gli viene assegnato l'incarico di Vice Comandante della Regione Umbria.

Nel 1998 ottiene il comando del 2º Reggimento Carabinieri di Roma. Nel 1999 torna ad essere eletto nel COCER. Tra il 1999 ed il 2000, Pappalardo ritorna sulle cronache: dapprima in seguito alla minaccia di agitazioni fra i carabinieri per protestare contro aumenti di retribuzione giudicati irrisori; quindi per l'affissione di alcune telefonate di politici trascritte nelle bacheche delle caserme; infine per la comparsa di un documento, inviato a tutte le strutture rappresentative dell'Arma, che auspica mutamenti politici e istituzionali.[14]

Il 21 marzo 2000 viene diffusa la notizia della comparsa di una nota informativa del Cocer dei Carabinieri, la n. 20, contenente la trascrizione di una telefonata intercorsa il 9 febbraio tra il Pappalardo e l'allora presidente del Consiglio Massimo D'Alema, a proposito della legge sul riordino delle forze di polizia. Di questa legge era prevista la votazione alla Camera il successivo 23 febbraio. Pappalardo, secondo la trascrizione, avrebbe detto a D'Alema: «Qualcuno vuole mettere in difficoltà l'Arma dei carabinieri […]. Se si vuole un'unica forza di polizia, si abbia il coraggio di farlo. Questo ovviamente comporterà l'annientamento dell'Arma».[15] Il 29 marzo 2000, con la sua relazione "sullo stato del morale e del benessere dei cittadini", il colonnello Pappalardo invita l'Arma a fondare «un nuovo Stato», con un comunicato divenuto pubblico proprio nel giorno della riforma che fa dei Carabinieri un'arma autonoma, e giudicato eversivo e inammissibile da tutti i partiti.[14]

Il Comando generale dei carabinieri "con provvedimento di immediata attuazione" decide di "sollevare il colonnello Antonio Pappalardo dal Comando del II Reggimento Carabinieri di Roma" e messo "a disposizione del Comandante della divisione Palidoro". Pappalardo rassegna le sue dimissioni da presidente del Cocer e deve affrontare due inchieste, una della magistratura ordinaria e l'altra della magistratura militare. Il ciclone giudiziario termina con l'assoluzione nell'autunno del 2000.[16]

Dalla promozione a generale di brigata al congedo[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile 2000, Pappalardo viene promosso generale di brigata.[17] Ad inizio 2001, Pappalardo fonda il movimento "Popolari Europei", collocato a destra della Casa delle Libertà, senza avere sviluppi particolari. Un altro movimento viene fondato a Roma il 9 novembre 2000 e presentato a Palermo il 28 gennaio 2001. Pappalardo vi aderisce, divenendone segretario. Il nome del movimento è Associazione Culturale "Nuova prospettiva", avente quale organo "Il Manifesto dei Funzionalisti"[18].

In vista delle elezioni si candida al Senato nel collegio di Taranto in Lega d'Azione Meridionale, un movimento collegato all'ex Sindaco di Taranto Giancarlo Cito, senza però venire eletto. Due mesi dopo, nel giugno 2001 si presenta candidato alle elezioni regionali siciliane nella circoscrizione di Catania nella lista Biancofiore, promossa da Salvatore Cuffaro, ma non viene eletto.

Viene così reintegrato nell'Arma. Ultimo incarico nel 2004/2005 è quello di Capo di Stato Maggiore della Divisione Unità Specializzate Carabinieri, in Roma. Il 26 giugno 2006 viene collocato in congedo.

La ripresa dell'attività politica e sindacale[modifica | modifica wikitesto]

Agli inizi del 2007 risulta nell'organico della Direzione nazionale del Partito dei Socialdemocratici, guidato dall'On. Franco Nicolazzi.[19]. Il 30 marzo 2007 è nominato Presidente onorario del LISIPO (Libero Sindacato di Polizia).

A fine giugno 2007 assume la carica di Presidente del SUPU e dell'Associazione Nazionale per la Sicurezza e la Legalità, un nuovo organismo che si definisce apolitico e che ha tra i suoi fini quello di «far abrogare il Testo Unico delle Leggi di Pubblica sicurezza, approvato nel 1931, in epoca fascista

Nel dicembre 2007, Pappalardo promuove la costituzione di un comitato di lotta permanente per la stabilizzazione del personale militare precario.[20]

L'adesione all'MPA[modifica | modifica wikitesto]

Ai primi di marzo del 2008, Pappalardo pubblica su La Sicilia di Catania un articolo in merito alle scelte politiche del Consiglio Nazionale del SUPU a favore di Raffaele Lombardo e del Movimento per l'Autonomia (MpA) in occasione delle imminenti elezioni regionali e nazionali[21]. La Segreteria Nazionale del SUPU si riunisce l'11 marzo 2008 e decide di sostenere la candidatura di Pappalardo nell'MpA. Viene candidato in tre collegi senatoriali, Abruzzo, Puglia e Sicilia, e si accettano le dimissioni di Pappalardo dalla carica di Presidente, che viene sostituito pro tempore dal generale Umberto Tagliacozzi.

Il 18 marzo, nel mezzo della campagna elettorale, Pappalardo è colto da malore mentre si trova a L'Aquila per partecipare ad una manifestazione del Movimento per l'Autonomia.[22] A seguito dei risultati risultati elettorali del 14 aprile 2008, Pappalardo non è eletto, e l'MPA ottiene solo due senatori in Sicilia. Da luglio 2008 Pappalardo è membro del consiglio di amministrazione della Stretto di Messina S.p.A.[23]. Il 30 ottobre 2011 annuncia la sua candidatura a sindaco di Palermo con il Melograno Mediterraneo[24]. La lista viene esclusa in quanto presentata oltre i termini stabiliti [25]

Il movimento dei Forconi[modifica | modifica wikitesto]

Pappalardo presiede dal 2016 il Movimento Liberazione Italia[26], facente parte della galassia di sigle a cui ci si riferisce impropriamente come Movimento dei Forconi. Il 14 dicembre 2016, assieme ad alcuni membri del Movimento 9 Dicembre-Forconi fra i quali il presidente Danilo Calvani, inscena uno pseudo arresto ai danni dell'ex parlamentare Osvaldo Napoli nei pressi di Montecitorio[27].

Attività artistiche[modifica | modifica wikitesto]

Il coro polifonico "Vox Nova" di Fabriano diretto dal M° Alberto Signori ha partecipato alla prima esecuzione assoluta e alla registrazione per la Fonit Cetra della "Missa Militum" di Antonio Pappalardo con l'Orchestra dell'Accademia Strumentale Umbra.[28]. Nel 2003 Pappalardo entra in Vaticano come compositore di «Vita Nova». L'aula Paolo VI lo accoglie infatti insieme con il maestro Gianluigi Gelmetti che dirige l'orchestra del Teatro dell'Opera per il concerto per Madre Teresa di Calcutta, appena diventata beata.

Il vento di Mykonos viene eseguita in un concerto in prima mondiale il 6 dicembre 2005 all'Auditorium Pium di via della Conciliazione di Roma. Il testo è del magistrato Corrado Calabrò, presidente dell'Authority Tlc nonché poeta e scrittore; la musica è del colonnello Pappalardo,[29] la voce solista il cantautore Franco Simone. Bhailpevaco, opera rock sul dialogo interreligioso, è presentata il 18 dicembre 2006 al Teatro Colosseo di Roma.[30] Nel pomeriggio di domenica 9 luglio 2007, all'interno del Tg2 Dossier, viene trasmessa una composizione sacra del generale Pappalardo per i cinquecento anni della Basilica di San Pietro.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana
«[4]»
— 2 giugno 1993. Di iniziativa del Presidenza del Consiglio dei ministri
Medaglia commemorativa operazioni di soccorso in Friuli (1976) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa operazioni di soccorso in Friuli (1976)
Medaglia al merito di lungo comando nell'esercito (20 anni) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia al merito di lungo comando nell'esercito (20 anni)
Croce d'oro per anzianità di servizio (ufficiali e sottufficiali, 25 anni) - nastrino per uniforme ordinaria Croce d'oro per anzianità di servizio (ufficiali e sottufficiali, 25 anni)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il padre, comandante di stazione, durante la guerra fu fatto prigioniero ed internato in un campo di concentramento tedesco
  2. ^ Sempre nella Capitale, al viale Romania.
  3. ^ a b c d Fonte: note autobiografiche di Pappalardo
  4. ^ a b Il sito ufficiale della Presidenza della Repubblica
  5. ^ ARCHIVIO STORICO DELLE ELEZIONI - COMUNALI DEL 6 GIUGNO 1993
  6. ^ Antonio Pappalardo, su Camera.it - XI legislatura, Parlamento italiano.
  7. ^ [69420] - Antonio Pappalardo condannato ad 8 mesi di carcere per diffamazione nei confronti del Generale Viesti; il Governo Ciampi e i ministri e sottosegretari inquisiti;...
  8. ^ http://www.nuovaprospettiva.org/dossier.html
  9. ^ Cinque anni fa tocco' a Pappalardo Ciampi fu costretto a rimuoverlo
  10. ^ senza titolo
  11. ^ Caso Piga: giudici prudenti ma a Cortina ora è polemica
  12. ^ Elezioni: Pappalardo - Torno A Fare Il Carabiniere
  13. ^ Pappalardo " monzese "
  14. ^ a b Cocer Carabinieri
  15. ^ Carmilla on line
  16. ^ Assoluzione del colonnello Antonio Pappalardo
  17. ^ IL VELINO SERA - il Velino/AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
  18. ^ Nuova Prospettiva Associazione Culturale
  19. ^ [1]
  20. ^ Un ringraziamento particolare al Gen.le Antonio Pappalardo, presidente del S.U.P.U. « STABILIZZAZIONE PERSONALE MILITARE PRECARIO
  21. ^ [2]
  22. ^ Wikio Shopping
  23. ^ Anas S.p.A. - Stretto di Messina SpA
  24. ^ livesicilia.it
  25. ^ Elezioni comunali 2012, Esclusa la lista del Melograno „Esclusa la lista del Melograno, Pappalardo annuncia il ricorso“, palermotoday.it.
  26. ^ Organigramma Movimento Liberazione Italia
  27. ^ Antonio Pappalardo: chi è il generale dei carabinieri alla guida dei forconi (con vitalizio)
  28. ^ Kronos - Cronache del nuovo millennio - Franco Simone/2
  29. ^ ellenico: dicembre 2005
  30. ^ Radiovaticana

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]