Antoine Perrenot de Granvelle

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Antoine Perrenot de Granvelle
cardinale di Santa Romana Chiesa
Anthonis Mor 006.png
Ritratto del cardinale de Granvelle, opera di Antonio Moro del 1549
BlasonCardinaldeGranvelle.svg
Constanter
 
Incarichi ricoperti
 
Nato26 agosto 1517, Ornans
Ordinato presbitero1540[1]
Nominato vescovo29 novembre 1538 da papa Paolo III
Consacrato vescovo21 maggio 1542 dal cardinale Juan Pardo de Tavera
Elevato arcivescovo10 marzo 1561 da papa Pio IV
Creato cardinale26 febbraio 1561 da papa Pio IV
Deceduto21 settembre 1586, Madrid
 

Antoine Perrenot de Granvelle (Ornans, 26 agosto 1517Madrid, 21 settembre 1586) è stato un cardinale e arcivescovo cattolico francese. È stato vescovo di Arras, arcivescovo di Malines[2], ambasciatore a Roma e viceré del Regno di Napoli (1571-1575).

Ritratto del cardinale de Granvelle, opera di Willem Key

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Ornans, in Francia, il 26 agosto 1517. Il nonno, Pierre Perrenot, era stato notaio e giudice nella città natale; suo padre, Nicolas Perrenot, era stato consigliere al parlamento di Dole e, attraverso il Consiglio privato di Margherita d'Austria, era entrato nel Consiglio di Carlo V. In quest'organo Nicolas[3] si fece affiancare dal figlio, che gli succedette alla morte nel 1550[4].

Con breve di Paolo III del 27 gennaio 1538 gli fu concessa la prepositura della chiesa di San Vittore di Xanten, in arcidiocesi di Colonia; con l'occasione, cessò gli studi che stava conducendo all'università di Padova. "Nel giugno e nel luglio successivi avrebbe assistito, al fianco del padre, ai colloqui di Nizza e Aigues-Mortes tra Carlo V e Francesco I, per riprendere poi la via di Lovanio e laurearvisi in filosofia e teologia"[5].

Dall'età di ventuno anni ricoprì l'incarico vescovile ad Arras: nel 1538 Maria d'Ungheria propiziò la sua nomina[6]. Nel 1559 fu nominato abate dell'abbazia di Saint-Amand (che, con l'intera città di Saint-Amand-les-Eaux, nel 1521 era passata nei domini di Carlo V), carica che mantenne fino alla morte.

Fu creato cardinale il 26 febbraio 1561 da papa Pio IV e subito dopo divenne arcivescovo di Malines sino al 1578. Nel 1566, durante il pontificato di Pio V, fu membro della Congregazione per i Principi[7], che si occupava delle relazioni e della corrispondenza del papato coi sovrani europei.

Fu camerlengo del Sacro Collegio dal 10 febbraio 1570 al 18 maggio 1571.

Mecenate degli artisti[8], a lui fu dedicato nel 1556 il primo libro de motetti a cinque et a sei voci di Orlando di Lasso[9]. Buona parte delle opere, di cui era accanito collezionista[10], erano conservate nel palais Granvelle costruito dalla famiglia a Besançon[11].

Morì il 21 settembre 1586 all'età di 69 anni.

Attività politica ed amministrativa[modifica | modifica wikitesto]

La sua precedente esperienza di politico (fu consigliere di Carlo V nel 1550) e diplomatico a Roma, lo condussero ad essere nominato presidente[12] degli Stati generali dei Paesi Bassi[13]; dotato di poteri di grande inquisitore[14], contribuì ad accrescere la distanza tra la nobiltà locale e la monarchia spagnola[15]. Quando la situazione olandese degenerò il cardinale, oramai investito di altre responsabilità[16] in altre parti dell'Impero, suggerì però moderazione[17]; ciò non gli risparmiò una duratura, cattiva reputazione tra i protestanti olandesi[18].

Fu poi viceré a Napoli, dove giunse per l'insediamento il 19 aprile 1571, ponendo fine a quasi un mese di interregno del Collaterale, seguito alla morte del precedente viceré Pedro Afán de Ribera.

Si mostrò molto ligio alla politica autoritaria spagnola[19], trovandosi spesso a difendere le prerogative dello Stato a scapito della Chiesa stessa, come ad esempio quando entrò in aperto conflitto con le gerarchie ecclesiastiche napoletane a causa dell'abolizione dell'exequatur.

Approvò il nuovo statuto del Monte di Pietà, ottenendo in cambio cospicui donativi per un totale di 2.400.000 ducati. Soprattutto suo fu il merito di riorganizzare le strutture del porto e dei quartieri militari, allestendo in poco tempo la flotta e gli armamenti necessari alla Lega santa[20]. Ma, per una rivalità personale con il vincitore di Lepanto, Don Giovanni d'Austria, negò allo stesso aiuti di tipo militare necessari per la difesa della Tunisia[21].

Anche per una serie di maldicenze sul suo conto[22], fu richiamato in patria già nell'aprile 1575, ma, tardando a ripartire da Napoli, soltanto il 10 luglio vi fu l'insediamento in città del nuovo viceré marchese di Mondéjar.

Luigi Filippo autorizzò la pubblicazione della sua corrispondenza diplomatica, reperita a Besançon, due secoli e mezzo dopo[23].

Conclavi[modifica | modifica wikitesto]

Durante il suo cardinalato Antoine Perrenot de Granvelle partecipò ai seguenti conclavi:

Non partecipò invece al conclave del 1585, che elesse papa Sisto V.

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Successione apostolica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Data incerta
  2. ^ Al momento della sua partenza dalle Province Unite, questa carica non poté più essere esercitata di persona: sulla ricaduta, in termini di maggiore autonomia dell'episcopato locale, v. Violet Soen et Laura Hollevoet, Le « Borromée » des anciens Pays-Bas ? Maximilien de Berghes, archevêque de Cambrai et l’application du Concile de Trente (1564-1567), Revue du Nord 2017/1 (n° 419), p. 48.
  3. ^ Su sua iniziativa, con alcuni principi elettori, "si tennero conferenze fra teologi cattolici e protestanti – Hagenau (giugno 1540), Worms (novembre 1540 – gennaio 1541), Ratisbona (aprile maggio 1541, presso la dieta imperiale), fino alla grande riunione di Worms dell’11 ottobre 1557 –, nel tentativo, sempre infruttuoso, di giungere a un accordo su base dottrinale: Claudio Tommasi, La ragione prudente, Il Mulino, 2009, cap. 1, nota 18.
  4. ^ J. Godard, UNE NOUVELLE BIOGRAPHIE DU CARDINAL DE GRANVELLE, Revue Historique, T. 214, Fasc. 2 (1955), pp. 245-249.
  5. ^ Francesco Piovan, Documenti sugli studi in Italia di Antoine Perrenot de Granvelle, Quaderni per la storia dell'università di Padova. 42, 2009, p. 167 (Roma : Antenore, 2009).
  6. ^ Scontentando la famiglia Croy dei governatori del Brabante e recuperando il rapporto con Nicolas Granvelle, con la cui politica nobiliare aveva dissentito negli anni precedenti: Daniel R. Doyle, The Sinews of Habsburg Governance in the Sixteenth Century: Mary of Hungary and Political Patronage, The Sixteenth Century Journal, Vol. 31, No. 2 (Summer, 2000), pp. 356-357.
  7. ^ Enciclopedia dei Papi, Roma, Istituto dell'Enciclopedia italiana - Treccani, 2000.
  8. ^ Granvelle sostenne l'intero costo della trasferta romana di Sebastiaan van Noyen (1558), nonché delle sue tavole raffiguranti le Terme di Diocleziano: Boudewijn Bakker, Michael Hoyle, Pictores, Adeste! Hieronymus Cock Recommending His Print Series, Simiolus: Netherlands Quarterly for the History of Art, Vol. 33, No. 1/2, Nine Offerings for Jan Piet Filedt Kok (2007/2008), p. 60.
  9. ^ Kristine K. Forney, Orlando di Lasso's 'Opus 1': The Making and Marketing of a Renaissance Music Book, Revue belge de Musicologie / Belgisch Tijdschrift voor Muziekwetenschap, Vol. 39/40 (1985/1986), pp. 33-60.
  10. ^ Bart Rosier, The Victories of Charles V: A Series of Prints by Maarten van Heemskerck, 1555-56, Simiolus: Netherlands Quarterly for the History of Art, Vol. 20, No. 1 (1990 - 1991), pp. 24-38.
  11. ^ Per la sua casa di Arras commissionò disegni, raffiguranti monumenti mantovani, a Giovanni Battista Scultori: Evelyn Lincoln, Making a Good Impression: Diana Mantuana's Printmaking Career, Renaissance Quarterly, Vol. 50, No. 4 (Winter, 1997), p. 1108. Anche il palais Granvelle di Bruxelles, da lui stesso fatto edificare nel 1550, ospitava opere d'arte; ma l'edificio fu abbattuto nel 1931, nel luogo che oggi ospita la galerie Ravenstein.
  12. ^ Vero e proprio "uomo forte del governo di Bruxelles" secondo Massimo C. Giannini, Tra autonomia politica e ortodossia religiosa: il tentativo d'introdurre l'Inquisizione "al modo di Spagna" nello Stato di Milano (1558-1566), Società e storia. Fascicolo 5, 2001, p. 93; tuttavia, lo stesso Autore ricorda che Filippo II scrisse a Margherita d'Asburgo governatrice dei Paesi Bassi negando che fosse intento suo e del Granvelle di introdurre l'Inquisizione nei Paesi Bassi (lettera da Madrid, 17 luglio 1562, edita in Negocios de los Paises Bajos, in Colección de documentos inéditos para la historia de España, t. IV, Madrid, Imprenta de la Viuda de Calero, 1844, p. 281).
  13. ^ Sui durissimi contrasti politici fra la nobiltà fiamminga e il Granvelle, v. (ES) M. Van Durme, El cardenal Granvela (1517-1586). Imperio y revolución bajo Carlos V y Felipe II, Barcellona, Teide, 1957, p. 240-261.
  14. ^ Anche in tale veste, rivolse direttamente lagnanze - sulla scarsa efficacia della lotta al Protestantesimo ai confini con le Province Unite - all'imperatore Ferdinando: v. Ferdinand, June 3, 1564, in Papiers d'etat de Granvelle, d'apres les manuscrits de la bibliotheque de Besançon (Documents l'histoire de France [Paris, 1841-52]), VIII, 18.
  15. ^ Sebbene Guglielmo d'Orange avesse promesso a Filippo II ed alla reggente Margherita d'Austria che Anna si sarebbe comportata - dopo il matrimonio con lui - come cattolica devota, nella corrispondenza con Filippo II "il cardinal Granvelle non esitò a sottolineare la cattiva influenza che Anna avrebbe esercitato come principessa di Orange a Bruxelles", in ragione delle sue origini luterane: Liesbeth Geevers, Family Matters: William of Orange and the Habsburgs after the Abdication of Charles V (1555–67), Renaissance Quarterly,Vol. 63, No. 2 (Summer 2010), p. 476.
  16. ^ RAPPORTS D'UN ESPION AU CARDINAL PERRENOT DE GRANVELLE: QUI, DE BESANÇON, OU IL S'EST RETIRÉ EN 1563, CONTINUE A PRENDRE UNE GRANDE PART AUX AFFAIRES DES PAYS-BAS. 1564, Bulletin de la Société de l'Histoire du Protestantisme Français (1852-1865), Vol. 4, No. 4/6 (1855 AOUT A OCTOBRE), pp. 196-198.
  17. ^ "Quanto al viceré di Napoli, il cardinale di Granvelle, bisogna ricordare che la sua posizione sulle strategie per i Paesi Bassi è completamente cambiata rispetto al decennio precedente. Nella corrispondenza con Zúñiga, Granvelle suggerisce moderazione, il cambio delle linee politiche precedenti, la precisa individuazione dei veri ribelli ed eretici rifuggendo dai processi sommari, l’eliminazione del Consejo de los Trubles, una sorta di tribunale speciale creato dal Duca d'Alba, il ritorno alla gestione ordinaria dei consigli anche per castigare gli eccessi, una maggiore fiducia nell’operato dei consiglieri, il ripristino del commercio, la distinzione tra affari e politica, l’allontanamento dalle magistrature dei criados del governatore": Aurelio Musi, L'impero dei viceré, Il Mulino, 2013, p. 107.
  18. ^ Eva L.E. Janssens, World of wickedness: a remarkable sixteenth-century print of the parable of the good shepherd, Simiolus: Netherlands Quarterly for the History of Art, Vol. 37, No. 3/4 (2013–2014), pp. 170-186.
  19. ^ "Le strategie messe in atto dal trio Zúñiga-Requeséns-Granvelle in una fase in cui sta venendo meno, per esaurimento dei leader protagonisti, la contrapposizione fra partito albista e partito ebolista, dimostrano che l’ambasciatore spagnolo a Roma, il governatore di Milano e il viceré di Napoli sono perfettamente coscienti di costituire una coesa e omogenea coalizione di potere, tesa a controllare il «sottosistema Italia» come parte essenziale dell’intero sistema imperiale spagnolo": Aurelio Musi, L'impero dei viceré, Il Mulino, 2013, pp. 111-112.
  20. ^ Il 14 agosto 1571 è lui stesso a consegnare il vessillo della Lega, a nome del papa, a don Giovanni: Sylvène Edouard, Un songe pour triompher: la décoration de la galère royale de don Juan d'Autriche à Lépante (1571), Revue historique 2005/4 (n° 636).
  21. ^ Salvatore Bono, L'OCCUPAZIONE SPAGNUOLA E LA RICONQUISTA MUSULMANA DI TUNISI (1573-1574), Africa: Rivista trimestrale di studi e documentazione dell’Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente, Anno 33, No. 3 (SETTEMBRE 1978), pp. 351-382.
  22. ^ L’immaginario popolare leggerà il contrasto che lo oppone a Don Giovanni d'Austria sul piano dell’azione politica "tutto in chiave di rivalità amorosa per la stessa donna, la bellissima Diana Falangola (damigella d’onore di Anna di Toledo), che il cardinale fa rinchiudere, incinta, nel monastero di Santa Patrizia nel 1573, per ovvie ragioni di opportunità politica (la bambina, nata in monastero e battezzata col nome di Giovanna, in quanto figlia di don Juan era comunque nipote di Filippo II e destinata ad essere affidata alle cure di Margherita d'Austria a Parma)": Carlo Vecce, L’UMANISTA, LA SIRENA, LA MORTE. STEVEN PIGGE A NAPOLI, p. 212.
  23. ^ Antoine Perrenot de Granvelle, Papiers d'etat du cardinal de Granvelle d'apres les manuscrits de la bibliotheque de Besançon, Publiès sous la direction de M. Ch. Weiss(9 vols.; Collection de documents inedites sur l'histoire de France, Publiès par ordre du Roy et par les soins du ministre de l'instruction publique. 1er Serie, Histoire Politique; Paris, 1841-1852).

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