Contea di Piacenza

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Contea di Piacenza
Dati amministrativi
Lingue ufficialiLatino
Lingue parlatelatino, volgare italiano
CapitalePiacenza
Dipendente daSacro Romano Impero
Politica
Forma di Statocontea
Nascita791 con Aroinus
Causaistituzione della contea da parte di Carlo Magno
Fine1078 con Vifredo VI
Causadeposizione di Vifredo VI
Territorio e popolazione
Economia
Valutadenaro, soldo, lira
Commerci conItalia e Sacro Romano Impero
Religione e società
Religioni preminentiCattolicesimo
Mappa italia bizantina e longobarda.svg
L'Italia tra il 568 e il 774
Evoluzione storica
Preceduto daDucato di Piacenza
Succeduto daComune medievale

La contea di Piacenza fu una contea (in latino: comitatus) del Regnum Italicorum. Il suo centro fu la città antica e la murata di Piacenza (Latina Placentia), alla confluenza del Trebbia e del Po, poco distante dalla capitale reale di Pavia. Gran parte della contea era dominata dagli Appennini. Essa corrispondeva all'incirca alla moderna provincia di Piacenza, nella parte di bassa pianura fino al Po, nella parte bassa delle valli del Tidone, Luretta, Trebbia, Nure, nelle valli del Riglio, Chero, Chiavenna e Arda fino al Po e nelle valli dell'Ongina, Stirone, Pessola, Mozzola, Cenedola, bassa val Ceno, Taro e Gotra; ad esclusione del confinante territorio di Bobbio, ma le cui proprietà feudali si inserivano anche in quella piacentina oltre che in altre.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I Franchi conquistarono il regno dei Longobardi in Italia nel 774. Il primo re dei Franchi, Carlo Magno, instaurò le contee in Italia sul modello dei Franchi. Il primo conte registrato di Piacenza e l'unica nota dal regno di Carlo Magno, è stato nominato Aroinus.[1][2]

Il 3 giugno 870, Ludovico II concesse alla regina Engelberga il monastero di San Pietro nella contea di Piacenza insieme a sette manieri per sostenere il convento di San Sisto, che aveva da poco fondato all'interno delle mura di Piacenza. Nell'874 Ludovico estese il suo controllo dell'acquedotto di sistema nella contea, nonché il diritto di alcuni materiali da costruzione e di un canale.[3]

L'antica e ricca abbazia di Bobbio era limitrofa alla contea di Piacenza e alcuni suoi abati erano spesso in conflitto con i conti, il cui confine territoriale non coincideva con i ben più ampi territori feudali soggetti al monastero bobbiese ed inseriti per la parte piacentina nel grande Feudo monastico di Bobbio per donazione regia ed imperiale. Nel 929, un grande processo si svolse a Pavia a diversi nobili piacentini accusati di usurpare le terre di Bobbio. Il conte Raginerio e suo fratello vescovo Guido, sono stati tra questi, così come il futuro conte, Gandolfo.[4]

Nell'891 Guido II di Spoleto, imperatore (891-894) e re di Italia (889-894) istituì a Milano la marca di Lombardia e vi incluse i comitati di Parma, Piacenza, Reggio e Modena. Nel 950-951 il re Berengario II terminò la riorganizzazione del territorio del nord Italia, iniziata da Ugo di Provenza costituendo la Marca Obertenga[5]: la Marca di Milano o di Lombardia assieme alla Marca di Genova furono affidate a Oberto I, capostipite della casata degli Obertenghi, assieme ai comitati di Luni, Tortona, Milano, Genova, Pavia e Bobbio (feudo monastico imperiale) in modo diretto e Parma, Piacenza e Cremona con il ramo adalbertino-obertengo dei Pallavicino che furono anche direttamente anche conti di Piacenza con Adalberto II Pallavicino; con l'imperatore Ottone I si ebbe la fisionomia definitiva. In quella fase storica, tuttavia, si stava realizzando la trasformazione del potere comitale in quello politico episcopale.

Mappa d'Italia intorno all'anno 1050.

Dal 984 al 988 Adalberto Atto di Canossa, primo conte di Canossa, conte di Mantova, conte di Reggio e Modena, viene creato margravio della marca Attoniana[5] unendo Parma, Piacenza, Cremona, Bergamo e Brescia ai territori già posseduti, grazie al duca Enrico II di Baviera, che rapì l'allora minore Ottone III tentando di appropriarsi della reggenza ai danni dell'imperatrice Teofano e si fece incoronare re nel 984; non fu però in grado di regnare a causa principalmente dell'opposizione di Gerberto di Aurillac, abate di Bobbio, futuro arcivescovo di Ravenna e dal 999 Papa con il nome di Silvestro II.

Nel 997[6] il vescovo Sigifredo riceve dall'imperatore Ottone III i poteri comitali sulla città e sul territorio circostante, comes civitatis, fino ad una distanza di un miglio dalle mura (in seguito si allarghera fino a tre, quattro miglia), mentre nel contado gli Obertenghi, che hanno il titolo di marchese e conte palatino del Sacro Romano Impero, sono conti della contea, comes comitatus, dove la contea venne stabilito che iniziava a tre o quattro miglia al di fuori delle mura della città. Nasce così anche a Piacenza la figura del vescovo-conte, ai presuli vennero conferiti, infatti, una parte dei diritti economici e finanziari, oltre che poteri di ordine disciplinare. Simili ai contadi i territori non cittadini sulle colline e montagne piacentine appartenenti ai monasteri "regi"[7] che si formarono in epoca longobarda e carolingia con particolari esenzioni e diritti feudali, come l'Abbazia di Bobbio, il Monastero di San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia, il Monastero di Santa Brigida d'Irlanda di Piacenza, l'Abbazia dei santi Salvatore e Gallo di Val Tolla e il Monastero di San Sisto di Piacenza.

Intorno all'anno 1000, il più ricco possessore terriero nella contea era il figlio di Gandolfo, Bosone, che ebbe diciotto beni, la maggior parte costituita da castelli, nella parte occidentale della contea, dagli Appennini al Po. La sua sede era a Nibbiano.[8]

Verso il 1065, il vescovo di Piacenza, un nobile locale di nome Dionigi, era diventato conte. Durante la lotta per le investiture e le riforme papali, sostenne l'imperatore Enrico IV contro papa Gregorio VII, che ebbe il sostegno dei locali Patarini. Nel 1075, Gregorio depose Dionigi. L'ultimo riferimento ad un conte di Piacenza è del 1078. Al più tardi nel 1095, venne creato un autonomo comune con il supporto papale e in alleanza con Milano.[2][9]

Elenco dei conti[modifica | modifica wikitesto]

Le date indicate sono quelle per le quali sono noti i conti e non sono necessariamente l'inizio e la fine di una contea. Tali date esatte sono spesso sconosciute. La numerazione dei conti spesso riflette una numerazione della famiglia, cioè, non indica il loro numero tra i conti di Piacenza con lo stesso nome, ma piuttosto il loro numero tra i loro membri della famiglia aristocratica con lo stesso nome.[2]

  • Aroinus o Aroin o Arduino (791 - post 823), primo conte di Piacenza. Citato ancora nel 798[10] in un placito tenuto a Spoleto: si tratta di una causa promossa dal monastero di Santa Maria di Farfa giudicata da tre messi regi, uno dei quali è Aroinus. Citato ancora nel 823[11].
    • ( Aimone ? ) (? - post 802), «ex genere Francorum» ossia di stirpe franca. Da alcune fonti viene detto conte di Piacenza. Forse è quell'Haymo di Dordona (o Dordogne, Dordone o Dourdan), aleramico e quindi franco, che conquistò e rase al suolo Vasto nell'802. Secondo la leggenda era padre di Rinaldo di Montalbano del ciclo delle chansons de geste
  • Amandus o Amandi (ante 832 - ...), è considerato il secondo conte di Piacenza. La sua prima e unica citazione è del 832[12]. Tra i suoi atti Valfridus è detto rettore e gastaldo di Torano (Torrano) per conto del vescovo di Piacenza (839)
  • Vifredo I (843 - 870), (anche noto come Wifredus, Wifred, Vvifrit, Uuifredus, Vuifredus), della stirpe franca dei Vuifredingi, fu conte di Piacenza presumibilmente dall'843 all'870
  • Ramberto (prima 872, possibilmente prima 843)
  • Tado (... – ...) , fu conte di Piacenza e risulta da un documento in cui si fa dono a un certo Manfredus Negrobonus dictus (869) e a un suo nipote, di diverse terre del comitato piacentino tra cui Momeliano.
  • Sigerad (870 - 879?), nell'865 circa un Sigeradus, cortigiano, fa atto di donazione al monastero di Sant'Ambrogio di Milano del castello di San Pietro. Nel febbraio dell'881, un Sigerad, probabilmente lo stesso, appare essere presente a un giudizio in curte qui fuit quondam Uuifredi comes.
  • Richard (879? - 880? o 885?)
  • Adalgiso II (880? o 885? - 890)
  • Ildeger (890)
  • Sigifredo (891 - 906)
  • Vifredo II (911 - 922)
  • Raginerio (922 - 929), contemporaneamente, sulla cattedra di Piacenza veniva posto il fratello Guido. Morto nel 929 al ritorno da un processo che, a Pavia, l'aveva visto opporsi ai monaci di Bobbio.
  • Gandolfo (930 - 931), fu anche marchese
  • Riprando I (945? 962 - 976), fu conte longobardo di Piacenza fino al 977. Viene detto sia Riprando (Riprando) che Viprando (Wirprand, Wiprand). A quanto pare, figlio del conte di Como Ilderado o Olderado e Railinda (Raelinde, Relinde) di Verticilio, figlia del conte Auprando di Verticilio (875?-?). ebbe come figli Gandolfo, conte di Verona, Railenda, Riprando II
  • Adalberto Atto di Canossa (984 - 988), fu anche marchese o margravio della marca Attoniana[13], primo conte di Canossa e conte di Mantova fu conte longobardo di Piacenza dal 984 al 988 assieme ai comitati di Parma, Cremona, Modena, Reggio Emilia, Bergamo e Brescia.
  • Riprando II (990 - 999), conte longobardo di Piacenza
  • Lanfranco I (999 - 1009), figlio di Riprando II, successe al padre nella carica di conte di Piacenza, quindi fu conte di Vicenza e di Padova.
  • Ugo (1012? - ? 1017)
  • Lanfranco II (1017 - 1021)
  • Adalberto I Pallavicino (1028 - 1034)
  • Adalberto II (1049)
  • Riprando II (1049)
  • Rainaldo (1055)
  • Dionigi (1065 - 1075), fu anche vescovo[14]
  • Vifredo III (1075 - 1078)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ J. O. Tjader, Italy VIII, in A. Bruckner, R. Marichal (a cura di), Chartae Latinae Antiquiores. Facsimile-Edition of the Latin Charters prior to the Ninth Century, 1992, p. XXVII, Dietikon-Zürich, p. 830
  2. ^ a b c (FR) François Bougard, "Entre Gandolfinigi et Obertenghi: les comtes de Plaisance aux Xe et XIe siècles", Mélanges de l'Ecole française de Rome: Moyen-Âge, 101,1 (1989), pp. 11–66.
  3. ^ (EN) Charles E. Odegaard, "The Empress Engelberge", Speculum, 26, 1 (1951), pp. 77–103, at p. 88.
  4. ^ (EN) Alexander O'Hara and Faye Taylor, "Aristocratic and Monastic Conflict in Tenth-Century Italy: The Case of Bobbio and the Miracula sancti Columbani", Viator, 44, 3 (2013), pp. 43–62.
  5. ^ a b Le Marche d'Italia sull'Enciclopedia Treccani
  6. ^ M.G.H. Diplomata Ottonis III n. 250, p.666
  7. ^ Jörg Jarnut, Storia dei Longobardi, p. 120.
  8. ^ (EN) Chris Wickham, Medieval Rome: Stability and Crisis of a City, 900–1150 (Oxford: Oxford University Press, 2015), p. 253.
  9. ^ (EN) John W. Barker and Christopher Kleinhenz, "Piacenza", in Christopher Kleinhenz, ed., Medieval Italy: An Encyclopedia (New York and London: Routledge, 2004), pp. 892–93.
  10. ^ C. Manaresi, I placiti del "Regnum Italiae", 3 voll., Roma 1955-1957, placito n.10
  11. ^ P. Degni, Italy XL, Piacenza V, in G. Cavallo, G.Nicolaj (a cura di), Chartae Latinae Antiquiores. Facsimile Edition of the Latin Charters, 2nd Series: Ninth Century, 2006, p. LXVIII, Dietikon-Zürich, p. 15
  12. ^ P. Degni, Italy XL, Piacenza V, in G. Cavallo, G.Nicolaj (a cura di), Chartae Latinae Antiquiores. Facsimile Edition of the Latin Charters, 2nd Series: Ninth Century, 2006, p. LXVIII, Dietikon-Zürich, p. 20
  13. ^ Le Marche d'Italia sull'Enciclopedia Treccani
  14. ^ Memorie storiche della città di Piacenza.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • J. O. Tjader, Italy VIII, in A. Bruckner, R. Marichal (a cura di), Chartae Latinae Antiquiores. Facsimile-Edition of the Latin Charters prior to the Ninth Century, 1992, p. XXVII, Dietikon-Zürich.
  • G. Cavallo, F. Magistrale, R. Marichal, J. O. Tjader, Italy IX, in A. Bruckner, R. Marichal (a cura di), Chartae Latinae Antiquiores. Facsimile-Edition of the Latin Charters prior to the Ninth Century, 1988, p. XXVIII, Dietikon-Zürich.
  • J. O. Tjader, F. Magistrale, G. Cavallo, Italy X, in A. Bruckner, R. Marichal (a cura di), Chartae Latinae Antiquiores. Facsimile-Edition of the Latin Charters prior to the Ninth Century, 1993, p. XXIX, Dietikon-Zürich.
  • Gian Giacomo Fissore, Italy XXVIII, Piemonte I, Novara, Torino, in Guglielmo Cavallo, G. Nicolaj (a cura di), Chartae Latinae Antiquiores. Facsimile Edition of the Latin Charters, 2nd Series: Ninth Century, 2000, p. LVI, Dietikon-Zürich.
  • Gian Giacomo Fissore, A. Olivieri, Italy XXIX, Piemonte II, Novara, Torino, in Guglielmo Cavallo, G. Nicolaj (a cura di), Chartae Latinae Antiquiores. Facsimile Edition of the Latin Charters, 2nd Series: Ninth Century, 2001, p. LVII, Dietikon-Zürich.
  • C. Mantegna, Italy XXXVI, Piacenza I, in G. Cavallo, G.Nicolaj (a cura di), Chartae Latinae Antiquiores. Facsimile Edition of the Latin Charters, 2nd Series: Ninth Century, 2003, p. LXIV, Dietikon-Zürich.
  • C. Mantegna, Italy XXXVII, Piacenza II, in G. Cavallo, G.Nicolaj (a cura di), Chartae Latinae Antiquiores. Facsimile Edition of the Latin Charters, 2nd Series: Ninth Century, 2004, p. LXV, Dietikon-Zürich.
  • C. Carbonetti Venditelli, Italy XXXVIII, Piacenza III, in G. Cavallo, G. Nicolaj (a cura di), Chartae Latinae Antiquiores. Facsimile Edition of the Latin Charters, 2nd Series: Ninth Century, 2005, p. LXVI, Dietikon-Zürich.
  • P. Radiciotti, Italy XXXIX, Piacenza IV, in G. Cavallo, G.Nicolaj (a cura di), Chartae Latinae Antiquiores. Facsimile Edition of the Latin Charters, 2nd Series: Ninth Century, 2005, p. LXVII, Dietikon-Zürich.
  • P. Degni, Italy XL, Piacenza V, in G. Cavallo, G.Nicolaj (a cura di), Chartae Latinae Antiquiores. Facsimile Edition of the Latin Charters, 2nd Series: Ninth Century, 2006, p. LXVIII, Dietikon-Zürich.
  • F. De Rubeis, Italy XLI, Piacenza VI, in G. Cavallo, G.Nicolaj (a cura di), Chartae Latinae Antiquiores. Facsimile Edition of the Latin Charters, 2nd Series: Ninth Century, 2006, p. LXIX, Dietikon-Zürich.
  • F. De Rubeis, Italy XLII, Piacenza VII, in G. Cavallo, G.Nicolaj (a cura di), Chartae Latinae Antiquiores. Facsimile Edition of the Latin Charters, 2nd Series: Ninth Century, 2007, p. LXX, Dietikon-Zürich.
  • C. Mantegna, Italy XLIII, Piacenza VIII, in G. Cavallo, G. Nicolaj (a cura di), Chartae Latinae Antiquiores. Facsimile Edition of the Latin Charters, 2nd Series: Ninth Century, 2007, p. LXXI, Dietikon-Zürich.
  • G. Feo, M. Modesti, M. Al Kalak, M. Mezzetti, Italy LX, Modena. Nonantola I 2008, in G. Cavallo, G. Nicolaj (a cura di), Chartae Latinae Antiquiores. Facsimile Edition of the Latin Charters, 2nd Series: Ninth Century, p. LXXXVIII, Dietikon-Zürich.
  • G. Feo, L. Iannacci, M. Modesti, Italy LXI, Modena. Nonantola II 2009, in G. Cavallo, G. Nicolaj (a cura di), Chartae Latinae Antiquiores. Facsimile Edition of the Latin Charters, 2nd Series: Ninth Century, p. LXXXIX, Dietikon-Zürich.
  • C. Cipolla - G. Buzzi, Codice Diplomatico del Monastero di S. Colombano di Bobbio fino all'anno MCCVIII - 3 Volumi - Fonti per la Storia d'Italia, Biblioteca del Senato, Palazzo Madama, Roma 1918
  • P. Bonacini, Terre d’Emilia. Distretti pubblici, comunità locali e poteri signorili nell’esperienza di una regione italiana (secoli VIII-XII), Bologna 2001
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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]