Viverna

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Una Viverna o Drago Verde

La viverna è una creatura leggendaria, rappresentata come un rettile alato, simile al drago della tradizione europea (pur essendo una razza distinta), differendo per l'assenza delle zampe anteriori. Solitamente non soffia fuoco (ma vi sono numerose eccezioni) ed è solitamente di dimensioni non troppo grandi. Caratteristica peculiare è la presenza di un uncino o un pungiglione all'estremità della coda, capace - in alcuni rami delle leggende - di iniettare veleno mortale o paralizzante.

Tradizionalmente hanno intelligenza e comportamento simili a quelli dei gatti: durante il medioevo erano considerati il tipo di creatura più utile per la stregoneria, per la loro affinità con gli incantesimi.

Presenti anche nella mitologia africana, dove sono considerate presagio di sventura, si crede tradizionalmente che si nutrano di elefanti, rinoceronti, ippopotami o occasionalmente gruppi di nomadi umani.

Araldica[modifica | modifica sorgente]

La figura araldica della Viverna

Nell'araldica la Viverna può essere rappresentata in modo simile ad una coccatrice o a un basilisco, e può assumere diversi significati. Può rappresentare la peste, la conquista o simili concetti, o indicare lo status della casata o del nobile.

Solitamente è rappresentata sollevata da terra e con le ali aperte. In tale ambito, una creatura alata stava a indicare una casata in ascesa o un nuovo nobiliato (contrapposto alle creature terrestri come leoni e orsi che indicavano un potere già saldo). La Viverna era pertanto simbolo di sovvertimento politico, preferito dalle casate che avevano ottenuto potere o terre grazie ad azioni belliche.

Diverse città o stemmi hanno attinto dalla leggenda della Viverna. La Viverna è ad esempio il simbolo della città di Terni, dov'è raffigurata all'interno dello stemma comunale. La popolazione ternana identifica l'animale anche col nome di "Drago Thyrus". Una Viverna dorata dipinta sulla bandiera del Wessex è presente nello storico arazzo di Bayeux.

Influenze culturali[modifica | modifica sorgente]

San Michele e un angelo mentre combattono contro una Viverna

Le Viverne sono giunte ai giorni nostri grazie alle influenze dell'immaginifico medievale e scandinavo, in particolare sul genere fantasy. La loro rappresentazione non è uniforme: in alcune opere hanno quattro zampe invece che due, in altre (come nel gioco Dungeons & Dragons) sono dotate di una coda velenosa. Anche il semplice colore delle scaglie - in alcuni casi marrone, in altri verdi - è motivo di differenza fra le varie ambientazioni di libri, videogiochi e giochi di ruolo. Una viverna è protagonista del film del 2009 Il demone dei ghiacci (Wyvern).

Falsi storici: Lacerta ignes spiritus Saxon[modifica | modifica sorgente]

Il falso ritrovamento di una Viverna (chiamata "Lacerta ignes spiritus Saxon") in Bassa Sassonia (Germania) fece molto scalpore nel 1993: un'équipe di scienziati disse di aver ritrovato nel fondo di una caverna la carcassa di un rettile che corrispondeva alla descrizione di un poema cavalleresco germanico. In particolare ha colpito il gruppo il fatto che la creatura avesse l'addome carbonizzato. Un'analisi chimica dei tessuti riportò dati sorprendenti: lo stomaco si era infiammato a causa di un particolare succo gastrico dell'animale (contenente molecole di fosforo comburenti con l'ossigeno come acceleratore di combustione), dopo la rottura della parete tessile. Era stato trovato anche un dotto glottidale collegato dallo stomaco alla bocca (molto simile alle ghiandole velenifere dei serpenti, ma più ampio). Secondo un'ipotesi, la creatura doveva essere in grado di espellere sotto forma di getto questo liquido che a contatto con l'aria esterna bruciava sotto forma di fiammata nel caso di minaccia.

Tempo dopo, un gruppo di esperti scettici volle esaminare il corpo della creatura, ma alla fine gli scienziati, per evitare qualsiasi problema giuridico, confessarono di aver inventato la storia per farsi pubblicità.

Note[modifica | modifica sorgente]


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