Veglia pasquale

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Nella liturgia della Chiesa cattolica e di altre chiese, la Veglia pasquale è la solenne celebrazione della risurrezione del Signore e poiché celebra la vittoria sul peccato e sulla morte da parte di Gesù Cristo è la celebrazione più importante dell'anno liturgico: per tali ragioni è classificata "madre di tutte le veglie". È anche la terza celebrazione peculiare del Triduo pasquale ed anche la più ricca e lunga liturgia di tutto l'Anno liturgico: si celebra fra il tramonto del sabato e l'alba della domenica.

Importanza teologica[modifica | modifica wikitesto]

La celebrazione della Veglia Pasquale, nonostante sia la più importante dell'anno, non è però molto popolare. Lunghi secoli di scarsa considerazione hanno fatto sì che solo a poco a poco la comunità cristiana stia comprendendo la centralità di questa Notte. Secondo gli usi, è da preferirsi celebrare la Veglia piuttosto che la Messa domenicale, dovendo scegliere (anche se sarebbe bene celebrare entrambe). La Veglia rappresenta il cammino del Popolo di Dio (ben espresso nella Liturgia della Parola) fino al suo compimento: la Resurrezione del Salvatore.

« "Secondo un'antichissima tradizione, questa è una notte di veglia in onore del Signore (Ex 12,42). I fedeli, come raccomanda il vangelo (Lc 12,35-36), devono assomigliare ai servi che, con le lampade accese, aspettano il ritorno del loro Signore, perché quando arriva li trovi vigilanti e li inviti a sedersi a tavola" »
(Missale Romanum)

Orario della celebrazione[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante vi siano state molte critiche alla sfavorevole posizione oraria della Veglia Pasquale, il Messale stabilisce in maniera chiara che non si può incominciare la veglia prima che calino le tenebre. A sostegno di tale affermazione, pone due fatti:

  1. La Veglia è celebrazione propria della Pasqua. Il Messale prevede che il Sabato Santo non si celebri l'eucaristia. Quindi, questa celebrazione fa già parte della Domenica di Pasqua, indi per cui richiede di essere celebrato nella Notte di Pasqua (il giorno ebraico inizia dalla notte e non dal giorno).
  2. I simboli usati nella celebrazione (ad esempio il cero) sono fortemente simbolici nel contrasto con il buio della notte, perché la Pasqua è questo: passaggio dal buio alla luce, dalla morte alla vita.

Quindi, l'orario esatto sarebbe, visto il regime di luce estivo, attorno alle 22. Tuttavia, come da tempo si attua in Germania, il Messale ammette di celebrare la Veglia durante la seconda parte della nottata, ossia dalle primissime ore del mattino della Domenica sino alle luci dell'alba.[1]

Struttura della celebrazione[modifica | modifica wikitesto]

La Veglia pasquale si articola in quattro parti:

Liturgia del Lucernario[modifica | modifica wikitesto]

La processione del clero esce dalla chiesa, lasciata completamente al buio, senza luci né candele accese, dal Venerdì santo. Una volta fuori dalla chiesa, i concelebranti raggiungono un braciere precedentemente preparato, e svolge un breve saluto iniziale (senza il segno della croce).

« Fratelli, in questa santissima notte, nella quale Gesù Cristo nostro Signore passò dalla morte alla vita, la Chiesa, diffusa su tutta la terra, chiama i suoi figli a vegliare in preghiera.

Rivivremo la Pasqua del Signore nell'ascolto della Parola e nella partecipazione ai Sacramenti, Cristo risorto confermerà in noi la speranza di partecipare alla sua vittoria sulla morte e di vivere con lui in Dio Padre. »

(Orazione introduttiva, Missale Romanum)

Quindi prende delle braci e le mette nel turibolo e accende, da quella fiamma, il cero pasquale; benedice poi il cero pasquale, tracciandovi una croce, le lettere greche alfa e omega e le cifre dell'anno; prende cinque grani di incenso e li conficca alle quattro estremità e al centro della croce disegnata, a simboleggiare le cinque piaghe gloriose di Cristo, delle mani, dei piedi e del costato.

« Preghiamo.

O Padre, che per mezzo del tuo Figlio ci hai comunicato la fiamma viva della tua gloria, benedici + questo fuoco nuovo, fa' che le feste pasquali accendano in noi il desiderio del cielo, e ci guidino, rinnovati nello spirito, alla festa dello splendore eterno. Per Cristo nostro Signore. »

(Missale Romanum)

Quindi il diacono, portando il cero pasquale, comincia la processione che entrerà in chiesa, intonando per la prima volta "Lumen Christi" (la luce di Cristo), e il popolo risponde "Deo Gratias" (rendiamo grazie a Dio). Dietro il cero pasquale si riforma la processione iniziale, e si accodano anche i fedeli; sulla porta il diacono intona di nuovo "Lumen Christi", e tutti i presenti accendono una candela; arrivati al presbiterio il diacono intona per la terza volta "Lumen Christi" e si accendono le luci della chiesa, tranne le candele dell'altare. Quindi viene riposto e incensato il cero pasquale e il libro, dal quale un diacono, o un cantore, intona l'Exultet (preconio pasquale) o annuncio pasquale. Terminato l'annuncio tutti spengono le candele, ed inizia la liturgia della Parola, introdotta dal celebrante.

Liturgia della Parola[modifica | modifica wikitesto]

La liturgia della Parola della veglia di Pasqua è la più ricca di tutte le celebrazioni dell'anno; consta di sette letture e otto salmi dall'antico testamento, un'epistola di san Paolo apostolo ed il vangelo scelto tra i tre sinottici, a seconda dell'Anno liturgico allo scopo di ripercorrere la storia della redenzione dall'origine della vita in Dio. Dopo ogni lettura e ogni salmo vi è l'orazione del celebrante. Per motivi pastorali si può ridurre il numero di letture dell'antico testamento da sette a tre; la lettura dell'Esodo è sempre obbligatoria.

Il percorso delle letture della Veglia attraversa tutto il cammino del Popolo di Dio fino alla Resurrezione del suo Figlio, compimento del mistero di salvezza. Quindi, incomincia ovviamente con la storia della creazione dell'uomo.

  • Salmo responsoriale. (Sal 103 oppure 32)
  • Orazione del celebrante. A conclusione della lettura, il sacerdote con una prega Dio Padre di concedere doni ai suoi fedeli pari a quelli raccontati nella lettura.
  • Seconda lettura. Dal Libro della Genesi (Gn 22,1-18)

Il primo Patriarca dell'Ebraismo a fidarsi di Dio a tal punto di sacrificare tutto è Abramo. Il racconto dalla Genesi della seconda lettura illustra Abramo nell'atto di sacrificare a Dio persino il figlio ottenuto per miracolo dalla moglie novantenne Sara.

Il Libro dell'Esodo illustra la fuga del Popolo d'Israele dall'Egitto, parte fondamentale della storia di Israele. Il momento più significativo è l'attraversamento miracoloso degli Ebrei del Mar Rosso. Tra lettura e cantico seguente vi è continuità perfetta.

In continuità con la schiavitù raccontata nell'Esodo, la deportazione ha sempre accompagnato Israele. Isaia in questo capitolo ricorda però che Dio salverà il suo popolo, e Isaia dà addirittura garanzie su questo.

Sempre nell'ambito delle deportazioni, Isaia 55 contiene un poema che riafferma la fedeltà di Dio, che compirà tutte le sue promesse. Il cantico successivo è il cantico dei redenti.

Anche questo libro parla dell'essere sempre in terra straniera di Israele (cap. 3), ma anche Baruc riafferma che il Signore compirà le promesse (cap. 32)

Conclude l'argomento delle letture trattate con un oracolo e un cantico, il Vi darò un cuore nuovo.

  • Salmo responsoriale (Sal 41)
  • Orazione del celebrante.

Dopo l'Orazione alla settima lettura anche le candele dell'altare vengono accese e il celebrante intona il Gloria, che viene cantato da tutti, con l'accompagnamento dell'organo e il suono delle campane, secondo gli usi locali. Segue l'Orazione Colletta.

Paolo presenta il Battesimo come parte fondamentale della fede, partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo.

  • salmo responsoriale (Sal 117)
  • brano evangelico
  1. dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28,1-10) nell'anno A
  2. dal Vangelo secondo Marco (Mc 16,1-8) nell'anno B
  3. dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,1-12) nell'anno C

Segue l'Omelia che conclude la Liturgia della Parola.

Liturgia battesimale[modifica | modifica wikitesto]

È uso celebrare anche dei battesimi la notte di Pasqua, in questo momento liturgico. Tutti i fedeli riaccendono la candela che avevano all'inizio. Dopo una breve introduzione si cantano le Litanie dei santi. Quindi il celebrante, pronunciata la preghiera, prende il cero pasquale e lo immerge parzialmente nell'acqua del battistero, benedicendo l'acqua. Poi passa ad aspergere tutto il popolo. Nel caso in cui ci siano battesimi, si compie in questo momento il rito che può avvenire anche per immersione come nelle comunità neocatecumenali, altrimenti si pronuncia la professione delle promesse battesimali. È possibile concludere la liturgia battesimale con le preghiere dei fedeli. Non si dice il Credo, perché è sostituito dal rinnovo delle promesse battesimali.[2]

Liturgia eucaristica[modifica | modifica wikitesto]

Segue la liturgia eucaristica, articolata come in tutte le celebrazioni eucaristiche; alla fine il celebrante dà la benedizione, concludendo così una grande celebrazione che era cominciata il Giovedì santo con la messa in Coena Domini.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ www.pastoraleliturgica.it
  2. ^ CCC 1254.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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