Domenica Laetare

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L'espressione domenica Laetare indica, nel calendario liturgico della Chiesa cattolica (e la Chiesa anglicana, e molte altre chiese minori), la quarta domenica della Quaresima.

Questa espressione era nel passato utilizzata comunemente, mentre ora è utilizzata soltanto raramente.

L'origine dell'espressione deriva dall'inizio (incipit) dell'introito cantato nella messa di tal giorno, che, in latino, inizia con Laetare Jerusalem, che significa: Rallégrati, Gerusalemme.

La domenica Laetare, essendo legata alla data della Pasqua, può cadere in una data compresa tra il 1º marzo e il 4 aprile.

Vescovo anglicano di Willesden (Londra), e tre sacerdoti anglicani, su Domenica Laetare.

In tale giornata, secondo le regole dei colori liturgici, nella Chiesa catholic (e la Chiesa anglicana, e molte altre chiese minori), è possibile utilizzare il rosa nei paramenti liturgici, invece del viola, normalmente utilizzato durante la Quaresima.
L'uso dei paramenti rosa è ammesso anche in una domenica dell'Avvento: la domenica Gaudete.

Nella forma straordinaria del rito romano[1] la Domenica Laetare vedeva un ritorno all'uso dell'organo e dei fiori sull'altare, come piccola pausa dal digiuno quaresimale.

Note storiche[modifica | modifica sorgente]

Nel sec. X entrò nella Liturgia la singolare cerimonia della benedizione della "Rosa d'oro". Il Papa si recava alla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme tenendo in mano una rosa d'oro, di cui spiegava il significato al popolo; e al ritorno ne faceva dono al prefetto di Roma. Tale rito fu probabilmente ripreso dai Bizantini che nella III Domenica di Quaresima celebravano una festa in onore del Santo Legno della Croce, al quale rendevano omaggio con fiori. È anche probabile che la cerimonia derivi da un'usanza popolare con cui Roma, nel sec. X celebrava la vittoria della Primavera sull'Inverno. Nelle chiassose feste s'adornavano di fiori persone, case e vie

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Si tenga presente che a seguito della lettera apostolica Summorum Pontificum del papa Benedetto XVI si parla di forma ordinaria e forma straordinaria del rito romano. In seguito alla riforma liturgica, è stata adottata la forma ordinaria del rito romano, derivata dalla profonda revisione voluta dal Concilio Vaticano II. Rimane come forma straordinaria la formulazione precedente del rito romano, che prevede l'adozione del Messale di papa Giovanni XXIII (1962)

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Sac. G. Alberinone, Messale romano quotidiano latino-italiano, Alba, 1953