Domenica Laetare

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L'espressione "domenica Laetare" indica, nel calendario liturgico della Chiesa cattolica e in quelli di molte altre chiese di tradizione latina, come la Chiesa anglicana e altre chiese minori, la quarta domenica della Quaresima.

Questa espressione era nel passato utilizzata comunemente, mentre dopo la riforma liturgica, attuata nella Chiesa cattolica a partire dal 1965, lo è soltanto raramente, a causa del prevalente uso delle lingue parlate rispetto al latino.

L'espressione deriva dall'inizio (incipit) dell'introito nella messa di tal giorno, che, in latino, inizia con Laetare Jerusalem, che significa: Rallégrati, Gerusalemme.[1]

La domenica Laetare, essendo legata alla data della Pasqua, può cadere tra il 1º marzo e il 4 aprile compresi.

Il vescovo anglicano di Willesden (Londra) con tre sacerdoti anglicani, coi paramenti rosa, in uso nella liturgia della domenica Laetare.

In tale giornata, secondo le regole dei colori liturgici, nella Chiesa cattolica (e nella Chiesa anglicana, e in molte altre chiese minori), è possibile utilizzare il rosa nei paramenti liturgici, invece del viola, normalmente utilizzato durante la Quaresima.[2] Inoltre, almeno nel rito romano della Chiesa Cattolica, è possibile ornare l'altare di fiori e usare l'organo anche quando non serve per sostenere il canto.[3]

Secondo Guéranger, con questi segni di allegrezza nella Liturgia, la Chiesa vuole felicitarsi dello zelo dei suoi figli; avendo essi percorso metà del tempo di Quaresima, essa vuole stimolare il loro ardore fino alla Pasqua.[4]

Prima della riforma liturgica del rito romano del 1969, ed anche oggi nella forma straordinaria del medesimo rito romano,[5] la domenica Laetare vedeva per quel giorno un ritorno all'uso della dalmatica da parte del diacono e della tunicella da parte del suddiacono.[6]

Note storiche[modifica | modifica wikitesto]

Nel sec. X entrò nella Liturgia la singolare cerimonia della benedizione della "Rosa d'oro". Il Papa si recava alla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme tenendo in mano una rosa d'oro, di cui spiegava il significato al popolo; e al ritorno ne faceva dono al prefetto di Roma. Tale rito fu probabilmente ripreso dai Bizantini che nella III Domenica di Quaresima celebravano una festa in onore del Santo Legno della Croce, al quale rendevano omaggio con fiori. È anche probabile che la cerimonia derivi da un'usanza popolare con cui Roma, nel sec. X celebrava la vittoria della primavera sull'Inverno. Nelle chiassose feste s'adornavano di fiori persone, case e vie.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Per il testo e la musica dell'introito Laetare Jerusalem vedi in Internet <http://www.cantualeantonianum.com/2009/03/domenica-iv-di-quaresima-laetare.html> (consultato il 15 marzo 2015).
  2. ^ L'uso dei paramenti rosa è ammesso anche nella III domenica dell'Avvento: la domenica Gaudete.
  3. ^ Cf Ordinamento Generale del Messale Romano, n° 305 e 313.
  4. ^ Vedi Dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, pp. 586-592, pubblicato anche in Internet all'indirizzo <http://www.unavoce-ve.it/pg-quaresima-dom4.htm#_ftn1> (consultato il 14 marzo 2015).
  5. ^ Si tenga presente che a seguito della lettera apostolica Summorum Pontificum del papa Benedetto XVI si distingue una forma ordinaria e una forma straordinaria del rito romano. Per forma ordinaria s'intende quella adottata con la riforma liturgica del rito romano, derivata dalla profonda revisione voluta dal Concilio Vaticano II, mentre come forma straordinaria s'intende la formulazione precedente del rito romano, che è quella del Messale di papa Giovanni XXIII (1962).
  6. ^ Vedi la precedente nota 3. Nell'attuale rito romano riformato, invece, non vi sono giorni in cui al diacono è precluso l'uso della dalmatica. Parimenti, si deve dire del suddiacono per la tunicella, per quanto il mantenimento di questo ministero liturgico è lasciato ad eventuali determinazioni delle conferenze episcopali.
  7. ^ Vedi notizie sulla Rosa d'oro nel testo di Guéranger citato alla precedente nota 4.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Sac. G. Alberione, Messale romano quotidiano latino-italiano, Alba, 1953.

Dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959.

Conferenza Episcopale Italiana, Ordinamento Generale del Messale, Roma, 2007.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]