Solennità della Santissima Trinità

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Solennità della Santissima Trinità
Andrej Rublev, Trinità dell'Antico Testamento
Tipo di festa religiosa
Data Prima Domenica dopo la Pentecoste
Religione Cattolicesimo
Oggetto della celebrazione Mistero di Dio trino e unico, Padre, Figlio e Spirito Santo.
Data d'istituzione prima metà del XIV secolo

La solennità della Santissima Trinità (spesso indicata semplicemente come Santissima Trinità, o SS. Trinità) è una solennità mobile dell'anno liturgico della Chiesa cattolica.

La Ricorrenza[modifica | modifica sorgente]

Nel rito romano cade la domenica successiva alla Pentecoste: fa, quindi, parte del Tempo ordinario chiamato in Latino "Per Annum". Nella forma ordinaria è, dunque, la prima domenica della seconda parte del Tempo ordinario o meglio prende il posto della prima domenica della seconda parte del Tempo ordinario, cioè la parte che si celebra dopo la Pentecoste. Nella forma extra-ordinaria è, dunque, la prima domenica dopo Pentecoste o meglio prende il posto della prima domenica dopo Pentecoste. In tutte e due le forme del rito Romano, quindi, la data in cui si celebra la Solennità della Santissima Trinità è la medesima.

A scanso di equivoci, si puntualizza che il Tempo di Pasqua nella forma ordinaria è chiuso con la Solennità di Pentecoste, mentre nella forma extra-ordinaria è chiuso con il Sabato seguente la Pentecoste, cioè il Sabato immediatamente precedente la domenica in cui si celebra la Solennità della Santissima Trinità.

Il suo colore liturgico è il bianco, colore che altresì esprime la letizia della Chiesa nel celebrare la semplicità e la purezza dell'essenza divina.

La collocazione della solennità della Santissima Trinità subito dopo quella della Pentecoste, memoriale della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, si può spiegare:

  • con il fatto che il Vangelo di Matteo si chiude proprio con l'esortazione del Risorto alla missione evangelizzatrice nel segno della Trinità:
« Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. »   (Matteo 28,19-20)
  • o con la considerazione che, essendo la Trinità completamente rivelata con la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli nel giorno di Pentecoste,la stessa Trinità possa essere finalmente celebrata.

In quest'ultimo senso è la Pentecoste che permette la celebrazione della Santissima Trinità: questa finalità della Pentecoste è ampiamente riconosciuta nell'incipit del numero 732 del Catechismo della Chiesa Cattolica:"In questo giorno è pienamente rivelata la Trinità Santa."

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Trinità (cristianesimo).

Sebbene il dogma trinitario fosse già stato codificato nella Chiesa sin dall'epoca del Simbolo apostolico[1], la mancanza di una ragione specifica per l'istituzione di una festività specificamente dedicatale — essendo riconosciuta, ricordata e celebrata continuamente (anche soltanto con il segno della croce) l'esistenza del Dio trino e unico — fece sì che fino all'VIII secolo la Chiesa non celebrò nessuna ricorrenza in suo onore.

La prima testimonianza in merito ci viene dal monaco Alcuino di York, che decise la redazione di una Messa votiva in onore del mistero della Santissima Trinità (a quanto pare, in comunità d'intenti con San Bonifacio, apostolo della Germania). Tale Messa era però soltanto un fatto privato, un ausilio alla devozione personale — almeno fino al 1022, in cui fu riconosciuta ufficialmente dal Concilio di Seligenstadt.

Nel 920, intanto, Stefano vescovo di Liegi aveva istituito nella sua diocesi una festa dedicata alla Santissima Trinità[2] — e per la sua celebrazione aveva fatto comporre un Ufficio liturgico. Il suo successore, Richiero, mantenne tale festività — che andò col tempo diffondendosi, grazie anche all'appoggio dell'Ordine monastico (in particolare di Bernone, abate di Reichenau agli inizi dell'XI secolo), tanto che un documento del 1091 dell'Abbazia di Cluny ci attesta che la sua celebrazione era ormai ben radicata.

Nella seconda metà dell'XI secolo, Papa Alessandro II espresse il suo giudizio su questa festa: pur rilevando la sua ampia diffusione, non la ritenne obbligatoria per la Chiesa universale, per il fatto che «ogni giorno l'adorabile Trinità è senza posa invocata con la ripetizione delle parole: Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto, e in tante altre formule di lode»[3].

Nonostante ciò, la festa proseguì nella sua diffusione (sia in Inghilterra, per opera di San Tommaso di Canterbury, sia in Francia, grazie anche all'ordine cistercense), tanto che, agli inizi del Duecento, l'abate Ruperto afferma:

« Subito dopo aver celebrato la solennità della venuta dello Spirito Santo, cantiamo la gloria della Santissima Trinità nell'Ufficio della Domenica che segue, e questa disposizione è molto appropriata poiché subito dopo la discesa di quel divino Spirito cominciarono la predicazione e la fede e, nel battesimo, la fede, la confessione del nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. »
(Ruperto abate, Dei divini Uffici, I, XII, c. I[3])

Visto il riconoscimento de facto di tale festività in tanta parte della Chiesa, Papa Giovanni XXII, nella prima metà del Trecento, in un decreto sancì che la Chiesa cattolica accettava la festa della Santissima Trinità e la estendeva a tutte le Chiese locali. collocandola nella I Domenica dopo Pentecoste.

C'è chi ritiene che fino alla Riforma del calendario del 1969, questa Solennità chiudesse il tempo di Pasqua. In realtà non è così. Fermo restando il legame con la Pentecoste, la Solennità della Trinità non ha fatto parte del Tempo Pasquale.

Basta consultare il Messale di Giovanni XXIII per vedere come il Tempo pasquale terminasse dopo la Messa del Sabato dopo Pentecoste, il cosiddetto "Sabbato Quatuor Temporum Pentecostes".

Questa Messa aveva due forme: una lunga ed una breve. Dopo la forma breve, il Messale testualmente recita: "Post Missam exspirat tempus paschale", che possiamo correttamente tradurre con "dopo la Messa termina il tempo pasquale".

Per la precisione il tempo pasquale finiva all'ora nona del detto sabato, come attestato alla lettera c) del n.76 delle Rubriche generali del Messale di Giovanni XXIII. Infine, per fugare ogni dubbio basta aprire il Messale di Giovanni XXIII alla pagina della ricorrenza della Santissima Trinità, e si noterà scritto in nero l'espressione "IN FESTO SS.MAE TRINITATIS" cioè "NELLA FESTA DELLA SS.MA TRINITA'", considerato che allora non esisteva il grado liturgico di Solennità, e sopra la detta scritta si noterà scritto in rosso " TEMPUS PER ANNUM POST PENTECOSTEN" cioè "TEMPO FRA L'ANNO DOPO PENTECOSTE", ossia il tempo ordinario dopo la Pentecoste: in altre parole con la ricorrenza della Santissima Trinità si dà inizio al "TEMPO FRA L'ANNO DOPO PENTECOSTE".

Con l'introduzione del Missale Romanum, nel 1970, siccome si preferì ripristinare la durata del tempo pasquale nei 50 giorni (attestati biblicamente), accadde che la Solennità della Trinità, pur rimanendo collocata alla prima domenica dopo Pentecoste, non era più il primo giorno del Tempo ordinario dopo Pentecoste in quanto il Lunedi dopo Pentecoste, cioè il Lunedì precedente la Solennità della Trinità, diventava il primo giorno del tempo ordinario dopo Pentecoste.

La celebrazione eucaristica[modifica | modifica sorgente]

Le letture di questa solennità, per il rito romano in forma ordinaria, sono le seguenti:

  • Anno A:
Prima lettura Libro dell'Esodo (34,4-6.8-9)
Seconda lettura Seconda lettera ai Corinzi (13,11-13)
Vangelo Vangelo secondo Giovanni (3,16-18)
  • Anno B:
Prima lettura Libro del Deuteronomio (4,32-40)
Seconda lettura Lettera ai Romani (8,14-17)
Vangelo Vangelo secondo Matteo (28,16-20)
  • Anno C
Prima lettura Libro dei Proverbi (8,22-31)
Seconda lettura Lettera ai Romani (5,1-5)
Vangelo Vangelo secondo Giovanni (16,12-15)

Le letture di questa solennità, per il rito romano in forma extra-ordinaria, sono le seguenti:

Prima lettura Lettera ai Romani (11,33-36)
Vangelo Vangelo secondo Matteo (28,18-20)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ <<Io credo in Dio, Padre onnipotente, […] e in Gesù Cristo, Suo unico Figlio […]. Credo nello Spirito Santo […].>>Simbolo apostolico, IV secolo o prima
  2. ^ Stefano fece ciò godendo dell'autonomia allora concessa ai vescovi, per cui non spettava esclusivamente alla Santa Sede istituire nuove feste.
  3. ^ a b Fonte: Dom Prosper Guéranger, La festa della Santissima Trinità, consultato il 17 maggio 2008.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dom Prosper Guéranger, La festa della Santissima Trinità, da idem, L'anno liturgico, II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, tradotto da L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba 1959, pp. 352–368

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]