United States Army Special Operations Command

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United States Army Special Operations Command
US Army Special Operations Command SSI.svg
Simbolo da spalla del comando, ispirato a quello della 1st Special Service Force della seconda guerra mondiale.
Descrizione generale
Attivo 1º dicembre 1989 - oggi
Nazione Stati Uniti Stati Uniti
Servizio US Department of the Army Seal.png United States Army
Tipo comando di componente
Compito gestione delle forze per operazioni speciali
Dimensione ~24,500 (settembre 2014)[1]
Quartier generale Fort Bragg, Carolina del Nord
Motto Sine Pari (senza pari)
Dipendenza
Comandanti
Comandante generale Tenente Generale Charles T. Cleveland
Vicecomandante Maggior Generale Clarence K.K. Chinn
Sottufficiale anziano Sergente Maggiore di Comando George A. Bequer
Simboli
Simbolo distintivo USASOC DUI new.jpg

USSOCOM Fact Book 2014

Voci su unità militari presenti su Wikipedia
Soldati del 7th Special Forces Group incontrano il Presidente colombiano Juan Manuel Santos durante l'esercitazione Fuerzas Comando 2012.

Lo United States Army Special Operations Command (USASOC o ARSOC, comando operazioni speciali dell'esercito statunitense) è il comando che gestisce la componente per operazioni speciali dello United States Army e comprende oltre il 50% dell'organico totale delle unità speciali statunitensi[1]. Il comando ha il rango di corpo d'armata ed è acquartierato nella base di Fort Bragg, nella Carolina del Nord.

Compiti[modifica | modifica wikitesto]

Compiti del comando sono "organizzare, addestrare, formare, gestire, equipaggiare, finanziare, amministrare, mobilitare, dispiegare e sostenere le forze per operazioni speciali dell'esercito per portare prendere parte con esito positivo ad operazioni speciali in tutto il mondo"[2]. Il comandante dell'USASOC non ha quindi autorità sui suoi soldati quando dispiegati in teatro operativo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Predecessori[modifica | modifica wikitesto]

A seguito della fallimentare operazione Eagle Claw del 1980, lo stato maggiore delle forze armate statunitensi decise di creare un organismo che riunisse tutte le unità di forze per operazioni speciali dell'esercito finora esistenti e che avevano una dipendenza propria. Il 1º ottobre 1982 fu quindi costituito in via provvisoria a Fort Bragg il 1st Special Operations Command (1st SOCOM)[3], sotto il comando del Brigadier Generale Joseph C. Lutz.

Il 25 ottobre 1983 il 1st e 2nd Ranger Battalion, la Task Force 160 (160th Aviation Battalion), il 96th Civil Affairs Battalion e il 4th Psychological Operations Group presero parte all'invasione dell'isola di Grenada (denominata operazione Urgent Fury)[4]. L'operazione mise in risalto la necessità di un intero reggimento di Rangers, così nel 1984 furono creati un terzo battaglione e la compagnia comando, attivando il 75th Ranger Regiment.

Struttura attuale[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º dicembre 1988 lo US Army Special Operations Command fu attivato provvisoriamente, prendendo sotto di se le unità del 1st SOCOM. Un anno dopo il comando fu attivato permanentemente[3]. Il 20 dicembre l'intero 75th Ranger Regiment, il 160th Special Operations Aviation Group, il 3rd Battalion (in seguito anche il 2nd) del 7th Special Forces Group, il 96th Civil Affairs Battalion, il 112th Special Operations Signal Battalion e il 4th Psychological Operations (PsyOps) Group presero parte all'invasione di Panama (operazione Just Cause)[5].

Il 2 agosto 1990 l'Iraq invase il Kuwait, sopraffacendo in poco tempo le piccole forze armate kuwaitiane. Immediatamente varie forze per operazioni speciali statunitensi furono inviate in Arabia Saudita con il compito di preparare i piani delle operazioni speciali. Lo USASOC contribuì schierando l'intero 5th Special Forces Group, elementi del 3rd e 10th Special Forces Group, il 1st Ranger Battalion, il 160th Special Operations Aviation Regiment (SOAR), il 96th Civil Affairs Battalion, il 112th Special Operations Signal Battalion, il 528th Support Battalion e il 4th PsyOps Group. I reparti del comando compirono operazioni di ricerca e soccorso in zona di guerra, azioni dirette, guerra psicologica, assistenza militare e ricognizioni speciali in profondità durante le operazioni Desert Shield e Desert Storm[6].

Il 27 novembre 1990 il 1st SOCOM fu disattivato e rinominato in Army Special Forces Command, riunendo sotto di se tutti i gruppi delle Special Forces[7].

Tra la fine del 1992 e l'inizio del 1994 soldati del comando presero parte all'operazione Restore Hope in Somalia, con l'obiettivo di portare la pace e sconfiggere la carestia. In particolare tra il 3 e il 4 ottobre 1993, la Bravo Company del 3rd Ranger Battalion e il 1st Battalion del 160th SOAR (assieme a soldati della Delta Force, SEALs del DEVGRU e avieri del 24th Special Tactics Squadron, parte del Joint Special Operations Command) furono coinvolti in duri combattimenti nella città di Mogadiscio, durante i quali numerosi militari furono uccisi e feriti ed elicotteri abbattuti[8].

Dal dicembre 1995 al dicembre 2004 le unità del comando furono impiegate in Bosnia ed Erzegovina (operazioni Joint Endeavor, Joint Guard e Joint Forge) e alla fine degli anni 1990 in Kosovo (operazioni Allied Force e Joint Guardian).

La guerra al terrorismo[modifica | modifica wikitesto]

A seguito degli attentati terroristici dell'11 settembre 2001 gli Stati Uniti d'America furono coinvolti in un nuovo tipo di guerra contro il gruppo terroristico islamista al-Qāʿida, guidato da Osāma bin Lāden, e i suoi alleati. Nell'ottobre 2001 iniziarono le operazioni in Afghanistan sotto il nome di operazione Enduring Freedom - Afghanistan, con l'obiettivo di spodestare i Talebani e catturare bin Lāden. Dal gennaio 2015 l'operazione si chiama Freedom's Sentinel[9] e vi hanno preso parte tutti i reparti dipendenti dall'USASOC, conducendo tutti i generi di operazioni speciali, dall'addestramento e collaborazione con le forze di difesa afghane ai raid unilaterali per uccidere o catturare capi Talebani e alleati.

Contemporaneamente alle operazioni in Afghanistan, forze per operazioni speciali dell'esercito, assieme a quelle di marina e aeronautica, furono dispiegate nelle Filippine nell'ambito dell'operazione Enduring Freedom - Philippines, con il compito di supportare il locale governo nella lotta contro i gruppi terroristici, in particolare Abū Sayyāf, e l'addestramento delle forze armate nazionali. Il 1º maggio 2015 l'operazione sarà conclusa[10].

Un elicottero MH-60 Black Hawk del 160th Special Operations Aviation Regiment durante un'operazione.

La notte del 19 marzo 2003 prese formalmente via l'operazione Iraqi Freedom, l'invasione della coalizione a guida statunitense dell'Iraq con l'obiettivo di deporre il Presidente Saddam Hussein e instaurare un governo di tipo democratico. I primi reparti a penetrare in territorio iracheno furono distaccamenti operativi delle Special Forces (assieme alla Delta Force del JSOC e alla Special Activities Division della CIA) da Kurdistan, Giordania, Kuwait e Arabia Saudita. A seguito della cattura del Raʾīs il 13 dicembre 2003, in Iraq iniziò a prendere piede il fenomeno dell'insurrezione armata, composta da milizie sciite, sunnite (principalmente al-Qāʿida in Iraq, poi Stato Islamico dell'Iraq) e del Partito Ba'th. L'operazione di conseguenza si trasformò, e le forze per operazioni speciali di tutti i servizi presero parte alle operazioni di contrasto all'insurrezione, di eliminazione dei leader delle diverse fazioni e della ricostituzione delle nuove forze armate irachene[11]. Dalla fine del 2010 l'operazione è stata rinominata in New Dawn e ha visto il graduale ritiro delle forze statunitensi, conclusosi nel dicembre 2011.

Nel 2005 iniziò anche l'operazione Enduring Freedom - Trans Sahara, con obiettivi il contrasto all'integralismo islamico (Boko Haram e al-Qāʿida nel Maghreb islamico in testa) e la cooperazione con i paesi dell'Africa occidentale e del Maghreb. Dal 2013 pare che l'operazione abbia preso il nome di Juniper Shield[12].

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Dal comando dipendono i seguenti reparti[1]:

US Army Special Forces Shoulder Sleeve Insignia.svg
Army Special Forces Command (Fort Bragg)
Composto da cinque gruppi delle Special Forces in servizio attivo (1st, 3rd, 5th, 7th e 10th) e due della Guardia Nazionale (19th e 20th), sparsi negli Stati Uniti, Europa e Asia. Le Special Forces hanno come compiti principali la guerra non convenzionale e l'assistenza militare, seguiti dalla ricognizione speciale, l'azione diretta e le azioni di contro terrorismo.
US Army Special Operations Command SSI.svg
Military Information Support Operations Command (Fort Bragg)
Composto da due gruppi (4th e 8th) e un battaglione indipendente (3rd), si occupa delle operazioni di guerra psicologica nelle zone di guerra.
95CivilAffairsBdeSSI.jpg
95th Civil Affairs Brigade (Fort Bragg)
Composta da cinque battaglioni (91st, 92nd, 96th, 97th e 98th), ha il compito di instaurare una cooperazione di tipo civile-militare tra i civili locali e i comandi militari nei teatri operativi.
JFKSWCS SSI.gif
John F. Kennedy Special Warfare Center and School (Fort Bragg)
Ha il compito di reclutare e addestrare i membri delle Special Forces, degli specialisti nella cooperazione civile-militare e di quelli nelle operazioni psicologiche.
75 Ranger Regiment Shoulder Sleeve Insignia.svg
75th Ranger Regiment (Fort Benning, Georgia)
Composto da tre battaglioni di fanteria leggera e uno di supporto, con il compito di compiere azioni dirette e supportare altre unità speciali.
US Army Special Operations Aviation Command SSI.png
Special Operations Aviation Command (Fort Bragg)
Si occupa di gestire l'addestramento e l'approntamento dell'aviazione per operazioni speciali. Da esso dipende anche il 160th Special Operations Aviation Regiment con elicotteri AH-6/MH-6 Little Bird, MH-60 Black Hawk, MH-47 Chinook e aeromobili a pilotaggio remoto MQ-1C Grey Eagle con il compito di supportare le forze per operazioni speciali.
528sb.jpg
528th Sustainment Brigade (Fort Bragg)
Composta da un battaglione comunicazioni (112th), uno di supporto e cinque elementi di collegamento, si occupa di offrire supporto logistico e tattico alle forze per operazioni speciali dell'esercito ed interforze durante le operazioni in tutto il mondo.

Simbologia[modifica | modifica wikitesto]

Rangers del 1st Battalion si esercitano per un'operazione notturna in Afghanistan.

Simbolo da spalla[modifica | modifica wikitesto]

Punta di lancia rossa stilizzata, ispirata al simbolo da spalla della 1st Special Service Force canado-americana, a significare l'acquisizione da parte dell'USASOC delle tradizioni dei reparti speciali della seconda guerra mondiale. La daga nera sguainata (un coltello da combattimento Fairbairn-Sykes utilizzato dai Commandos britannici) rappresenta la completa preparazione militare ed è il simbolo tradizionale delle operazioni speciali dell'esercito. Adottato il 1º dicembre 1989[13].

Simbolo distintivo[modifica | modifica wikitesto]

Il mondo argentato con le terre emerse di colore nero rappresentano il dominio nelle operazioni terrestri delle forze per operazioni speciali dell'esercito all'interno della comunità interforze. La punta di lancia rossa si ispira al simbolo della 1st Special Service Force e rappresenta lo spirito combattivo dei guerrieri nativi americani. La daga sguainata rappresenta l'Office of Strategic Services e i battaglioni Rangers della seconda guerra mondiale e simboleggia la completa preparazione e prontezza militare a servire in ogni dove, in ogni momento e in qualunque situazione. Il drappeggio giallo rappresenta il merito e l'onore e rievoca il motto presente sul precedente simbolo, "Senza Pari". Adottato il 5 ottobre 2011, rimpiazzando quello precedentemente adottato il 21 febbraio 1990[13].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Brigadier Generale Darsie D. Rogers, 1st Special Forces Command (Airborne) (Provisional) (PDF), Army Special Operational Forces, Fort Benning, 11 settembre 2014.
  2. ^ Army Special Operations Command (USASOC) su military.com. URL consultato il 7 marzo 2015.
  3. ^ a b ARSOF 2022, Part II (PDF), John F. Kennedy Special Warfare Center, p. 30.
  4. ^ Daniel Bolger, Special Operations and the Grenada Campaign (PDF) in Parameters, US Army War College, dicembre 1988, p. 56.
  5. ^ USSOCOM 1987-2007 (PDF), USSOCOM History and Research Office, 2007, pp. 33-41.
  6. ^ USSOCOM 1987-2007, USSOCOM History and Research Office, 2007, pp. 46-53.
  7. ^ ARSOF 2022, Part II, John F. Kennedy Special Warfare Center, p. 31.
  8. ^ Mike Markowitz, Task Force Ranger 20th Anniversary: The Battle of Mogadishu, Oct. 3, 1993 su defensemedianetwork.com. URL consultato il 10 marzo 2015.
  9. ^ Richard Sisk, Amid Confusion, DoD Names New Mission 'Operation Freedom's Sentinel' su military.com. URL consultato l'11 marzo 2015.
  10. ^ Sam LaGrone, U.S. Officially Ends Special Operations Task Force in the Philippines, Some Advisors May Remain su usni.org. URL consultato l'11 marzo 2015.
  11. ^ USSOCOM 1987-2007, USSOCOM History and Research Office, 2007, pp. 113-127.
  12. ^ Operation Enduring Freedom - Trans Sahara (OEF-TS) / Operation Juniper Shield su globalsecurity.org. URL consultato l'11 marzo 2015.
  13. ^ a b U.S. ARMY SPECIAL OPERATIONS COMMAND su tioh.hqda.pentagon.mil. URL consultato l'8 marzo 2015.

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