Un giorno di ordinaria follia

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Un giorno di ordinaria follia
Un giorno di ordinaria follia.PNG
Michael Douglas in una delle scene iniziali del film
Titolo originale Falling Down
Paese di produzione Stati Uniti d'America, Francia, Regno Unito
Anno 1993
Durata 113 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Joel Schumacher
Soggetto Ebbe Roe Smith
Sceneggiatura Ebbe Roe Smith
Produttore Arnold Kopelson
Casa di produzione Warner Bros.
Fotografia Andrzej Bartkowiak
Montaggio Paul Hirsch
Effetti speciali Matt Sweeney
Musiche James Newton Howard
Scenografia Ricker Brad, Engel Jannk, Barbara Ling
Costumi Silvio Scarano
Trucco Tom Lucas, Steve Abrums
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
« Vado a casa! »
(William D-Fens Foster)

Un giorno di ordinaria follia (Falling Down) è un film del 1993 diretto da Joel Schumacher.

Pellicola fondata sull'assurdità di certe ingiustizie dei giorni moderni, che racconta la storia di un uomo qualunque, oberato dai problemi quotidiani, che impazzisce e semina terrore a Los Angeles, mantenendo però un lato umano.

Fu presentato in concorso al 46º Festival di Cannes.[1]

Trama[modifica | modifica sorgente]

William "Bill" Foster è un uomo a pezzi: la moglie Elisabeth l'ha lasciato, apparentemente senza un motivo preciso, ma solo perché sentiva che lui si sarebbe comportato male con lei o con la figlia Adele, prima o poi; ha perso il lavoro per un motivo ancora più assurdo, non per sua inettitudine, ma perché obsoleto. Il divorzio è reso ancora più amaro da un'ordinanza del giudice che gli impedisce di avvicinarsi alla figlia; adesso vive con la madre (a cui non ha raccontato del licenziamento), che ha perso la ragione.

È apparentemente un giorno come un altro a Los Angeles: Bill, in tenuta da ufficio, camicia e cravatta, si trova nella sua autovettura. Preso in un ingorgo causato da lavori sulla strada, è stravolto dal caldo, un caldo torrido che non dà scampo e il suo nervosismo cresce mentre è immobile nel traffico. Dopo un po', stravolto, esce dall'abitacolo con la sua valigetta, lasciando la macchina nel traffico e provocando le ire degli automobilisti. Tra essi c'è il detective della LAPD Martin Prendergast, in servizio l'ultimo giorno prima di andare in pensione, il quale, aiutando un agente a spostare la macchina di Bill, nota la targa personalizzata: "D-Fens" (infatti Foster era impiegato in un'azienda che opera nel campo dell'industria della difesa).
Il detective Prendergast è un uomo con un carattere opposto a quello di Foster: mite, buono, tranquillo, un buon marito che ha deciso di lasciare il lavoro in anticipo sui tempi solo per compiacere una moglie instabile e insicura, e trascorrere insieme il resto della vecchiaia nella tranquillità dell'Arizona.

Bill entra in un minimarket coreano, dove il proprietario, rifiutando la gentilezza di cambiare i soldi per una telefonata e praticando per le bibite un prezzo che Bill ritiene esorbitante, gli fa saltare i nervi: furioso, aggredisce il coreano, che tenta di fermarlo con una mazza da baseball, ma Bill gliela toglie di mano, distrugge parte del negozio e, dopo aver preso una lattina di cocacola pagandola quel che lui ritiene il giusto valore, se ne va tranquillo con la mazza in mano. Mentre Prendergast inizia la sua ultima giornata di lavoro alla stazione di polizia, Bill arriva nel quartiere ispanico, dove due gangster latino-americani lo rimproverano per aver sostato nel loro "territorio", lo importunano e uno di questi gli punta un coltellino affinché Bill consegni loro la sua valigetta; per tutta risposta, vedendo che i due non smettono di importunarlo e minacciarlo, li mette in fuga pestandoli con la mazza da baseball e si impossessa del coltellino, mentre uno dei due cade e si fa male al braccio. All'ennesimo tentativo riesce a telefonare alla sua ex moglie, Beth: è il compleanno della loro figlia, Adele, e Bill vuole vederla; la donna però non vuole, anche se Bill fa capire che verrà lo stesso.

Mentre è al telefono Bill viene notato dai due ragazzi ispanici che aveva picchiato in precedenza: armati e a bordo di un'auto, essi fanno fuoco sull'uomo, ferendo molte persone ma lasciandolo illeso. In seguito hanno un incidente, e Bill uccide uno dei due in fin di vita e ruba loro una borsa di armi che avevano a bordo. Poco dopo alla centrale di polizia Prendergast ascolta alcuni particolari della sparatoria nel quartiere spagnolo e collega il fatto con la denuncia ricevuta dal proprietario del minimarket coreano.

Bill intanto prosegue la sua camminata verso il quartiere di Venice, dove abita l'ex moglie: durante il tragitto si ferma a mangiare a un fast food; qui, vedendosi rifiutata la colazione data l'ora tarda, minaccia con un TEC-9 gli inservienti per ottenere il pasto. Poco dopo Prendergast verrà avvertito dalla sua collega e amica Sandra Torres dell'avvenuto, confermando la sua tesi di un "cane idrofobo sciolto" che gira per la città, carico di armi e potenzialmente pericolosissimo.

Bill si ferma in una cabina telefonica per telefonare a Beth, ma senza successo e proprio in quell'istante viene rimproverato da un signore per essere stato troppo tempo nella cabina e di non aver dato spazio anche agli altri: Bill si inferocisce e con la pistola, spara numerosi colpi contro la cabina.

Dopo aver comprato un regalo per la figlia (una palla di vetro), Bill si ferma in un negozio di armi e accessori militari per comprare degli stivali, avendo una scarpa bucata. Qui incontra il proprietario, omofobo e neonazista, che nasconde Bill quando la Torres entra nel negozio per avere informazioni. L'uomo, essendo venuto a conoscenza delle "imprese" di Foster dalla radio della polizia, e credendo di aver trovato una sorta di giustiziere a lui simile, lo conduce nel retro del negozio, mostrandogli armi e cimeli bellici di cui è fiero. Quando però l'uomo si rende conto che Bill non è animato da odio per chicchessia, anzi che è disgustato da lui stesso, va su tutte le furie, distruggendo il regalo di Bill per Adele. A questo punto Foster perde la testa e, dopo averlo accoltellato, lo finisce a colpi di pistola.

Dopo questo deliberato assassinio Bill afferma di essere giunto ad un "punto di non ritorno", come dice parlando al telefono con la moglie: indossata una giacca militare, si dirige verso Venice con la borsa ripiena di armi. In quel momento, Prendergast, assieme alla Torres, si reca nel minimarket coreano per scoprire qualcosa di più sul misterioso uomo, riuscendoci: ricollega, infatti, Bill all'uomo che aveva abbandonato la macchina nel traffico la mattina stessa, e dalla targa ne scopre l'identità. Intanto, nel suo cammino verso casa, Foster accusa gli operai al lavoro su una strada di svolgere ristrutturazioni inutili e, in risposta alla rabbia di uno di essi, fa saltare un pezzo con un lanciarazzi, preso nel negozio di armi.

Mentre Prendergast e Torres proseguono le indagini a casa della madre di Bill, scoprendo l'indirizzo della ex moglie, Foster passa attraverso un campo da golf dove un vecchietto cerca di colpirlo con una palla visto che Foster non è un socio e sta disturbando sul terreno di gioco. Non appena Foster estrae l'arma però, l'anziano golfista è colto da infarto e muore; poco prima Foster gli dice che deve lasciar per sempre il suo campo da golf e che effetto fa morire con quello stupido cappello che porta in testa. Dopo aver ricevuto l'ennesima chiamata dal ex-marito, Beth esce di casa con Adele, proprio nell'istante in cui Bill entra. Bill si ferma a guardare i video di quando lui, Beth e la piccola Adele erano ancora uniti: realizza così che la donna si è recata al pontile lì vicino, luogo dove si era sempre sentita sicura. In quel momento irrompono nella casa Torres e Prendergast: Bill spara alla donna (che verrà ricoverata in ospedale, senza gravi condizioni) e fugge verso il pontile, con la pistola in mano.

Al pontile Bill trova la ex-moglie e la figlia: Adele è felice di vederlo, ma Beth è spaventata; mentre è con loro arriva Prendergast, che cerca di ricondurre alla ragione Bill e arrestarlo. Beth riesce a fuggire con Adele rubando la pistola a Bill lasciandolo disarmato. Alla fine i due rimangono soli sul pontile, per l'ultimo dialogo: Prendergast concorda sul fatto che William abbia subito molti torti nella vita, anche gravi, ma niente può giustificare quanto accaduto quel giorno. Alla fine Foster, di fronte alla prospettiva di venire arrestato e non vedere mai più la figlia, preferisce sacrificarsi per lei: se dovesse morire infatti, lei potrebbe riscuotere i soldi dell'assicurazione. Facendo intendere di avere un'arma in tasca e di voler estrarla, Bill costringe il poliziotto a fare fuoco; colpito a morte, l'uomo precipita dal parapetto del pontile finendo in acqua. Il corpo di Foster affonda lentamente, con ancora l'arma stretta in mano: la pistola ad acqua della figlia.

Il film si chiude con le immagini dei filmini di Bill quando era in famiglia: una persona normale, con la sua vita ordinaria.

Commento[modifica | modifica sorgente]

Il titolo[modifica | modifica sorgente]

Il titolo italiano per la pellicola non richiede spiegazioni, ricalcando fedelmente le intenzioni del regista, mentre il titolo originale è Falling Down. Il riferimento alla perdita della ragione da parte di Foster è preso dal titolo della celebre filastrocca per bambini London Bridge is Falling Down. Infatti la moglie di Prendergast insiste spesso, durante il film, sul fatto che lei ed il marito, dopo l'ultimo giorno di lavoro, si ritireranno a Lake Havasu City, in Arizona, dove il vecchio London Bridge è stato spostato. Oltre a questo il motivetto della filastrocca viene suonato girando la palla di vetro che William compra per Adele, regalo che poi verrà distrutto.

La pazzia di un uomo qualunque[modifica | modifica sorgente]

William "D-fens" Foster, nel film, è un uomo sopraffatto dalle piccole ingiustizie della vita di tutti i giorni. Il film tratta appunto di come lui vorrebbe rifarsi delle ingiustizie subite, ed effettivamente segue un percorso crescente di rabbia e di sfogo. Il simbolismo scelto è interessante: lui cammina, attraversa la città per "tornare a casa" e sul suo cammino incontra sempre nuovi fattori di stress che lo fanno scivolare sempre più nel suo delirio. Lo spettatore in un primo momento risulta essere disorientato: sembrerebbe quasi che D-Fens sia dalla parte del giusto.

Tutto sommato però non sembra cattivo, anzi è il prototipo dell'uomo medio americano (bianco, valigetta, camicia e cravatta) e quello che ha passato avrebbe distrutto chiunque. Ecco, dunque, il dubbio: quello che fa per vendetta, non sarà giusto? La domanda è lecita, ma la risposta è immediata, è no, ed è esplicitata nell'omicidio del neonazista. Superato questo punto di non ritorno Bill continua ad andare avanti, ormai il suo unico desiderio è incontrare la figlia nel giorno del suo compleanno: di fronte ad altre piccole, o grandi, ingiustizie, la sua reazione è spropositata, mostrando talvolta crudeltà. Alla fine della pellicola D-Fens ritrova finalmente la famiglia, rivede dopo tanto tempo l'amata figlia, e la moglie, rattristato dall'idea che quella felicità, simboleggiata dai filmini visti in casa, è ormai perduta per sempre. L'arrivo di Prendergast sancisce la fine di quella interminabile e terribile giornata: Bill preferisce la morte che passare la vita in prigione, senza vedere la figlia, e provoca ad arte la sua fine.

Joel Schumacher, a fine film, ci lascia guardare le immagini della vita di D-Fens prima di impazzire: si nota che quell'uomo era una persona normale, prima di perdere la ragione.

D-Fens[modifica | modifica sorgente]

Bill è menzionato con il cognome di Foster un'unica volta durante l'intero film: il nomignolo D-Fens, che deriva dalla targa personalizzata dell'automobile del protagonista (impiegato appunto alla Difesa, in inglese Defense), è quello con cui si accredita Michael Douglas nei titoli di coda.

Il termine D-Fens viene pronunciato due sole volte: la seconda è certamente quella più emblematica, quando Prendergast ricollega la famosa targa all'uomo che ha seminato scompiglio in città e si rivolge in modo entusiastico al proprietario del minimarket coreano:

« Ehi signor Lee! D-Fens! »
(Martin Prendergast)

Il contrasto con Prendergast[modifica | modifica sorgente]

Il personaggio di Martin Prendergast è all'opposto di quello di William Foster (D-Fens). Il detective infatti è un tranquillo tutore dell'ordine e un buon marito, ama molto la moglie, con la quale ha passato brutti momenti (la perdita di una figlia per un'oscura malattia infantile) e per la quale accetta un lavoro d'ufficio dietro una scrivania ed una pensione anticipata. Questo personaggio ha molto in comune con William "D-Fens" Foster: anche lui ha subito molte ingiustizie nella vita, la perdita della figlia, la moglie nervosa e ansiosa, una totale mancanza di rispetto dei suoi colleghi e del suo capo. Nonostante questo però Prendergast ha un atteggiamento positivo nei confronti del mondo e della vita: sa ascoltare e sa capire bene le varie situazioni che gli si presentano; possiede soprattutto un equilibrio invidiabile: non impreca e non scarica le sue frustrazioni addosso agli altri, neppure addosso all'opprimente moglie, non va "fuori di cervello", come ricorda alla fine del film a Bill.

Ed è questo il messaggio: durante il dialogo con D-Fens Prendergast non trova alibi a ciò che ha fatto l'uomo davanti a lui ("non aveva il diritto di agire in quel modo"), nonostante ciò che gli è successo.

Dopo la fine di William, Prendergast farà tesoro della lezione appresa seguendo questo caso: prenderà il coraggio di ribellarsi alle fisime della moglie ansiosa ed agli insulti del suo capo supponente. Completa così un'evoluzione psicologica che aveva iniziato già prima della conclusione del film parlando in modo risoluto alla moglie e tirando un pugno al collega poliziotto che lo canzonava ripetutamente.

L'osservazione di Joel Schumacher è chiara: tutti quei guai potrebbero capitare a chiunque, ciò che ci distinguerà saranno le nostre reazioni di fronte alle difficoltà della vita.

Le armi[modifica | modifica sorgente]

Durante il film si assiste ad un crescendo degli armamenti che si procura "D-Fens": il primo è la mazza da baseball rubata nel negozio coreano, poi si appropria del coltello balisong con il quale i due ispanici cercano di aggredirlo. In seguito al tentativo di omicidio della banda di ispanici mentre Bill è al telefono, D-Fens recupera una borsa piena di armi, spara ad uno dei membri della gang con un IMI Uzi e successivamente e terrorizza il fast food con un TEC-9. Nel negozio del neonazista (che Bill ucciderà con un Taurus PT92), in cui entra per comprare dei semplici stivali, gli viene mostrato un barattolo di Zyklon B e un M72 LAW, offertogli dal negoziante stesso. Con tale arma D-Fens farà saltare in aria un pezzo di un cantiere su una strada, seguendo le indicazioni di un ragazzino che credeva si stesse girando un film.

Alla fine del film William si porterà dietro solo una pistola, oltre che la pistola ad acqua con cui riuscirà a farsi sparare da Prendergast.

La multietnicità di Los Angeles[modifica | modifica sorgente]

Nel film ci sono accenni, specialmente nell'episodio dello scontro per "ragioni territoriali" nel quartiere ispanico, ad una forte tensione sociale, razziale ed economica che effettivamente c'era nella città di Los Angeles in quel periodo.

In effetti il 29 aprile 1992 si verificarono atti di sommossa passati alla storia come rivolta di Los Angeles, a causa dell'aggressione subita da Rodney King. Curiosamente, tra le comunità maggiormente colpite dalla suddetta sommossa, è da nominare quella coreana. E furono proprio molti coreani statunitensi a protestare all'uscita di Un giorno di ordinaria follia per il ritratto, a loro parere razzista, dato del minimarket coreano all'inizio della pellicola. In effetti l'immagine che viene data del commerciante coreano del negozio è quello di una persona che vende i suoi prodotti a prezzi molto più alti del dovuto e rifiuta di cambiare in monete una banconota per fare una telefonata.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Influenze nella musica[modifica | modifica sorgente]

Il film è stato ripreso, per contenuti o titolo, da molti artisti musicali per i loro lavori:

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • La scena dove "D-Fens" non riesce ad usare l'M72 LAW col relativo intervento del ragazzino non era prevista nel copione. Michael Douglas aveva veramente dei problemi ad aprirlo ed in suo soccorso è arrivato quel bambino.
  • Subito dopo l'uscita del film, l'associazione dei coreani d'America (la Korean American Coalition) protestò duramente per l'immagine stereotipata offerta dal negoziante coreano. La protesta fu talmente dura, che la Warner Bros temendo possibili boicottaggi, si vide costretta ad annullare l'uscita del film in Corea del Sud.
  • In una scena del film, "D-Fens" subisce le molestie da parte di un mendicante disoccupato, che chiede insistentemente una delle sue due borse. Questa immagine stereotipata del disoccupato (visto come semplice parassita) suscitò parecchia indignazione, soprattutto tra i disoccupati degli Stati Uniti d'America. Molti infatti, non accettarono di essere stati dipinti in quel modo.
  • Oltreoceano, ll film è ancora oggi considerato come la perfetta incarnazione dell'Angry white male. Questa espressione, negli Stati Uniti indica metaforicamente l'uomo comune che si ribella contro le ingiustizie di tutti i giorni. Nel film infatti, "D-Fens" intraprende una lotta personale, che lo porterà a scontrarsi contro indifferenza, razzismo, egoismo e diseguaglianza sociale.
  • Nei titoli di coda, accanto ai nomi dei personaggi, William "Bill" Foster viene semplicemente indicato come "D-Fens".
  • Soltanto negli Stati uniti, il film incassò più di 40 milioni di dollari.
  • Frank Grimes, un personaggio secondario de I Simpson, è palesemente ispirato al protagonista del film. Le similitudini sono soprattutto nell'abbigliamento (camicia a mezze maniche bianca con cravatta nera, occhiali da vista di forma rettangolare e valigetta 24 ore). L'automobile di Grimes è inoltre molto simile a quella di D-Fens. Tutti e due personaggi inoltre, sono persone dal carattere mite che dopo aver subito le vessazioni da parte di altre persone impazziscono scegliendo la via dell'autodistruzione.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Official Selection 1993, festival-cannes.fr. URL consultato il 29 giugno 2011.

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