Trattato INF

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Trattato sulle forze nucleari a medio raggio
Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty
Il presidente statunitense Reagan e il segretario generale sovietico Gorbačëv firmano il trattato INF.
Il presidente statunitense Reagan e il segretario generale sovietico Gorbačëv firmano il trattato INF.

Data 8 dicembre 1987
Luogo Washington, DC, Stati Uniti Stati Uniti
Premessa Guerra fredda
Esito Risoluzione della questione dei cosiddetti "Euromissili"
Parti contraenti
Rappresentanti
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Il trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) venne siglato a Washington DC l'8 dicembre 1987 da Ronald Reagan e Michail Gorbačëv, a seguito del vertice di Reykjavík (11 ottobre 1986) tenutosi tra i due Capi di Stato di USA e URSS.

Il trattato pose fine alla vicenda degli Euromissili, ovvero missili nucleari a raggio intermedio installati da USA e URSS sul territorio europeo: prima, gli SS-20 sovietici e, in seguito alla cosiddetta doppia decisione della NATO del 1979, i missili americani IRBM Pershing-2 e quelli cruise da crociera BGM-109 Tomahawk

La richiesta della "doppia decisione" venne dal cancelliere tedesco Helmut Schmidt che paventava il "decoupling" nucleare: a fronte di missili a medio raggio sovietici che minacciavano l'Europa occidentale ma non l'America, la "risposta flessibile" su cui si basava la deterrenza nucleare NATO perdeva la sua credibilità, perché Washington avrebbe dovuto rischiare la rappresaglia massiccia sul suo territorio per difendere l'Europa da una minaccia soltanto locale. Perciò - sotto riserva di un loro ritiro in caso di ritiro dei missili russi - si decise di introdurre sul teatro europeo missili a medio raggio Cruise BGM-109 Tomahawk e MGM-31 Pershing, in numero pari agli SS-20 dislocati da Breznev negli ultimi anni con puntamento sulle capitali europee occidentali. Questa decisione, unitamente al raid di Entebbe degli israeliani ed alla guerra delle Falkland di Margaret Thatcher, è addotta da molti come la prima forma di risveglio di una politica occidentale proattiva dopo anni di appeasement e di "paura di dispiacere" alle entità non democratiche presenti nel mondo successivo alla crisi dei missili di Cuba del 1962 ed alla crisi petrolifera del 1973.

L'installazione di questi sistemi d'arma condusse ad un braccio di ferro tra le due Superpotenze lungo quasi dieci anni, nel contesto del quale si sviluppò un forte movimento pacifista occidentale, profondamente innovativo nei contenuti e nelle modalità di espressione; tuttavia questo movimento ebbe molto più successo nell'influenzare il costume e la cultura che nel modificare realmente le posizioni dei Governi degli Stati in cui si sviluppò (principalmente USA, Regno Unito, Repubblica Federale Tedesca ed Italia).

Il trattato ha un valore fondamentale, in quanto segnò un punto di svolta nel processo negoziale legato al controllo degli armamenti tra le due superpotenze. Per la prima volta, infatti, i sistemi d'arma oggetto del negoziato non venivano ridotti o ritirati, ma effettivamente eliminati. In secondo luogo l'URSS accettò una serie di regole e clausole che non aveva mai precedentemente accettato, in primis un rigido sistema di ispezioni internazionali sul proprio territorio.

In parte questa accettazione fu dovuta alla pressione generata dal deterioramento della situazione nel Patto di Varsavia, in parte fu spinta dalla grande scommessa politica di Gorbachev, culturalmente molto influenzato dalle posizioni più innovative presenti nei settori più avanzati delle grandi socialdemocrazie europee, alle quali voleva "agganciare" l'URSS, come parte di un sofisticato progetto politico teso a fare rientrare l'URSS nel gioco politico mondiale dal quale il bipolarismo l'aveva progressivamente emarginata.

Precedenti negoziali[modifica | modifica sorgente]

Sin dalla proposta di Ronald Reagan di rilanciare la "doppia decisione" del 1979 come una idea sua (utilizzando propagandisticamente lo slogan dei pacifisti europei "opzione zero" per dichiarare che lo smantellamento degli SS-20 sovietici avrebbe prodotto il ritiro dei Pershing e dei Cruise), si iniziò una semipubblica negoziazione a Ginevra condotta dai diplomatici di elevato rango Paul Nitze e Yuli Kvitsinsky. Nello scetticismo generale (l'uno veniva dal brain trust del primo McNamara, quello dei "falchi" della Rand corporation, l'altro era uno dei più ligi ambasciatori di scuola Gromiko, avvezzo alle chiusure di "Mr. Nyet") i negoziati furono svolti alla fine dell'epoca Breznev.

Sotto l'immaginifica etichetta giornalistica della "passeggiata nei boschi" (circostanti il lago Lemano) emerse a sorpresa che i due negoziatori avevano elaborato una proposta "zero più x", che lasciava i Pershing-Cruise al livello numerico già conseguito in quel momento (non era ancora stata completata la piena dislocazione, ma si era a poco meno di metà), e tollerava la presenza di un numero di SS-20 ad essi pari, riducendo la richiesta occidentale di ritiro al solo loro surplus rispetto a quel livello.

La proposta, evidentemente negoziata al di fuori degli incontri ufficiali (e delle stesse sedi in cui si svolgevano) per non far filtrare la notizia prematuramente alle fazioni belliciste delle rispettive dirigenze, fu respinta da ambedue le capitali, che nella battaglia per guadagnare il consenso delle opinioni pubbliche interne ed europee avevano spiegato troppo fuoco di sbarramento mediatico per tollerare risultati minori del successo pieno. I delegati furono richiamati e, durante la presidenza Andropov e Cernenko, non vi furono più negoziati, fino al completamento del programma di spiegamento occidentale: verificata l'inefficacia del disegno intimidatorio dell'Europa occidentale (la cosiddetta "finlandizzazione" paventata da Schmidt), la nuova dirigenza sovietica di Gorbacev perse interesse a mantenere alto il livello della contesa ed addivenne al compromesso su basi diverse e più ampie rispetto al tentativo ginevrino.

Restò, nell'immaginario collettivo, l'inusualità di quel tentativo: nel periodo più gelido della "seconda guerra fredda" reaganiana, apparve la ribellione delle individualità dei negoziatori contro gli apparati, che li inseguivano fino al punto di doverli costringere a scambiarsi piani negoziali da soli nei sentieri di montagna sotto la neve. Di tale immagine pubblica si coglie più di un riflesso nella rappresentazione teatrale 'A Walk in the Woods' (Una passeggiata nei boschi), sulle scene londinesi a fine anni Ottanta con la formidabile interpretazione di sir Alec Guinness nei panni del negoziatore russo: essa ottenne un Olivier Award nomination, nel 1989.

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