Svetozar Borojević von Bojna

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Svetozar Borojević von Bojna

Svetozar Borojević von Bojna (in lingua serba: Svetozar Borojević od Bojne/Светозар Боројевић од Бојне più conosciuto come Svetozar Boroëvić von Bojna che è la trasposizione del suo nome in lingua tedesca) (Umetić presso Kostajnica, 13 dicembre 1856Klagenfurt, 23 maggio 1920) è stato un militare austro-ungarico, feldmaresciallo, di origine serba di Croazia.

Comandante del fronte dell'Isonzo nella Prima guerra mondiale, fu a capo delle truppe austriache che riuscirono a contenere l'assalto delle truppe italiane sul fronte del Carso. Consapevole della inferiorità numerica delle sue truppe rispetto a quelle dell'avversario (gli austriaci combattevano anche sul fronte russo), seppe preservarle mantenendo sempre una posizione difensiva e grazie alla superiorità di fuoco rispetto a quella italiana.

Carriera anteguerra[modifica | modifica sorgente]

Borojević nacque in una famiglia serba ortodossa[1][2][3][4][5][6] nel paesino di Umetić presso Kostajnica (Croazia). La regione era parte della Frontiera Militare dell'Austria Ungheria (per poi essere reicorporata alla Croazia il 15 luglio 1881). Dopo aver concluso gli studi giovanili si trasferì a Kemenitz e poi a Graz, dove studiò in accademie militari. Avanzò rapidamente di grado (caporale nel 1872, tenente nel 1875) e divenne un Comandante nel Carsko Hrvatsko domobranstvo (Corpo Imperiale Croato di Difesa). Si distinse durante l'occupazione austriaca della Bosnia ed Erzegovina nel 1878 e venne promosso al grado di oberleutnant nel 1880.

Tra il 1887 e il 1891 continuò l'addestramento militare e successivamente fece l'istruttore, divenendo maggiore nel 1892. Nel 1897 venne promosso al rango di colonnello, e gli venne affidato l'incarico di Capo di Gabinetto del Settima Armata nel giugno 1898, che mantenne fino al febbraio 1904. Nel 1903 venne sollevato dagli incarichi presso il Hrvatsko domobranstvo. Nel frattempo, nel 1889, si sposò con la figlia di un soldato austriaco. Nel 1905 gli venne assegnato il titolo baronale di von Bojna. Divenne il comandante della Sesta Armata nell'aprile 1912.

La Prima guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Sul fronte orientale[modifica | modifica sorgente]

Quando ebbe inizio la Prima guerra mondiale (1914), egli era al comando della Sesta Armata sul fronte orientale. Nei primi giorni del settembre 1914 divenne comandante della Terza Armata e ad ottobre liberò Forte Przemysl, fornendo un temporaneo sollievo durante l'Assedio di Przemyśl. Le sue truppe vennero fatte retrocedere per tenere le postazioni attorno a Limanova, sul passo montano di Dukla e altrove sui Carpazi, in modo da impedire all'esercito russo di sfondare sul Danubio. La controffensiva russa del febbraio e marzo 1915 per poco non costrinse la Terza Armata di Borojević a retrocedere verso l'Ungheria, tuttavia questa resistette abbastanza a lungo da permettere ai rinforzi dalla Germania di arrivare e salvare la già minacciata Budapest e la testa di ponte a Presburgo (l'odierna Bratislava). Le due formazioni poi si unirono alla generale offensiva austro-germanica (con la Quarta Armata austroungarica dell'Arciduca Giuseppe Ferdinando e l'Undicesima Armata Germanica del feldmaresciallo Mackensen) che fece retrocedere i russi e riprese possesso di Przemysl.

Sul fronte italiano[modifica | modifica sorgente]

Tuttavia, Borojević non rimase sul fronte orientale il tempo necessario per vedere Przemyśl liberata (25 giugno 1915), in quanto venne spedito sul fronte italiano, portando con sé parte della Terza Armata e lasciando il resto delle forze nella mani di Mackensen. Sul nuovo fronte Borojević divenne Comandante della Quinta Armata, con la quale organizzò la difesa contro gli italiani sventando numerose offensive. Il generale Luigi Cadorna, comandante del Regio esercito italiano, iniziò una serie di battaglie caratterizzate prevalentemente per essere degli attacchi frontali contro difese schierate. L'opinione pubblica per la difesa sostenuta nella difesa dei confini imperiali gli attribuì il titolo onorifico di "Leone dell'Isonzo".

Il 23 agosto 1917 divenne comandante del fronte sudoccidentale, a cui venne dato successivamente il nome di Armata Borojević. Divenne feldmaresciallo il 1º febbraio 1918 e venne premiato con numerose medaglie, incluso l'Ordine Militare di Maria Teresa. Di lui dicevano che non andava mai in prima linea e che preferiva starsene a Postumia, lontano dal fronte. La strategia di Borojevic incentrata prevalentemente sulla difesa gli permise di fermare l'avanzata italiana sul monte Hermada, impedendogli di raggiungere Trieste. Nel 1917 subentra al comando il generale Otto von Below che con un pesante bombardamento a base di gas asfissiante riesce a sfondare il fronte Italiano a Caporetto costringendo le truppe italiane a ritirarsi fino al fiume Piave.

Svetozar Borojević von Bojna prende il comando sul fronte italiano per la battaglia del solstizio l'offensiva che nelle intenzioni austriache avrebbe dovuto dare il colpo di grazia alle truppe italiane e che invece si concluse con una pesantissima sconfitta. Borojević condusse anche le manovre nella battaglia finale di Vittorio Veneto quando le sue truppe furono travolte dall'esercito italiano ed i soldati ungheresi disertarono in massa. Nella fuga Borojević riuscì a compattare delle truppe sul Tagliamento grazie alle quali riparò a Velden, dove si offrì di sopprimere le rivolte antiasburgiche che nel frattempo stavano avendo luogo a Vienna. L'Imperatore rifiutò quest'offerta e Borojević si dimise dai propri incarichi in dicembre, dopo la sconfitta dell'Impero Austroungarico.

Dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Borojević fu dimenticato, l'Austria gli imputava pesanti responsabilità nella disfatta. Egli cercò di ottenere il permesso di vivere a Zagabria: "Combattendo per l'Austria ho difeso anche i croati", soleva dire. Ma le autorità del nuovo Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni glielo negarono. Restò quindi a vivere in Austria e morì nell'ospedale di Klagenfurt. Il suo corpo venne portato a Vienna, dove fu sepolto in una tomba pagata dall'ex imperatore Carlo I.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze austriache[modifica | modifica sorgente]

Commendatore dell'Ordine Militare di Maria Teresa - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine Militare di Maria Teresa
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di Leopoldo - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di Leopoldo
Cavaliere di I Classe dell'Ordine della Corona Ferrea - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I Classe dell'Ordine della Corona Ferrea
Medaglia d'oro al merito militare (Signum Laudis) 2 volte - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al merito militare (Signum Laudis) 2 volte
Cavaliere dell'Ordine Teutonico - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Teutonico

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Grand'Ufficiale dell'Ordine del Leone e del Sole - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine del Leone e del Sole
Commendatore dell'Ordine della Stella di Romania (Romania) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Stella di Romania (Romania)
Cavaliere di III Classe dell'Ordine della Corona di Prussia (Germania) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di III Classe dell'Ordine della Corona di Prussia (Germania)
Cavaliere dell'Ordine Pour le Merite (Germania) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Pour le Merite (Germania)
Cavaliere di I Classe della Croce di Ferro (Germania) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I Classe della Croce di Ferro (Germania)
Croce al merito militare del Granducato di Meclemburgo-Schwerin (Meclemburgo-Schwerin) - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito militare del Granducato di Meclemburgo-Schwerin (Meclemburgo-Schwerin)
Medaglia di Imtiaz (Impero ottomano) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di Imtiaz (Impero ottomano)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vojskovođa Svetozar Boroević.
  2. ^ Mario Morselli, Caporetto, 1917: victory or defeat?, Routledge, 2001, p. 41, ISBN 0-7146-5073-0, , 9780714650739.
  3. ^ Alan Palmer, Victory 1918, Grove Press, 2000, p. 185, ISBN 0-8021-3787-3, , 9780802137876.
  4. ^ Spencer Tucker, The European powers in the First World War:, Taylor & Francis, 1996, p. 762, ISBN 0-8153-0399-8, , 9780815303992.
  5. ^ David F. Burg Burg, Almanac of World War I, University Press of Kentucky, 2004, p. 67, ISBN 0-8131-9087-8, , 9780813190877.
  6. ^ Michael S. Neiberg, Warfare & society in Europe: 1898 to the presentI, Routledge, 2004, p. 47, ISBN 0-415-32718-0, , 9780415327183.

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